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Lunedì, 03 Agosto 2020

Il Mes divide M5s e Pd

Mes manda in frantumi l'alleanza Pd-Cinque stelle. I due partner principali del governo Conte, infatti, votano in modo opposto su un atto del Parlamento europeo che riguarda il fondo salva-Stati.

La tensione tra soci di maggioranza sale. Luigi Di Maio guarda all'Europa: "La Bce ci ha dato un grande sostegno acquistando i nostri titoli di Stato. Gli strumenti ora ci sono e dobbiamo riconoscerlo. Quindi basta piagnistei, tocca al governo dimostrare di essere all'altezza della sfida. Il presidente Conte continua a dire che sarà sufficiente il Recovery Fund e noi abbiamo fiducia nelle sue parole".  

Il Partito democratico insiste invece sul sì ai 37 mld di euro destinati alla sanità. Il presidente dei senatori dem, Andrea Marcucci, propone la nomina "di un Garante per il Fondo sanitario. Una figura autorevole che rassicuri innanzitutto quanti pensano che l'Europa possa nascondere qualcosa sull'uso di questi fondi".

Ma vediamo perché Lega FDI, e parte del M5S e contro il mes e la troika...Dopo la grande recessione e la crisi economica del 2007-2008, la Troika è intervenuta più volte: nel 2010 il primo Paese a chiedere aiuto è stato l’Irlanda che ottenne un prestito di 78 miliardi in cambio di tagli ai salari e una riforma fiscale. Nel 2013 Dublino è uscito dal piano di aiuti rimborsando l'intero prestito. Anche il Portogallo si è rivolto alla Troika e dovette realizzare un piano di tagli a pensioni e stipendi pubblici, oltre a un aumento della pressione fiscale. Lisbona è uscita dal piano di aiuti nel 2013. Poi è toccato alla Spagna, tra il 2011 e il 2012, a causa della bolla immobiliare. Un piano di tagli consistente ha permesso di ripagare il debito.

L'intervento più famoso della Troika, che l'ha resa molto impopolare agli occhi dell’opinione pubblica, è quello nella crisi della Grecia. Nel 2010, i rappresentanti di Bce, Fmi e Commissione europea sono intervenuti per provare a risolvere l'aumento incontrollato del debito pubblico e il declassamento dei titoli al livello più basso. Atene chiese un aiuto da 275 miliardi di euro promettendo riforme molto pesanti per i contribuenti greci: tagli alla sanità, tasse sulla casa, slittamento dell'età pensionabile, prelievi forzosi. Dopo l'intervento della Troika è stato attivato il “fondo salva-Stati” che ha scongiurato il default greco.

Spesso gli interventi della Troika sono stati criticati per i suoi piani di austerità e per le “ingerenze” nelle politiche dei Paesi aiutati. In Grecia questo si è tradotto in scontri in piazza. A partire dal gennaio 2014, lo stesso Parlamento europeo ha avviato un'inchiesta formale per verificarne trasparenza e livello di democraticità degli interventi proposti e attuati.  

Era il 26 settembre 2012 quando Claudio Messora, oggi autore del videoblog sovranista Byoblu e in passato capo della comunicazione Cinque Stelle in Europa poi licenziato, spiegava agli iscritti del blog di Grillo dei tempi d'oro cos'è il Mes. «È un trattato che istituisce un'organizzazione finanziaria che influisce pesantemente sulle nostre sorti economiche», esordiva. Non una mensa dei poveri, aggiungeva, ma «un programma di pesanti condizionalità e di espropri», accompagnato dalla «cessione di parti di sovranità» e nella «firma di memorandum di intesa a opera della Troika (Commissione europea, Bce e Fmi)».

Nel post, lunghissimo e corredato dal videointervento di Messora, si dedicava ampio spazio alla Grecia per mostrare in cosa consistono le condizionalità e i processi di ristrutturazione del debito sovrano. «Il Fmi - scriveva Messora - ha imposto la privatizzazione e quindi la cessione al mercato di tutti i più grandi asset del Paese, per esempio gli aeroporti, le poste, le autostrade». Si contestava che l’Italia dovesse contribuire al Fondo con 15 miliardi, costringendola a ricorrere al mercato («Cominciamo un processo di salvataggio indebitandosi ulteriormente e pagando interessi elevati»), si attaccava il piano di rientro dal prestito come «strozzinaggio applicato agli Stati», si criticavano Mario Monti e Mario Draghi, si disapprovava la regola del pareggio di bilancio in Costituzione approvata ad aprile di quell'anno.

