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Sabato, 20 Ottobre 2018

Ue, Mattarella: mondo turbato mai come oggi serve unirsi

La Costituzione affida al Capo dello Stato la nomina di premier e, su proposta di quest'ultimo, quella dei ministri. La prassi va oltre. Il Quirinale negli ultimi anni ha avuto un peso determinante nelle nomine dei responsabili dei singoli dicasteri. Impossibile quindi stilare la lista dei componenti del governo. Nemmeno i due registi di questa fase, il leader della Lega Matteo Salvini e quello dei M5s Luigi Di Maio, possono permetterselo.

Ma dentro i due partiti e in Parlamento già ieri circolavano nomi di papabili e poltrone da assegnare. A partire da quella del premier, anche se è la più incerta. Giancarlo Giorgetti ieri era ancora quotato, ma con meno entusiasmo rispetto ai giorni scorsi.

A suo sfavore anche l'ipotesi circolata ieri di riservare a Salvini e Di Maio il ruolo di vice premier e quindi garanti della maggioranza politica.

Il nome nuovo di questa fase molto preliminare è quello di Enrico Giovannini. Tirato in ballo come candidato di Sergio Mattarella, ma anche come possibile compromesso tra Lega e M5s. Ex ministro del Lavoro del governo di Enrico Letta e presidente dell'Istat, ha portato in Italia un indice economico alternativo al Pil, che piace ai pentastellati, il Bes, benessere equo e sostenibile.

Per i dicasteri, i nomi che stanno circolando sono tutti politici. Candidati in grado di tradurre in policy i programmi dei partiti di appartenenza. Per i pentastellati il fedelissimo di Di Maio, Alfonso Bonafede. Che però non andrebbe alla Giustizia, come aveva previsto il leader M5s. Per il dicastero di via Arenula ieri erano in corsa Giulia Bongiorno (che è stata tirata in ballo anche come possibile premier nei giorni scorsi e potrebbe riemergere), ma anche Nicola Molteni, esponente del Carroccio. Entrambi ben visti dal M5s.

Il dicastero dell'Economia resta il più difficile da assegnare. Ieri si continuava a ipotizzare che potesse toccare a Forza Italia indicare un esterno affidabile per il dicastero di via XX settembre. Ma è più probabile che Silvio Berlusconi chieda garanzie sull'Europa, l'Euro e una politica economica responsabile rispetto a una poltrona, sia pure quella di via XX settembre.

Tra i nomi che ieri ricorrevano più spesso, quello di Armando Siri, economista e giornalista della Lega che si è battuto per la flat tax. Un punto qualificante del programma del partito che Salvini vuole sia garantito e accompagnato nella sua attuazione.

"Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000". E' il monito del capo dello Stato Sergio Mattarella alla conferenza 'State of the Union'. Bisogna riscoprire l'Europa - ha osservato -"sottraendoci all'egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l'impraticabilità all'Unione". 

"Nel turbamento del mondo - ha evidenziato - quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l'essere e il dover essere di un'ampia comunità che trova la sua dimensione in uno spazio già condiviso. Mai, dunque, come oggi appare urgente "unire".

"La operosa solidarietà degli esordi - ha detto ancora Mattarella - sembra essersi trasformata in una stagnante indifferenza, in una sfiducia diffusasi, pervasivamente, a tutti i livelli, portando opinioni pubbliche, Governi, Istituzioni comuni, a diffidare, in misura crescente, l'uno dell'altro. Non possiamo ignorare questo stato di fatto, né sottacere quanto sia diffusa, fra i cittadini europei, la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacità di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione; e che non riesca più ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunità. Con una contraddizione singolare, che vede gonfiarsi, simultaneamente, le attese dei cittadini e lo scetticismo circa la capacità dell'Europa di corrispondervi". 

