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Mercoledì, 12 Agosto 2020

Addio a Franco Interlenghi, indimenticabile icona del neorealismo

Interlenghi

Ieri, nella sua casa romana di Ponte Milvio, è venuto a mancare l’attore Franco Interlenghi, nato a Roma il 29 ottobre 1931, indimenticabile protagonista del Cinema italiano.

La sua brillante carriera d’attore, che ha attraversato oltre sessant’anni di cinematografia, iniziò nel 1946, quando appena adolescente fu il protagonista Pasquale Maggi del film “Sciuscià” diretto da Vittorio De Sica. Questo film ebbe un gran successo, in quanto altamente rappresentativo del Neorealismo italiano.

Grazie alla sua splendida figura, unita ad una recitazione intensa e vera, egli divenne in breve tempo famoso e nella sua carriera, divisa tra cinema e teatro, fu diretto dei più grandi registi, quali M. Antonioni, F. Fellini, L. Visconti, M. Bolognini.

Nel 1955 si unì in matrimonio alla bellissima attrice Antonella Lualdi, che conobbe sul set durante le riprese del film di D. Paolella “Canzoni, canzoni, canzoni”. La loro unione fu allietata dalla nascita di due figlie: Stella ed Antonellina, che hanno seguito le orme dei genitori.

Franco Interlenghi, come molti altri ragazzi in quel periodo, è un attore “preso dalla strada” ed egli spesso, quando ospite di programmi televisivi o nel corso di interviste, amava raccontare come una mattina di luglio del 1945, per pura coincidenza, l’incontro con il Maestro V. De Sica cambiò la sua vita.

Egli in quel periodo abitava in via Palestro, in prossimità della Stazione Termini e con un gruppetto di amici amava giocare davanti ad una villa inglese, che qualche anno dopo venne distrutta, in seguito ad un attentato terroristico.

Allora i ragazzi si accontentavano di gioghi semplici, spesso improvvisati e rudimentali, come il pallone, oppure tirarsi fra loro un pezzo di legno. Quella mattina, un inquilino del suo palazzo, che faceva la comparsa a Cinecittà, infastidito dal fatto che strillavano troppo, disse loro: “Ragazzini, ma che state a fare qui, perché non andate a via Po’, dove c’è De Sica, che cerca giovani come voi per un film?” Franco e gli altri andarono sul posto e trovarono una fila lunghissima, che arrivava a Piazza Fiume. In quel periodo tante persone cercavano di “sbarcare il lunario” attraverso qualche genericata nei vari film in produzione; Roma, come tante altre città, era stata devastata dalla guerra e in giro c’era una gran fame. Il cinema rappresentava una vera e propria risorsa.

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Quando arrivò il suo turno, De Sica gli chiese se sapeva fare a pugni e il ragazzo rispose di no; così fu escluso e si passò al prossimo. Allora Franco si mise di nuovo in fila, ma stavolta, quando giunse dinanzi al regista, alla solita domanda rispose prontamente: “Certo, faccio sempre a pugni con mio fratello, pure con i miei amici e vado a scuola di pugilato…!!!” A quel punto, De Sica disse ai suoi assistenti alla regia di prendere il numero di telefono del ragazzino e questo segnò il suo ingresso nel mondo del cinema.

La sua fama raggiunse l’apice negli anni Cinquanta, periodo in cui ricoprì ruoli di bravo ragazzo, dalla faccia pulita, a lui particolarmente congeniali, dando vita ad una galleria di personaggi, che hanno caratterizzato un periodo felice del nostro cinema.

Dal primo ruolo di piccolo lustrascarpe a giovane di bell’aspetto, romantico e vagamente idealista, egli lavorò con Blasetti in “Fabiola” nel 1949, con Emmer in “Domenica d’agosto” nel 1950 e “Parigi è sempre Parigi” nel 1951, con Antonioni ne “I vinti”. Inoltre, partecipò alla fortunata serie “Don Camillo” per la regia di Julien Duvivier.

Sempre in ricordo dei grandi che lo diressero, non possiamo dimenticare Fellini, che nel 1953 lo volle nel ruolo di Moraldo ne “I vitelloni” e sempre nello stesso anno il regista Soldati lo diresse nel film “La provinciale” accanto a Gina Lollobrigida; questo film fu presentato al Festival di Cannes.

L’attore fu molto apprezzato anche da importanti registi stranieri. Alla fine degli anni Cinquanta visse il momento d’oro della Commedia italiana, interpretando numerosi film di successo.

Dagli anni ’70, periodo in cui cominciò la crisi del cinema italiano, egli si dedicò maggiormente al teatro e in questi ultimi anni ha partecipato anche ad alcune fiction televisive, mentre per il grande schermo interessanti le sue interpretazioni in “Pummarò” e “Le amiche del cuore”, entrambi diretti da M. Placido.

Oltre al suo grande talento di attore, interprete delle più interessanti stagioni del nostro cinema, forse non sufficientemente riconosciuto, va sottolineato lo stile di vita, sempre elegante e discreto, di un uomo che lascia un gran vuoto anche per la sua semplicità.

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