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Black Opera, quando il melodramma è noir

Le leggi, in quanto tali, possono esser messe in relazione con l’Opera e cioè con uno spettacolo di teatro musicale perché anche lavori frutto di invenzione letteraria e musicale possono tener conto della cornice storica e giuridica in cui si muovono nello svolgimento di episodi e nello sviluppo di trame narrative. La materia è da tempo oggetto di appositi studi denominati Law and Opera, attinenti ai legami fra testi normativi e letterari in cui “il quadro di riferimento è rappresentato dall’ampio filone degli studi di Law and Literature, fiorito - ormai da molti anni - prima negli Stati Uniti e poi in Europa” (1) che analizzano il libretto in merito ai vari elementi della messinscena, a partire dalla musica; diversi dal filone della Law on/about Opera e cioè sui temi di diritto d’autore, proprietà intellettuale, regolamentazione su luoghi e modalità della rappresentazione, diritti e impegni contrattuali degli interpreti, del cast e dello staff, del pubblico pagante etc.; e dalla Law around Opera, per significare una regolamentazione che guarda all’Opera nel suo presente e nel suo divenire artistico, in uno con i mutanti ordinamenti giuridici. Un illecito di tipo civilistico, ad esempio, si realizza giá nel titolo dell’opera Il matrimonio segreto di Cimarosa, in quanto il contratto, mancando del requisito della pubblicità, lo configura in concreto. Come questo anche le ipotesi di illeciti penalmente rilevanti che emergono dalla lettura o dall’ascolto mediato dal canto dei libretti operistici rientrano nel primo dei contesti appena esposti e assumono uno spazio ben specifico, appunto quello del diretto rapporto legal/operistico, con una vasta casistica storica al riguardo. Nel settecento e ottocento il teatro musicale era uno dei “media” di trasmissione e condivisione di valori etici, gusti estetici, credenze giuridiche. Dove il motivo tragico era assimilabile talora a profili noir degli spettacoli, per aree in cui azioni giuridicamente rilevanti avvenivano a prescindere dal sistema punitivo previsto dalla legge positiva. A dire il vero già Dante aveva applicato in letteratura la legge del contrappasso, il principio cioè di una pena proporzionata alla violazione perpetrata che offende l’ordine statuale dato (2). Per contro in tanti melodrammi il sipario si chiude dopo che si è commesso il fatto-reato, con la sensazione che il reo o i rei si siano mossi in regime di libero arbitrio, ai confini della non imputabilità in cui “alcuni elementi significanti vengono narcotizzati” (3). Certo, sulla scena la colpa è derubricata, è il trionfo della finzione, la scissione nel rapporto fra delitto e castigo, l’arretramento di quest’ultimo dietro le quinte della messinscena, con qualche eccezione come ne Il prigioniero di Dallapiccola. L’idea di una musica tinta di nero potrebbe far pensare di primo acchitto al principe dei musici, Gesualdo da Venosa, musicista cinquecentesco, fra i più rivoluzionari per scelte armoniche, noto anche per aver ucciso la propria moglie, Maria d’Avalos, con l’amante Fabrizio Carafa. Un musicista assassino, dunque, nonostante la grandezza. Grazie al cielo un’eccezione nella storia della musica. Ma se guardiamo invece al romanzato e all’inventato, al mito e alla storia anzitutto epica, nello specifico al teatro musicale, ci si rende conto di come il crimine abbia con costanza alimentato le trame di opere liriche, dato che non è tipico delle sole opere veriste che sono quelle notoriamente a maggior tasso di veemenza e tempesta emotiva. Un esempio. Il conte assassino, melodramma tragico di Luigi Scalchi, in prima rappresentazione a Bologna nel 1870, è tratto dal libretto di Domenico Lucilla, un operista tardo-romantico. Qui già il titolo fa da antipasto alla vicenda. Volendo generalizzare, una certa parte del repertorio dell’opera, sia quella italiana ed europea, può esser vista come una serie di esempi attinenti in qualche modo alla scienza giuridica penale a seconda delle varie epoche. Alcuni libretti di opere liriche hanno un spiccata componente noir, seppure edulcorata dalla musica che ne stempera i toni e ne alleggerisce gli effetti. La lirica presenta spesso infatti storie con esiti estremi dove gli attori-cantanti nel delinquere non si preoccupano delle sanzioni, del tribunale, della prigione. Lasciano che l’azione si svolga da un copione che li fa predestinati verso un dato finale, fatta salva la possibilità della regia di forzarne gli sviluppi (per come avviene sempre più spesso). Ma c’è un legame possibile fra diritto penale e arte melodrammatica. Si diceva che già a livello di diritto privato la materia della parentela fra lirica e diritto è stata oggetto di approfondimenti. Filippo Annunziata, con analisi trasversale, ha effettuato una lettura giuridico/privatistica di grandi capolavori del teatro musicale europeo prendendo in esame libretti di opere di Verdi, Wagner, Bellini, Donizetti ed altri e affrontando questioni attinenti ad adempimenti contrattuali (L’oro del Reno di Wagner), donazioni, successioni, promesse di matrimonio (Le nozze di Figaro di Mozart) non senza guardare alla legislazione dell’epoca (4). Il repertorio giuridico penalistico è anche vasto con melodrammi intessuti di omicidi, rapimenti, estorsioni, sequestri di persona, violenze sessuali... Lo stesso Autore appena citato ricorda un caso di contratto immorale che investe sia l’ambito penale che civile nel Rigoletto. Ed è laddove il sicario Sparafucile è ingaggiato dal buffone per uccidere il duca di Mantova di cui Gilda, figlia di Rigoletto, è innamorata. E che resterà invece uccisa. Rigoletto non potrà riavere i 40 scudi pagati per l’omicidio trattandosi di un contratto contra legem. Resta il reato a suo carico, cosa ben più grave, il concorso in omicidio. Reati compaiono anche in opere comiche come la falsità del testamento in Gianni Schicchi (un certo gusto macabro affiora anche in un’opera fantastica quale I racconti di Hoffmann di Offenbach). Ma rimaniamo sopratutto nel campo delle tragedie in musica che abbiano legami con la sfera giuridico-penale per abbozzare una possibile classificazione per “titoli”. Ovviamente l’analisi è incentrata essenzialmente sulla trama ed il libretto non tanto sulla musica.

