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Giovedì, 28 Maggio 2020

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Coronavirus, la Germania rischia crollo del Pil

Nel 2020, il governo di Berlino prevede il più grave crollo del Pil della Repubblica federale tedesca nel 1949, pari al -6,3 per cento su base annua. È quanto afferma il quotidiano “Sueddeutsche Zeitung”, anticipando il contenuto delle previsioni economiche di primavera e del ministero dell'Economia e dell'Energia tedesco. La Germania dovrebbe riprendersi nel 2021, ma “le perdite subite quest'anno non potranno essere completamente compensate”.

La netta contrazione del Pil è “il risultato diretto” delle misure restrittive attuate dal governo federale e dagli esecutivi dei Laender per far fronte alla crisi provocata dalla pandemia di coronavirus. I provvedimenti hanno innescato “un crollo dell'offerta e della domanda su vasta scala”. Secondo il governo federale, il Pil della Germania non tornerà ai livelli del 2019, quando ha registrato una crescita dello 0,5 per cento su base annua, prima del 2022.

Intanto, in base alla previsioni del ministero dell'Economia e dell'Energia, “il punto più basso della crisi è stato raggiunto”. Gli esperti stimano, infatti, che la crescita della Germania “si stabilizzerà a un livello basso a maggio e aumenterà in maniera significativa nella seconda metà dell'anno”.

Cosi la pandemia Covid-19 potrebbe causare alla Germania un crollo del Pil fino a -5,4%. È la stima dell'Svr, il Consiglio dei consulenti economici del governo tedesco contenuta in un rapporto speciale consegnato il 23 marzo.

Secondo l'emittente radiofonica Deutsche Welle, il panel di economisti nel documento sottolinea che, stante le attuali condizioni, "il Paese si trova in una situazione di blocco virtuale" e "sarà inevitabile una recessione nel primo semestre dell'anno".

Quello che mantiene in vita, positivo, la produzione industriale tedesca è il settore costruzione, che , come possiamo vedere, è stato molto positivo sino a febbraio. Il settore costruzioni è l’espressione del boom del settore immobiliare in Germania, figlio di una domanda sempre crescente e dei tassi negativi della BCE.

La cosa divertente è che la Corte Costituzionale Tedesca ha agito per fermare la politica super-espansiva della BCE, la stessa che ha generato questa crescita del settore immobiliare e delle costruzioni. Però senza la crescita delle costruzioni il risultato del settore industriale tedesco sarebbe stato molto peggiore. Praticamente la Corte Costituzionale vuole tagliare le gambe al solo settore che sta veramente crescendo e che garantisce una crescita occupazionale, il tutto per pagare le pensioni. Una politica molto conservatrice, molto peggiore di qualsiasi quota 100. Però la Germania è regina…

L’industria si ferma, il PIL crolla. Bisogna però dire che la produzione industriale era discreta a gennaio, tanto da essere tornata ai livelli di novembre, dopo un pessimo, pessimo dicembre.

Un PIL che cala del 2,2%, ma è meno della metà di quanto sia sceso quello italiano. Del resto il close down è stato molto più lieve di  quello italiano, quindi è ovvio che il calo sia stato inferiore. Come va però la produzione industriale:  

L’andamento della produzione industriale tedesca è molto migliore di quello italiano, proprio sintomo di un close down molto più leggero. Inoltre il virus in Italia ha colpito la Lombardia, il Veneto, e l’Emilia , in cuore industriale del paese. In Germania è stato più diffuso, meno ficcante.

i primi dati su PIL Italiano e produzione industriale e non sono buoni, come ovvio, ma necessitano di una spiegazione. Iniziamo a vedere l’Italia come sta andando come PIL e come produzione industriale…

un bel -4,7 % dopo un ultimo trimestre ad un -0,3%. Ora il -4,7% è fatto da un buon gennaio, un mediocre febbraio ed un pessimo, veramente pessimo, marzo, Basta vedere la produzione industriale

Il gruppo di esperti ha esaminato "le potenziali ricadute economiche della pandemia sulla base di diversi scenari. Nel modello di base, prevedono che il Pil della Germania diminuirà del 2,8% quest'anno, se il lock down terminasse abbastanza presto, il che significa che la situazione economica potrebbe normalizzarsi durante l'estate".

Nello scenario peggiore, invece, l'economia potrebbe contrarsi fino a -5,4%, se il Paese dovesse affrontare "una curva di recessione più a forma di V", con blocchi della produzione molto più lunghi e diffusi.

Achim Trueger, componente dell'Svr, ha dunque esortato Berlino a coordinarsi con i governi degli altri Stati europei e ad andare oltre nelle misure sanitarie ed economiche per gettare le basi per la ripresa dell'economia tedesca, altamente interconnessa.

