Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Mercoledì, 10 Giugno 2026

In occasione del centenario della morte di Erik Satie (1866–1925), l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, in collaborazione con il Festival Nuova Consonanza, dedica una giornata intera a uno dei compositori più radicali e affascinanti della modernità.

Giovedì 11 dicembre 2025 il pubblico sarà invitato a un’esperienza immersiva e prolungata in cui musica, parole e immagini si intrecciano per esplorare la complessità poetica, ironica e profetica di Erik Satie, figura chiave del pensiero musicale del Novecento, precursore del minimalismo e delle sperimentazioni concettuali.

Al centro della giornata, l’esecuzione integrale di Les Vexations, opera composta nel 1893 e strutturata su una breve frase musicale di 16 battute da ripetere 840 volte. L’esecuzione, della durata di dodici ore ininterrotte, sarà affidata ai pianisti Carlo Benedetti e Isenarda De Napoli che si alterneranno al pianoforte Pleyel "Debussy" del XX secolo, parte del patrimonio di Villa Medici e recentemente restaurato. Il pubblico potrà assistere liberamente alla performance, entrare e uscire, lasciandosi coinvolgere da una musica che sfida la percezione del tempo e invita a un ascolto lento e profondo.

In parallelo alla musica, il Grand Salon ospiterà letture continue tratte dai Quaderni di un mammifero, testi aforistici e surreali che restituiscono lo sguardo ironico e visionario di Satie sul mondo. I brani, tradotti in italiano da Ornella Volta e pubblicati da Adelphi nel 1980, offrono un contrappunto verbale e intimo alla rigidità strutturale di Les Vexations.

Nel Salon des Pensionnaires, la giornata si arricchisce con la Chambre d’échos, installazione sonora e letteraria realizzata in collaborazione con la Bibliothèque publique d’information del Centre Pompidou. Questo spazio invita i visitatori a esplorare le tracce lasciate da Satie nella musica contemporanea, attraverso conversazioni immaginarie, suoni, testi e opere ispirate alla sua figura. Un ambiente immersivo che evidenzia l’attualità del suo pensiero e il suo dialogo con le forme artistiche del XXI secolo.

Il percorso continua nel Salon de Musique, dove saranno proiettati film legati alla vita e all’eredità artistica di Satie. Tra questi Entr’acte (1924) di René Clair, film dadaista nato dalla collaborazione con lo stesso Satie, e Satan Satie (2016) di Juruna Mallon e Luca Parente, un ritratto visivo e mentale che indaga i vuoti, i silenzi e l’estetica della ripetizione tipica della poetica satiana, attraverso paesaggi urbani e manipolazioni sonore.

Alle ore 18:00, nella Sala Cinema, sarà presentato il libro postumo di Ornella Volta, Erik Satie en notes et en mots (Presses du Réel, 2025), una biografia monumentale che raccoglie decenni di studi, intuizioni e materiali inediti. La conferenza vedrà la partecipazione del pianista e musicologo Jean-Pierre Armengaud, di Matteo Celli Volta (figlio della studiosa), della scrittrice e giornalista Tiziana Gazzini e del compositore e direttore d’orchestra Marcello Panni. Sarà l’occasione per rendere omaggio a una delle più grandi studiose di Satie e per riscoprire aspetti poco noti della sua personalità e del suo metodo compositivo.

Alle ore 20:00 seguirà la proiezione speciale di Sisters with Transistors (2020) di Lisa Rovner, con la presenza della regista in sala. Il documentario ripercorre le storie straordinarie delle pioniere della musica elettronica, come Clara Rockmore, Éliane Radigue, Delia Derbyshire, Suzanne Ciani, rivelando come le loro sperimentazioni abbiano riscritto il panorama sonoro del Novecento, in profonda risonanza con lo spirito innovatore di Satie. 