Il messaggio finale suonava pressappoco così: sul Mes nessuno vi sta dicendo la verità, noi vogliamo informare i cittadini «sulle tragiche conseguenze di un trattato che ci sottrarrà la sovranità popolare senza consentirci in alcun modo di recuperarla».

Analiziamo il perche la Ue di attrazione e di Presidenza Tedesca, preferisce il mes,gli eurobond (per la crisi attuale ribattezzati come corona bond) sono titoli di debito emessi da un debitore che ha bisogno di un credito e acquistati dai creditori, che però sono garantiti da tutti gli Stati membri dell'Unione Europea. Se uno Stato non dovesse essere più in grado di pagare, sarebbero gli altri a farlo per lui. Sul tavolo europeo da oltre dieci anni sono stati anche il pomo della discordia durante la crisi del 2008, ma furono accantonati per il rifiuto di Paesi come Germania e Olanda. Rimessi in gioco da Paesi come l'Italia, la Spagna, ma anche la Francia hanno incontrato ancora una volta il rifiuto degli Stati Membri con minor debito pubblico.

Da una parte i Paesi del Sud credono che i corona bond siano la migliore risposta che possa dare l'Europa a questa crisi, anche perché eviterebbe che il debito pubblico dei Paesi più colpiti da questa crisi (Italia con un debito sopra il 130% del PIl prima della crisi) e Spagna (con il 98%) aumentasse ulteriormente.

Dall'altra, ci sono i Paesi come Germania e Olanda che vedono negli eurobond più rischi che vantaggi e più ingiustizia che solidarietà. Il problema che nasconde l'eurobond è che il suo rifiuto fa sì che i Paesi del Sud si sentano meno protetti, mentre la sua approvazione viene vissuta come uno sfruttamento per i Paesi del centro e del nord d'Europa, i più rigorosi in termini di deficit, debito pubblico e tasso di risparmio.

Ci sono dei motivi che Olanda e Germania si rifiutano di dare il loro sostegno agli eurobond , come sottolineato da CNBC, il piano massiccio di Quantitative Easing messo in campo in risposta al coronavirus da parte della BCE rappresenta agli occhi di Olanda e Germania un aiuto più che sufficiente da parte dell’Unione Europea. Tedeschi e olandesi ritengono che tale stimolo, che contribuisce a creare un ambiente di mercato piuttosto buono, si muove a beneficio di tutti i Paesi che utilizzano l’euro, non rendendo così necessario il ricorso agli eurobond.

La Banca Centrale Europea ha provveduto a lanciare un QE da 750 miliardi di euro nel corso del 2020 ai fini di abbassare i tassi di interesse di ciascun Stato membro dell’Eurozona.

A livello di stabilità politica, entrambi i Paesi non se la passano molto bene al momento, i rispettivi governi sono entrambi aggrappati ad alleanze politiche piuttosto fragili

In Germania, Angela Merkel si è vista costretta a unire le forze con il Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) a seguito delle ultime elezioni datate 2017. La coalizione tra il CDU della Merkel e l’SPD è già stata messa a dura prova e una divisione intestina a tema eurobond potrebbe portare ad una rottura definitiva.

In Olanda il primo ministro Mark Rutte, liberale, sempre nel 2017 ha dovuto cedere alla creazione di una coalizione con altri tre partiti, i cui rapporti sono esacerbati dalle attività di opposizione in Parlamento ad opera della crescente contrarietà all’UE. Il Partito per la libertà, guidato da Geert Wilders, è il secondo gruppo più forte all'interno del Parlamento olandese in termini di numeri.

Sul fronte anti-Europa, la Merkel sta avendo a che fare con Alternativa per la Germania (AfD), che rappresenta il terzo gruppo più numeroso all'interno del Parlamento tedesco. Il partito si è detto subito contrario agli eurobond - un suo portavoce ha dichiarato che né il coronavirus né l'euro “giustificano il fatto che i contribuenti tedeschi siano dissanguati per il debito dell'intera UE”.

Così I Paesi del Nord, inoltre, considerano che il meccanismo dell'eurobond non sia immediatamente applicabile perché comporterebbe una modifica della stessa Costituzione di questi Paesi, mentre ne esiste un altro già pronto e poco utilizzato: Il Meccanismo europeo di Stabilità (MES). Si tratta di uno strumento condiviso da 19 Stati membri dell'euro che emette bond europei sulla base di capitale versato e garanzie. Ma si tratta di un meccanismo che comporterebbe un aumento del debito pubblico. L'italia si è presentata all'Eurogruppo pretendendo nessuna condizionalità all'utilizzo del meccanismo Salva-Stati, neanche quelle di un prestito "light" proposte dalla Germania.  

