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Ripensare ai “motori di sviluppo” del Mezzogiorno

Il Mezzogiorno ha un grande patrimonio paesaggistico, culturale e agricolo, fattori questi che, in sostanza, costituiscono i “motori di sviluppo” del Sud. Ebbene, a nostro modesto avviso, questi aspetti patrimoniali possono diventare, concreti e duraturi “motori di sviluppo”, se ripensati attraverso il “modus operandi” della loro offerta politica e socio-economica. Diciamo che è necessario un patto che va sottoscritto, e realizzato, con investimenti, dal Governo, dalle Regioni, dalle Province (ancora, non eliminate con legge costituzionale) dai comuni e dal settore privato- imprenditoriale, con alta professionalità, del Mezzogiorno. Purtroppo, secondo il Rapporto Svimez del 2016, l’arretratezza, ancora, oggi, caratterizza il Mezzogiorno, frenandone la crescita. Ancora, il Sud non ha più strade, non ha più porti, non ha più ferrovie adeguate. Pertanto, il Mezzogiorno ha bisogno di una “chiave di svolta“ per una strategia di sviluppo, quali, ad esempio, investimenti, in infrastrutture. Poi, il Sud ha bisogno di una re-industrializzazione, come negli anni cinquanta, tenendo, però, assoluto, rispetto dell’ambiente. Per quanto riguarda il patrimonio paesaggistico e culturale del Sud dobbiamo dire che, per una crescita qualitativa del nostro turismo, bisogna puntare sugli sforzi dei singoli imprenditori ma, anche, delle Amministrazioni locali lungimiranti. Per quanto riguarda il settore dell’agricoltura meridionale, un ruolo chiave – secondo Confagricoltura-sono l’innovazione e la tecnologia, conservando, però, il collegamento con le antiche tradizioni e le conoscenze agricole. E dulcis in fundo, ci auguriamo che questi nuovi “motori di sviluppo” siano in grado di far partire, la tanto attesa, ricrescita del Mezzogiorno.

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