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Giovedì, 25 Aprile 2019

TAV, l'UE minaccia il blocco dei fondi in caso di ritardi

Il Carroccio vorrebbe concludere la Torino-Lione, i grillini no, e sul piatto finisce anche l'autorizzazione a procedere per il ministro Salvini. Di Maio e il leghista assicurano che non ci sarà "nessuno scambio" e il governo "va avanti per le cose su cui siamo d'accordo". Ma le tensioni crescono. 

Ieri Salvini aveva fatto sapere al collega vicepremier di non trovarsi "al mercato", dunque il M5S non potrà scambiare lo stop alla Tav con il blocco al processo sulla Diciotti. Poi dall'Abruzzo aveva ribadito di preferire la conclusione di "un buco che è stato iniziato" anziché spendere soldi "per fermarsi". Ma Di Maio "tira dritto", chiede al titolare del Viminale di "non spingere su questi temi", mentre Fico ribadisce il suo "no" e Di Battista insulta l'alleato ("Non rompa o torni dal Cav"). Le distanze sono evidenti. 

«Se fossi in Conte chiamerei i due vicepremier e direi loro di togliere 2 miliardi l’uno e due l’altro. Se nessuno dei due volesse arretrare mi dimetterei e denuncerei all’opinione pubblica chi non vuole arretrare». Così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, conclude a Torino l’incontro delle categorie produttive a sostegno della Tav. E ai vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, invia una «promessa» e un «consiglio». «La promessa per Di Maio è che se ci convoca tutti e 12 non lo contaminiamo, il consiglio a Salvini, che ha preso molti voti al nord, di preoccuparsi dello spread perché le imprese se ne preoccupano e il contributo al premier è che questa manovra vale 41 miliardi di cui 18 per pensioni e reddito di cittadinanza. Per quattro miliardi appena evitiamo la procedura di infrazione», conclude.

«Se siamo qui significa che siamo a un punto quasi limite di pazienza». Così il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine della manifestazione ’Infrastrutture per lo sviluppo, Tav, l’Italia in Europà che vede riuniti alle Ogr di Torino 12 associazioni in rappresentanza di industriali, artigiani, commercianti, cooperative per un totale di circa 3000 persone. «Se siamo qui qualcuno si dovrebbe chiedere perché - ha aggiunto Boccia - la politica è una cosa troppo importante per lasciarla solo ai politici. Noi stiamo facendo proposte di politica economica per evitare danni al Paese. Lo stiamo facendo con una logica di rispetto delle istituzioni, certo che se qualche ministro quando gli facciamo una proposta ci chiede una mail, ci costringe a fare operazioni come questa di Torino. Il problema evidentemente - ha concluso il leader degli industriali - non siamo noi». E Confindustria ha avuto parole di fuoco anche per la manovra economica in via di approvazione. «Noi siamo contro questa manovra - ha detto il presidente Boccia - Non ha nulla di crescita, non ha un impatto sull’economia reale. Occorre un equilibrio tra le ragioni del consenso e quelle dello sviluppo».

Non possiamo escludere, se ci sono ritardi prolungati, di dover chiedere all'Italia i contributi già versati" per la Tav, oltre al "rischio che, se i fondi non sono impiegati, possano essere allocati ad altri progetti" europei. Lo ha ricordato un portavoce della Commissione Ue, ribadendo la posizione sulle incertezze che gravano sulla realizzazione della Torino-Lione. "La attuale analisi costi-benefici" su cui lavora il governo italiano "non è stata richiesta dalla Commissione", ha detto il portavoce, ricordando che già era stata presentata nel 2015.

"Dobbiamo stare attenti ai ritardi che già ci sono a causa della sospensione degli appalti", ha detto il portavoce, ricordando che sono 813,8 milioni di euro i fondi Ue approvati e stanziati per la Tav. Finora Bruxelles non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da parte di Roma.

