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Golpe in Turchia, il Sultano presenta il conto agli oppositori interni

Lo stratega militare del golpe fallito in Turchia è il generale turco Mehmet Disli, fratello di Saban Disli, deputato e vice-leader del partito Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan. Lo riportano diversi media locali, secondo cui sarebbe stato lui - ora agli arresti - a dare il via libera alle operazioni del putsch. Il deputato Disli, alla quarta legislatura e incaricato del dipartimento economico, nelle scorse ore si era espresso pubblicamente contro il golpe.

Intanto un uomo in uniforme militare è stato ucciso dalla polizia turca dopo che aveva aperto il fuoco nei pressi del tribunale di Ankara. Lo scontro a fuoco è avvenuto  mentre stavano testimoniando 27 generali e ammiragli golpisti arrestati, tra cui Akin Ozturk, ritenuto uno degli strateghi del fallito putsch. Sul posto sono giunte le forze speciali e almeno un carro armato


Un totale di 7.850 agenti in tutto il Paese sono stati sospesi dai loro compiti la scorsa notte e costretti a riconsegnare armi e distintivi. La decisione, cui potrebbero seguire arresti, è stata comunicata ai dipartimenti locali dal capo della polizia, Mehmet Celalettin Lekesiz.

L'addetto militare dell'ambasciata turca in Kuwait, inoltre, è stato arrestato in Arabia Saudita da dove avrebbe avuto intenzione di partire alla volta dell'Europa dopo il tentato golpe di venerdì in Turchia. La notizia viene riportata da diversi media arabi, compresi il quotidiano Asharq al-Awsat, che cita una fonte diplomatica, e la tv satellitare al-Arabiya. Secondo il quotidiano panarabo edito a Londra, l'addetto militare è stato interrogato ieri in Arabia Saudita, dopo l'arrivo all'aeroporto di Dammam, su richiesta di Ankara.

Stando al sito web in lingua araba della tv satellitare al-Arabiya, nelle intenzioni dell'addetto militare Mikail Gullu ci sarebbe stato un viaggio verso Dusseldorf, via Amsterdam. «È attualmente trattenuto dalle autorità saudite», scrive Asharq al-Awsat, aggiungendo che «probabilmente tentava la fuga per il suo coinvolgimento nel tentativo di golpe» in Turchia.

La notizia dell'arresto di Mikail Gullu viene riportata anche dall'agenzia di stampa turca Anadolu, che scrive del fermo - avvenuto ieri - dell'addetto militare da parte dell'Arabia Saudita su richiesta della Turchia. «Verrà presto rimpatriato», aggiunge la Anadolu.

Con gli Usa i rapporti sono tesissimi dopo che il ministro del Lavoro turco aveva accusato apertamente gli Usa di essere dietro il fallito colpo di Stato. Un'insinuazione respinta al mittente dal segretario di Stato americano John Kerry, che aveva bollato le frasi del ministro anatolico come "totalmente false e lesive dei rapporti fra i due Paesi."

"L'appartenenza della Turchia alla Nato potrebbe essere a rischio": questo - secondo quanto riporta il Washington Post - il monito che il segretario di stato americano John Kerry ha lanciato da Bruxelles dove si trova per un meeting dei Ministri degli Esteri Europei

Ma a tre giorni dal golpe vero o artefatto che sia il Sultano presenta il conto agli oppositori interni.

Da ore, il Paese è attraversato da un'ondata di arresti che colpisce indiscriminatamente militari, giudici, imprenditori e ogni centro di potere che ancora si opponga al presidente Recep Tayipp Erdogan. Questa mattina un soldato che aveva aperto il fuoco davanti al tribunale della capitale, Ankara, è stato freddato dalla polizia.

Nelle ultime ore sono stati sospesi dal servizio oltre settemila agenti di polizia in tutta la Turchia, obbligati a consegnare le armi e a cedere il distintivo. Molti potrebbero essere arrestati nelle prossime ore.

Negli ultimi due giorni erano finiti in manette oltre seimila fra giudici e militari, fra cui ventisei generali e migliaia di magistrati e procuratori dissidenti. Il presidente Erdogan ha affermato pubblicamente di volersi impegnare per estirpare il "virus" della sedizione e della ribellione.

