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Lunedì, 04 Luglio 2022

Macron: Putin e Biden accettano di incontrarsi

Il presidente russo Vladimir  Putin e quello americano Joe Biden   hanno "accettato in linea di massima" di incontrarsi a un vertice, proposto dal loro omologo francese Emmanuel Macron e che "si potrà tenere solo se la Russia non invaderà l'Ucraina": lo ha annunciato l'Eliseo.

Il vertice sarebbe poi esteso a "tutte le parti in causa" e si concentreranno su "sicurezza e stabilità strategica in Europa", ha precisato la presidenza francese, aggiungendo che la preparazione dell'incontro Usa-Russia inizierà questo giovedì.

Macron potrebbe avere presto colloqui con il presidente del Consiglio, Mario Draghi, con il primo ministro britannico, Boris Johnson, e con "altri stretti alleati". Sono già confermate per le "prossime ore" conversazioni telefoniche di Macron con il presidente Usa, Joe Biden, e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz.

Dal canto suo, ha riferito dalla Casa Bianca, Biden incontrerà il suo omologo russo, Vladimir Putin, "se non è avvenuta un'invasione". Il presidente inoltre intende discutere della crisi Ucraina-Russia nel prossimo G7 virtuale in programma giovedì 24 febbraio. "Biden - ha spiegato la portavoce Jen Psaki - prenderà parte a una riunione virtuale con i leader del G7 per discutere della situazione riguardante Russia e Ucraina". In particolare, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Antony Blinken, e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, avranno un confronto giovedì.

Il colloquio Macron-Putin si era chiuso con l'auspicio di una tregua e di un vertice Usa-Russia. Ma gli Usa avevano dato l'ok a patto che non ci fosse un'invasione russa dell'Ucraina. Nel Donbass "la tensione continua a salire". La repubblica filorussa Donetsk denuncia la morte di un miliziano e il ferimento di altri due.

Tuttavia, ha affermato il ministro della Difesa ucraino, Oleksiy Reznikov, finché non esiste una "forza d'attacco" delle truppe russe in alcuna città, è inappropriato dire che l'attacco avverrà domani o dopodomani.  "Questo non significa che non vi sia alcuna minaccia. Voglio ricordare ai nostri partner che la minaccia esiste dal 2013", ha detto il ministro al canale TV 1+1.

Puntualmente, a smorzare le speranze di una soluzione diplomatica arrivano gli allarmi diffusi dall'intelligence americana attraverso i media: la Cnn afferma che i russi hanno già schierato il 75 per cento delle loro truppe convenzionali in posizione di attacco, mentre alla Cbs il corrispondente per la sicurezza nazionale David Martin si spinge a dire che i comandanti russi hanno già ricevuto l'ordine di invadere l'Ucraina e stanno mettendo a punto i necessari piani. Un'affermazione che va addirittura oltre quella fatta poche ore prima dalla vice presidente Kamala Harris, secondo la quale, ormai, "Putin ha preso la sua decisione".

E alla profezia catastrofica del premier britannico Boris Johnson, per il quale Mosca pianifica "la più grande guerra in Europa dal 1945". "Non c'è alcun motivo per la Russia di attaccare nessuno", controbatte Peskov, invitando i Paesi occidentali a "tornare a essere ragionevoli". Ma certo non aiutano ad allentare le tensioni le dichiarazioni del governo bielorusso, secondo il quale la Russia lascerà proprie truppe nel Paese vicino anche dopo la fine delle esercitazioni congiunte durate dieci giorni. 

Anzi, avverte il ministro della Difesa bielorusso, Viktor Khrenin, Mosca e Minsk hanno deciso di istituire una "task force appropriata, che se necessario è pronta a combattere". Proclami che secondo l'Eliseo Putin avrebbe smentito nel suo colloquio con Macron. I venti di guerra non smorzano tuttavia la volontà di trovare una soluzione negoziata. Della crisi ucraina e in generale della situazione della sicurezza in Europa torneranno a parlare lunedì a Bruxelles i ministri degli Esteri della Ue. In quest'occasione, il capo della Farnesina Luigi Di Maio vedrà per uno scambio informale il suo omologo ucraino Dmytro Kuleba, già incontrato a Kiev martedì scorso.

E' arrivato a circa 61.000 il numero di civili in fuga dalla regione ucraina del Donbass, che sono riparate in Russia, nella regione di Rostov, dopo l'evacuazione ordinata venerdì dai leader delle autoproclamate repubbliche filorusse di Lugansk e Donetsk.

Lo rivela stamani il ministro russo per le emergenze, Alexander Chupriyan in una conferenza stampa, citato dall'agenzia Tass. Intanto, altre due regioni russe hanno proclamato stamani lo stato d'emergenza per l'arrivo di profughi evacuati dalla regione ucraina del Donbass: si tratta di quelle di Penza e di Saratov, che si sono rese disponibili ad accogliere fra i 500 e i 1.500 profughi a testa. Lo scrive l'agenzia Interfax, che dice che, oltre a quella di Rostov e le due nuove, avevano già proclamato lo stato d'emergenza anche le regioni di Ryazan, Volgograd, Voronezh e Kursk. In quest'ultima, fanno sapere le autorità locali, è arrivato un treno con 525 civili dal Donbass.

Fonti agi ansa e varie agenzie

 

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