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Il prezzo della benzina di pende per oltre metà da accise e iva

Il prezzo del carburante è alle stelle e la benzina ha sfondato i 2,2 euro. Secondo una stima di Facile.it, nel 2022 arriveremo addirittura a spendere oltre 1.750 euro per fare il pieno a un'auto a benzina. Ma come mai il prezzo del carburante è così caro? Oltre alle dinamiche di mercato, in questo momento legate al conflitto in Ucraina, i prezzi sono determinati dalle accise che ogni Paese applica. E l'Italia in Europa si trova sul podio: seconda per quanto riguarda la benzina, prima per il diesel.

Le accise sono un tributo indiretto, ovvero una tassa che lo Stato pone sulla fabbricazione o nella vendita di prodotti di consumo. Come la benzina, per l'appunto. Solitamente le accise sono applicate dallo Stato  per far fronte a situazioni di emergenza, come le conseguenze di conflitti internazionali ad esempio. I vantaggi per uno Stato che applichi accise sui carburanti sono due: le accise scattano subito e quindi non necessitano di attesa e il gettito è sicuro, costante e immediato. Il problema, però, è che una volta conclusa la situazione di urgenza, le accise non vengono mai tolte. Anzi. Si accumulano. 

E così vanno a costituire il prezzo record che vediamo oggi. Possibile, quindi, che anche per le spese da affrontare nell'ambito dei rincari causati dalla guerra in Ucraina possa arrivare un'ulteriore accisa. Anche se al momento la guerra in Ucraina ha a che fare solo marginalmente con il prezzo della benzina e del diesel: non si tratta di una nuova accisa, ma del prezzo a livello internazionale. Che in Italia diventa più alto per colpa delle numerose accise mai tolte.

Se si escludono i Paesi Bassi dove le accise sono pari a 0,79 euro al litro, l'Italia ha le accise sulla benzina più alte d'Europa; si tratta di 0,73 euro per ogni litro di benzina. Contribuiscono di fatto a poco meno della metà del prezzo finale, ma se si aggiunge l'Iva, si arriva a oltre la metà del costo che troviamo alle pompe.

L’Italia applica il maggior carico di accise sul diesel (617,4 euro ogni mille litri) in Europa. Una situazione che si ripete anche per la benzina (728,4 euro ogni mille litri, un valore secondo solo ai 790 euro dell’Olanda). “Si continuerà così ad assistere ad alcuni paradossi come quello dei distributori di diesel che per ogni litro venduto perdono 0,144 euro per non uscire dal mercato. Ecco perché la definizione «truffa colossale» utilizzata dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, rischia di essere fine a sé stessa. O, quanto meno, incompleta in quanto lo stato è socio al 57% di questa organizzazione”. Dunque il vero speculatore è il governo secondo Paragone.it

Spiega ancora Il Giornale, “considerato che, in base ai dati Unem (l’associazione delle imprese petrolifere italiane) ai 7 milioni di tonnellate di benzina e 23 milioni di tonnellate di gasolio per autotrazione venduti nel 2021 si ottiene una riduzione di entrate di 1,2 miliardi per la senza piombo e di 3,4 miliardi per il diesel cui si somma un altro miliardo di Iva sulle accise. Dunque, con 5,6 miliardi si ottiene uno sconto di 15 centesimi sui carburanti per 12 mesi nell’ipotesi di consumi invariati.

Ma sarebbe efficace? Sia la benzina che il gasolio costano circa 2 euro al litro e il beneficio si attesterebbe attorno ai 10 euro per ogni pieno”
l’Italia, come ora si chiedono in molti, non fa come la Francia? “Uno sconto da almeno 5,5 miliardi di euro. È quanto costerebbe al governo italiano replicare la mossa del presidente francese Emmanuel Macron che ha «imposto» al premier Jean Castex di abbassare di 15 centesimi al litro il prezzo dei carburanti. Oltralpe il bonus durerà tre mesi, cioè fino al 30 giugno, e costerà 2 miliardi di euro. Se l’Italia, invece, volesse replicare l’intervento e renderlo di durata annua dovrebbe spendere il triplo se non una cifra maggiore”. Applicando dunque lo sconto francese di 15 centesimi sulle accise al netto dell’Iva, si ottiene pertanto una riduzione di 0,123 euro, ossia 123 euro ogni mille litri di carburante”

Come in una diafania, gli 1,08 euro di peso fiscale sulla benzina sono formati di decine di aumenti con cui, dalle prime automobili che sbuffavano a fianco delle case cantoniere fino alle moderne auto Euro6, lo Stato italiano ha finanziato ogni sua impresa e ogni momento di difficoltà. Era il 1935 quando Sua Eccellenza il Capo del Governo Cavalier Benito Mussolini decise di usare le accise sulla benzina per dare soldi alla guerra d’Abissinia e creare il suo effimero impero. Aggiunse un’accisa salatissima di ben 1 lira e 90 centesimi, pari a un rincaro improvviso di ben 2,19 euro di oggi. Ma le auto erano pochissime, avevano ruote a raggi, i bambini e i cani rincorrevano le automobili sulla strada e chi poteva permettersi il lusso estremo di una vettura poteva concedersi anche un rincaro così scottante.

Oltre alla guerra d’Abissinia, le accise furono aumentate per pagare i danni e le ricostruzioni delle grandi tragedie del Vajont (10 lire, ottobre ’63) e dell’Irpinia (’80 con 75 lire di aumento) e gli interventi umanitari in Libano (205 lire nel 1983, divise in due comode rate). E poi altre 14 lire per affrontare la crisi internazionale del canale di Suez del 1956; altre 9,6 lire (Ige esclusa) per i danni dell’alluvione di Venezia e Firenze del 4 novembre 1966; ancora 10,07 lire per il terremoto del Belice del ’68; altre 99,8 lire per il terremoto del Friuli del maggio ’76. E a ogni rifornimento insieme con l’automobile camminano i fantasmi della marcia senza tempo del Regio Esercito verso Addis Abeba.

Fonti : quotidiano nazionale / tgcom24 / paragone / sole24

 

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