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È morta Fabirizia Di Lorenzo

E' morta Fabirizia Di Lorenzo, la ragazza italiana che risultava dispersa dopo la strage di Berlino del 20 dicembre. "L'Italia ricorda Fabrizia Di Lorenzo, cittadina esemplare uccisa dai terroristi. Il Paese si unisce commosso al dolore della famiglia", scrive su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dopo la conferma della morte della giovane italiana a Berlino.

"La notizia della identificazione di Fabrizia Di Lorenzo tra le vittime della strage di Berlino conferma i peggiori timori dei giorni scorsi. Il dolore per la sua morte è grande. Ancora una volta una nostra giovane connazionale rimane, all'estero, vittima della insensata ed esecrabile violenza del terrorismo. Esprimo ai genitori e al fratello di Fabrizia la solidarietà e la vicinanza di tutto il nostro Paese": lo afferma in una nota il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Hanno visto la morte in faccia, un'esperienza terribile nei giorni in cui erano spensierati e gioiosi per una vacanza a Berlino per festeggiare l'anniversario di nozze e il compleanno. Lo racconta ancora con trepidazione alle agenzie di stampa Italiane Giuseppe La Grassa, 34 anni, palermitano, rimasto ferito al volto nell'attentato della città tedesca dove si trovava con la moglie Elisabetta Ragno: ''Siamo miracolati. Ho sentito il rombo del tir e ho capito che stava accadendo qualcosa di grave. La morte ci ha sfiorato''.

Ieri sera con un volo da Roma siamo arrivati a Palermo. Oggi mi volevano operare, ma ho alcune cose da sistemare per la mia attività, così ho rimandato l'intervento ai prossimi giorni". La moglie, Elisabetta Ragno, è originaria di Milazzo, ma anche lei vive a Palermo. La Grassa gestisce l'associazione di animazione Whoop ed è presidente di Assocultura di Confcommercio. "Mia moglie è viva per miracolo - dice l'uomo - Stava per prendere un panino, ma si era un attimo attardata. E' stata superata da una ragazza. La ragazza è morta investita dal camion. Io sono stato colpito dalla parte posteriore del mezzo dopo che aveva finito la sua corsa contro le strutture in legno.

Come si è visto nelle immagini che hanno fatto il giro del mondo. L'atmosfera era tranquillissima. Noi avevano l'albergo vicino al mercatino. Stavamo rientrando. Mi ricordo della forte accelerazione, del tir finito contro le capannine. Poi ho cercato mia moglie, l'ho trovata e siamo fuggiti''. "I tedeschi sono stati molto gentili e premurosi - ha concluso - Ci hanno assistito anche con un sostegno psicologico.

In ospedale era tutto molto efficiente. Volevano operarmi ma per motivi di lavoro ho deciso di fare l'intervento a Palermo. In ospedale mi hanno tenuto sotto osservazione per una notte poi sono stato dimesso per tornare a Palermo. Ora dobbiamo cercare di dimenticare - aggiunge - cercare di buttarci alle spalle questa vicenda fare sì che resti solo un ricordo". 

Anis Amri è stato 4 anni in carcere in Italia ed era considerato una persona molto violenta. Dopo aver scontato la pena ha ricevuto un provvedimento di espulsione dal nostro paese. Provvedimento che, però, non è andato a buon fine perché le autorità tunisine non hanno effettuato la procedura di riconoscimento nei tempi previsti dalla legge. Lo si apprende da fonti investigative secondo le quali l'uomo ha successivamente lasciato l'Italia per la Germania.

Anis Amri, l'unico sospetto della strage che lunedì sera ha provocato almeno 12 morti e decine di feriti, al volante di un tir lanciato sulla folla, a due passi dalla Chiesa del Ricordo, "si era forse radicalizzato nel carcere italiano dopo che aveva lasciato la Tunisia", ha detto alla Bild Abdelkader Amri, uno dei suoi fratelli rintracciato in Tunisia. "Se sarà provato che era coinvolto, non farà più parte della nostra famiglia", ha aggiunto. Anche l'Ap è riuscita a mettersi in contatto con un fratello di Anis Amri che gli ha lanciato un appello: "Lo invito a consegnarsi alla polizia".

Secondo fonti di polizia, citate dalla stampa tedesca e britannica, Anis., i cui documenti sono stati ritrovati sul tir della morte, si è impadronito del camion dopo una colluttazione con l'autista polacco del mezzo, Lukasz Urban, 37 anni, morto da eroe tentando di neutralizzare invano il killer. Anis, secondo la Sueddeutsche Zeitung, era arrivato in Italia nel 2012 ed ha poi raggiunto la Germania nel 2015. E' stato quindi "fermato dalla polizia ad agosto con un falso documento d'identità italiano a Friedrichshafen", località sul lago di Costanza, al confine con la Svizzera. In quel momento risultava registrato in un centro per richiedenti asilo a Emmerich sul Reno, nell'area di Kleve, al confine con l'Olanda, ma poi il domicilio era stato cancellato dalle autorità. Il giovane, recentemente radicalizzato, avrebbe utilizzato "almeno 12 nomi falsi" tra cui anche "un nome egiziano", secondo la tv N24.

 

 

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