Delitti contro il patrimonio

Caso esemplare Cachafax di Oscar Strasnoy che tratta di furto di cibo per fame nella Montevideo anni ‘20 o anche il furto dello scrigno nel Don Carlo.

Delitti contro la libertà e inviolabilità personale

Un caso di ingiusta detenzione si attua ai danni di Florestan, marito di Leonore, nel Fidelio di Beethoven. Violenza privata è quella del corsaro Zampa (opera-comique di L. F. Herold) che costringe la ricca Camilla a sposarlo, sotto minaccia di uccidere il di lei padre. In Iris, opera simbolista di Mascagni, ha luogo un rapimento-sequestro di persona con induzione alla prostituzione della protagonista Iris. Nel mozartiano Il ratto dal serraglio sono i pirati ad aver rapito la bella Costanza. Della rapita per antonomasia, Proserpina, si ricorda la tragedia di Jean-Baptiste Lully. In Il castello del principe Barbablù, opera in un atto di Béla Bartók su libretto di Béla Balazs, il duca sequestra e reclude anche la quarta moglie, Judith. E c’è in The rape Of Lucrecia di Britten un caso di stupro.

Delitti contro la vita e l’incolumità individuale

Alcuni esempi. Ne Il povero marinaio di Milhaud, da Cocteau, la barista uccide il marinaio con una martellata. In Ifigenia in Tauride di Gluck viene ucciso Toante che affretta il sacrificio di Ifigenia. Si è visto in Rigoletto il caso di un crimine concertato fra un mandante e un killer. Ma i due casi forse più famosi sono di scuola verista, con Cavalleria Rusticana che fa irrompere sulla scena la vendetta e il delitto d’onore e Pagliacci, di Leoncavallo, il cui focus è il delitto d’impeto mosso da gelosia. Il tema lo si ritrova anche altrove. Anzitutto nella Carmen di Bizet (libretto di Merimée) ma anche ne I masnadieri di Verdi (Carlo uccide Amalia secondo il copione letterario di Schiller). Per non dire del verdiano Un ballo in maschera in cui si rappresenta l’uccisione del governatore di Boston per mano del segretario, geloso della propria moglie. Ancora. La Salome di R. Strauss, soppressa per ordine di Erode e la Lulu di Berg, perita sotto i colpi di Jack lo squartatore. Diverse le varianti sul tema. Parliamo dall’avvelenamento, in Cilea, di Adriana Lecouvreur che aspira il profumo mortale di un mazzolino di fiori predisposto dalla rivale. Operista che nella popolare Tilda, ballerina di strada, inscena un rapimento. Ancora il ventaglio si allarga fra l’omicidio/suicidio di Otello (in Verdi e Rossini) che prima elimina Desdemona poi se stesso, l’infanticidio nel Faust di Gounod con Margherita che sopprime il bimbo avuto da Faust e nella Medea di Cherubini. Non solo. Nella stesura iniziale di Norma ou l’enfanticide di Alexandre Soumet la protagonista, sacerdotessa della Gallia occupata dai romani, uccide i due figli avuti dal proconsole Pollione. Trama poi stemperata da Felice Romani nel libretto di Bellini, di sensibilità romantica. Caso a parte è costituito dagli omicidi preterintenzionali/colposi. In Semiramide di Rossini la regina di Babilonia è uccisa, senza volerlo, dal figlio Ninia. Fra le situazioni di incapacità di intendere e di volere annoveriamo la Lucia di Lammermoor di Donizetti che, impazzita, uccide il marito Arturo, sposato per obbligo mentre l’amato Edgardo è lontano e in disgrazia. Alcuni omicidi hanno delle attenuanti: Tosca pugnala Scarpia per difendersi dalle di lui brame oggi diremmo molestie o quasi stalkeraggio o, visto che trattasi di capo della polizia, di abuso d’autorità. Il campionario della black operas espone diversi delitti in famiglia. Nell’Elettra di R. Strauss, 1909, da Sofocle, il figlio uccide la madre. Antefatto: Agamennone era stato sgozzato dalla moglie Clitennestra. Dopo 7 anni il fratello di Elettra, Oreste, tornato a Micene sotto mentite spoglie, si vendicherà del padre uccidendo la madre Clitennestra attuando i mai sopiti propositi di vendetta della stessa Elettra. Nell’incompiuto Edipo Re, di Leoncavallo, si attua come da Sofocle, l’uccisione del padre Laio da Edipo. Ancora ecco per i fratricidi in L’oro del Reno di Wagner il gigante che ammazza il fratello con una clava mentre in La forza del destino Lenora è uccisa dal fratello morente. Dal mito alla storia. In Beatrice Cenci di Giuseppe Rota si inscena il famoso caso giudiziario nella Roma di fine cinquecento originato dall’uccisione di Francesco Cenci su libretto di Davide Rabbeno tratto da Shelley. Aria thriller in Assassinio della Cattedrale dove Ildebrando Pizzetti si ispira al testo omonimo di Thomas Stearns Eliot sull’uccisione del cardinale di Canterbury Thomas Beckett. In Zingari di Leoncavallo, dramma lirico in un atto su libretto da un poemetto di Puskin, di Cavacchioli ed Emanuel, si ha un caso di tentato omicidio: Fleana sposa Radu scatenando il geloso Tamar che tenta di ucciderla. Alla fine Fleana tradirà Radu con Tamar e Radu si trafiggerà davanti al carrozzone di lei.

