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Sabato, 11 Luglio 2020

Coronavirus: l'Europa si è disciolta come neve

Quando Mario Draghi lanciò il quantitative easing si mise a iniettare sul mercato 60 miliardi di euro al mese. E, quando si accorse che ancora non bastava, decise di alzare la cifra a 80 miliardi. Grazie a questo intervento, che fu presto ribattezzato “bazooka”, le economie dell’Unione europea riuscirono presto a rialzare la testa da una crisi economica, quella del debito sovrano esplosa dopo la bolla dei subprime negli Stati Uniti, che stava mordendo l’intero sistema con violenza. Oggi la linea della Bce è drammaticamente cambiata. E con Christine Lagarde alla guida sembra più allinearsi alla totale inadeguatezza che gli organi europei ci hanno abituati in tutti questi anni.

Laureata in giurisprudenza, avvocato, donna d’affari, ministro dell’economia in Francia, direttore generale del Fondo monetario internazionale e ora presidente della Banca centrale europea. Non si può dire che Christine Lagarde non abbia fatto carriera. La sua nomina ai vertici dell’Eurotower, ratificata al termine di una lunga trattativa tra i capi di Stato e di governo dell’Unione europea insieme a quella di Ursula von der Leyen alla Commissione, Charles Michel al Consiglio e Joseph Borrell come Alto rappresentante della politica estera dell’Ue, è senza dubbio la più importante. E al tempo stesso la più delicata, dato il ruolo che l’Eurotower ha nel mantenimento della stabilità dei prezzi in Europa e soprattutto nel sostegno dato agli Stati membri più in difficoltà nel rifinanziamento dei propri debiti, in primis l’Italia. Un percorso, il suo, certo non privo di ombre.  

In primo luogo, il suo pugno di ferro nei confronti della Grecia attraverso la Troika che, per stessa ammissione del Fondo Monetario Internazionale, è stato un autentico fallimento. “La fiducia nel mercato non è stata ripristinata, il sistema bancario ha perso il 30% dei suoi depositi e l’economia ha registrato una recessione molto più profonda del previsto con una disoccupazione eccezionalmente elevata” riporta un rapporto del 2015. Ma il dato di fatto è che le misure di austerità promosse dalla Troika – e avvallate da Lagarde – hanno devastato la Grecia: come ricorda Mauro Indelicato su InsideOver il Paese fa i conti con sanità al collasso, istruzione non più garantita, tasso di suicidi aumentato del 40%, numero dei senzatetto quadruplicato dal 2008 al 2016. È lo specchio di un paese devastato, colpito, con una società che vive un momento paragonabile a quello del periodo bellico. In poche parole, un Paese in ginocchio.  

Cosi l'Europa si è disciolta come neve al sole alla prima avvisaglia di un'emergenza neanche nazionale, ma globale. E anzi, quello che appare sempre più evidente, è che anche chi ha per anni parlato di unità, compassione e problemi comuni, si è invece riversato nel peggiore degli egoismi.

"La pandemia è controllabile" se i diversi Paesi "non mollano", è tornato a ripetere l'Oms, spronando i governi a prendere misure sempre più drastiche per non doversi "ritrovare con un problema più grande". Ma mentre la Cina ha superato il picco e sta ormai rallentando la corsa dei contagi (ieri solo 15 in più e il 77% dei guariti), in Europa - nonostante gli appelli della Commissaria europea per la Salute Stella Kyriakides al coordinamento e a "un'aggressiva azione di contenimento" - ogni Stato continua ad andare in ordine sparso.

L'Europa alle prese con la pandemia sembra perdere uno dei suoi pilastri: la libera circolazione. Confini che ricominciano a chiudersi, frontiere sempre più difficili da oltrepassare, lunghe code ai controlli, documenti e certificazioni. E' vero che il Trattato di Schengen prevede deroghe in caso di emergenza o di minaccia che ne consentono la sospensione fino a due mesi, ma è anche vero che dalla sua entrata in vigore - che a piccoli passi ha coinvolto 22 Paesi Ue - non si erano mai viste rialzarsi le barriere tra uno Stato e l'altro come in questi giorni.

Dalle prime settimane di emergenza coronavirus in Italia, il governo guidato da Giuseppe Conte ha chiesto una mano all'Unione europea. Risultato: non solo porte chiuse in faccia ma anche il finto sorriso di chi pensa che l'emergenza sia altrove. Tutte bugie: l'Europa sapeva e sa perfettamente che quello che sta avvenendo nel nostro Paese, con il numero di contagi che aumenta a livello esponenziale, è perfettamente in grado di replicarsi anche in altri Stati dell'Unione europea. La differenza è che hanno semplicemente finto, o meglio, barato. Spacciandolo come un problema italiano ma soprattutto imponendo restrizioni che hanno di fatto costretto il nostro Paese a rimanere sull'orlo del collasso sanitario.

La prova, incredibile, arriva da Startmag, che ha ricevuto una missiva della'azienda 3M, specializzata nella produzione di dispositivi di protezione sanitari, in cui si conferma che la ditta non potrà far fronte alla richiesta di nuovi camici chirurgici, mascherine protettive, occhiali e visiere perché la Germania, con una lettera dei primi di marzo, ha confermato le restrizioni sull'esportazione di prodotti essenziali per il sistema sanitario nazionale. Una scelta che ha condotto 3M a dire ai propri clienti che è impossibilitata a rispettare gli ordini e che sta facendo il possibile per cercare forniture altrove.