Ottimismo sul governo da parte di Matteo Salvini e Luigi Di Maio che parlano di 'sostanziali passi avanti', dopo il nullaosta di Silvio Berlusconi al governo giallo-verde. I due chiedono comunque un po' più tempo al Quirinale per trovare la quadra. Secondo quanto si è appreso almeno fino a domenica. Il che significa che un punto della situazione potrebbe avvenire lunedì.
In mattinata incontro tra Di Maio e Salvini alla Camera che si conclude con una nota congiunta. "Sulla composizione dell'esecutivo e sul premier - dicono - sono stati fatti significativi passi in avanti nell'ottica di una costruttiva collaborazione tra le parti con l'obiettivo di definire tutto in tempi brevi per dare presto una risposta e un governo politico al Paese". Si terrà "già oggi pomeriggio la prima riunione con i responsabili tecnici dei diversi settori del MoVimento 5 stelle e della Lega". 

"Sono momenti importanti non per il Movimento ma per la Repubblica italiana ", dice Luigi Di Maio in un video su Fb dove ammette: "Il tempo non è tantissimo" ma "dobbiamo fare un lavoro fatto bene" con l'unico obiettivo di "ottenere risultati significativi per i cittadini". "Non posso nascondere la gioia per il fatto che possiamo finalmente iniziare ad occuparci dei problemi dell'Italia" aggiunge.

Un nome di "alto profilo", un nome terzo. Un profilo che potrebbe essere indifferentemente un tecnico od un politico. E' questo, a quanto si apprende, l'identikit del candidato premier del governo tra M5s e Lega. I due partner non intendono svelare il nome prima di aver raggiunto un'intesa sui punti del programma che M5s e Lega stanno concordando. Intanto, i due leader stanno riflettendo sull'opportunità di fare parte o meno dell'esecutivo. Ad ogni modo, assicurano i 5 Stelle, per fare il nome i due futuri alleati si sono dati tempo fino a domenica, dilazione concessa con il benestare del Colle.

"Con Salvini - ha detto Di Maio - siamo d'accordo di riunire i gruppi di lavoro ad oltranza del M5S e Lega per scrivere il contratto di governo". E replicando a chi gli chiedeva del conflitto di interessi ha detto: "Discuteremo di tutto quello che c'è nei programmi ma ci vuole pazienza perché si sta mettendo insieme un contratto che è l'unione di due programmi non sempre compatibili"."

Nell'editoriale di oggi, intitolato Le larghe fraintese, il direttore del Fatto Quotidiano attacca duramente l' astensione benevola di Silvio Berlusconi che ha aperto la strada al governo gialloverde. Non digerisce il fatto che il capo politico del Movimento 5 Stelle, partito per cui ha sempre simpatizzato, stia trattando con il leader del Carroccio senza che quest'ultimo abbia troncato ogni relazione con il Cavaliere. "Il governo 5Stelle-Lega, salvo chiarimenti dell' ultima ora, rischia di essere ancor più oscuro - scrive - perché poggia le fondamenta su un equivoco grosso come una casa: il ruolo di Berlusconi, delinquente naturale, pregiudicato ineleggibile e interdetto".

Nello scaricare Di Maio, a Travaglio rimane comunque l'ossessione per Berlusconi. Non semplici critiche, ma i soliti attacchi al vetriolo che sconfinano sempre nell'insulto. Nell'editoriale di oggi paragona l'accordo tra Di Maio e Salvini, con Forza Italia all'opposizione, a "quei bei matrimoni dove il marito autorizza la moglie a mettergli le corna, e magari si diverte pure a guardare da dietro la porta. E questa sarebbe solo la parte visibile dell'accordo". "Poi - continua il direttore del Fatto Quotidiano - come sempre quando c'è di mezzo B. (Berlusconi, ndr), c'è quella invisibile. Che è ancora peggio: oscena, nel vero senso della parola (fuori scena)".

Per Travaglio, insomma, Di Maio ha sbagliato a mettersi al tavolo con Salvini per formare il governo senza che fosse chiaro "il ruolo di Berlusconi". In realtà, permettendo all'esecutivo di partire senza spaccare la coalizione, il Cavaliere ha dimostrato forte resposabilità. "Voteremo solo ciò che ci piace", ha messo in chiaro ieri. Ma questo al direttore del Fatto non va proprio bene: "Perché oggi B. autorizza Salvini a fare ciò che per oltre due mesi gli ha furiosamente proibito? Delle due l'una. O solo perché ha paura del voto.

 

 

 

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