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Martedì, 31 Marzo 2020

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I problemi tra Grecia e Turchia sono anche un affare Italiano

Nell’anno bisestile accanto all’emergenza Coronavirus converrebbe preoccuparsi anche delle emergenze di politica estera a due passi dalle nostre coste, assumendo eventualmente decisioni finalmente chiare e determinate. Non dovrebbe costituire un problema insormontabile per una media potenza come l’Italia gestire più tavoli di crisi sempre che si sia dotati di volontà, strategie non solo emergenziali, competenze e autorevolezza nel farsi rispettare.

La prima conseguenza politica dell’operazione con cui il governo di Ankara sta cercando di far attraversare le frontiere terrestri e marittime con la Grecia a migliaia di migranti e richiedenti asilo presenti da tempo sul suo territorio è un’ondata di patriottismo intransigente e di nazionalismo anti-turco caratterizzato da toni molto minacciosi nei confronti delle Ong che ha investito l’opinione pubblica greca..
l’esercito greco si posiziona lungo i 212 km di frontiera terrestre con la Turchia e la marina militare incrocia le acque di Lesbo

Yiorgos Trangas, popolare giornalista conduttore di trasmissioni televisive e radiofoniche, ha dato della crisi dei migranti, definendola «un’invasione» e «una minaccia asimmetrica alla sicurezza del paese». E cosi si espresso con enorme durezza e con toni minacciosi ai microfoni di Parapolitica 90.1 FM, una delle radio private più ascoltate:

"I signori delle Ong dice Trangas che si arricchiscono distruggendo la  Grecia devono sapere che ormai non sono più al sicuro, come i loro amici, le termiti della nazione di casa nostra. Occorre usare i mezzi appropriati e non cadere nella trappola degli invasori e dei servizi segreti turchi. Questi signori arrivano mettendo in prima fila donne e bebè, ma dietro ci sono molte decine di uomini giovani e decisi.

Bisogna far loro capire continua il popolare Giornalista che la loro invasione organizzata deve finire, e non è questione di pietà. Queste persone sono soldati nemici, non sono siriani né rifugiati, e su un centinaio di arresti compiuti ieri alla frontiera non c’è un solo siriano. Si tratta di afghani, pakistani, africani e altri ancora, in parte provenienti dalle prigioni turche, e le autorità greche hanno ritrovato bandiere afghane su coloro che sono riusciti ad attraversare la nostra frontiera gridando  “Allah è grande!”.

Gli scherzi finiscono qui, dice Trangas e coloro che sostengono l’immigrazionismo, come per esempio l’organizzazione giovanile del partito Syriza, devono come minimo tacere se non vogliono vedersela brutta. La Turchia per bocca dei suoi ministri confessa di voler inviare in Grecia due milioni di migranti, e ci ritroviamo in una corsa contro il tempo, come succede in guerra. Dobbiamo rispondere con la violenza alla violenza subìta, si tratta di una guerra che non ha niente a che vedere col diritto d’asilo e ancor meno coi rifugiati; gli umanitari di Atene devono farsi piccoli, se non vogliono correre rischi."

"Se necessario continua  Trangas ai microfoni di Parapolitica 90.1 FM, occorre utilizzare le nostre armi per fermare del tutto l’invasione sulla terraferma come in mare, e allo stesso tempo allontanare l’Onu e le Ong del genere Soros da isole come Lesbo e Chio, per gestire la situazione fra noi greci. I membri delle Ong devono essere allertati in modo che lascino le nostre isole prima che sia troppo tardi per loro. Gli abitanti delle isole devono impedire in tutti i modi alle Ong di accogliere altri migranti. Dopodiché occorre evacuare tutti i migranti dalle isole greche abitate che sono nelle mire di una Turchia aggressiva, islamista e nazionalista, conducendoli in isole disabitate, dove saranno collocati e isolati fino alla loro partenza e all’espulsione definitiva dal territorio nazionale. L’Onu e le altre organizzazioni dovranno allora, secondo la loro vocazione umanitaria, finanziare i nostri isolotti disabitati trasformati in campi per migranti, anziché permettere loro di avvelenare la nostra vita quotidiana sulle isole abitate e nelle città continentali. Così smetteranno di rubare, di aggredire la popolazione greca o di vandalizzare le nostre chiese (nell’isola di Lesbo una chiesetta è stata vandalizzata da un gruppo di migranti al termine di una manifestazione di protesta, ndr). D’altra parte fra questi migranti alcuni sono detenuti di diritto comune che Erdogan ha liberato dalle prigioni del suo paese per mescolarli ai migranti veri e agli islamisti. In Grecia tutti conosciamo la verità della situazione. Le frottole hanno fatto il loro tempo».