 

Fonte Uff.St. Elisabetta Castiglioni

Legatura in tutto marocchino rosso scuro marrone, con doppia cornice dorata con onde, fiori agli angoli, al centro dei due piatti lo stemma dorato di Papa Gregorio XVI.

E71 numero e lettera all'angolo superiore

 

L’11 novembre 2025, ore 11:00, presso la sede della Città del Vaticano, nella magnifica Sala della Meridiana ubicata all’interno della “Torre di Venti”, si è svolta una cerimonia per la restituzione a cura del Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Generale di Brigata Antonio Petti, di un libro del XIX secolo, intitolato “Forma a summo pontifice servanda in dandis titulis et diaconiis novis cardinalibus”, bene archivistico illecitamente sottratto dall’Archivio storico dei Cerimonieri Pontifici in un periodo antecedente gli anni ’80 e recuperato a seguito di indagini condotte dal Reparto Operativo dei Carabinieri TPC. La “forma”, a cui il testo fa riferimento, riguardava le regole da osservare a cura del Sommo Pontefice per la concessione di titoli e diaconie ai nuovi cardinali attraverso la promulgazione di un decreto pontificio.

L’evento celebrativo è stato presieduto dal Capo Cerimoniale Vaticano e Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, l’Arcivescovo cattolico Diego Giovanni Ravelli, alla presenza altresì dell’Ordinario Militare per l’Italia, l’Arcivescovo Gian Franco Saba, e del Prefetto dell'Archivio Apostolico vaticano, Padre Rocco Ronzani. Tra le Autorità civili il Procuratore Aggiunto di Roma, Dott. Giovanni Conzo.

Le indagini, condotte dai Carabinieri TPC sotto la direzione della Procura di Roma, hanno permesso di accertare come nel maggio scorso un antiquario di settore aveva richiesto un attestato di libera circolazione all’ “Ufficio Esportazione oggetti d’antichità e d’arte” della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma per un volume composto da 48 pagine, databile al XIX secolo, con al centro delle due copertine lo stemma papale di Papa Gregorio XVI.

L’opera veniva immediatamente segnalata dalla citata Soprintendenza all’Archivio Apostolico Vaticano che ne dichiarava l’appartenenza certa e indubbia all’Archivio storico dei Cerimonieri Pontifici. Il meticoloso studio condotto sul tomo ha dimostrato che il prezioso libro, oltre che per i suoi caratteri estrinseci, era riconoscibile anche per la presenza di una precisa segnatura archivistica dorata sul frontespizio “F. 71.”.

Gli accertamenti eseguiti dai Carabinieri TPC hanno rivelato come il trafugamento del prezioso libro fosse avvenuto prima del 1980. Infatti, il detentore del volume, convocato presso gli Uffici di Reparto Operativo TPC per essere sentito come persona in grado di riferire circostanze utili alle indagini, dichiarava che l’opera era nella sua disponibilità dagli inizi degli anni ‘80 in quanto faceva parte della collezione personale del padre, appassionato e collezionista di libri antichi. Nella circostanza il figlio consegnava anche la copia di un opuscolo a dimostrazione che l’antico volume era stato esposto nel 1988 in una esposizione in Albano (RM) dedicata al tema sulla “Rilegatura d’Arte Antica Pontificia”. Il possessore, avuto contezza della provenienza furtiva del bene e mostrando fin da subito ampia collaborazione alle attività investigative dei Carabinieri TPC, ha espressamente rinunciato al possesso del bene, dichiarando formalmente la volontà di restituirlo all’avente diritto qualora riconosciuto appartenente allo Stato Città del Vaticano.

Il bene veniva, pertanto, acquisito dai Carabinieri TPC e posto in visione al Dott. Luca Carboni, archivista e docente della Scuola Vaticana, già Segretario Generale presso l’Archivio Apostolico Vaticano, il quale dichiarava con assoluta certezza l’appartenenza dell’opera allo Stato Pontificio.

