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Le ideologie alla prova dei fatti

La II parte dell’ultimo libro di Vittorio Messori, “La luce e le tenebre. Riflessioni fra storia, ideologie e apologetica” (SugarcoEdizioni, 2021), affronta una serie innumerevoli di argomenti, di storie, avvenimenti, personaggi, protagonisti della cultura e della politica, e una serie di curiosità. In pratica è la parte (Appunti sul Politically Correct) dove vengono smascherati i miti, pregiudizi, luoghi comuni, le menzogne politicamente corrette delle ideologie del nostro tempo.

Comincia con le donne, anzi le femmine e il femminismo. Una caratteristica comune di tutte le ideologie moderne è quella di non considerare la realtà: “se i fatti reali contraddicono lo schema, tanto peggio per i fatti, lo schema non va modificato”.

Messori fa riferimento ad alcune donne leader, che hanno avuto successo nella politica. Alle proposte che sarebbe meglio essere governate da donne, Messori scopre che proprio le elettrici donne non votano le donne. E fa alcuni vistosi esempi. Peraltro, partendo dal presupposto che il numero delle donne elettrici è sempre statisticamente superiore a quello degli uomini, si dovrebbe dedurre che se il voto femminile convergesse compatto su candidate femmine, queste potrebbero dominare il mondo, stravincendo tutte le elezioni, almeno nei Paesi democratici. Tuttavia, non è così, perché proprio, le donne non hanno fiducia delle donne, visto che in maggioranza scelgono candidati maschi.

Affrontando i temi del politicamente corretto, un obiettivo è quello di modificare il linguaggio, si pensa che cambiando le parole, si cambia la realtà. Ecco che “storpi”, “paralitici”, o “dementi”, si trasformano in “diversamente dotati”, o in “differentemente abili”. Si cerca di cancellare quanto sia sgradito.

Anche in politica si usa quasi sempre la parola “nazismo”, mai si accosta l’altra parola imbarazzante per le sinistre, “socialismo”. Invece il termine completo è “nazionalsocialismo”. La parola socialismo, per Messori, non sta lì per caso. Hitler era un anticapitalista, anche se per ragioni tattiche veniva a patti con i grandi industriali. “Dire nazionalsocialismo, dunque, serve ad indicare con chiarezza l’unione delle due grandi ideologie che hanno devastato l’era contemporanea: non solo quella ‘di sinistra’, il socialismo, ma anche quella borghese, ‘di destra’, il nazionalismo”.

Sempre restando in tema, Messori, scopre che i simboli del Fascismo hanno una connotazione “democratica”. Chi sa che le prime camicie nere della storia furono un’invenzione di Mazzini, che li prescrisse alla sua “Giovane Italia”, come lutto per una Italia senza Stato. Infine, tutti gli altri simboli come il fascio con la scure, le daghe, gli archi, le corone di alloro, vengono direttamente dalla Rivoluzione francese, anzi dal giacobinismo. Tutta la retorica imperiale del fascismo proveniva dai massoni come Giosuè Carducci, e Giovanni Pascoli. Inoltre, tutto lo stile fascista, dal fez, le canzoni, i battaglioni degli Arditi, creati dopo Caporetto dai governi parlamentari e “democratici”, che avevano voluto la guerra, che condusse l’Italia alla “inutile strage”, senza che nessuno glielo chiedesse, fu in gran parte una richiesta di sinistra.

Altra curiosità storica è quella del fondatore della corrente nella Chiesa del Modernismo, Ernesto Buonaiuti, almeno nei primi tempi, fu un ammiratore e cantore convinto del nazionalsocialismo. Un mito da sfatare è quello di Giuseppe Verdi, le sue opere considerate risorgimentali, sono dedicate nientemeno che a Maria Adelaide d’Asburgo, e all’Arciduca Ranieri, vicerè dell’imperatore austriaco a Milano. Il nemico giurato di ogni “Risorgimento”.

