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Proposta di legge sull'obiezione di coscienza, Cerrelli: Illiberale e incivile

L’avvocato Giancarlo Cerrelli, Consigliere centrale e referente per la Calabria dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, nonché componente del Centro Studi Livatino, in merito alla proposta di legge dal titolo: “Legge 194/1978. Norme per la corretta applicazione sul territorio regionale” - che sarà discussa e votata oggi lunedì 21 novembre 2016 dal Consiglio regionale della Calabria, presentata dall’on.le Giuseppe Giudiceandrea, - ritiene che la Regione Calabria non abbia bisogno di una siffatta legge perché non è necessaria; nessuno ne avverte il bisogno e tra l’altro è espressione di un intento fortemente ideologico e illiberale da parte dei proponenti.

Tale proposta di legge, infatti, all’art. 1, n. 2 fa riferimento pretestuosamente a una decisione del Comitato europeo (sic) che condannava l’Italia per una non corretta applicazione della 194/1978 sull’aborto.

La proposta di legge, tuttavia, non tiene conto di dati successivi e rilevanti, che inficiano la decisione evocata nel testo della proposta di legge e conseguentemente anche le presunte ragioni ivi contenute.

Il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, in effetti, il 6 luglio 2016 si è pronunciato sulla decisione del Comitato dei diritti sociali del Consiglio (erroneamente definito Comitato europeo nel testo della proposta di legge) che aveva parzialmente accolto il reclamo proposto dalla Cgil in merito a una presunta mancata applicazione della legge 194/1978. È, però, bene precisare che la decisione del Comitato dei diritti sociali del Consiglio dell’ottobre 2015, scaturiva dal fatto che il Comitato non aveva potuto prendere in considerazione i dati più recenti sull'applicazione della legge in materia di ivg (interruzione volontaria di gravidanza), contenuti in una relazione al Parlamento in data successiva a quella in cui il Comitato aveva preso la sua decisione. Dalla considerazione di tali dati, rilevati per la prima volta anche in forma disaggregata a livello sub-regionale e per ogni singola Asl, emerge con chiarezza che il carico di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore è congruo rispetto alle interruzioni volontarie di gravidanza effettuate e non sembra tale, quindi, da impedire ai non obiettori di svolgere anche altre attività oltre al servizio di interruzione volontaria di gravidanza.

Gli ultimi dati ufficiali – contenuti nella Relazione sull'attuazione della legge 194 del Ministero della Salute presentata a novembre 2015 – parlano di aborti in calo, per la prima volta sotto quota 100.000 (per la precisione 97.535) nel 2014, di diminuzione del tempo di attesa tra rilascio della certificazione e intervento.

Riguardo, tuttavia, all'esercizio dell`obiezione di coscienza e all`accesso ai servizi Ivg, la Relazione conferma quanto già osservato su base regionale e, per la prima volta, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, anche su base sub-regionale: la relazione dunque stabilisce che non emergono criticità nei servizi di Ivg.

In particolare, emerge che le interruzioni di gravidanza volontarie vengono effettuate nel 60% delle strutture disponibili, con una copertura soddisfacente, tranne che in due regioni molto piccole, Molise e Basilicata.

Successivamente il ministero ha pubblicato una lunga nota, in cui si fa notare che il numero dei medici che praticano l'aborto in Italia è perfettamente congruo alla domanda: gli ultimi dati, contenuti nella relazione inviata dal ministero al Parlamento nel novembre 2015, mostrano che di fronte a «un più che dimezzamento di IVG da quando è entrata in vigore la legge: 233.976 le IVG nel 1983, 102.760 nel 2013, corrisponde un valore sostanzialmente costante dei ginecologi non obiettori: 1.607 nel 1983, e 1.490 nel 2013, con un conseguente dimezzamento del numero di IVG settimanali, a livello nazionale, a carico dei ginecologi non obiettori, che nel 1983 effettuavano 3.3 IVG a testa a settimana (su 44 settimane lavorative), e ne effettuano 1.6 nel 2013».

 

Tutto ciò premesso, dunque, è da rilevare che tale proposta di legge stabilendo all’articolo 2 la predisposizione di liste di medici obiettori, che, invero, sono vere e proprie liste di proscrizione, tende a ledere il fondamentale diritto all’obiezione di coscienza, presidio di libertà e civiltà.

L’intento della proposta di legge, infatti, non è quello paventato nella relazione di presentazione della proposta di legge e cioè la tutela sociale della maternità, bensì, il vero intento è quello di inventare un bisogno che non c’è e che cela lo scopo perverso di incutere timore e di discriminare i medici obiettori.

Tale proposta di legge è, dunque, inaccettabile e vergognosa sia riguardo al contenuto che per l’affinità a leggi di passati regimi totalitari che imponevano la redazione di liste di proscrizione.

Chiediamo che il Consiglio regionale si ravveda e non approvi una legge così cattiva e antidemocratica che nessuna regione ha ancora pensato di approvare con un contenuto simile.

Tale proposta di legge, se approvata, sarebbe gravemente lesiva dei valori di libertà e di civiltà di cui la nostra terra calabrese è stata sempre fiera testimone.

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