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Sabato, 05 Settembre 2026

Nassir Ghaemi è presidente della Società di psichiatria del Massachusetts ed è stato a capo del Comitato "No agli allucinogeni" del referendum, che, nel novembre scorso ne chiedeva la depenalizzazione proprio in Massachusetts. Comitato che ha vinto col 57% dei voti nonostante la presenza di città come Boston e Cambridge, grazie all’America quella più profonda e meno ideologizzata. Ghaemi che, fra l’altro, si è speso molto anche per l’uso del termine “allucinogeno” invece che “psichedelico” è in prima linea contro le organizzazioni che si battono per “Psichedelici per tutti” con il fine di “liberarsi dell'establishment medico; lasciare che le persone usino gli psichedelici come preferiscono, con accanto persone che non siano medici e che siano, anche a loro, favorevoli agli psichedelici”. Il pensiero di Ghaemi è molto importante in un momento in cui sembra che gli allucinogeni possano essere la panacea di tutti i mali. Addirittura, in un recente Panel di esperti della Food and Drugs Administration (FDA) dedicato agli antidepressivi in gravidanza, lo psicofarmacologo David Healy con accanto il capo dell’FDA, Marty Makary, ha parlato dell’LSD in contrapposizione ai classici antidepressivi: LSD (allucinogeno) che “apre le porte della percezione”, come diceva Aldous Huxley, antidepressivi classici che darebbero, secondo Heally, una sorta di anestesia delle emozioni e dei sensi. Commento quantomeno “curioso” e non richiesto. Per questo, per la piega che stanno prendendo autorevoli esperti legati all’amministrazione Trump è importante l’appello di Ghaemi che riproduciamo qui di seguito in una nostra traduzione.

 

Pseudoscienza e clamore "psichedelico"

Nassir Ghaemi

The Psychiatry Letter, 18 febbraio 2025

 

https://ghaemi.substack.com/p/pseudoscience-and-psychedelic-hype

 

I recenti dibattiti elettorali in Massachusetts sugli allucinogeni (i cosiddetti psichedelici) mi hanno sollevato la questione della pseudoscienza e della propaganda in psichiatria. Il grande fondatore della medicina scientifica moderna, William Osler, una volta toccò questo punto: "Con il pubblico, disse, un pizzico di sciocchezza è spesso necessario".

Spesso c'è molto di più di un pizzico di sciocchezza.

Ad esempio, la rivista Boston Magazine ha pubblicato un importante articolo nel gennaio 2024 su come gli allucinogeni avrebbero salvato il mondo ("Dentro la rivoluzione psichedelica di Boston"), con alcuni servizi fotografici impressionanti: una celebrità nella sua elegante casa, un attivista nazionale nella sua abitazione locale, uno psichiatra "esperto" di allucinogeni in calzini con lo sguardo perso nel vuoto.

Un sacco di sciocchezze.

Naturalmente i sostenitori degli allucinogeni sostenevano che questi agenti fossero migliori del pane a fette. Ma anche coloro che si opponevano alla questione del referendum spesso affermavano cose del tipo: gli allucinogeni hanno un grande potenziale; potrebbero rivelarsi molto efficaci per vari scopi.

Tutti erano entusiasti.

Ma è bene fermarsi un attimo e porsi alcune domande sull'entusiasmo. Il mio amico, lo psicologo Donald Meichenbaum di Chicago, è uno dei fondatori della terapia cognitivo-comportamentale. È attivo nel campo della psicologia dagli anni '50. Alcuni anni fa ha pubblicato un articolo con il mio amico Scott Lilienfeld, della Emory University, intitolato "Come individuare l'hype (imbroglio, esagerazione, NdT) nel campo della psicoterapia: una checklist di 19 elementi".

Un elenco parziale della loro checklist "Hype" include:

"Notevole esagerazione delle affermazioni sull'efficacia del trattamento"

"Trasmissione di aspettative potenti e infondate"

"Eccessivo ricorso ad autorità o 'guru'"

"Forte affidamento sulle approvazioni di presunti esperti"

"Estensivo uso di 'psico-parole' "

"Uso estensivo di 'neurobabble’ (uso eccessivo e spesso improprio del linguaggio e dei concetti neuroscientifici nella cultura popolare e nei media, NdT)"

"Tendenza dei sostenitori a essere difensivi e a respingere i critici..."