Anche il Prefetto dell’Archivio Apostolico del Vaticano, Padre Rocco Ronzani, confermava la provenienza dell’opera dagli ambienti dell’Archivio storico dei Cerimonieri Pontifici, tale che ne richiedeva formalmente la restituzione all’Ente di pertinenza, ai sensi dell’art. 9 della Legge sugli Archivi della Santa Sede, nota con il nome di “La cura Vigilantissima” datata 21.03.2005, attraverso la quale Papa Giovanni Paolo II, nelle sue lettere apostoliche, evidenziava la profonda attenzione dei Romani Pontefici nel conservare e tramandare alle future generazioni la memoria del Pontificato e dell'opera della Santa Sede, specie per ciò che riguarda i beni archivistici della Sede Apostolica.

In considerazione del tempo decorso dal periodo del trafugamento dell’antica opera, accertata altresì la buona fede del detentore che mostrava piena disponibilità alla restituzione del libro allo Stato Vaticano, i Carabinieri TPC informavano prontamente la Procura di Roma, che concedeva nulla osta alla restituzione del bene all’avente diritto, senza alcun deferimento di natura penale nei confronti del cittadino.

 

Hammamet – È stata una serata di musica, solidarietà e umanità quella andata in scena il 25 ottobre al Cine Teatro Hammamet Arts & Culture. Sul palco, il duo Bellamorèa, formato dai fratelli Emanuele e Francesco Bunetto, ha portato il concerto “Mediterraneo – Costruiamo ponti e non muri”, un evento promosso dall’Associazione A.I.M. – Associazione Italiani nel Mondo per sostenere un istituto che si occupa di persone con disabilità. La manifestazione, che ha visto la partecipazione delle autorità italiane e tunisine, ha rappresentato un momento di autentico incontro tra culture, nel segno del dialogo e della fratellanza mediterranea. L'iniziativa si inserisce nel più ampio percorso culturale di A. I. M., in collaborazione con il Centro Assistenza Italiani, che da anni lavora per rafforzare i legami tra l’Italia e le comunità italiane all’estero, diffondendo la lingua e le tradizioni del nostro Paese. L’intero ricavato della serata sarà devoluto a un istituto tunisino che si occupa di persone con disabilità, sotto la supervisione di un Comitato di Garanzia presieduto da una figura nota come “mamma coraggio”, una donna che ha scelto di vivere in Tunisia con i suoi cinque figli adottivi, tutti affetti da disabilità. La musica come ponte Bellamorèa – musicisti, insegnanti e cantautori pop world – hanno conquistato il pubblico con un repertorio intenso e variegato, che fonde radici mediterranee e sonorità moderne. Le loro canzoni raccontano l’inclusione, la libertà, la memoria, la lotta alla mafia e alle ingiustizie, temi che da anni accompagnano la loro carriera e i loro progetti educativi. Con Med World Tour hanno portato la cultura mediterranea in Europa, America, Asia e Africa, esibendosi in teatri, scuole e università, carceri e ospedali.
L’evento ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso e partecipe, formato da italiani, tunisini e tanti giovani che hanno condiviso applausi, emozioni e messaggi di pace. Nel buio del teatro, tra note e parole, il Mediterraneo ha ritrovato la sua voce: quella dei ponti che uniscono, non dei muri che dividono. Il segretario nazionale Giuseppe Garozzo ha ricordato l’impegno di A.I.M. a favore delle fasce più fragili: “A.I.M. nasce per sostenere gli italiani all’estero e per diffondere la cultura della solidarietà. Fare beneficenza fa bene al cuore - continua - un ringraziamento speciale è rivolto al dott. Nicola Carè, che ha creduto fortemente nel progetto, contribuendo alla sua realizzazione insieme ai volontari A.I.M. e alle autorità presenti.”
Il vicepresidente A.I.M. di Hammamet Ettore Minniti, ha sottolineato il valore dell’iniziativa: “Questa serata è nata per aiutare chi ha una disabilità, unendo lingua, musica e beneficenza. Fare del bene rende felici e ci ricorda che la solidarietà è la lingua più universale.” “Un evento che unisce musica, solidarietà e memoria nel nome dei valori che A.I.M. porta avanti ogni giorno: inclusione, impegno sociale e dialogo tra i popoli”, ha dichiarato Guido Vacca,
presidente nazionale di A.I.M. “Un grazie sincero a tutti coloro che hanno reso possibile questa serata, nel ricordo di Gabriella Incisa di CameCamerana e con il sostegno al centro EttafaoulHammamet.”
“Ad Hammamet abbiamo vissuto qualcosa di speciale”, raccontano i Bellamorèa. La musica è stata il nostro ponte tra storie e accenti diversi, trasformando la nostalgia in gratitudine e gioia condivisa”.