La nota 50, tratta dell’Unicef, l’organizzazione delle Nazioni unite per l’infanzia, è una avvertenza al mondo cattolico. Attenzione pensate di fare una buona cosa aiutandola, ma il Vaticano da oltre vent’anni si rifiuta di contribuire al finanziamento dell’organizzazione. In pratica l’Unicef è diventata la maggiore promotrice della contraccezione e dell’aborto. Seguono le note riguardanti il clima e il catastrofismo dei Verdi.

Il mondo cattolico è stato catturato dall’ambientalismo, spesso più che ideologico che realista. Il verdismo secondo Messori è un partito come gli altri, con i suoi schemi ideologici, con i suoi interessi non sempre puliti. Attenzione a prendere per oro colato tutto quello che ci propinano i Tg e i Media in genere. Monsignor George Pell a suo tempo, parlava di “clima terroristico”, la cui isteria è pericolosamente vicina alla superstizione”. Questi “profeti di sventura”, stanno convincendo i governi a prendere misure che mettono a rischio lo sviluppo e finiranno per danneggiare tutti, specialmente le economie deboli.

Messori in questo allarmismo verde intravede anche una ricaduta economica, in particolare le grandi compagnie di assicurazioni, lucrano sui cambiamenti climatici. Protagonista è sempre il presunto il Global Warming, il “riscaldamento climatico”, che minaccia la vita della terra. Cita un grande storico del clima, Emmanuel Le Roy Ladurie, che ha redatto una “Storia del clima”, opera imponente, ignorata completamente. L’accademico francese sostiene come il clima, il caldo, il freddo, secco o piovoso, possono influire sugli eventi della Storia.

E proprio nella nota 55, dove Messori è abbastanza ironico sui catastrofisti verdi, i “talebani dell’ambientalismo”, che ogni tanto prevedono “inverni tropicali”, con mancanze di piogge tali da provocare la desertificazione di tutta la terra. Poi immancabilmente arrivano inverni freddi, anzi freddissimi.

Comunque sia l’ecologismo, come ogni “ismo”, è una ideologia. Se la realtà non conferma lo schema, creato a tavolino, tanto peggio per la realtà. La propaganda fanatica, ossessiva, dei “nuovi catari”, continua a martellare, anche se le bufale ambientaliste sono regolarmente smentite. Lo vediamo in ogni tg di Stato o di Mediaset, ci sono almeno due a volte anche tre servizi sull’ambiente.

Messori riporta esempi edificanti per noi, per smentire le teorie ambientaliste. Non posso dilungarmi. Ultima curiosità, il monotematico principe Carlo, erede al trono inglese, si è augurato pubblicamente un’epidemia che faccia sparire dalla terra almeno la metà degli abitanti. Non è che stia tifando per il Covid 19?

Sembra che per i fanatici del verde, che equiparano l’uomo e gli animali, il mammifero più pericoloso sia l’uomo.

Sempre per restare al tema ambientalista, Messori affronta la diatriba sull’inquinamento presunto dell’elettrosmog, delle antenne della Radio Vaticana.

Naturalmente sarò costretto a saltare qualche nota di questa V raccolta dei “Vivai” dello scrittore cattolico, che ricordo è l’unico che ha scritto due libri-intervista con due Papi (S. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI).

Messori più di una volta affronta il tema degli intellettuali, dei politici, che si offrono per cambiare il mondo, per creare l’”uomo nuovo”. Diffidate di questa gente, denuncia Messori. I nostri guai cominciarono quando “degli intellettuali, nei salotti dei nobili o nel chiuso delle loro biblioteche, cominciarono a pensare e a dire che la società doveva essere ‘organizzata secondo ragione’. E’ stato sempre così a partire dall’illuminismo e poi dalla Rivoluzione francese. Ogni schema mentale di questi filosofi, metteva in conto non l’uomo concreto, come è, ma come dovrebbe essere per rispondere al loro schema ideologico prestabilito. Invece dobbiamo guardare e accettare l’imperfezione sociale degli uomini, cercando ovviamente di ridurla, a cominciare da noi stessi. Mettendo in conto che l’imperfezione sarà sempre con noi.

