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Giovedì, 23 Maggio 2019

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Tav, Salvini: governo a rischio

Il 14 febbraio 2019, San Valentino, dunque rischia di essere ricordato come il giorno della fine del tormentone Tav oppure come quello di una possibile crisi del governo M5S-Lega, visto che il tunnel è la punta dell'icebeerg di tensioni fortissime.  

l'Italia rischia di perdere o di dover restituire 1,2 miliardi di fondi europei se dovesse rinunciare al tunnel ferroviario fra Italia e Francia noto come Tav. Seconda novità: informalmente ieri Bruxelles ha fatto sapere a Roma che attende una risposta definitiva, che sia un si oppure un no, entro la prima metà di febbraio.

La cifra di 1,2 miliardi fra restituzioni e perdite si riferisce solo ai fondi europei ai quali bisognerebbe aggiungere le penalità da pagare alla Francia per i lavori già partiti su quel versante e le spese per la chiusura degli scavi già effettuati in territorio italiano. Secondo l'Osservatorio sulla Tav il no all'opera determinerebbe un costo di oltre 2 miliardi.  

Sul fronte politico anche ieri Salvini ha ribadito che si potrebbe trovare una soluzione «di buon senso» a patto che non piovano «insulti altrimenti le cose si complicano». Parole, quelle del leader della Lega, dirette innanzitutto ad Alessandro Di Battista le cui espressioni pesanti dell'altro ieri (Salvini non rompa i c....) però non sono apparse a nessuno come casuali.

Del resto la nuova versione dell'analisi è pronta. Sarebbe addirittura già stata tradotta in inglese e francese e, in settimana, sarà recapitata a Bruxelles. «Io sono con la valigia in mano», ha spiegato Fabrizio Ramella, tra i membri della commissione. Il suo contenuto è chiaro. In mattinata il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli un tv ha asfaltato così la Tav: «Chi se ne frega di andare a Lione». Parole sulle quali il Comité Transalpine Lyon-Turin ironizza: «Argomentazioni potenti».

Agli 1,2 miliardi di fondi Ue a rischio si arriva in questo modo: 500 milioni già stanziati da Bruxelles andrebbero restituiti sull'unghia mentre altri 700 milioni, previsti come contributo per la tratta italiana della Tav nei bilanci dell'Unione fino al 2020, verrebbero cancellati o riconvertiti. Com'è noto l'Ue è la principale finanziatrice del tunnel con il 40% delle quote mentre all'Italia spetterebbe il 35% e alla Francia il 25%. Recentemente Bruxelles si era detta disponibile a salire al 50% dell'intero investimento che per il tratto transfrontaliero, praticamente il tunnel (che sarebbe il più lungo del mondo), viene calcolato in circa 8,5 miliardi complessivi

Intanto in caso di rimpasto di governo o caduta dell’esecutivo Conte, il capo dello Stato non potrà solo interpretare la Costituzione rispetto alla fiducia che gli italiani gli riconoscono

Secondo Scenari Politici-Winpoll gli italiani alla domanda: "Mi può cortesemente dire quanta fiducia ha in una scala da 1 (per nulla fiducia) a 10 (massima fiducia) nei seguenti esponenti?" La massima risposta, con un 7.2, la ottiene proprio il presidente della Repubblica. Subito dopo, con un 5.9, e Matteo Salvini. Questo "testa a testa" non potrà essere non considerato se la Lega dovesse, appunto, quasi raddoppiare il risultato del marzo scorso in occasione del rinnovo del Parlamento Europeo.

Ritornando al calcolo da prassi costituzionale, Mattarella potrebbe affidare in prima battuta ancora a Giuseppe Conte, e poi proprio allo stesso ministro all’Interno, il tentativo di trovare una maggioranza, per un nuovo governo nazionale, prima di valutare una terza personalità o sciogliere il Parlamento. Il buon risultato che gli italiani riconoscono al capo dello Stato, stando ancora alla fiducia che i connazionali riconoscono a questo Governo, potrebbe passare anche dalla firma apposta al decreto che contiene le due riforme "dei giamaicani", per cui gli si riconosca quell’imparzialità pur provenendo da una formazione politica avversa.  

Su eventuali nuovi scenari, a margine delle elezioni europee, Sergio Mattarella terrà conto dei sondaggi per non tradire la credibilità riconosciutagli? Primo, come per prassi, in caso di crisi politica non potrà certamente sciogliere le Camere. Perché ipotizzare ciò? Semplice: le troppe fibrillazioni tra i due alleati e poi un'eventuale conferma dei numeri previsti dai vari Istituti nazionali rispetto ai dati ufficiali che scaturiranno a maggio.