Tutto nasce nel 2010-2011 quando alcuni paesi Ue si trovarono sull'orlo del tracollo finanziario.  Ci si era scontrati con l’art. 123 dei Trattati che vieta agli stati membri (e alla BCE) di ‘salvare’ paesi in difficoltà. La logica di questo articolo è chiara: gli stati membri non devono essere incentivati a indebitarsi nella convinzione che altri paesi correranno in loro soccorso. Ma i tempi erano eccezionali e la crisi mordeva l'economia reale e tagliava posti di lavoro. Da qui l’aggiramento dell’art. 123 prima con un fondo temporaneo (l’EFSF che aveva già concesso 175 miliardi di euro di prestiti a Irlanda, Portogallo e Grecia) e poi con uno permanente, il MES, peraltro dietro forte richiesta dell’Italia che rischiava di non avere ancore di salvezza europee nel caso il ripagamento del proprio debito pubblico risultasse insostenibile. Una ipotesi tutt'altro che peregrina.

Perche nasce il MES: che e una organizzazione internazionale costituita con un Trattato affiancato – ma non incluso – in quelli Ue e che può contare su un capitale di 700 miliardi di euro di cui gli stati membri iniziano a versare pro quota 80 miliardi di euro (con quasi il 27% del capitale la Germania è il primo contributore; l’Italia partecipa con il 18%). Il MES può concedere prestiti ai paesi in difficoltà – e lo ha fatto finora con Cipro (€6,3 miliardi), Grecia (€61,9 miliardi) e Spagna (€41,3 miliardi) – ma a fronte di una rigida condizionalità. In pratica chi riceve i prestiti si obbliga ad approvare un memorandum d'intesa (MoU) che definisce con precisione e rigore quali misure si impegna a prendere in termini di tagli al deficit/debito e di riforme strutturali. Il MES prende le proprie decisioni con una super maggioranza dei voti dei paesi membri e opera in stretto coordinamento con la Commissione europea cui spetta, ad esempio, la negoziazione sul MoU con il paese coinvolto e con la BCE e il FMI (nel caso in cui quest’ultimo venga coinvolto nel salvataggio).

Perché questa ossessione per il Mes? Il fatto che sono 37 miliardi che l'Italia riceverebbe quasi subito. Non è tuttavia, una ragione sufficiente per spiegare questa fissazione. O il Mes è diventato uno strumento ideologico per dividere il governo e di metterlo anzitempo (senza però, avere un'alternativa pronta); o i suoi sostenitori, almeno una parte, inseguono un fine che ci sfugge, e che certamente nulla ha da condividere con la volontà di usare le risorse promesse per rilanciare il Paese.

I sostenitori del Mes sono arruolati tra le fila dell’europeismo elitario, cioè quei gruppi di interesse che considerano l'Europa un centro di potere piuttosto che un'opportunità per migliorare le condizioni di libertà, convivenza, e prosperità dei cittadini.

Queste élite che come tali condividono molto, stesse scuole di provenienza, professioni, circoli sociali, e naturalmente, orientamenti politici, sono accomunati dall'idea sbagliata che l'Europa sia un meccanismo perfetto perché risponde ad un insieme di regole ben precise come se ci fosse una Costituzione europea. I fatti hanno dimostrato che sia il meccanismo è – fortunatamente – imperfetto, sia che non c'è alcuna Costituzione.

Nonostante il rifiuto del governo sia definitivo, i pro Mes sfruttano la loro posizione di privilegio per alimentare il dibattito, attraverso i media tradizionali a cui hanno accesso esclusivo, con campagne ben orchestrate sui social media.

L'argomento che impiegano è semplice: 37 miliardi subito, a tasso di interesse risibile, senza ricatti, per sostenere i cittadini e rilanciare l’economia. Le loro analisi dimenticano quello che i cittadini hanno invece, compreso bene: il Mes è una banca dell'Eurogruppo (19 Paesi aderenti all'euro) non della Ue (27 Paesi).

Non essendo della Ue, ha un proprio Trattato costitutivo e proprie regole interne. Qui c’è evidente – e i pro Mes evitano l'argomento – il rischio reale corso dai Paesi che prendono soldi dal Mes. E cioè che per il Trattato (e per le regole interne) le condizioni dei prestiti e il loro controllo vengono supervisionati dal trio Commissione Ue, Fondo Monetario e Bce – alias la Troika.