"Ampio affidamento su prove aneddotiche"

Questi elementi caratterizzano i sostenitori degli allucinogeni. Queste droghe hanno un grande potenziale e c'è molto entusiasmo, ma quando si guardano i fatti, la storia cambia. Ad esempio, l'agente più studiato negli studi randomizzati, la psilocibina, ha dimostrato di avere un'efficacia clinica simile agli inibitori standard della ricaptazione della serotonina. La differenza di entità dell'effetto tra questi agenti è minima e non clinicamente significativa. I sostenitori affermano che la psilocibina sarebbe "trasformativa" per la depressione resistente al trattamento, mentre non si è dimostrata migliore dei farmaci già disponibili. I sostenitori del quesito elettorale si sono concentrati sul DPTS (Disturbo Post Traumatico da Stress), ma non esiste un singolo studio clinico randomizzato controllato (RCT) sulla psilocibina nel DPTS. Non l'hanno mai menzionato. Esiste uno studio clinico randomizzato controllato (RCT) sull'MDMA nel PTSD, ma i suoi risultati non sono così semplicemente benefici come si dice. Viene citato il 90% di beneficio con l'MDMA, ma il 70% di beneficio che si ottiene con il placebo di solito non viene dichiarato. Questo articolo, ampiamente citato, ha rilevanza per tutta la psichiatria, come gli allucinogeni. Certo, la psicoterapia è famosa per la sua pubblicità: letteralmente migliaia di versioni di psicoterapia vengono promosse per ogni tipo di utilizzo. Alcune possono funzionare, ma tutte affermano di funzionare. Come si fa a capirlo? La risposta breve è la scienza, ma sappiamo tutti che ci sono molte sfumature in questa risposta. La risposta più lunga non è solo applicare la scienza, ma scovare la pseudoscienza.

Concentriamoci lì.

La pseudoscienza, secondo una definizione classica del fisico Richard Feynman, si verifica quando si utilizzano metodi scientifici superficiali – criteri di inclusione ed esclusione, diagrammi a foresta, odds ratio con intervalli di confidenza – ma l'essenza della scienza viene trascurata. L'essenza della scienza non risiede nei vari metodi sperimentali utilizzati, ma piuttosto in una mentalità scientifica. Tale mentalità implica lo sforzo di confutare le proprie idee, non semplicemente di trovare e distorcere i dati per supportarle. Feynman insegnava che questo atteggiamento scientifico, molto difficile da raggiungere, implica l'essere rigorosamente onesti con sé stessi e, non ingannando sé stessi, non si ingannano gli altri. La maggior parte delle persone non sono scienziati; persino la maggior parte dei medici tecnicamente non è scienziata nel senso di essere essa stessa ricercatrice; quindi, potrebbe non avere una mentalità scientifica al livello proposto da Feynman.

Questo è certamente il caso di molti "esperti" di allucinogeni, la cui apparente scienza è pseudoscienza, non per i loro metodi, ma per i loro atteggiamenti. Gli pseudoscienziati ingannano sé stessi, aderendo a un insieme di convinzioni immutabili. Poi possono ingannare onestamente, basandosi sul proprio autoinganno. L'autoinganno è una precondizione per l'inganno. La scienza è un compito molto più arduo della pseudoscienza, così come confutare le proprie convinzioni è molto più arduo che confermarle. Ecco perché la scienza è difficile e molti articoli scientifici pubblicati sono fuorvianti. Perché i ricercatori si dedicano alla pseudoscienza? Il loro lavoro non è "ricerca" nel senso di nuova conoscenza. È attivismo sociale mascherato da scienza. Usano le riviste scientifiche come strumento di pubbliche relazioni, fornendo una patina di rispettabilità a una propaganda esplicita basata sulle opinioni su internet e sui social media.

Gli esperti di pseudoscienza degli allucinogeni non sarebbero certamente d'accordo, il che dimostra la mia tesi. Credono di impegnarsi nella scienza quando in realtà fanno l'esatto opposto della scienza. La saggezza di Feynman va ripetuta: la pseudoscienza è presente quando si usano le tecniche superficiali della scienza, come la meta-analisi o gli studi randomizzati, per supportare le proprie convinzioni, piuttosto che cercare di confutarle. Gli pseudoscienziati prima ingannano sé stessi, poi impongono con convinzione le loro false convinzioni agli altri. Non si lasceranno convincere. Qualsiasi critica non mira a fargli cambiare idea; deve essere rivolta alla comunità più ampia per evitare che venga fuorviata dagli esperti di pseudoscienza. Non è un compito facile. Non porta a foto scintillanti in calzini sulle riviste o a servizi fotografici con celebrità. Non soddisfa il criterio dell'uomo che morde un cane per la copertura mediatica dei giornali.

È semplicemente scienza: onesta, silenziosa, ostinata. Riluttante ad accettare sciocchezze.

La pseudoscienza è rumorosa; la scienza sussurra.