Per Trueger, "non sarebbe molto positivo se un paese, si spera la Germania, attraversasse la crisi relativamente bene ma intorno a noi la crisi non fosse ancora finita, e quindi non saremmo in grado di aumentare la produzione".

Cm grazie all’ottima risposta del governo tedesco all’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19, l’economia teutonica accusa il colpo, ma meno del resto d’Europa, e il Pil del primo trimestre segna un calo del 2,2% a livello trimestrale e del 2,3% tendenziale.

Un dato comunque pessimo che segna il peggior calo da 11 anni, il secondo più grave dalla riunificazione della Germania, che ha deluso il consenso già nero degli economisti pari a -2,1%. Non solo: è stato poi rivisto al ribasso il prodotto interno lordo di Berlino del quarto trimestre, da invariato a -0,1%, modifica che fa entrare l’economia tedesca ufficialmente in recessione tecnica.

Infine da Bruxelles è arrivata la seconda lettura del Pil dell’Eurozona del primo trimestre, calato del 3,8% a livello trimestrale e del 3,2% su base annuale. Il dato è in linea al consenso a livello trimestrale, mentre su base tendenziale è leggermente migliore delle previsioni degli economisti che si aspettavano una lettura in linea a quella preliminare al -3,3%. Ma è comunque di gran lunga peggiore di quello tedesco.

Per Artur Baluszynski, responsabile della ricerca di Henderson Rowe, i dati di oggi potrebbero esacerbare le tensioni interne a Bruxelles. “La contrazione del Pil del primo trimestre del 3,8% è la più forte mai registrata – osserva -. Tuttavia, la Germania ha visto un calo solo del 2,2% e, considerando che la Francia e l’Italia sono arretrate di quasi il doppio, possiamo aspettarci che sorgano ulteriori attriti in fase di trattativa sugli strumenti di sostegno da parte dell’Ue”.

Intanto I’Europa meridionale chiude le porte al Meccanismo europeo di stabilità (Mes), anche nella versione (a parole) edulcorata nella nuova linea di credito approvata dal più recente Consiglio europeo.

Portogallo, Grecia e Spagna, infatti, hanno preso posizione contro la possibilità di ricorrere ai prestiti del Mes nei prossimi mesi. Parliamo di Paesi messi a dura prova sotto il profilo economico dal rischio di una recessione globale. Nelle ultime giornata Lisbona, Atene e Madrid si sono espresse sul tema per bocca di Ricardo Mourinho Félix, viceministro e segretario di Stato alle Finanze del governo portoghese (“non sembra che l’attivazione di una linea di credito del Mes abbia senso”), Christos Staikouras, ministro delle Finanze greco (“la Grecia, della nuova linea di credito pandemica, attualmente non ha bisogno”) e Arancha González Laya, ministro degli Esteri spagnolo ( “Noi abbiamo buone condizioni di mercato e finora non abbiamo nessun problema di accesso ai mercati finanziari”, ha detto a Bloomberg Tv).

Pure Parigi, è il primo sponsor del Recovery Fund su cui la Germania e i Paesi del Nord Europa puntano da tempo i piedi. Come scrive l’Huffington Post, “per ora esiste solo sulla carta. Si attende ancora la proposta della squadra von der Leyen: inizialmente si prospettava una presentazione nella prima settimana di maggio, ora si parla addirittura di fine maggio. Il che rischia di ritardare l’operatività del fondo chiesto dai paesi del sud e quelli con maggiori difficoltà economiche”, sicuramente impossibilitato a entrare in vigore prima del 2021. Comprensibile che Parigi voglia concentrare su di esso le sue energie politiche.

Per il direttore tedesco del Mes, Klaus Regling, va dato atto di esser stato intellettualmente onesto e trasparente sulla natura della sua istituzione. Regling ha recentemente dichiarato all’Ansa: “Il sistema di allerta è previsto dal Trattato del Mes ma non ha nulla a che fare con le condizioni. Noi dobbiamo essere informati sulla situazione economica del Paese debitore e, come fa una qualsiasi banca, analizziamo la capacità di rimborso nei successivi 12 mesi e valutiamo il rischio di mancato pagamento. Quanto vi descrivo, c’è già da 10 anni. C’è l’ esempio del Portogallo e ci comporteremo ugualmente”.


In pratica,e questo deve essere un monito per chi del Governo Italiano, vuole il mes a tutti i costi , su allerta del Mes e in qualsiasi momento la Commissione e il Consiglio potrebbero far scattare la clausola del regolamento volta a un inasprimento delle condizonalità sul Paese debitore. L’opposizione di Grecia, Portogallo e Spagna – Paesi che il Mes lo conoscono nel concreto – dovrebbe far riflettere molti in Italia. Ma è il ripensamento francese a essere ancora più interessante, potendo mettere in crisi molti “euro-entusiasti” abituati a orientare la propria bussola politica su quella di Parigi.
 
 
 

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