Se i primi due sono i già citati, al terzo posto con un 5.3 c’è proprio l'attuale premier che potrebbe esser la maggior spina nel fianco al capo della Lega. Segue Luigi Di Maio, con un 4.4, che come minaccia ha il compagno Di Battista, fuori dalla politica istituzionale, ma già con un 4.2 e poi, sempre per la fiducia goduta dagli italiani, colui che sarà il capo del Pd, Nicola Zingaretti con un 3.8 e subito dopo, malgrado il venticinquennale della sua ascesa, Silvio Berlusconi con un 3.4.

In caso di crisi di Governo non sarà certamente facile gestire il tutto specie se gli italiani dovessero confermare questi ultimi dati, sempre dell'Istituto Scenari Politici-Winpoll, relativi alle intenzioni di voto: Lega Nord 31,5%, Movimento 5 Stelle 24,8%, Partito Democratico 13,1%, Forza Italia 9,2%, Partito di Renzi 8,2%, Fratelli d'Italia 4,2%, altri di centrosinistra 2,6%, Più Europa 2,2%, Potere al Popolo 1,7%, altri di centrodestra 1.4% e Liberi e Uguali 1.1%.

Da qui, in caso di somme, Lega più Cinque Stelle sempre solidi con un 56.3% ma ad "idillio/litigioso" rotto, se i grillini dovessero flirtare con Pd e Partito di Renzi (che non ci sarà e quindi il dato complessivo non sarebbe simile alla scomposizione prevista dal sondaggio come storicamente risaputo: ad unità il risultato sempre minore rispetto ad una corsa scomposta) andrebbero, sommando i tre numeri, al 46.1% contro un'alleanza di centrodestra che raggiungerebbe il 46.3%.

Intanto mentre il Governo Italiano ha un idilio litigioso tra i due componenti del Governo  i problemi continuano piu importanti di prima e come sottolinea il quotidiano il Giornale  : la Nato continua ad espandersi. Ma per l'Europa è diventato un problema La Nato continua ad espandersi. Ma per l'Europa è diventato un problema

L’Europa si trova in mezzo a questa guerra fredda giocata su sanzioni e espansionismo. E dal momento che la maggior parte dei Paesi membri della Nato mantengono solidi rapporti con la Russia, l’Alleanza atlantica, con la sua politica decisamente ostile nei confronti di Mosca, rischia di rappresentare un ostacolo alla stessa Europa. Sia come Unione europea sia come singoli Stati membri.

La Nato secondo "occhi alla guerra"continua la sua espansione nei Balcani. Il 6 febbraio, inizierà l’iter per l’ingresso della Macedonia del Nord dopo l’accordo sul nome con la Grecia. E per l’Alleanza atlantica si tratta di un nuovo tassello da inserire nel suo mosaico.

Una scelta che è perfettamente in linea con quanto avvenuto in questi decenni successivi alla caduta dell’Unione sovietica. Da sempre il comando atlantico ha la volontà politica, e prima ancora strategica, di inglobare i Paesi che facevano parte dell’orbita di Mosca per costruire un ‘Europa orientale legata a doppio filo alla volontà di Bruxelles (sponda Nato) e Washington. E la fine del veto greco su Fyrom ha di fatto dato il via libera all’ingresso di Skopje nell’Alleanza

L’Italia, in questo senso, è emblematica. Le sanzioni che hanno colpito la Federazione russa dopo l’annessione della Crimea hanno rappresentato una scure molto pesante sulle aziende italiane che vivevano di esportazioni in territorio russo. Una ferita ancora aperta per molte imprese italiane del settore agricolo ma anche manifatturiero che il governo italiano ha deciso di ricucire anche grazie ai buoni rapporti che intercorrono fra Palazzo Chigi e il Cremlino. Ma che deve comunque fare i conti con l’appartenenza di Roma nell’Alleanza atlantica e i rapporti fin qui solidissimi fra il governo giallo-verde e gli Stati Uniti di Donald Trump.

Ma questa linea di espansione verso Est, con un ritorno della conflittualità fra Occidente e Oriente, rischia di avere conseguenze particolarmente importanti sul presente e sul futuro dell’Europa. Ed è per questo che molti si interrogano sul peso che la Nato debba avere all’interno del Vecchio Continente in un momento in cui i rapporti fra Stati Uniti e Russia sono tornati di nuovo decisamente ostili, con la sospensione reciproca del Trattato Inf a essere il simbolo recente di questa sfida fra potenze.

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