Le forze speciali presidiano i punti strategici di Ankara ed Istanbul, mentre la gente comune si risveglia attonita cercando di riprendere, per quanto possibile, la vita quotidiana.

Pare ormai scontato che il presidente Erdogan approfitterà della situazione per imprimere un'ulteriore svolta autoritaria a un regime che già da anni sta perdendo a poco a poco le caratteristiche di una democrazia compiuta. Fra i punti più controversi all'ordine del giorno c'è l'ipotesi, avanzata dallo stesso presidente, di reintrodurre la pena di morte "dopo averne parlato con l'opposizione".

come e noto Tutto è cominciato intorno alle 22.30, quando l'emittente Ntv ha diffuso la notizia della chiusura dei due ponti sul Bosforo a Istanbul, senza fornire motivazioni, e la CnnTurk ha mostrato i blocchi allestiti con camion militari e soldati armati sui ponti che collegano la parte asiatica con la parte europea della città. Poco dopo sono stati uditi colpi d'arma da fuoco ad Ankara, mentre la città veniva sorvolata da jet ed elicotteri militari. A Istanbul i carri armati hanno bloccato l'accesso all'aeroporto Ataturk, per poi ritirarsi dopo qualche ora; sono infatti stati sospesi tutti i voli in partenza dallo scalo.

Sempre a Istanbul spari sono stati uditi vicino al quartier generale della polizia, dove i militari avrebbero fatto irruzione intimando agli agenti di consegnare loro le armi. Mentre ad Ankara ostaggi sarebbero stati presi nella sede dello stato maggiore, e fra loro ci sarebbe il capo di stato maggiore Hulusi Akar. Oscurata inoltre l'emittente pubblica Trt. Alle due del mattino, quando sarebbero già stati arrestati 440 soldati golpisti, fonti dell'intelligence turca (Mit) annunciano che il tentativo di golpe dei militari in Turchia è stato sventato. L'ufficiale Muharrem Kose, secondo quanto riporta l'agenzia turca Anadolu, sarebbe stato identificato come il regista del tentativo di colpo di Stato in atto in queste ore in Turchia. Anche il ministro degli Interni turco Efkan Ala dichiara poco dopo che il colpo di stato è stato "sventato e i golpisti sono stati arrestati". Una conferma arriva dalla tv di Stato, che riprende le trasmissioni dopo 4 ore di stop.

Intanto una fotografia postata su twitter racconta bene il clima da caccia alle streghe. I militari arrestati sono stipati in una palestra. Sono seminudi e hanno le mani e i piedi legati. "Il ripristino della pena di morte in Turchia è una richiesta del popolo, un ordine dei cittadini - il premier Binali Yildirim alla Cnn Turk - ma sarebbe sbagliato affrettarsi a decidere".

La svolta autoritaria di Ankara non piace a Berlino, e neppure a Bruxelles, che in queste ore sarebbe pronta a sacrificare il futuro dei negoziati di adesione di Ankara all'Unione Europea, se venisse introdotto un provvedimento del genere. "Una nazione che ha la pena di morte non può essere membro dell'Ue", ha infatti ribadito il portavoce della cancelliera durante un briefing con la stampa.

Le parole del premier arrivano all'indomani delle affermazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, secondo il quale le domande del popolo "non possono essere ignorate" e verrà aperto un dibattito sul ripristino della pena capitale in Turchia dopo il tentato golpe di venerdì. "Chiederemo conto per ogni goccia di sangue versato", ha promesso Yildirim ribadendo che Ankara "agirà nel rispetto della legge".

Il pugno duro del Sultano spaventa i vertici di Bruxelles che tornano a mettere in dubbio l'annessione della Turchia all'Unione europea. L'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri della Ue Federica Mogherini ha sottolineato come nessuno Stato possa entrare "se introduce la pena di morte". Lo stesso ha ribadito il portavoce di Angela Merkel che ha minacciato una sospensione dei colloqui di adesione con l'Ue.

Respingiamo categoricamente la pena di morte”. “Un paese che ha la pena di morte non può essere membro dell'Ue".