Parlando inglese ma usando solo parole greche, seguendo quindi l'esempio di Senofonte Zolotas, nel 1959 e del suo discorso dell'epoca, a Washington in occasione di una conferenza della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, il Ministro della Cultura Lina Mendoni riservò una sorpresa ai partecipanti all'evento, organizzato dalla Delegazione Permanente Greca dell'UNESCO nell'ambito dei lavori della 43esima Sessione Generale dell'organizzazione internazionale a Samarcanda.

La proclamazione della Giornata Internazionale della Lingua Greca da parte dell'UNESCO, che è stata fissata per il 9 febbraio, giorno della morte del nostro poeta nazionale Dionysios Solomos (1857), è stata l'occasione per questo evento, durante il quale la ministra ha concluso il suo intervento dando un esempio tangibile, attraverso l'uso di prestiti greci in inglese, della ricchezza e dinamica della lingua greca, il suo innegabile contributo alla terminologia scientifica globale e la sua capacità di permeare i concetti di base della scienza e della tecnologia. Un fatto che è stato particolarmente apprezzato dalla numerosa platea di ministri e da decine di ambasciatori-rappresentanti permanenti presso l'UNESCO.

È stata parlata e scritta incessantemente, per quasi quattro millenni, essendo la più antica lingua indoeuropea, con testimonianze scritte. Ha una solarità universale e con la sua lunga storia e la sua indiscutibile influenza sulla nascita e la diffusione della civiltà occidentale, è stata ed è per eccellenza un veicolo di contatto e interazione tra le culture dell'umanità", come ha detto la Ministra nel suo discorso di apertura per la lingua greca.

Il dinamismo ecumenico dei greci

Riferendosi alla sua influenza, ha ricordato che il greco era la lingua dell'epica omerica, delle elegie di Pindaro, delle tragedie di Euripide e delle commedie di Aristofane, la lingua della storiografia di Tucidide, dell'ontologia e dell'epistemologia di Platone, della logica e della metafisica di Aristotele. Ma anche la lingua della democrazia ateniese e delle sue istituzioni, così come quella del regno di Alessandro Magno, la lingua degli Evangelisti e il veicolo della predicazione dell'apostolo Paolo per poi imporsi come lingua dell'Impero bizantino e passare agli studiosi del Rinascimento.

Nel corso dei secoli, il greco si è inevitabilmente evoluto fino a finire con il comune greco moderno, che è costantemente e fruttuosamente alimentato dalle sue forme più antiche", ha aggiunto il ministro. "Naturalmente, non parliamo la lingua di Omero, né di Sofocle. Tuttavia, il dialetto attico, che si è evoluto nella lingua ellenistica, la lingua franca del suo tempo, è la base del greco moderno. Il dinamismo ecumenico del greco è, dopo tutto, una realtà storica tangibile".

Custodi dell'attrattiva universale

E tutto questo, perché "Lo splendore del greco risiede nel suo consolidarsi come veicolo ideale per l'espressione e l'incarnazione dei prodotti dell'intelletto umano.