Quanto accaduto al liceo Fermi di Padova e al liceo Galilei di Belluno non è un semplice gesto di rifiuto.  Due studenti hanno scelto, in modo diverso ma altrettanto chiaro, di non sostenere il colloquio orale dell’esame di maturità. Non per superficialità o disinteresse, ma per inviare un messaggio forte e simbolico su come oggi tanti giovani vivono la scuola: con distanza, con fatica, a volte con rassegnazione. Una scuola che valuta ma non ascolta, che misura ma non riconosce. È una protesta simbolica, silenziosa, profondamente pacifica. Ed è proprio per questo che colpisce. Perché si impone senza rumore, ma con forza. Perché non cerca la ribalta, ma lascia un segno duraturo. In un tempo in cui le parole spesso si consumano in un giorno, un gesto come questo vale più di mille slogan.

Come sociologo e professore universitario, non posso che leggere questi gesti come forme di agency giovanile, come atti simbolici di grande maturità civica, capaci di riportare l’attenzione sul senso profondo dell’educare. Sono forme di dissenso non violente che hanno una forza dirompente: non bloccano strade, ma aprono riflessioni. Non alzano la voce, ma interrogano le coscienze. È una forma di dissenso silenzioso ma potente, perché si esercita non con lo scontro, ma con l’interruzione. E in questa interruzione si apre uno spazio di riflessione collettiva.

Il mondo della scuola è oggi attraversato da una crisi di legittimità simbolica. Gli studenti non contestano la conoscenza, ma la forma in cui viene somministrata, valutata, gerarchizzata. Quando la valutazione diventa un dispositivo burocratico più che educativo, perde forza pedagogica e diventa un atto di controllo. E questo, i ragazzi lo percepiscono con lucidità.

E ancora una volta – come già accaduto con Greta Thunberg e altri movimenti giovanili globali – sono i giovani a richiamare il mondo adulto alla responsabilità. A fare quello che forse dovremmo fare noi per primi: fermarci, prendere posizione, rifiutare modelli svuotati di senso, e provare a rimettere il merito, l’equità e il rispetto al centro.

La scuola ha bisogno urgente di un ripensamento. E non basta l’impegno quotidiano di tanti lodevoli insegnanti, che già innovano, ascoltano, sperimentano, se poi manca un disegno politico e istituzionale che accompagni davvero questa trasformazione. Perché la verità è che la scuola è già in trasformazione, ma lo è dal basso: sono i docenti, le classi, i laboratori, le relazioni a produrre innovazione. Ma senza una cornice culturale e normativa che riconosca questo sforzo, il rischio è che tutto resti frammentato, precario, invisibile.

Al contrario, quando le Istituzioni rispondono al dissenso con il rigore, come ha fatto il Ministro Valditara evocando la bocciatura come reazione disciplinare, si erge un muro là dove servirebbe aprire un dialogo. Si reprime un segnale, invece di decifrarlo.  Il Ministro Valditara ha risposto a un gesto simbolico con toni punitivi, alimentando una logica del rigore che non aiuta né il dialogo né la comprensione.

Già nel 2023, nel Rapporto annuale dell’Osservatorio permanente sui giovani "Generazione Proteo" – che ho costituito nel lontano 2012 – abbiamo raccolto le voci di oltre 4.000 studenti italiani tra i 16 e i 19 anni. I dati parlavano chiaro: il 36,3% degli studenti italiani non considera il voto un elemento importante, il 24,7% lo ritiene ingiusto e arbitrario, il 9,2% lo giudica “fuori tempo”. Solo il 17,8% lo considera meritocratico, e appena il 10,5% lo considera davvero imprescindibile.

 La settima edizione dell’Art of ITALICUS Aperitivo Challenge ha ufficialmente proclamato il finalista che rappresenterà l’Italia il prossimo 7 luglio alla finale globale al Blue Gin Bar nel Principato di Monaco. Nata per celebrare la creatività nell'ideare cocktail come un’autentica forma d’arte liquida, la competizione quest’anno ha coinvolto più di 600 bartender provenienti da tutto il mondo, confermando ITALICUS Rosolio di Bergamotto come icona indiscussa dell’aperitivo italiano contemporaneo e ingrediente principe dei drink più innovativi della mixology internazionale.

 Ogni bartender quest’anno si è ispirato a una forma d’arte per realizzare una versione dello Spritz innovativa e contemporanea. Per l’Italia, ad aggiudicarsi il primo posto è stato Valerio Izzo, bartender e anima creativa dello SHUB di Sorrento, con il suo House of ITALICUS (ITALICUS Rosolio di Bergamotto, Champagne di Percoche, Spicchio di pesca): uno Spritz ispirato all’arte dell’accoglienza e della convivialità per evocare le tradizioni familiari e le abitudini tipiche del Sud Italia.