Messori invita a stare attenti allo “Stato etico”, dalle leggi “pedagogiche”, “dal ministro “paterno” che pensa a noi e alla nostra salute, dal partito o dall’ente pubblico che vogliono educarci alla virtù”. E’ un’avvertenza che soprattutto va rivolta ai tanti cattolici buonisti che, nella loro ingenuità credono che personaggi appartenenti allo Stato etico siano positivi e magari appoggiati. Stiamo attenti ad ogni Grande Fratello. Anche su questi temi ci sono diversi esempi. A cominciare dall’ipocrisia e dal cinismo dello Stato venditore di sigari e sigarette. Il monopolio del fumo, gelosamente difeso da corpi armati come la Guardia di Finanza. Insomma: “governi spacciatori e al contempo virtuosi predicatori”, che il fumo fa male.

Una difesa della salute a parole, ma quando si tratta di soldi e tutta un’altra musica.

Messori evidenzia troppe contraddizioni nello Stato etico. Interessante quelle legate al sistema sanitario, alle cure dei soggetti non virtuosi, come il tabagista dai polmoni cancerosi, dagli alcolisti, o dei malati di aids, l’elenco potrebbe continuare, individuando qualche responsabilità dell’infermo.

Ma a proposito di malattie, per Messori, rispetto alle vecchie malattie veneree, quello dell’Aids, è un morbo “nobile”, almeno quando è stato limitato agli omosessuali, categoria protetta dello Stato etico. Sugli omosessuali, Messori è categorico: “Basta una battuta su di loro e scatta la denuncia per un reato inventato da poco e perseguito con spietata durezza, la cosiddetta ‘omofobia’. Si può sbattere in mezzo alla strada un fumatore incallito ammalato tra gli applausi dei conformisti, ma guai “a negare le cure a un gay che, seguendo il piacere suo senza alcuna protezione, è divenuto sieropositivo”.

Salto qualche nota, al numero 71, troviamo la bella storia sul tempio spagnolo della “Sagrada Familia”, di Barcellona, ideata dal grande architetto Antoni Gaudì. Una costruzione non finita completamente, nel 2010 Papa Benedetto XVI, sottolineò il grande significato di questa lunga storia che dura da più di un secolo. Messori rivolto ai governanti catalani di oggi che sfruttano la sacra costruzione per fini turistici, ricorda che nel 1936 i rojos, i “rossi” (anarchici, comunisti, socialisti), di cui rivendicano orgogliosamente l’eredità, volevano bruciare la Sagrada Familia.

I rojos di allora dopo aver fucilato sul posto sette persone della confraternita, bruciarono la baracca dove Gaudì lavorava giorno e notte a produrre elaborati, schizzi, schemi per proseguire i lavori del tempio. Così andarono perse per sempre le carte, l’archivio dell’opera. Pertanto, il lavoro è stato ripreso ma per forza di cose, alla “cieca”.

Nelle successive note Messori critica alcuni luoghi comuni in materia religiosa, come il gran parlare dei “segni dei tempi”, della gran parte di pastorale dopo il Vaticano II, era diventato un luogo comune tra i cattolici “progressisti”. Chi ha vissuto quei tempi ricorda i “Cristiani per il socialismo”, che sapevano discernere i segni dei tempi, pertanto, i credenti autentici dovevano fiancheggiarli e benedirli. Poi in certe facoltà teologiche europee si elaborò la cosiddetta “teologia della liberazione”, di impronta marxista che fu esportata in America Latina.

La nota 80 (Maledictus homo…) Alla base della fede cristiana, c’è una massima fondamentale: “l’uomo, da solo, non può salvare l’uomo”. È una grande verità di una fede che ha un Dio che si è incarnato per portare all’uomo la salvezza.