Negli ultimi giorni il governo è andato avanti sui binari dello scontro proprio sulla fattibilità dell'opera. Dal un lato la Lega che chiede a gran voce con Salvini di andare avanti e il Movimento Cinque Stelle che invece chiede uno stop ai lavori. Ma adesso ad accendere ulteriormente lo scontro è l'Unione Europea che minaccia il blocco dei fondi in caso di ritardi sul proseguimento dell'opera e chiede anche la restituzione di quanto già versato: "Non possiamo escludere che, in caso di ritardi prolungati dei lavori della Tav Torino-Lione dovremo chiedere all'Italia di restituire i contributi già versati". Ad affermarlo, come sottolinea l'Adnkronos, è il portavoce alla Commissione Europea. Di fatto per la Tav sono già stati approvati i cofinanaziamenti per 813,8 mln di euro. Con ulteriori ritardi sul proseguimento dei lavori, i fondi che non si riesce ad impiegare in Italia vengano riallocati ad altri progetti della rete Ten-T, fuori dal nostro Paese.

"Il Grant Agreement, l'accordo di finanziamento, può anche essere rivisto, ma occorre che il governo prenda una decisione: a giugno ci sarà una valutazione di tutti i progetti Cef (Connecting Europe Facility) e, se l'Italia non vuole perdere i fondi, è bene che una decisione venga presa per tempo, prima di quella scadenza", sottolineano sempre fonti di Bruxelles. Infine l'Ue fa sapere che il progetto si potrebbe anche cambiare, ma di certo un piano di modifiche potrebbe essere piuttosto "laborioso".

Scontro aperto da alcuni giorni sul tema della Tav. In campo nuovamente oggi Matteo alvini e Luigi Di Maio. «Voglio risolvere i problemi e finire le opere lasciate a metà. Se costa di più fermare un'opera e tornare indietro, che finirla e andare avanti togliendo tir dalle strade, inquinamento dall'aria e aiutando imprenditori e pendolari non capisco perché bisogna fermarsi. Di Maio dice che finché è al governo non si farà? Mi spieghi perché. Non ci sono tifosi del sì e del no. Mi spieghi perché, numeri alla mano, è sconveniente usare treni veloci che ci collegano al resto del mondo risparmiando inquinamento e risparmiando quattrini». Così Matteo Salvini al Gr1 Rai Radio1 sul no M5S alla Tav.

«Il mio tono è quello del pragmatismo in una intervista al messaggero . Si può risparmiare un miliardo tramite alcune modifiche e si può rivedere in questo senso il progetto, come dice il Contratto di governo, e non vedo grandi problemi. Non solo si va avanti con la Tav. Ma in una fase di rallentamento generale dell’economia, dalla Cina alla Germania, dobbiamo rilanciare con un grande piano di opere pubbliche, in cui rientra la Tav insieme all’apertura e allo sviluppo di 400 progetti, da Nord a Sud. In queste ore è bloccato il Brennero, e se già ci fosse la terza corsia dell’autostrada, che noi faremo, non lo sarebbe. Accelerare e rilanciare sulle infrastrutture è fondamentale. E per farlo, vanno dimezzati i tempi burocratici che servono per le realizzazioni

«Ma figuriamoci. Nessuno stop. Un conto sono le parole, un conto sono i fatti. L’intesa si trova sempre. Così è stato in questi otto mesi. E sarà così anche stavolta. Siamo abituati a trattare e a portare a casa il risultato, e infatti la maggioranza degli italiani è dalla nostra parte. Se le faccio vedere il mio telefonino, lo troverà intasato di messaggi dei cittadini che ci fanno i complimenti per Quota 100, e sono passati appena cinque giorni dal decreto».

Luigi Di Maio risponde a Salvini sulla tenuta del governo e sulla Tav. «Secondo me in questo momento è intelligente andare avanti. C' è tanto da fare, lavoriamo sulle cose su cui siamo d' accordo e mettiamo un attimo da parte quelle su cui non siamo d' accordo», ha detto a Pomigliano (Napoli) ai cronisti.

