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Lunedì, 22 Ottobre 2018

Pitagora pensaci tu, nuovo album con la chitarra di Renato Caruso

Pitagora e i pitagorici ovvero i filosofi che al pensatore crotonese si richiamavano,  avevano formulato la teoria basata sulla stretta relazione fra musica e corpi celesti.

L'anima poi, osserva Claudio Casini, "conserva una rimembranza dell'armonia delle sfere, ed è essa stessa armonia" come riporta la citazione aristotelica di Pitagora: "l'armonia è mescolanza e sintesi di contrari, e di contrari è composto il corpo". 

Considerazioni, queste, sorte al cospetto di Pitagora pensaci tu, il nuovo album di Renato Caruso, chitarrista dagli antenati citaristi, i suonatori di cetra, della sua Crotone, che rinsalda le radici col proprio passato attraverso 13 brani che sono "mescolanza e sintesi di contrari". Su queste stesse colonne, in un'intervista del 26 maggio 2016, il musicista aveva infatti espresso i principi della FuJaBoCla, acronimo di Funk Jazz Bossa Classica, generi che lui fonde stilisticamente e acusticamente nella sei corde svariando fra Beatles e Toquinho e fra tecniche che vanno dal fingerstyle agli arpeggi classici, dal tremolo al bluesy.

Ne parliamo con il diretto interessato (n.b. Il cd su Crotone è disponibile presso la Libreria Cerrelli):

Questo nuovo disco prodotto da i/Company/Self in cosa è differente dal precedente Aram?

Lo è nelle idee più chiare mentre il primo era quasi un'esperimento. Questo è più mirato. C'è una visione più ampia, sono piccoli commenti sonori, un lavoro per immagini da compositore ancor più che da chitarrista.

Perchè Pitagora? Perchè forse anche per te la musica ha influsso, persino terapeutico, sull'uomo? 

Oltre a questo, è dedicato a Pitagora per omaggio alla mia Crotone, e poi perchè fu il primo teorico musicale. Forse mi rappresenta perchè ho anche io una doppia formazione, scientifica e musicale.

Se ci si ispira ad una visione data di armonia cosmica, di cui parla Pitagora, e si incasella in modo numerico la musica, non viene  limitata per esempio l'improvvisazione?

Io ho studiato classica ma nei concerti mi capita di improvvisare, di cambiare l'interpretazione, anche se preferisco la carta scritta. L'idea la devo fissare. Mi sento un classico pop, non un jazzista.

Nel primo brano Aladin Samba sento influssi ispanici ed orientali, sia pure su una base ritmica di samba. È il giusto aperitivo del disco...

Esatto. Quello è il mondo che più mi rappresenta. Sono più stili che unisco dall'Africa al Brasile. Io amo quel mondo. Chiamiamolo di contaminazione.

Ti rifai alla letteratura in Flatlandia, ispirato al romanzo ottocentesco di Edwin Adbott, un pezzo molto melodico.

Dopo aver letto il libro mi son venute fuori delle note, in modo naturale. Non saprei spiegarlo.

Vediamo qualche altra traccia. Uno delle più "brasiliane", oltre ad Antonio's Choro,  mi pare Pittrice del sottosuolo, un walzer impreziosito dall'ingresso in scena di una fisarmonica.

Il walzer resta una delle mie forme musicali preferite. A Vienna mi son sentito di casa. E adoro la fisarmonica cosí come tromba e piano.

Napoli Caput Mundi, all'inizio, per la successione di diminuite, richiama il Modugno di 'U pisci spada. Poi l'armonizzazione, dall'andatura lenta, si transgenera in swing. Al contrario Pitagora pensaci tu, che da titolo all'album, è una beguine molto lineare. Dove è che la vedi pitagorica?

Tutto il disco è su Pitagora. Questo brano però è, più di altri, legato ad immagini. Una sorta di colonna sonora. E spero di buon augurio. Stiamo girando il video in questi giorni.

Non stiamo facendo l'anatomia del disco ma solo una breve carrellata su alcuni brani per dare un assaggio al lettore. Al quale raccomando l'ascolto delle cover Quando di Pino Daniele e quella suggestiva di Eric Clapton, Tears in Heaven. Molto nostalgici. In particolare su Daniele, sei riuscito a cogliere questa saudade, maturata tardi, quando non stava giá bene, che secondo me è la caratteristica più elevata di Pino Daniele. Un musicista che hanno peraltro scoperto anche in Brasile, e in lingua portoghese, oltre che nella chitarra.

Forse non volendo, senza un intento preciso, ho fatto sentire la dolcezza di quella melodia che ho lasciata il più possibile semplice, a livello di arrangiamento. Cosí pure con Clapton che ho sempre amato, specie unplugged. E soprattutto in Tears in Heaven. 

Al di lá dello spazio siderale, il corpo vibrante a cui guarda Renato Caruso è la sua chitarra. Magari non sará celeste. Ma è in grado di produrre armonie "per aspera ad astra" Pitagoricamente parlando, s'intende!

 

 

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