Purtroppo, negli ultimi secoli dell’Occidente si è cercato la self-salvation, attraverso la politica, l’ideologia, affidandosi a profeti dell’”avvenire radioso”, a “uomini della provvidenza”, a “capi carismatici”. I risultati sono stati drammatici, fallimentari. Messori fa i nomi di alcuni di questi uomini che dovevano salvarci: Robespierre, Bonaparte, Lenin, Stalin, Hitler e via di questo passo.

Non mancano i riferimento a personaggi politici (si fa per dire) del nostro tempo. A cominciare dal molisano Di Pietro, il Grande Giustiziere, o il Robespierre molisano. E poi il Pannella Giacinto, nominatosi Marco, per arrivare al Grillo, un buon comico trasformatosi in grottesco demagogo. Di lui scrive Messori, “si rinnova per l’ennesima volta l’illusione che sia possibile organizzare gli uomini in un ‘movimento’ che sfugga alla gerarchia e alla disciplina del ‘partito’”. Nelle riflessioni sul movimento dei 5Stelle, Messori anticipa quello che ora sappiamo bene. Gli elettori votando i grillini pensano di colpire la casta ma hanno colpito sé stessi.

“Il ‘partito dei tutti puri, onesti, disinteressati’ non può esistere, se non nelle utopie degli ingenui o nei deliri di gnostici e catari”. Anche perché la società umana può organizzarsi legittimamente sotto altre forme di governo, diverse da quelle della democrazia parlamentare. Messori ci mette in guardia dai vari demagoghi e insiste sulla presunta purezza dei movimenti o delle ideologie. “Tutte le ideologie della modernità – giacobinismo, comunismo, fascismo, nazionalsocialismo, radicalismo – sono nate con bellicose intenzioni antipartitiche, con dichiarazioni ‘movimentistiche’ e sono diventate quelle organizzazioni totalitarie che sappiamo”. Avverrà la stessa cosa per il movimento di Grillo, nato per disfarsi dei partiti, diverrà partito lui stesso. Non vi è nulla di sorprendente, anche il Cristianesimo era un movimento, ma che poi si organizzato in una Chiesa gerarchica.

“E quando il Gallo cantò…” Dedicato a don Andrea Gallo, il prete rosso, quando intonava “Bella ciao”, si commuoveva. Il tipico ritardo clericale, qualcuno doveva avvertirlo che la bandiera rossa non c’era più, ammainata il 25 dicembre del 1991 dal pennone del Cremlino. Ma, forse, sarebbe stato opportuno ricordare a quel vecchio prete, che i partigiani “rossi” emiliani, ogni notte prelevavano un parroco dalla canonica e il mattino dopo veniva trovato massacrato in un fossato. Unica colpa: essere sacerdote.

Cambiando tema, Messori si chiede come mai i regnanti, quei pochi rimasti, costano molto meno dei presidenti delle repubbliche. Quello francese, 110 milioni, quello italiano, 153 milioni. Il bilancio della regina inglese è di 38 milioni, il re del Belgio, 14 milioni, Juan Carlos, addirittura di 8 milioni.

A chi rimprovera Messori di essere tiepido nei confronti delle aggressioni islamiste in Europa e quindi di non unirsi a chi propone una anacronistica crociata. Messori risponde che sarebbe controproducente, “non c’è bisogno di una chiamata alle armi contro il saraceno: il pericolo per lui non sta nelle armi ma nei costumi attuali, soprattutto dei giovani”.

Sul debito pubblico sono responsabili i cattolici buonisti quando si uniscono con le ideologie socialiste e comuniste. Mentre lo “stato sociale”, il welfare, quando a tutto deve provvedere lo Stato, la Regione, la Provincia, il Comune, alla fine, si crea una sorta di animale mostruoso, difficilmente gestibile.

