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Lunedì, 03 Agosto 2020

La "conversione" di Santa Sofia crea spaccature tra Grecia, Ue e Turchia

Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, nei giorni scorsi, aveva denunciato i rischi di una decisione in tal senso: “Spingerà milioni di cristiani in tutto il mondo contro l’islam”. In virtù della sua sacralità, Santa Sofia, aveva rimarcato il Patriarca, è un centro di vita “nel quale si abbracciano Oriente e Occidente”, e la sua riconversione in luogo di culto islamico “sarà causa di rottura tra questi due mondi". Nel XXI secolo è “assurdo e dannoso che Hagia Sophia, da luogo che adesso permette ai due popoli di incontrarci e ammirare la sua grandezza, possa di nuovo diventare motivo di contrapposizione e scontro”.

Il “primus inter pares” dell’ortodossia, durante la liturgia, nella chiesa ortodossa dedicata ai Santi Apostoli a Istanbul, ha voluto rimarcare che Hagia Sophia è un centro di vita «nel quale si abbracciano Oriente e Occidente ».

Nella sua omelia Bartolomeo ha ripetuto che Hagia Sophia «non appartiene soltanto a chi la possiede in questo momento, ma a tutta l'umanità » e «il popolo turco ha la grande responsabilità e l'onore di far risplendere la sua universalità», visto che Hagia Sophia «costituisce il luogo simbolo dell'incontro, del dialogo e coesistenza pacifica dei popoli e delle culture, della reciproca comprensione e della solidarietà tra cristiani e islamici».

Il presidente greco Katerina Sakellaropoulou si è rivolta a Papa Francesco in relazione alla decisione di Ankara di trasformare la Basilica di Santa Sofia a Istanbul in una moschea e ha chiesto al pontefice di proseguire con gli sforzi per ripristinare lo status precedente della cattedrale.

"Da parte sua, il capo della Chiesa Cattolica Romana è stato d'accordo con le osservazioni di Sakellaropoulou, ha riconosciuto i motivi politici della decisione di Erdogan e ha promesso di proseguire con i suoi sforzi per la revisione questa decisione", fa notare il comunicato.

Sakellaropoulou ha ribadito a Papa Bergoglio l'invito a visitare la Grecia nel 2021, quando verrà celebrato il 200° anniversario dall'inizio della rivoluzione che portò alla Grecia l'indipendenza dall’Impero Ottomano. "Il Papa ha accettato l'invito, esprimendo la speranza che le circostanze consentano il viaggio", aggiunge l'ufficio stampa del presidente greco.

Nella conversazione il capo di stato ellenico ha ringraziato Papa Francesco per le sue dichiarazioni di sostegno e gli ha chiesto di utilizzare tutta la sua influenza sull'opinione pubblica internazionale per far sì che l’amministrazione turca annulli la propria decisione e ripristini lo status di Santa Sofia come monumento tutelato

Alcuni vescovi, sia appartenenti alla Chiesa cattolica sia membri di quella ortodossa, sembrano non volersi rassegnare alla riconversione: due missive inoltrate dall'Australia e sottoscritte da ecclesiastici sottolineano come la speranza che questa fase sia solo transitoria non si sia spenta del tutto: "Preghiamo anche che con il tempo la decisione venga annullata, in modo che Hagia Sophia possa essere di nuovo un luogo comune per tutte le persone e un emblema di pace", hanno fatto presente entrambi gli episcopati. Ma la volontà di Erdogan non sembra conoscere ripensamenti.

L'Unesco si è profondamente rammaricata per la decisione della Turchia, che cambia il "valore universale eccezionale" del sito, "potente simbolo di dialogo". "Un Paese - afferma l'agenzia Onu - deve assicurarsi che nessuna modifica mini lo straordinario valore universale di un sito sul suo territorio che si trova nella lista. Ogni modifica deve essere notificata dal Paese all'Unesco e verificata dal World Heritage Commitee".

Quasi novant'anni dopo, a Santa Sofia si tornerà a recitare le preghiere islamiche. Con buona pace di chi aveva pensato che quel luogo potesse continuare ad essere un baluardo della bontà del dialogo interreligioso.

Il governo greco ha descritto come "provocazione al mondo civile" la decisione del tribunale turco. "Il nazionalismo mostrato dal Presidente turco Recep Tayyip Erdogan riporta il suo Paese indietro di sei secoli", ha detto in un comunicato il Ministro della Cultura greco Lina Mendoni

Il ministro degli esteri cipriota Nikos Christodoulides ha pubblicato sul suo account Twitter ufficiale che Cipro “condanna fermamente le azioni della Turchia contro Santa Sofia nel suo sforzo di distrarre l’opinione nazionale. Il ministro degli esteri invita la Turchia a “rispettare i suoi obblighi internazionali”.

“Siamo delusi dalla decisione del governo turco di cambiare lo status di Santa Sofia”, ha dichiarato Morgan Ortagus, portavoce del Dipartimento di Stato in una nota. “Comprendiamo che il governo turco rimane impegnato a mantenere l’accesso a Hagia Sophia per tutti i visitatori”, ha concluso il portavoce.

