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L’Unione ha fallito l’ennesimo appuntamento con la storia

L’Unione ha fallito l’ennesimo appuntamento con la storia: la crisi continua e Bruxelles è paralizzata. Emerge sempre di più la consapevolezza che toccherà ai singoli governi nazionali farsi carico della parte più consistente della risposta, sperando nell’efficacia del piano di acquisti della Bce e nelle risorse garantite da istituzioni affidabili come la Bei. Il summit dell’Eurogruppo, una volta di più, ci ricorda come davanti alle crisi la responsabilità maggiore dell’Unione non sia legata agli errori ma alla tendenza all’inazione.

L’Europa è spaccata e anche la Commissione di Ursula von der Leyen risulta estremamente polarizzata. L’esecutivo Ue si divide tra i portavoce dei Paesi rigoristi la stessa von der Leyen più gli esponenti dei Paesi baltici e dell’Austria e l’asse italo-francese costituito da Paolo Gentiloni e Thierry Breton, che hanno proposto un piano di rilancio molto simile alla proposta del presidente francese Emmanuel Macron.

L’Eurogruppo si è diviso sulla necessità di un intervento comune, sulle modalità con cui renderlo operativo e sulle opzioni per il finanziamento. Il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra ha duramente ricusato l’ipotesi di una solidarietà intereuropea anche con risorse già esistenti, mentre non rappresenta che una goccia d’acqua nel deserto l’ipotesi di intervento della Banca europea degli investimenti, che pure ha agito con prontezza e offrirà garanzie per prestiti alle imprese da 200 miliardi di euro

La Lega, con Salvini che è pronto a denunciare il premier: "Se il governo italiano, senza aver avuto l'ok del Parlamento e quindi dei cittadini, procederà con il Mes, lo farà al di fuori della legge e del buon senso, mettendo a rischio i risparmi, i beni, il lavoro e il futuro degli italiani". "La Lega – promette Salvini - si opporrà in ogni sede e con ogni mezzo a questo attacco al nostro Paese".

"No al Mes, sì a buoni del Tesoro 'Orgoglio Italiano’, ad alto rendimento o con fiscalità di vantaggio, destinati agli italiani che possono e vogliono investire nel futuro del Paese, senza ipotecare risparmi, lavoro e vita come accaduto purtroppo in Grecia", è il concetto, ribadito su Facebook dal leader leghista anche stamattina, mentre ieri Claudio Borghi, economista e deputato della Lega ha scritto una lettera al presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno

Nella missiva c’è un altolà al governo italiano: "La legge richiede che il Parlamento sia coinvolto in ogni negoziato e accordo raggiunto con le istituzioni, come per il Meccanismo europeo di stabilità, ma l'esecutivo italiano non si attiene a questa norma, visto che sta trattando e discutendo il ricorso dell’Italia al MES". Da qui l’avvertimento al ministro delle Finanze portoghese: "Qualsiasi accordo sottoscritto dal governo italiano deve essere considerato nullo, per mancanza di autorità e rappresentanza".

Borghi, vale anche per le eventuali "condizionalità presenti e future". Sentito da La Verità l’economista denuncia come l’ultima volta che si è parlato dell’eventualità di ricorrere al Mes è stato quasi un mese fa, durante un’audizione in videoconferenza con il ministro Roberto Gualtieri. La posizione di via XX Settembre, ricorda Borghi, era, in sostanza, quella di un ricorso alle linee di credito del Fondo, solo nel caso in cui fossero state messe a disposizione senza condizionalità.

L’Italia chiede l’accesso alle linee di credito "con l'impegno a rispettare il quadro macro-economico del semestre europeo", ma "senza riforme o austerità", mentre i Paesi del Nord Europa, capeggiati dall’Olanda, spingono per una "condizionalità in due fasi": risorse senza condizioni in un primo momento, ma poi l’austerity per tornare "ad una situazione macro-economica stabile".

Il tema del ricorso al Mes infiamma anche il dibattito interno. Possibilista l’ex premier Enrico Letta, che come il collega Mario Monti spinge per un "compromesso accettabile", pur escludendo l’ipotesi di uno scenario "Grecia". Tra i favorevoli anche i parlamentari di Italia Viva, come Luigi Marattin, economista che chiede il ricorso al Fondo Salva Stati nell’immediato, con "condizionalità leggere".

Sulle barricate invece, ci sono i grillini che per ora sembrano dettare la linea nell'esecutivo. Stamattina il ministro degli Affari Europei, Vincenzo Amendola, su Rainews24 ha chiuso le porte al Mes: è "uno strumento inadeguato", così l'ha definito, per affrontare la crisi economica generata dalla pandemia. "Ci sarà bisogno e c'è bisogno anzitutto di strumenti nuovi", ha aggiunto.

Nel corso di una lunga intervista al quotidiano Il Messaggero, l'ex ministro dell'Economia ha subito inchiodato i giallorossi e il loro decreto legge. Sulla carta quella dell'Italia sarebbe una delle manovre più grandi d' Europa ma ci sono molte zone d'ombra che ne ridimensionano il giudizio. La prima: "Questo decreto – spiega Tremonti - ha prodotto subito un effetto annuncio, ma sarà molto dopo che produrrà forse i suoi effetti sostanziali. Per una grossa parte il decreto presuppone il passaggio a Bruxelles per l'approvazione".

Tremonti - è certo che ci saranno tanti di quei cambiamenti, e sostanziali, da paralizzare la manovra. Da quando la bozza, che oggi è ancora un fantasma, sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e poi infine approvata, passeranno più di 60 giorni. In casi come questo il tempo è strategico. Anzi vitale”. Il confronto con l'estero è impietoso: "Per essere chiari, in altri Paesi la pandemia è arrivata dopo, ma l' aiuto economico alle imprese è già arrivato".

Per quanto riguarda il contenuto del decreto, Tremonti fa notare l'astrattezza del piano italiano: "Trecento miliardi prima, 400 miliardi oggi, lottizzati tra il Ministero dell' Economia e quello degli Affari esteri, effettivamente cubano la più grande manovra della storia italiana e d' Europa. Messa giù così, se vai in Europa a chiedere gli eurobond, puoi aspettarti che una rauca voce nordica ti dica: ma se hai già tutti questi soldi, perché ne vuoi ancora?". E qui arriviamo al punto: "Un conto è parlare in televisione in Italia, dire che hai una enorme potenza di fuoco. Un conto è il giorno dopo in Europa. Tanto è vero che hai costruito procedure complicate proprio per non spenderli".

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