Sull’immigrazione ci sono dei paradossi enormi, come quello della Liberia, il piccolo stato africano. Dagli Usa gli americani portarono degli schiavi neri riscattati, che appena i bianchi se ne sono andati, questi hanno riprodotto la situazione che avevano patito oltre Oceano. I neri americani ridussero in schiavitù i neri autoctoni. Agli esempi di “Miseria Rossa”, nei Paesi dove ha trionfato l’ideologia comunista, vedi Cuba di Fidel Castro. Si oppone la Spagna di Francisco Franco, nonostante il suo regime di quarant’anni, scomparso lui la Spagna è passata alla democrazia, senza nessun spargimento di sangue. Ma soprattutto, secondo Messori, “il regime ha creato le premesse per uno sviluppo inaudito che, in pochi anni ha trasformato la Spagna in un Paese ricco quale non era mai stato”. I sinistri fanno finta di niente ma la l’ascesa rapida e clamorosa della penisola Iberica era stata preparata negli ultimi vent’anni di governi di Franco. Qualcosa di simile è avvenuto in Cile dopo la dittatura di Augusto Pinochet.

In pratica, i regimi del “socialismo reale” non hanno lasciato che rovine, si è dovuto ricominciare da capo. “A differenza di quanto è avvenuto a Madrid – dove si erano poste le basi per un inedito benessere -, a Mosca, a Praga, a Varsavia, a Budapest, a Bucarest e ovunque altrove la bandiera rossa aveva dominato, la miseria che già c’era prima si è aggravata e l’educazione socialista data alle masse si è rovesciata in delinquenza e corruzione”.

Interessante per quanto riguarda l’economia, il caso unico della Svizzera. Un Paese interamente montuoso, senza risorse naturali, diviso in quattro lingue, diverse confessioni religiose, sembrerebbe destinato alla povertà, al sottosviluppo; invece, è divenuto uno dei luoghi di maggiore sviluppo.

Altra curiosità, il caso Algeria, la vera storia della cosiddetta guerra dove è stata coinvolta la Francia. Anche qui Messori sfata alcuni luoghi comuni. Algeri era diventata una capitale della pirateria e dei corsari che infestavano il Mediterraneo. Nelle piazze algerine vendevano a migliaia gli schiavi cristiani catturati nei raid nei villaggi sulle coste. Bisognava risolvere il problema alla radice. Tutti gli europei appoggiarono la Francia.

Il libro come ho già scritto è una miniera di informazioni su tanti argomenti. Mi rendo conto di dilungarmi, le mie sono recensioni anomale, l’ho sempre ribadito.

Un ultimo riferimento a Simone Beauvoir, la celebre femminista per eccellenza. Ebbene, qui Messori dimostra raccontando la storia di questa donna e del suo compagno, Jean-Paul Sartre, come le ideologie alla prova dei fatti, falliscono miseramente. Non posso raccontarvi tutta la storia di questi epigoni del sesso sfrenato, praticato a 360 gradi ogni giorno con partner diversi. Messori fa riferimento a un libro di 600 pagine che l’editore Gallimard pubblicò nel 1997, dopo la morte di Simone. Il libro contiene 304 lettere della Simone e scritte tutte a Nelson Algren, un noto romanziere americano, in una di queste lettere la femminista francese, lei che lavorava per “distruggere” il matrimonio, si spinge a scrivere, che desiderava di essere la sua moglie per sempre, c’è una frase molto significativa: “Sarò per te una obbediente sposa araba. Sarò buona, laverò i piatti, farò le pulizie, andrò a comprare le uova e il dolce al rum, non ti toccherò i capelli, le guance o le spalle senza la tua autorizzazione”. Sostanzialmente tutto il contrario, della vita pubblica che aveva voluto costruirsi con Sartre e delle sue idee del matrimonio, definito “un abominio”. La profetessa militante dell’amore libero ora vorrebbe stare col suo uomo tutto suo.

Ci sarebbero altre “perle” da raccontare. Per il momento mi fermo, prossimamente presenterò la III parte.

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