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Vomero, chiudono i negozi storici? Consoliamoci con bar e patatinerie

Vomero, via Merliani negozi già Pio Barone

“ Vi ricordate lo spot che chiudeva l’indimenticabile trasmissione della domenica: “Tutto il calcio minuto per minuto“? “Se la squadra del vostro cuore ha vinto, brindate con Stock; se ha perso, consolatevi con Stock” – esordisce Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. Parafrasando, guardando a quello che accade nel settore commerciale al Vomero, quartiere collinare del capoluogo partenopeo, da alcuni anni a questa parte, alla luce degli eventi degli ultimi tempi, potremmo dire: “Chiudono i negozi storici del quartiere collinare, scompaiono gli esercizi commerciali che da oltre un secolo si tramandavano di generazione in generazione, consoliamoci con i tanti bar, ristoranti, paninoteche e patatinerie che hanno aperto e continuano ad aprire, ultimo in ordine di tempo il “V&V drink art” in via Merliani 51A e 51B “.

“ In quei locali – ricorda Capodanno - fino ad un paio di anni addietro c’era un negozio di abbigliamento di Pio Barone, una ditta che a Napoli, come ricordava l’insegna, opera dal 1898. Da oggi c’è una struttura che oltre che come bar e ristorante, si propone anche come promotrice di eventi culturali. La sensazione ricavata stasera passando da quelle parti è stata del tutto negativa “.

“ Una grande confusione di persone ospitate all’esterno, in un’area recintata che occupava quasi per intero la carreggiata con ombrelloni, sedie e tavolini – continua Capodanno - . Persone che con il loro vociare e con le loro risate rompevano la quiete alla quale da tempo immemore questo tratto di strada era abituato, a partire dalle ore 20:00, dopo la chiusura degli esercizi commerciali che vi si affacciano. Per inteso, per quanto ho avuto modo di constatare, non vorrei trovarmi nei panni delle famiglie che abitano negli appartamenti che si trovano sui piani immediatamente sovrastanti al detto locale.

“ Attraversato l’ingresso – puntualizza Capodanno-, dopo aver salito alcuni scalini, mi sono trovato, al piano rialzato, in alcuni locali, che ho trovato angusti ed oltremodo affollati. Da qui, per accedere agli ambienti posti nel piano totalmente interrato, ho dovuto attendere che una persona posta in cima, facesse passare prima coloro che stavano salendo, dal momento che l’unica scala di accesso che ho avuto modo di vedere in tutta la struttura, è talmente stretta che se vi sono persone che salgono, non possono passare quelle che scendono. A riprova, una volta disceso, ho notato un’altra persona che disciplinava gli accessi dall’altro capo della scala. Da ingegnere, memore anche dei miei studi sulla sicurezza, vista anche la presenza di numerose persone, mi sono posto una serie di domande che meriterebbero più di una risposta e, comunque, dopo un poco, preso anche da una certa preoccupazione, ho abbandonato i locali interrati, sempre con il meccanismo già sperimentato in discesa del “senso unico alternato” “.

“ Che altro aggiungere – conclude Capodanno -. Sarò pure antiquato ma a me il negozio di Pio Barone, che ricordo al Vomero sin da quando giravo per le strade con i pantaloncini corti, così come i negozi di Daniele e Sangiuliano o di Coppola, di Aruta e di Abet, rimanendo in via Scarlatti, mi mancano molto e ne ho grande nostalgia. Nostalgia che aumenta quando, passeggiando la sera, invece della quiete abituale, al punto che si poteva ascoltare lo stormire delle foglie, mi ritrovo investito dalla rumorosità chiassosa delle persone sedute ai tavolini fino a mezzanotte; ed invece di essere accarezzato dalla brezza lieve e leggera della collina vengo investito dal tanfo degli oli bruciati dei fritti vari, mentre faccio lo slalom tra i tavolini e le sedie che oramai invadono, a tutte le ore, le principali arterie del quartiere “.

 

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