La Troika, quando si muove (come ha fatto in Irlanda, Spagna, Portogallo, Grecia e Cipro), non si limiti a dare suggerimenti di buon senso. Il suo approccio e di decidere tutte le misure da adottare nel minimo dettaglio, sia del merito che della tempistica.  I dettagli dovrebbero essere lasciati alla sovranità nazionale, nel rispetto dei saldi di bilancio. Se un Paese si deve appropriare delle riforme, deve avere un margine di trade-off negli interventi. L’approccio autoritario è inutile e controproducente».

L'ultimo 'no' al Mes del Movimento 5 stelle è arrivato, all'inizio del vertice degli esponenti di governo. La contrarietà al fondo salva Stati è stata compatta - riferisce chi era presente alla riunione - e il capo politico Vito Crimi non ha apprezzato chi nei partiti di maggioranza su questo tema si sta "muovendo con modi e accenti che non si conciliano con questa fase cruciale per il Paese".  

Nel M5s la situazione è fluida. Beppe Grillo avrebbe dato la benedizione all'approvazione del fondo salva-Stati. Una mossa che punterebbe a rafforzare in questa fase la posizione del presidente del Consiglio sempre di più sotto il fuoco del Pd. C'è la mina Alessandro Di Battista, che continua a sabotare un'eventuale intesa con i democratici sul Mes. Il ministro degli Esteri Luigi di Maio gioca sul fondo salva-Stati una doppia partita: l'ex capo politico dei Cinque stelle fa l'equilibrista. Spinge Conte verso il sì per indebolirlo agli occhi dei gruppi parlamentari. Accompagna i malumori della base perché vuole tenere aperta la porta della rottura con il Pd e preparare il ritorno con la Lega (contraria al Mes). Di Maio conosce meglio di chiunque gli umori della base grillina: accompagna Conte nel burrone. Quale miglior modo di un suicidio sul Mes? Salvini è alla finestra: assiste all'esplosione del Movimento per soffiare senatori e tentare la spallata prima dell'autunno.

L'ultima scintilla in casa grillina è l'iniziativa portata avanti dai parlamentari Raphael Raduzzi, Alvise Maniero, Pino Cabras e dall eurodeputato Piernicola Pedicini. I quattro pentastellati hanno presentato un documento dal titolo «Undici motivi per dire no al Mes» che avrebbe fatto andare su tutte le furie uno dei big del Movimento a capo di una commissione parlamentare. «Io mi sono rotto il c.... Chiedo l'espulsione di Cabras, Randuzzi e Maniero», lo sfogo di esponente pentastellato, tra i più dialoganti sul ricorso al fondo Salva Stati. La tensione è ormai alle stelle. Italia viva attacca: «Se non prendiamo i soldi del Mes c'è la patrimoniale», avverte Davide Faraone. Conte sembra essere precipitato nelle sabbie mobili del Mes.

"Tutte le ragioni obiettive portano a dire che non si capisce perché dobbiamo dire di no", afferma invece a SkyTg24 Piero Fassino, che critica duramente il Movimento. "L'atteggiamento del M5s è inaccettabile - spiega senza giri di parole il deputato dem - non si pianta una bandiera e poi si dice che non ci si muove da lì per ragioni puramente ideologiche. L'argomento che viene addotto sui giornali è che il Movimento si spaccherebbe perché alcuni non sono d'accordo. Vengono prima gli interessi di un Paese o di un partito? In nome di un interesse di partito si sacrifica l'interesse di un Paese. Lo trovo insensato", conclude.

Anche per Matteo Renzi, leader di Italia viva, "è fondamentale chiudere rapidamente la partita sui 37 miliardi che servono alla nostra sanità e che, per un motivo ideologico, qualcuno vorrebbe buttare via". Il centrodestra sulla questione si dimostra diviso. Per Silvio Berlusconi rifiutare sarebbe un atto di "assoluto masochismo per noi ed anche un imperdonabile sfregio all'Europa".

Al leader di Forza Italia risponde quello della Lega, Matteo Salvini, che in visita a Castel Volturno dice: "Portino in aula il Mes e vediamo cosa voterà il Parlamento, che è sovrano. Penso che la maggioranza sia assolutamente a favore dell'interesse nazionale - taglia corto - l'importante è il voto, portino il Mes in Parlamento e vediamo che succede".

Francesco Lollobrigida, conferma infine la linea di Fratelli d'Italia: "In Europa c'è chi vorrebbe ricattarci per costringerci ad aderire al Mes. E in Italia c'è chi è disponibile ad accettare il ricatto. Fratelli d'Italia chiede che il Parlamento voti per evitare questo strumento inutile e dannoso", dice il capogruppo alla Camera del partito di Giorgia Meloni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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