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Difesero la fede, fermarono il comunismo

Poche pagine, ma densissime di storia, riflessioni, informazioni circa due avvenimenti storici che forse hanno cambiato un po' il mondo, ma sono estremamente banalizzati dai manuali in uso. Quelli imposti dal politicamente corrotto

“Difesero la fede, fermarono il comunismo – La Cristiada, Messico 1926-1929 – La Cruzada, Spagna 1936-1939 (ed. Cantagalli), è l'ultimo libro di Giovanni Formicola.

Il testo di Formicola è particolarmente prezioso, non solo perché di ottima compagnia in giorni come questi. Ma perché estremamente profetico ed evocativo: è capace di spiegare in qualche modo il presente attraverso una preziosa indagine del passato. Diviso in tre parti: la prima che spiega il comunismo come “ideologia globale della Rivoluzione”; la seconda che si concentra sui fatti messicani; la terza su quelli spagnoli. Gli avvenimenti non sono solo trattati, ma ne vengono esplorate origini remote e prossime. Mentre l’obiettivo è dichiarato subito dall’autore: “Mi sembra che gli episodi messicano e spagnolo di resistenza anche armata alla Rivoluzione anti-cristiana, per difendere la fede, la possibilità di viverla integralmente nella libertà, meritino di essere ripresi e ricordati sia per restituire onore e verità alla loro storia, troppo spesso vilipesa o dimenticata, sia per riconoscerne la valenza esemplare”.

Una valenza che s'impone sul momento storico di questo particolare inizio di 2020 e non può non apparire inquietante nella misura in cui dimostra come un attento e sano studio della storia aiuti a capire la contemporaneaità e a scegliere la politica. 

Oggi che la Chiesa Cattolica sembra sparita dall'orizzonte della storia, uscendo e sbarrando le porte dei tabernacoli e delle celebrazioni eucaristiche, Formicola ci ricorda come la proibizione del culto era già stata riproposta più volte nella storia. Eppure per la prima volta in 2000 anni il decreto di divieto al culto è stato firmato dalla Chiesa stessa. Il che offre una finestra sulla storia passata e su come il popolo cattolico e il clero abbiano reagito all'imposizione del potere rivoluzionario che non poteva non perseguitarlo. 

C'è stato un tempo in cui i sacerdoti rischiavano la vita per non privare i fedeli dei sacramenti. Un tempo che irrompe prepotente nella narrazione di Formicola quando più volte nel testo fa emergere comparazioni tra Cristiada e Cruzada. In Messico e in Spagna negli anni 1920 e 1930 l’odio comunista - che l'autore chiarisce come non sia mai stato semplice ateismo, ma meglio teofobia -  si è fin dal principio manifestato come odio implacabile nei confronti dei cristiani per la loro stessa esistenza. Gli episodi del Messico e della Spagna furono caratterizzati da una forte resistenza e reazione da parte del popolo cristiano che contribuì a dare un diverso corso alla storia, anche universale.

Ed è unica e rara la trattazione di un fatto storico misconosciuto e ignorato, l'Alzamiento spagnolo che grazie a Giovanni Formicola trova spazio e senso. La persecuzione anti-cattolica, viene sottolineato nel testo, "durava almeno dalla proclamazione della Repubblica nel 1931". E quindi divenne "evidente che non si potesse fare altro, anzi che l’Alzamiento fosse un preciso dovere morale". Il vero leader dei militari diventa Francisco Franco. E con i militari sta anche la Chiesa. Pio XI  si esprime chiaramente sia il 14 settembre 1936 a Castelgandolfo che nel Radiomessaggio del 24 dicembre 1936. La Chiesa di Spagna da parte sua "benedice nella sua sostanza l’Alzamiento nacional ed esorta i cattolici a sostenerlo". Ad aprile 1939, Pio XII è appena eletto e scrive in un telegramma al generale Franco: "Innalzando il Nostro cuore a Dio, Noi ci rallegriamo con l’Eccellenza Vostra della vittoria tanto desiderata della Spagna cattolica".

I tempi, oggi, sono decisamente cambiati e "il corpo sociale mostra di non avere più gli anticorpi per combattere il ricorrente morbo. Per tante ragioni, non ultima lo sbandamento pastorale che si manifesta dagli anni Sessanta nella Chiesa", scrive Formicola. Ma la chiosa finale del testo che recita, "ottant'anni dopo, complicato dall'"irreparabile fuga del tempo", il nodo rivoluzionario è ancora tutto da sciogliere, e continua a legare la religione, la cultura e la politica, costituisce una perfetta composizione ad anello che riporta al primo capitolo -  "il comunismo. Ideologia globale della rivoluzione". E indica, così, dove guardare per capire.

E' qua che Formicola spiega come, "negato un ordine delle cose da rispettare, la teoria dell'azione comunista può essere sintetizzata nel luogo comune detto machiavellico, inteso e applicato in modo estremo, quasi parossistico, secondo il quale "il fine giustifica i mezzi". Alla base del sistema - e scopo prioritario dell'azione - sta il rifiuto di Dio. E' per questo che senza sapere qualcosa di comunismo non si possono capire Cristiada e Cruzada, che trovano in queste pagine una dignità nuova e finalmente la luce della divulgazione. 

Tutto è raccontato nei minimi particolari, persino nel prima, che è fondamentale, in una cronologia che racconta cosa accadeva contemporaneamente in Italia, in Spagna e in Messico. 

E ogni cosa, soprattutto, serve come bussola per la realtà e lascia una domanda nel cuore di chi legge - che esso sia un cattolico o no: oggi chi è in grado di reagire "all’assalto al Cielo” e alle libertà elementari dell'uomo negate considerando anche lo sbandamento pastorale che si manifesta nella Chiesa?

Formicola merita di essere letto, ripetiamo, in questi giorni in particolare, anche perché magari si riesce pure a dare un senso a questa quarantena!

 

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