  Il suo cocktail si è distinto per equilibrio tra gusto e aroma, originalità e forza narrativa sensoriale. Il bartender campano si è ispirato ad una ricetta tradizionale delle case del Sud d’Italia di un vino con le percoche, solitamente servito come drink di benvenuto, creando uno spumante dalla fermentazione delle pesche con una tecnica tradizionale ma eseguita in chiave moderna, abbinandolo a ITALICUS e trasmettendo la cultura tipica dell’ospitalità italiana famosa in tutto il mondo.

 “House of ITALICUS è un simbolo che rappresenta l’eleganza italiana - spiega Valerio Izzo - Un cocktail aperitivo che incontra il profumo delle pesche e i sapori di ITALICUS, in un brindisi di luce e armonia. Un omaggio a Napoli, a Sorrento, la mia terra, e alla generosità delle persone. Questo evento e tutti i partecipanti finalisti mi rimarranno nel cuore: solo un aperitivo italiano poteva creare un’esperienza così. Un’arte non si impara, si vive” 

 Sul podio italiano sono saliti anche Nausica Vitali e Vincenzo Palumbo, rispettivamente secondo e terzo classificato. Vitali è la bar manager del Pastificio San Lorenzo, locale iconico nel cuore Roma. Con una formazione solida tra arte e mixology, propone drink contemporanei che dialogano in armonia con il menu dei piatti proposti. La bartender ha presentato Blue Fairy, Spritz a base di ITALICUS con una riduzione di vino fatto in casa e qualche goccia di assenzio, ispirato all’opera di Picasso “La Bevitrice di Assenzio” (ITALICUS Rosolio di Bergamotto, assenzio, riduzione di vino naturale, soda, fetta di cetriolo). Palumbo è invece il bartender de L’Antiquario di Napoli, locale che spicca per eleganza e una drink list che sa conquistare. Il suo drink si chiama Aurea (ITALICUS Rosolio Di Bergamotto, Cordiale “Hippocratico”, soda, oliva d'oro ricoperta d’oro) ed è uno Spritz guarnito con un’oliva ricoperta da foglia d’oro. La sua opera richiama lo stretto legame tra bar, architettura e design, un legame capace di creare luoghi accoglienti e curati nei particolari.

 I cocktail finalisti sono stati giudicati all’Arts Bar, nell’Hotel St. Regis di Venezia, da una rosa di esperti composta da Alessandro Zampieri, bartender de Il Mercante di Venezia e vincitore della finale italiana dell’edizione 2024, Palmira Bertuca, Aperitivo Specialist per Italspirits in Italia, e Penelope Vaglini, caporedattrice di Robb Report Italia e fondatrice del progetto Coqtail.

 

L’ITALICUS Spritz diventa un’opera d’arte liquida

 Per questa edizione 2025, la competition ha invitato i partecipanti a reinterpretare il classico Spritz, simbolo dell’aperitivo italiano nel mondo, come una vera e propria opera d’arte in forma liquida, fondendo tecnica, sensibilità artistica e spirito italiano. L’obiettivo era celebrare questa tradizione con creatività, esaltando la versatilità di ITALICUS e le sue note agrumate di Bergamotto di Calabria.

 Il vincitore globale avrà accesso ai più prestigiosi eventi internazionali firmati ITALICUS e sarà accompagnato in questo percorso da Lorenzo Antinori, bartender italiano di fama mondiale, attualmente alla guida del Bar Leone a Hong Kong, nonché ambasciatore riconosciuto della cultura dell’aperitivo italiano.

 A decretare il miglior cocktail ispirato all’arte durante la finale globale sarà una giuria composta da Giuseppe Gallo, Founder di Italicus, Lorenzo Antinori e Paloma Difford, Managing Director di Difford's Guide.

 Il podio italiano 

1° posto: Valerio Izzo, SHUB, Sorrento.

2° posto: Nausica Vitali, Pastificio San Lorenzo, Roma.

3° posto: Vincenzo Palumbo, L’Antiquario, Napoli.

 

Il gruppo dei finalisti italiani:

  • Edoardo Bullio, Romeo cocktail bar - Verona
  • Marco Colasanti, Depero - Rieti
  • Ivan Forcieri, Libertine - Montecatini Terme
  • Giorgia Fornaciari, Stravinskij bar all’Hotel De Roussie - Roma
  • Alia Melis, Rita's Tiki Room - Milano 
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