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Lunedì, 24 Gennaio 2022

Esperti da tutto il mondo a confronto su bene comune ed economia

Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha organizzato nei giorni scorsi in Vaticano un Seminario di Alto Livello sul bene comune globale alla presenza di personalità di fama mondiale dell’economia e della finanza (oltre sessanta tra Premi Nobel, come il bengalese Muhammad Yunus, Direttori di Banche Centrali e ONG, Amministratori Delegati di Aziende, Professori ed esperti accademici). L’iniziativa (dal titolo “The global common good: towards a more inclusive economy”), svoltasi all’interno dei locali della Pontificia Accademia delle Scienze e durata per due giorni mirava a riunire alcuni dei più importanti leader economici mondiali del momento per un confronto serrato – a partire dalla denuncia della “cultura dello scarto” fatta da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium – sulle modalità pratiche e operative da mettere in atto per potere realizzare le condizioni favorevoli alla creazione di un sistema economico finalmente più inclusivo e solidale. Due i punti-cardine posti al centro dell’iniziativa: l’implementazione, giuridica e concreta, del rispetto della dignità della persona umana a livello internazionale e quella della cultura del dono come gratuità, concetti certamente cari in modo particolare ai credenti ma ampiamente condivisibili nei loro fondamenti anche da non credenti e persone di altre religioni. Obiettivo del seminario era anche quello di mettere a tema la questione della povertà globale per cui attualmente, dati alla mano, più didue miliardi di persone vivono in condizioni di indigenza assolutamente drammatiche con meno di due dollari al giorno. Se il giudizio di merito sulle dinamiche del libero mercato in quanto tale – sulla base delle stesse encicliche pontificie e della Dottrina sociale – si conferma non pregiudizialmente ostile, resta però pure vero che bene comune e disponibilità all’inclusività sociale dei più disagiati continuano a essere per tanti, troppi protagonisti ed operatori del settore concetti astratti e poco ‘praticati’, per utilizzare un eufemismo. Il Presidente del dicastero vaticano, il cardinale Peter Turkson, ha sottolineato infatti nell’occasione la necessità di tornare a riconsiderare con urgenza a livello globale il “carattere morale e l’impatto sociale delle [nostre] scelte economiche”, troppe volte trascurati nel recente passato (cd. ‘riduzionismo antropologico ed etico’) sulla base di ristretti interessi particolari di lobby o privati.Per farlo,occorre anzitutto ri-centrare le notevoli distorsioni che spesso si rinvengono nell’attuale paradigma socio-economico dominante e che hanno portato a quella globalizzazione dell’indifferenza stigmatizzata già da Papa Francesco: muovere il denaro è un mezzo e servire l’uomo è il fine, non il contrario.Decisiva quindi – insieme ed oltre alle eventuali riforme strutturali da porre in essere – è ancora una volta la conversione del cuore, o almeno la disponibilità a coltivare onestamente la virtù, e fare spazio alla carità concreta nell’agire sociale di ogni giorno.

Intervenendo al Seminario sabato 12 luglio lo ha messo in luce anche il Pontefice, con queste significative parole: “quando l’uomo non è al centro, c’è un’altra cosa al centro e l’uomo è al servizio di quest’altra cosa. L’idea è quindi salvare l’uomo, nel senso che torni al centro: al centro della società, al centro dei pensieri, al centro della riflessione. Portare l’uomo, un’altra volta, al centro. E questo è un bel lavoro, e voi lo fate. Vi ringrazio per questo lavoro. Voi studiate, fate riflessioni, fate questi convegni per questo, perché l’uomo non sia scartato. Si scartano i bambini, perché il livello di natalità – almeno qui in Europa – tutti lo conosciamo; si scartano gli anziani, perché non servono. E adesso? Si scarta tutta una generazione di giovani, e questo è gravissimo! Ho visto una cifra: 75 milioni di giovani, sotto i 25 anni, senza lavoro. I giovani “né - né”: né studiano, né lavorano. Non studiano perché non hanno possibilità, non lavorano perché non c’è lavoro. E’ un altro scarto! Quale sarà il prossimo scarto? Fermiamoci in tempo, per favore!”.L’analisi impietosa, come si vede, è quindi organica e va affrontata nel suo insieme: parlando di bambini scartati il Papa fa evidentemente riferimento all’aborto legalizzato e alla fecondazione artificiale, parlando di anziani scartati è altrettanto chiaro il riferimento all’eutanasia (in Inghilterra il Parlamento tra l’altro ne discute proprio mentre scriviamo) e al suicidio assistito, parlando di giovani scartati è infine palese il riferimento alle politiche di tagli generalizzati all’istruzione e all’occupazione che danno luogo a un esclusione sociale di massa – nel presente e anche nell’immediato futuro – per intere giovani generazioni su larga scala.E’ strategico allora comprendere che le questioni sono interdipendenti (il campo della bioetica non riguarda solamente i medici come la salute dell’occupazione non riguarda solo i giuslavoristi) e s’influenzano anzi a vicenda. Da questo punto di vista il Segretario del Pontificio Consiglio Mario Toso – rimandando alla peculiarità cristiana della Dottrina sociale – ha suggerito agli esperti presenti di evidenziare maggiormente l’apporto delle “relazioni interpersonali e comunitarie” come elemento-chiave per “il successo e la fertilità della vita economica e sociale”. In effetti, ha osservato il presule salesiano, “variconosciuto che se i grandi innovatori di oggi (si pensi agli inventori dei socialnetwork) hanno compreso benissimo l’importanza dei beni relazionali, il pensierosocioeconomico fatica molto ad afferrarne compiutamente la portata e le conseguenzesia per i mercati sia per lo sviluppo sostenibile ed inclusivo dei Paese”.

Insomma, nella crisi globale attuale, per i Paesi ricchi come per i più poveri “la soluzione non pare possa essere trovata nella radicalizzazione dell'economiapubblica contro un’economia privata, o del neo-statalismo contro il neo-liberismo,ma in una sana fioritura di quelle forme di organizzazione che caratterizzanoun’economia moderna con un’imprenditorialità plurivalente, orientatademocraticamente verso il bene comune, mediante la logica della partecipazione e deldono, nel quadro della giustizia sociale”.Il che vuol dire in definitiva, contro le pretese delle nuove consorterie tecnocratiche, più spazio alla società civile e quindi anche alla partecipazione dal basso, economica come politica, perché non va dimenticato – come ha aggiunto lo stesso Toso in un’altra dichiarazione rilasciata a margine della due-giorni – che la crisi in Occidente è stata determinata anche dai grandi spazi vuoti lasciati drammaticamente dalla politica e occupati progressivamente dalla finanza più spregiudicata e spesso legata ad azioni meramente speculative, messe magari in atto con una certa disinvoltura a livello virtuale ma poi con effetti sociali concretissimi e ben piùche reali.

Per ulteriori approfondimenti parte della documentazione è disponibile sul sito del dicastero:

http://www.iustitiaetpax.va/content/giustiziaepace/it/archivio/news/2014/comunicato-stampa---seminario-di-alto-livello-in-vaticano-organi1.html

 

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