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Un libro per dire sì alla famiglia

introvigne libro si alla famiglia.

 

Da poco è uscito l’ultimo libro del professore Massimo Introvigne, “Si alla Famiglia. Manifesto per un’istituzione in pericolo”, pubblicato da Sugarcoedizioni. Il sociologo torinese mette insieme una serie di avvenimenti, eventi, manifestazioni, incontri, atti parlamentari, che riguardano l’attacco o la difesa della famiglia, e del matrimonio, avvenuti nell’ultimo anno. Si parte dal grande evento del 13 gennaio 2013, a Parigi, un milione di persone scendono in piazza per protestare contro il “matrimonio” omosessuale, la legge Taubirà. “E’ la Manif pour tous, la ‘manifestazione per tutti’, la più grande dimostrazione contro il ‘matrimonio’ omosessuale della storia, e il secondo più grande evento di protesta contro una singola proposta di legge in Francia (il primo riunì, il 24 giugno 1984, quasi due milioni di persone a difesa delle scuole non statali)”. Una manifestazione che mette in difficoltà il governo francese, perché ha messo insieme persone diverse: cattolici, ebrei, musulmani, atei, socialisti e anche omosessuali che considerano una legge sul matrimonio fra persone delle stesso sesso un errore.

Gli studiosi si interrogano e si chiedono il perché di una manifestazione così popolare. “Non le hanno convocate i partiti. Nessuna forza politica di qualche dimensione sostiene in modo unanime la manifestazione. Lo stesso Fronte Nazionale della signora Marine Le Pen si divide, con la sua presidente che dichiara di non volere partecipare temendo ‘derive omofobe’. Non le hanno convocate neppure le parrocchie e le diocesi, anche se alcuni vescovi hanno dato il loro sostegno”.

In sostanza per Introvigne è il più grande evento postmoderno. Si tratta di singole persone, che nessuno ha convocato e organizzato, che con un passaparola in gran parte via internet si ritrovano per una protesta straordinaria non prevista da nessuno.

Qualcosa di simile sta succedendo in Italia, da quando una sera di fine giugno dell’anno scorso, l’associazione Alleanza Cattolica ha allertato l’opinione pubblica con un manifesto di cinque punti, pubblicato su quattro quotidiani nazionali. Ero presente all’incontro nella sede di Alleanza Cattolica, in via Lecce, e temevo che anche questa volta, l’associazione restasse col fatidico “cerino in mano”, in pratica a combattere da sola una battaglia di civiltà. Invece, in breve tempo, alcuni giovani volenterosi hanno creato una Manif pour tous italiana, che è scesa subito in campo, poi altri giovani imitando i cosiddetti Veilleurs francesi- che hanno continuato la loro protesta anche dopo l’approvazione della legge Taubirà – la modalità di azione che consiste nel prendersi una piazza e rimanere in piedi in silenzio, leggendo un libro o pregando. Sono Le Sentinelle in piedi, che in molte città italiane – prima Milano il 12 ottobre in piazza Cordusio, poi Bergamo, Genova, Trieste, e tante altre– hanno manifestato la loro opposizione alla legge liberticida contro l’omofobia, la cosiddetta Legge Scalfarotto, parlamentare Pd, primo firmatario. In pochi mesi le sentinelle sono cresciute formando un movimento che, nonostante minacce e aggressioni, a sua volta ha stupito per ampiezza e consensi.

Intanto a Torino il 1 dicembre 2013 nasce il Manifesto dei comitati “Si alla Famiglia, nati per riunire non singoli ma associazioni, in un Paese. l’Italia – che è diverso dalla Francia e che conta la maggiore percentuale al mondo di cattolici che fanno parte di qualche associazione o movimento. Tutti insieme stanno rispondendo colpo su colpo a chi vuole introdurre leggi ispirate alla stessa logica francese del “matrimonio” per tutti. Il Manifesto intende dire “Si all’accoglienza rispettosa delle persone omosessuali, evitando ogni marchio di ingiusta discriminazione e colpendo severamente chi si macchia di atti di violenza, chi minaccia, chi insulta le persone omosessuali”, ma nello stesso tempo dice “No a una legge contro l’omofobia che investa un reato d’opinione e punisce con la reclusione, fino a un anno e sei mesi, chi propaganda ‘idee discriminatorie fondate sull’omofobia’”.