Il coronavirus accelera in tutta Europa, rispuntano i confini e molti Paesi cominciano a prendere esempio dall'Italia adottando misure più o meno drastiche. La Spagna, il secondo Paese europeo più colpito, conta 3.000 contagi e 84 morti, sono risultati positivi leader di Vox e un'altra ministra. Anche il La Francia segue da vicino, con 2.900 casi e 61 vittime: in un messaggio alla nazione in diretta tv, il presidente Emmanuel Macron ha annunciato la chiusura di tutte le scuole e università da lunedì "fino a nuovo ordine".

Il governo della Catalogna ha deciso di isolare quattro città nella provincia di Barcellona (Igualada, Vilanova del Camí, Santa Margarida Montbui e àdena) per un totale di 70mila persone dopo che un focolaio di coronavirus ha colpito l'ospedale di Igualda causando 3 morti e 49 contagi, tra cui 33 operatori sanitari. La misura è entrata in vigore alle 21 di giovedì e non si potrà entrare né uscire da queste località, mentre da oggi saranno chiuse le scuole della regione. Il governo del Belgio ha deciso di chiudere scuole, ristoranti, bar e caffé per contrastare la diffusione del coronavirus.

Lo ha annunciato la premier belga, Sophie Wilmes. Le scuole saranno chiuse da questo weekend fino al 3 aprile. Anche il Portogallo ha deciso di chiudere tutte le scuole a partire da lunedì fino al 9 di aprile, a ridosso di Pasqua. Lo ha annunciato il primo ministro, Antonio Costa, con una serie di provvedimenti di contrasto al coronavirus, come la chiusura delle discoteche e la limitazione delle visite nelle case di riposo. Le scuole chiuse lasceranno a casa 1,6 milioni di alunni. Il Portogallo ha 78 casi conclamati di Covid-19 e aveva già proibito gli assembramenti di oltre 1.000 persone al chiuso e di 5.000 all'aperto.

Al Brennero, dopo il caos di ieri con un serpentone di tir lungo 80 km, in serata si registravano appena 4 km di code per entrare in Austria (che oggi conta la sua prima vittima). Ma c'è voluto un intervento diretto del governo italiano con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che ha fatto sapere agli austriaci che Roma avrebbe applicato le stesse misure nei confronti dei loro cittadini se la situazione non si fosse risolta.

A sua volta però la Repubblica Ceca ha istituito controlli ai confini con Austria e Germania e chiuso a chiunque arrivi da 15 Paesi, compresi Francia e Regno Unito, e vietato ai suoi cittadini di recarsi negli stessi posti. In serata poi, in base a disposizioni del ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer, si sono visti i primi controlli della polizia tedesca alla frontiera con la Francia, con agenti in mascherina e guanti che chiedono agli automobilisti che passano da Strasburgo a Kehl, sull'evocativo 'ponte dell'Europa', se hanno febbre o altri sintomi. Chiudere le frontiere per lottare contro la propagazione del coronavirus "sarà probabilmente necessario ma dovrà essere deciso al livello europeo", ha avvertito in serata Macron. Il numero dei decessi per il coronavirus nel mondo ha raggiunto quota 5.000 mentre i contagi hanno superato i 130mila.

Il leader del movimento di estrema destra spagnolo Vox, Santiago Abascal, è stato trovato positivo al coronavirus e anche Carolina Darias, ministra alle politiche territoriali del governo Sanchez: la seconda ministra il cui contagio è stato reso noto oggi oltre a Irene Montero, titolare delle Pari Opportunità, compagna del leader di Podemos Pablo Iglesias.Lo si legge su El Pais, che cita la Moncloa. Il resto dei membri del governo e del parlamento, si legge, sono stati dichiarati negativi ai test. La Liga ha sospeso il campionato per due turni, mentre è stato deciso il divieto di eventi con più di 1000 persone.

"E' l'emergenza sanitaria più grave degli ultimi 100 anni in Francia", ha detto Macron ai suoi concittadini preparandoli a misure drastiche. Oltre ad aver chiuso le scuole, ha chiesto a chi ha più di 70 anni di uscire di casa il meno possibile ma ha confermato la tenuta delle elezioni amministrative del 15 marzo. Anche in Germania, dove i contagiati hanno superato i 2.000, si sta discutendo sull'opportunità di chiudere o meno le scuole, come invece ha già fatto l'Irlanda. Mentre la Gran Bretagna con un picco di 134 casi in più in 24 ore (meno di 600 il totale) sembra aver preso coscienza della minaccia: "L'emergenza durerà mesi", ha avvertito il premier Boris Johnson, che ha disposto l'isolamento di una settimana per chiunque abbia febbre alta e tosse e ha lanciato un monito inquietante ai concittadini: "Voglio essere onesto con voi. Molte famiglie, molte altre famiglie perderanno prematuramente dei loro cari".

L'India ha annunciato la sua prima vittima per coronavirus. Nel continente al momento ci sono 73 persone contagiate dal Covid-19



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