Come ripercorso dall'Adnkronos, nel corso della giornata odierna, è già stato possibile visionare la nuova targa apposta sull'ex basilica di Istanbul: "La Grande Moschea di Hagia Sophia". Il colore della scritta è il verde, che è tipico per la religione musulmana. Papa Francesco, dal canto suo, non prenderà parte all'evento: era prevedibile.

Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, nei giorni scorsi, aveva denunciato i rischi di una decisione in tal senso: “Spingerà milioni di cristiani in tutto il mondo contro l’islam”. In virtù della sua sacralità, Santa Sofia, aveva rimarcato il Patriarca, è un centro di vita “nel quale si abbracciano Oriente e Occidente”, e la sua riconversione in luogo di culto islamico “sarà causa di rottura tra questi due mondi". Nel XXI secolo è “assurdo e dannoso che Hagia Sophia, da luogo che adesso permette ai due popoli di incontrarci e ammirare la sua grandezza, possa di nuovo diventare motivo di contrapposizione e scontro”.

C'era da aspettarselo: il segnale dato da Erdogan al mondo occidentale ha un portato simbolico e geopolitico non irrilevante. E il leader turco, in funzione dell'inaugurazione, aveva persino deciso di inoltrare un invito a papa Francesco, che dal canto suo ha espresso la sua preoccupazione per la situazione venutasi a creare, dicendo di essere "molto addolorato" durante uno degli ultimi Angelus.

Prima cristiano, poi ortodosso, poi musulmano, soltanto nel 1931, dopo quasi quattro secoli come moschea, il laico Atatürk, padre della Turchia moderna, la volle trasformare in un museo. Non ci sarebbe da scandalizzarsi, dunque, se tornerà a essere una moschea, quella è la sua funzione naturale. Preoccupa invece, e molto, lo spirito che ha portato a questa decisione, non filologico né religioso. Erdogan ha voluto dare un altro segnale di distacco dalla cultura e dal mondo occidentale, sottolineando attraverso la religione. Ma è ancora niente, rispetto al non trascurabile fatto che la Turchia sta tentando di riprendersi la Libia, con le armi, dopo averla persa più di un secolo fa.

È solo uno dei tanti, e troppi, segnali di una svolta antidemocratica che ormai riceviamo ogni giorno anche da Paesi ben più potenti della Turchia.
Matteo Salvini, leader della Lega, su Twitter: «La stessa Turchia che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa, trasforma Santa Sofia in una moschea. La prepotenza di un certo Islam si conferma incompatibile con i valori di democrazia, libertà e tolleranza dell’Occidente».

Con questo atto, che Erdogan crede essere una dimostrazione di forza della sua deriva islamista, l’aspirante sultano non fa altro che ammettere di essere incapace, nel 2020, di costruire qualcosa che possa anche solo avvicinare la maestosità della basilica di Santa Sofia costruita circa 1500 anni fa dalla cristiana Costantinopoli». Così su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni

Numerose anche ieri le reazioni contrarie per ragioni storico-politiche alla decisione di Ankara. Per molti si tratta di una provocazione di quel nazionalismo di cui fa prova il presidente Erdogan e la sua decisione ha sollevato non poche reazioni critiche. «Una mossa politica più che religiosa» l'ha definita il presidente della Comunità di Sant'egidio, Marco Impagliazzo. «I musulmani di Istanbul – si legge in un pronunciamento del Patriarcato caldeo guidato da Louis Raphael Sako – non hanno bisogno di una nuova moschea a Istanbul, dove ci sono già innumerevoli moschee». Il pronunciamento della Chiesa caldea si conclude con un’invocazione rivolta a Dio Onnipotente, affinché sia Lui a liberare l’umanità «dall’estremismo e dalla politicizzazione delle religioni ».

Per il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente (Mecc) la mossa compiuta dalla leadership turca rappresenta un duro colpo per tutte le iniziative di dialogo islamo-cristiano avviate negli ultimi tre decenni, anche come risposta alle insidie dell'estremismo e del fanatismo settario. Lo strappo di Hagia Sophia viene visto in sostanza come un sabotaggio ai nuovi cammini di fratellanza tra cristiani e musulmani.

E il Consiglio delle Chiese invoca sulla vicenda una presa di posizione decisa dell'Onu e della Lega degli Stati arabi. Il dato più insidioso dell'intera vicenda – sottolinea un messaggio firmato dal Segretario generale del Mecc, la libanese Souraya Bechealany – consiste nel fatto che la decisione turca avviene in un momento storico segnato dal solco dei rapporti di convivenza pacifica e solidale tra cristiani e musulmani, anche alla luce del Documento sulla Fratellanza Umana per la pace nel mondo firmato il 4 febbraio 2019 a Abu Dhabi da Papa Francesco e dallo sheikh Ahmed al-Tayyeb, grande imam di al Azhar.

Erdogan, rispondendo alle critiche, ha difeso la decisione invocando la "sovranità nazionale" e assicurando che le porte di Santa Sofia continueranno a essere aperte a tutti, musulmani e non musulmani, come avviene per tutte le moschee: "Ogni critica - ha detto - è un attacco alla nostra indipendenza". Centinaia di fedeli musulmani si sono recati davanti a Santa Sofia gridando: "Allah è grande". Il capo dell'Associazione per il servizio delle Fondazioni storiche e dell'ambiente ha dichiarato che continuare a lasciare Hagia Sophia come museo farebbe "male alla coscienza delle persone".

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