L’anno 2020 non smentisce i detti popolari in fatto di eventi negativi registrati negli anni bisestili. Se tutto ruota attorno alla diffusione del Coronavirus nell’anno bisestile, si tende a informare poco su quello che accade al confine sud dell’Europa, fra Grecia e Turchia, sul ricatto del “sultano” turco Erdogan all’Europa, a Grecia, Cipro, Italia e Bulgaria.

Fra dichiarazioni roboanti delle istituzioni UE a sostegno della Grecia, non seguite da atti concreti se non la solita gestione burocratico-finanziaria affidata a Frontex e alla Commissione per i fondi da stanziare, e le ritorsioni turche, si è così giunti al confronto diretto del 9 Marzo. Nessun accordo concluso se non che le parti proseguiranno il dialogo. La Turchia non agevolerebbe più la fuoriuscita dei profughi, pur senza fornire garanzie che ciò non avvenga in seguito.

La UE da parte sua valuterà se continuare, con impegno reciproco delle parti, nell’ attuazione dell’accordo da oltre 6 miliardi di euro versati alla Turchia per assistere in territorio turco rifugiati siriani e migranti provenienti dalla Siria. Tale accordo con gli ultimi avvenimenti è stato clamorosamente disatteso dalla stessa Turchia per battere ulteriormente cassa e per coinvolgere a suo favore UE e Nato nell’annoso conflitto siriano.

La spaccatura fra Stati membri UE è avvenuta sulla richiesta di ulteriori fondi per la Turchia e sulla proposta di invio, simbolico ma rilevante dati gli eventi, di forze di sicurezza e polizia europee a sostegno della tutela del confine Sud e della Grecia. Alcuni Stati membri, in ordine sparso, hanno aderito ad inviare sostegni bilateralmente in aggiunta alle quote di polizia di frontiera internazionale comprese nel supporto Ue Frontex.  La Germania ovviamente sarebbe propensa a trovare un nuovo accordo con la Turchia per proteggere più che altro i suoi confini, mentre altri Stati per ora restano contrari.

In conclusione di incontri non concludenti, le solite dichiarazioni ambigue, immediatamente fatte proprie da una sommessa Italia, recitate dalla nuova presidente della Commissione UE la tedesca Von der Leyen.

Un nano politico, altra imposizione della Merkel, che dichiara di aver messo alle strette il presidente turco nei colloqui, riconoscendone tuttavia le difficoltà supplementari nel mantenere l’accordo sottoscritto con l’UE, su spinta tedesca, lasciando quindi presagire un nuovo accordo favorevole alle pretese turche.

Espansionismo, forzature, ricatti in politica estera e propaganda nazionalistica funzionali ad attenuare le difficoltà del sultano sul fronte interno non più granitico come un tempo.  E l’Italia ha per caso ventilato un richiamo forte, determinato e dissuasivo, ad esempio garantendo qualche motovedetta di pattugliamento, a sostegno del vicino greco e dei suoi stessi interessi nello sfruttamento della Zona Economica Esclusiva (ZEE) marina minacciati concretamente dai turchi con atti e accordi ostili siglati unilateralmente con la Libia?

Un memorandum che prevede l’allargamento della ZEE libica e ricerca e sfruttamento da parte dei turchi delle risorse sottomarine di gas e petrolio in pieno contrasto con Italia, Grecia, Cipro e con l’ENI aggiudicataria di ampie porzioni di tali ricerche.
la ministra degli Interni italiana, a nome del governo, ha prospettato piuttosto, in aggiunta alla quota italiana della missione Frontex, un sostegno bilaterale burocratico.

Unità della Polizia di Stato per aiutare i greci nel disbrigo delle pratiche di asilo o protezione qualora si aggravasse ulteriormente lo sconfinamento alla frontiera greco-turca.

In un solo colpo evitando di “irritare” troppo gli amici turchi, non attuando alcuna azione dissuasiva, pur nel rispetto degli alleati NATO, riusciremo probabilmente a perdere ulteriore credibilità in Libia, con i turchi stessi, e nel Mediterraneo, a non tutelare i nostri interessi nazionali oltre infine a deludere ancora Grecia e Cipro che si sarebbero aspettati un sostegno non solo a parole del forte, sulla carta, alleato italiano.Non a caso Atene e Nicosia hanno già fatto ricorso alla più affidabile e lontana Francia pur manifestando le solite convergenze di facciata con il vicino italiano.

E dire che dal fronte NATO il segretario generale Jens Stoltenberg nei colloqui a Bruxelles con Erdogan non ha certo assecondato le richieste turche contribuendo in tal modo almeno a non allentare le difficoltà interne del presidentissimo turco...

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