«Ci sono tante opere da fare - ha spiegato Di Maio - come l' Asti - Cuneo, la Tav Roma- Pescara, ci sono opere da fare in provincia di Verona, Mantova, c'è da fare una Tav Catania- Palermo, la Roma-Matera che ci colleghi con la capitale della cultura 2019. Oggi presento la prima card nella storia della Repubblica per il reddito di cittadinanza, ci saranno tanti cittadini che aderiranno a quota 100, quest' anno dobbiamo tagliare 345 parlamentari e dobbiamo abbassare le tasse ancora di più alle Imprese». «Io credo molto - ha concluso il vicepremier - nel fatto che poi alla fine si riesca sempre ad andare avanti perchè siamo persone ragionevoli e perchè sappiamo che se fallisce questo governo tornano quelli di prima, quelli della Fornero e del Job' s Act». Danilo Toninelli, intervenendo a 'Coffee break' su La7. Toninelli ha anche aggiunto che se l'opera non si dovesse fare «i soldi non si perderanno», ma non ha risposto sul tema delle eventuali penali.

Anche la questione giustizia porta consensi al ministro all'Interno un po’ come quando, solo dal 1994, la magistratura si interessa a Silvio Berlusconi perché in politica e gli italiani lo votavano a prescindere. Lo votavano perché incarnava il nuovo e scettici dell'azione giudiziaria contro il Cavaliere per niente attenzionato dal 1992 (anno di inizio della “politica giudiziaria”) al giorno in cui decise, 25 anni fa, di scendere in campo.

Salvini ha capito anche questo forte dei numeri dei sondaggi e delle piazze. Il sondaggio di Demos & Pi e Demetra certifica l’ascesa leghista. Se i Cinque Stelle undici mesi fa sono sopra il 32, oggi sono sotto il 25 (24.9%) mentre la Lega è a pochi decimi dal raddoppio registrando il 33.7%. I Democratici al 18.2, Forza Italia al 9.4%, Fratelli d’Italia al 3.3, Più Europa al 3, Liberi ed Uguali al 2.8, altri al 4.7%.

Ma non sono solo i numeri per il partito a far fare il "Fico" a Salvini, dalla sua anche la consapevolezza di esser visto come il vero uomo forte d’Italia. È il più gradito agli italiani anche se a pari merito con il premier Giuseppe Conte, ma questo non ha un partito alle spalle, staccando Luigi Di Maio ed ancor di più il possibile futuro leader grillino, Di Battista. Infatti il 60% degli italiani gradiscono il leader leghista contro solo un 38% di connazionali che guardano con piacere all'ex viaggiatore grillino. Così come alla domanda di chi sia il leader dell’attuale esecutivo per il 56% lo è Matteo, per il 22 Conte e solo il 9% pensa a Gigino.

Su Rai Radio 1, di buon mattino, è Salvini a riaccendere la miccia delle polemiche interne alla maggioranza. "Voglio risolvere i problemi e finire le opere lasciate a metà - dice il leghista - Se costa più fermare un'opera e tornare indietro che finirla e andare avanti togliendo Tir dalle strade, inquinamento dall'aria e aiutando imprenditori e pendolari, non capisco perché bisogna fermarsi". Poi si rivolge a Di Maio e gli chiede di spiegare le motivazioni "numeri alla mano" che lo spingono a promettere a elettori e italiani il blocco dell'alta velocità. "Non ci sono tifosi del sì e del no - punge Salvini - Mi spieghi perché è sconveniente usare treni veloci che ci collegano al resto del mondo risparmiando inquinamento e risparmiando quattrini".

Sullo sfondo resta quella relazione costi-benefici che il ministero di Toninelli dovrebbe pubblicare (prima o poi). Dal Mit nei giorni hanno fatto trapelare le conclusioni "negative", guarda caso proprio quando dalla Lega erano partiti gli assalti in favore dell'opera. Solo quando sarà resa interamente pubblica, allora esploderà il vero scontro Lega-M5S: Salvini s'impunterà per concludere il progetto con piccole "modifiche"; i grillini invece faranno di tutto per imporre uno stop totale. "Questo Governo deve andare avanti per realizzare le cose su cui siamo d'accordo e non pensare a quelle su cui non lo siamo", getta acqua sul fuoco Di Maio. Finché la relazione rimarrà nel cassetto i litigi resteranno circoscritti. Poi saranno guai.

 

 

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