Nelle scienze, nelle lettere e nelle conquiste della tecnologia, la lingua greca ha una posizione dominante, in quanto ha prestato non solo termini e parole, ma si è anche posta come sfondo per l'organizzazione e la sistematizzazione ottimale di idee, ipotesi e teorie, ma anche come strumento per la loro verifica e applicazione pratica" ha concluso la signora Mendoni, dando lo stigma attuale:

«"I greci di oggi– ha detto – siamo orgogliosi della lingua ''che ci hanno dato il greco'', come ha scritto il poeta premio Nobel Odysseas Elytis. Siamo orgogliosi, perché la lingua greca non ci appartiene esclusivamente come lingua madre. Siamo i custodi del suo fascino universale".

 

 

 

 

A Città di Castello da venerdì, 31 ottobre a domenica 2 novembre gusto e passione, sperimentazione e innovazione, cultura e tradizione saranno i protagonisti del “Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato”, 45esima edizione. La “capitale” del tartufo dove nasce una trifola su tre in Italia, con oltre  1.750 cavatori, “tartufai”, uomini e donne di tutte le età e più di 3.000 cani al seguito, sono il simbolo vivente e vincente di un’attività di ricerca dichiarata patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. Tartufo bianco “che passione”. C’è un posto unico dove è possibile scoprire ogni segreto del tartufo bianco, la prelibata e profumata “trifola”, assaggiarlo in tutti i modi e acquistarlo, conoscere chi lo cerca nei boschi e chi lo esalta in cucina, lo confeziona e lo porta sulle tavole di tutto il mondo, parlare con chi lo vive e lo racconta come una tradizione che è parte delle proprie radici profonde. In Italia questo luogo è Città di Castello e comprensorio, territorio a nord dell’Umbria, dove da ottobre a dicembre nasce una trifola su tre in Italia e dove sono il simbolo vivente e vincente di un’attività di ricerca dichiarata patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. Qui, nel cuore d’Italia da venerdì 31 ottobre a domenica 2 novembre, gusto e passione, sperimentazione e innovazione, cultura e tradizione saranno i protagonisti del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, la manifestazione con cui il comune, con la regione ed il patrocinio della Camera di Commercio dell’Umbria, nel segno delle novità e delle sorprese, proietterà nel futuro la storiadedica da 45 anni al “tubero” più famoso e desiderato. Piazze e giardini incorniciati dalle dimore custodi delle opere dei maestri del rinascimento e della contemporaneità, Raffaello Sanzio, Luca Signorelli e Alberto Burri, saranno i punti cardinali sulla bussola di buongustai e curiosi. “Nessun luogo come Città di Castello parla del tartufo e qui, dove la trifola è un’eccellenza e non una rarità come altrove, perché è abbondante, la nostra ambizione è di raccontare ed esaltare il suo legame con la terra, il valore aggiunto inimitabile di una storia, di una tradizione, di esperienze che lo rendono unico e desiderato in tutto il mondo” hanno spiegato l’assessore al Commercio e al Turismo, Letizia Guerri, il Presidente dell’Ente Fiera Nazionale Bianco Pregiato, Lazzaro Bogliari ed il direttore della Associazione Nazionale “Città del Tartufo”, Antonella Brancadoro, assieme a rappresentanti istituzionali e dirigenti regionali e territoriali, fra cui, Letizia Michelini, consigliera regionale, Manuela Margutti, responsabile sezione tartufi e funghi dell’Agenzia Forestale Regionale, presentando in conferenza stampa il “45° Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato”, in una location suggestiva, Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, una fra le più belle dimore rinascimentali del centro-Italia che si affaccia in un parco plurisecolare. “L’edizione 2025 del tartufo bianco pregiato racconterà come a Città di Castello il tartufo sia un’esperienza autentica