Mass murderer e pluriomicidi.

Sarà pure una strage di filistei ma Sansone (et Dalila di Saint Saëns) giuridicamente parlando sempre pluriomicida è! Plurimo è il duplice omicidio di Gianciotto ai danni di Paolo e Francesca in Francesca da Rimini di Zandonai su libretto di Tito Ricordi, tratto dalla tragedia di Gabriele D’Annunzio. Altra cosa i serial killer come in Cardillac, opera noir di Hindemith, tratta dal racconto di Hoffmann a cui si ispira il libretto di Lion, La signorina di Scudéry, del 1819, protagonista l’orafo che uccide i propri clienti, nella Parigi di Luigi XIV, per riprendersi i gioielli agli stessi venduti.

Delitti politici e della ragion di stato

In Gli ugonotti di Giacomo Meyerbeer, grand-opera francese, Valentina viene uccisa nel massacro finale senza che il padre, mandante dell’eccidio, possa salvarla. I regicidi dunque quelli che toccano il livello politico, includono quello del Macbeth di Verdi e il Giulio Cesare di Händel, su libretto di Hayn tratto dal precedente Giulio Cesare in Egitto, libretto del Bussani, musiche di Antonio Sartorio, rappresentato a Venezia nel 1677. Ancora, ne I Medici di Leoncavallo Giuliano è soppresso dai congiurati. Ai crimini di stato è ascrivibile Maria Stuarda di Donizetti, mandata al patibolo da Elisabetta mentre a Giovanna d’Arco toccherà il rogo in La pulzella d’Orleans di Cajkovski (4).

La cronaca

Da Dante alla cronaca odierna. Il 6 settembre 2019 è andata in scena, a Spoleto, Re di donne, libretto di Cristina Battocletti, in cui si racconta di un femminicidio. (5)

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Note:

(1) Cfr. F. Annunziata-F.G. Colombo, Diritto e opera: un connubio possibile, il “Quotidiano Giuridico”, 9-2-2018.

(2) Cfr. F. Forlenza, Il diritto penale nella Divina Commedia, Roma, Armando, 2003.

(3) G. Pescatore, La voce e il corpo. L’opera lirica nel cinema, Campanotto, 2001.

(4) Cfr. F. Annunziata, Prendi l’anel ti dono... divagazioni fra opera e diritto privato, Silvana Editoriale, 2016. Il titolo prende il nome dalla celebre aria di La sonnambula.

(5) Si vedano in proposito di F.G. Barone, Andrea Chénier: la giustizia del terrore al tempo della Rivoluzione Francese, il “Quotidiano Giuridico”, 6-12-2017 e Il processo a Radames nell’Aida di Verdi: l’amministrazione del diritto nell’antico Egitto, ivi, 25-5-2018.

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Dal volume Aria d'Opera, di Amedeo Furfaro, ed. The Writer.

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