Introvigne è stato il promotore del Comitato, lui stesso, scrive, che si è ispirato ai “Dieci piazze per dieci comandamenti”, dieci grandi eventi promossi dagli amici del Rinnovamento nello Spirito Santo, a cui Benedetto XVI e lo stesso Papa Francesco hanno voluto partecipare con videomessaggi. L’idea di Salvatore Martinez, il presidente del Rinnovamento, era di riprendersi le piazze di dieci grandi città italiane, in ciascuna proponendo uno dei dieci comandamenti, “i quali – com’è noto – sono stati rivelati da Dio per soccorrere le difficoltà della nostra ragione ferita dal peccato originale, ma corrispondono a verità naturali che di per sé la ragione di ciascuno potrebbe riconoscere”. Ho partecipato all’evento“Ricordati di santificare le feste”, dell’8 giugno 2013 in piazza Duomo a Milano, ed ho visto con quanto entusiasmo il popolo cristiano – non solo quello del Rinnovamento nello Spirito – ha partecipato all’evento; quella sera, ho ascoltato il videomessaggio di papa Francesco dove spiegava che i dieci comandamenti, prima ancora che sulle tavole di pietra di Mosè sono scritti nel cuore dell’uomo. “Di ogni uomo, che creda o che non creda, così che proporli come antidoto alla crisi globale e anche come fonte ispiratrice della politica e delle leggi non è un maldestro tentativo della Chiesa di imporre una sua morale ai non credenti ma un richiamo al patrimonio comune della ragione. Quella ragione che non è né cristiana, né musulmana, né atea né buddhista, ma vale per tutti e a tutti chiede di essere rispettata”. Ecco perché non vale l’obiezione quando ci dicono: voi cattolici che siete contro il matrimonio omosessuale, non sposerete mai una persona dello stesso sesso.

Dunque, “perché volete imporre questa vostra scelta religiosa ai non cattolici?” Abbiamo sentito tante volte questa obiezione anche per la questione del divorzio, dell’aborto, dell’eutanasia. E’ una questione falsa. Occorre distinguere sempre fra verità di fede e verità di ragione. Che bisogna andare la domenica a Messa è una verità di fede, che non può imporre lo Stato, che non bisogna rubare o che non si debbano uccidere gli innocenti sono verità di ragione. Sono due precetti di categorie diverse. Il primo è un comandamento di fede e la Chiesa non ha mai chiesto né chiederà mai allo Stato d’imporlo per legge. Il secondo è un comandamento di ragione – la ragione vale per tutti a prescindere dalla fede religiosa – e i cattolici, come chiunque altro,hanno il diritto e anche il dovere di chiedere che le norme dello Stato corrispondano alla retta ragione.

Introvigne riflette sul comandamento “non desiderare la roba d’altri”, che è molto più profondo di quanto comunemente si creda. Non si riferisce solo al denaro e ai beni materiali. “La ‘roba d’altri’ che il nostro peccato brama - scrive Introvigne - è l’identità che non è nostra: vogliamo essere quello che non siamo”. Tutti conosciamo gli abusi dell’anoressia, spesso distruttivi, protagonisti, uomini e donne non solo anziani ma anche giovani. La “roba d’altri”, significa che vogliamo anche “un corpo diverso dal nostro, vogliamo essere altro rispetto a quello che siamo. Così gli uomini vogliono essere donne, le donne vogliono essere uomini. Non siamo disposti a riconoscere un’identità che viene dalla natura, cioè da Dio: vogliamo inventarci un’identità secondo i nostri desideri e le nostre voglie, e cambiarla quando le voglie e i desideri cambiano”.

Oggi in pratica questi desideri diventano “desideri politici” e si pretende che lo Stato li riconosca, come desideri di “amore”.“Così si vuole che lo Stato riconosca ‘l’amore’ tra le persone dello stesso sesso, ma già si odono voci che chiedono lo stesso riconoscimento all’’amore’ della poligamia e a quello dell’incesto”. In pratica si sta arrivando a quell’oscuramento della ragione, che si confondono i desideri degli individui coi diritti fondamentali della persona, per arrivare a quella dittatura del desiderio e del relativismo.

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