Sono le dichiarazioni durissime pronunciate dal portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel, Steffen Seibert, che attacca così il presidente turco Erdogan, all’indomani dell'annuncio di una probabile reintroduzione della pena capitale nel Paese contro i golpisti e gli oppositori politici.

“Il popolo chiede la pena di morte per i colpevoli del fallito golpe e noi non possiamo ignorare questa richiesta", aveva infatti annunciato dopo i funerali delle vittime del golpe fallito, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che aveva promesso di voler discutere con l’opposizione la proposta di reintroduzione della pena capitale. "In una democrazia le decisioni sono assunte sulla base di quello che vuole il popolo”, aveva quindi spiegato Erdogan, aggiungendo che una decisione in questo senso deve essere raggiunta in fretta "perché in questo Paese, chi lancia un golpe deve pagarne il prezzo"

Frasi che non sono piaciute alla Germania, che ha chiesto, inoltre, di “mettere fine alle rivoltanti scene di vendetta e giustizia arbitraria" che si sono verificate nelle ore immediatamente successive al tentativo dei militari di prendere il potere, invitando il governo di Ankara a rispondere in modo “proporzionato” agli eventi in corso nel Paese, in cui continuano gli arresti e la rimozione dall’incarico di migliaia di militari, giudici ed amministratori locali. Compresi 7.850 poliziotti, costretti dal governo, nelle ultime ore, a riconsegnare armi e distintivo.

L’altolà ad Erdogan è arrivato anche da Bruxelles, dove l'Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Sicurezza, dell’Ue, Federica Mogherini, ha affermato in una conferenza stampa con il segretario di Stato degli Usa, John Kerry, che se la Turchia reintrodurrà la pena di morte, l’Unione è pronta a sospendere tutti i negoziati con il Paese. Il tentativo di colpo di Stato in Turchia, ha detto la Mogherini, non deve essere “una scusa per allontanare il Paese dai diritti fondamentali e dallo stato di diritto".

"La Turchia”, ha ricordato inoltre l’alto rappresentante, “è un membro importante del Consiglio d'Europa e come tale è vincolata dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che è davvero chiara sulla pena di morte". Il capo della diplomazia europea ha quindi sottolineato la necessità che la Turchia “rispetti la democrazia, i diritti umani e le libertà fondamentali".

Intanto, sui cieli turchi continuano i pattugliamenti dei jet da combattimento che stanno sorvolando lo spazio aereo sopra Ankara ed Istanbul. Erdogan ha, inoltre, vietato agli elicotteri militari di decollare da Istanbul, annunciando che qualsiasi elicottero dell'esercito si alzi in volo sopra Istanbul, verrà abbattuto.

Anche Wikileaks, infine, ha attaccato il governo turco, criticandone la dura reazione al tentativo di colpo di Stato militare, annunciando via Twitter la pubblicazione di una serie di documenti sulla struttura politica del potere in Turchia. "Preparatevi a combattere, poiché pubblicheremo oltre centomila documenti sulla struttura del potere politico in Turchia", ha twittato l’organizzazione dal proprio account sul social network.

Nel frattempo gli stessi leader occidentali che nella notte fra venerdì e sabato avevano supportato apertamente il governo "democraticamente eletto" oggi invitano Erdogan a rispettare la prassi costituzionale senza abusare dell'eccezionalità della situazione per varare una legislazione speciale.

"Non ci possono essere deroghe allo Stato di diritto", ha protestato l'Alto commissario per la politica estera della Ue Federica Mogherini, mentre il commissario per la politica di vicinato e i negoziati per l'allargamento dell'Ue, Johannes Hahn, ha addirittura accusato Erdogan di aver preparato da tempo le "liste di epurazione" di giudici e militari sgraditi.

Sui mercati l'effetto del tentato golpe non ha tardato a farsi sentire. All'avvio delle contrattazioni la Borsa di Istanbul ha aperto questa mattina cedendo il 2,9%, mentre la lira turca cerca di riprendersi dal crollo di venerdì sera. Nelle ore del golpe la divisa turca aveva perso oltre il 4%, mentre ora guadagna circa il 2% a 2,96 sul dollaro.

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