da vivere tutto l’anno. Un programma caratterizzato da un’offerta qualitativa e tecnica sempre più elevata, un racconto collettivo di quanto il tartufo per Città di Castello e per l’Alta Valle del Tevere sia socialità, cultura, tradizione, innovazione ed economia”, hanno concluso Guerri, Bogliari e Brancadoro. Città di Castello è davvero la capitale del tartufo a suon di record e tutto l’anno si respira il profumo di questo prelibato prodotto simbolo del territorio che lo si può apprezzare in ogni stagione a tavola. Statistiche e ricerche degli ultimi anni confermano questo primato a partire dall’incidenza dei “cavatori” in possesso di regolare tesserino rispetto agli abitanti: Città di Castello da qualche anno si piazza al secondo posto a livello nazionale dietro a Forlì.  E la presenza dei tartufai è in continua crescita tanto che nel corso del 2025, Afor (Agenzia Forestale Regionale) ha rilasciato 50 nuovi tesserini. Ci sono i veterani del “vanghino”, capitanati dal presidente dell’Associazione Tartufai Alto Tevere (fondata nel 1986), Andrea Canuti. E i prezzi? La solita domanda che ricorre. “I prezzi come sempre li fa incrocio della domanda e offerta ma possiamo dire che ci stiamo assestando su cifre al chilo inferiori agli scorsi anni, che oscillano da 1500 a 3500 euro per le pezzature uniche e migliori del tartufo bianco, la nostra trifola che non teme confronti. Su prezzi inferiori il nero uncinato anch’esso assai prelibato. Una tendenza che potrebbe ancora scendere se la stagione ed il clima saranno favorevoli alla raccolta”, ha sottolineato il Presidente regionale del settore agroalimentare della CNA, Giuliano Martinelli, noto imprenditore del settore affiancato da tutti i suoi colleghi che saranno i protagonisti della rassegna nazionale e attori importanti della “filiera”. L'Umbria è sempre stata terra di tartufi. Con l’avvento del Medioevo l’interesse verso il tartufo diminuì notevolmente, perchè si credeva che fosse velenoso o che un cibo delle streghe. Durante il Rinascimento, con l'affermarsi della cultura del gusto e dell'arte culinaria, fu rivalutato fino a essere considerato protagonista nella cucina dei signori dell’epoca. Nel 1564 il medico umbro Alfonso Ceccarelli scrisse la prima monografia sul tartufo, l'"Opusculum de Tuberibus" (ripubblicata a cura di Arnaldo Picuti e Antonio Carlo Ponti) in cui raccolse i contributi di naturalisti greci e romani e diverse curiosità storiche. Un prodotto così prezioso e prelibato e ricercato nei secoli tanto da meritarsi un piccolo museo, originale nel suo genere che nasce nel 2002 dalla passione di Saverio Bianconi, tartufaio e imprenditore del settore, appassionato cultore delle tradizioni e della storia della “filiera”. Una sala nella quale ha raccolto oltre 200 pezzi, compresi testi scritti, che riassumono l'universo del tartufo e dei tartufai; una raccolta privata, che contiene le spiegazioni sui vari tipi di tartufo, sui luoghi nei quali nasce e anche gli oggetti che ruotano attorno al tubero, vedi i vanghini per la raccolta e le bilance di precisione per pesarlo. Pierluigi Manfroni, maestro indiscusso nella preparazione di piatti “leggendari” a base di trifola e tartufo nero tutto l’anno: “il tartufo è un prodotto eccezionale che madre natura c’ha regalato e va trattato con cura ed abbinato a piatti semplici in grado di esaltarne il profumo e la prelibatezza. Ottimo con l’uovo o sulle tagliatelle lavorate a mano,  sugli gnocchi con patate di Pietralunga e sul pane tostato quello umbro “sciapo” con un filo di olio extra vergine d’oliva delle nostre splendide regioni” fatte meravigliosamente da “Giuseppa” Valenti, magnifica 87enne e Franca e Gloria Cestelli, mamma e figlia, custodi della tradizione di Città di Castello. 

Pubblicità laterale

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI