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Giovedì, 16 Luglio 2020

"Incarico" a Salvini: tratterà con i 5 Stelle anche per il governo

Un ennesimo giro di telefonate ieri tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi per arrivare oggi al vertice convocato a palazzo Grazioli con un punto di partenza condiviso: le decisioni devono rappresentare tutta la coalizione, è il messaggio recapitato al segretario della Lega. 

E la scelta dei due presidenti di Camera e Senato rappresenta il primo ostacolo su cui testare la tenuta del centrodestra. Il dialogo tra la Lega ed il Movimento Cinque Stelle continua a destare sospetti ad Arcore non solo perchè il Cavaliere continua a ritenere che in una logica di coalizione un ruolo di primo piano vada dato anche al suo partito, ma la vera preoccupazione è che l'intesa sulle presidenze sia il preludio ad un accordo di governo. Uno scenario che un big come Giancarlo Giorgetti boccia senza appello, almeno nelle dichiarazioni pubbliche, ribadendo che il Carroccio manterrà gli impegni presi con gli alleati ma che anche "Forza Italia deve collaborare". Parole che oggi il leader della Lega ribadirà al Cavaliere, con l'intenzione di mantenere il canale di dialogo con il Movimento Cinque Stelle, comunque indisponibile a votare "condannati o inquisiti".

Il veto su Paolo Romani dei pentastellati resta nonostante il capogruppo Fi sia ancora il primo candidato del suo partito, anche perchè gli azzurri ricordano che il coalizione più numerosa a palazzo Madama è proprio la loro: Noi non condizioniamo le scelte degli altri - è il ragionamento - non possiamo accettare diktat.

Intanto al via il vertice del centrodestra a Palazzo Grazioli. Nella sede della presidenza di Forza Italia, oltre al presidente Silvio Berlusconi, prendono parte alla riunione, oltre all'azzurro Niccolò Ghedini, i leghisti Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, e gli esponenti di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni e Ignazio La Russa.

E intanto, il leader della Lega, intervenendo a Radio Padania, ha detto: "Di Maio può dire quello che vuole, ma la prima coalizione uscita dalle urne è quella di centrodestra e noi ragioniamo da persone concrete su quello che è il governo da dare agli italiani". 

Ma tra i 5 Stelle e la Lega l'accordo sulle presidenze delle Camere è sostanzialmente fatto: ed è a tal punto saldo da far immaginare ai due contraenti di poter sbloccare l'elezione della seconda e terza carica dello Stato al massimo sabato. "L'elezione dei due Presidenti avverrà in contemporanea" si mettono al riparo però i 5 Stelle che non sembrano comunque temere colpi di scena da parte del centrodestra che domani riunirà i suoi big: "Per decidere merito, metodo e nomi". A garantire per la sua coalizione ci prova Matteo Salvini che si giostrerà prima la partita dentro il centrodestra. Tant'è che sulle personalità indicate le carte sono ancora coperte e verranno scoperte solo giovedì, dopo il vertice con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni a Palazzo Grazioli, e a ridosso dell'inizio delle votazioni.

Ma lo schema sembra già stabilito: ai M5s la Camera e alla Lega, o centrodestra, il Senato. Luigi Di Maio torna però ad elencare quelli che sono i paletti da rispettare: dovranno "rappresentare le istituzioni in maniera dignitosa e onorevole, quindi non accetteremo né condannati né persone sotto processo" ripete confermando il suo No, quindi, a Paolo Romani o Roberto Calderoli e facendo risalire in primo luogo le quotazioni di Giulia Bongiorno, accanto a quelle dell'azzurra Anna Maria Bernini, mentre spunta il nome di un'altra leghista Lucia Borgonzoni. Per il Movimento, Di Maio rivendica Montecitorio dove in pole ci sono sempre i nomi di Riccardo Fraccaro e Roberto Fico: "Vogliamo che ci venga riconosciuto lo straordinario risultato del 4 marzo" mette in chiaro il leader che ripete: "abbiamo chiesto la Presidenza della Camera perché qui ci sono più vitalizi da tagliare, più regolamenti da modificare". Tanto più che al Senato è molto più difficile governare il calendario dei lavori giacché per regolamento, in assenza di maggioranza in Consiglio di Presidenza, la palla passa all'assemblea. Un desiderio, fanno sapere i capigruppo M5s su cui non c'è alcuna "contrarietà degli altri partiti" che intanto già si organizzano per suddividersi le vicepresidenze.

Tra le ipotesi discusse c'è anche quella di presentare una rosa di nomi (uno potrebbe essere quello di Anna Maria Bernini) e vedere quale dei due ottiene più consensi.

In alternativa, Forza Italia potrebbe rilanciare sulla Camera con Mariastella Gelmini lasciando che Toninelli sia il candidato M5s al Senato. Per Montecitorio poi potrebbe tornare in auge il nome di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia e candidato su cui gli altri due leader avrebbero dei problemi a dire di no. Nella partita delle candidature potrebbe poi rientrare anche quella del Friuli Venezia Giulia.

L'accordo sul nome di Renzo Tondo potrebbe essere rimesso in discussione in favore di Massimiliano Fedriga, capogruppo uscente della Lega alla Camera e da sempre in pole per la presidenza della Regione. Insomma il rebus non è semplice da sciogliere anche in considerazione del fatto che nel centrodestra si guarda già agli scenari sulla costruzione del governo. Il Cavaliere non vuole rimanere tagliato fuori e più volte ha ribadito la disponibilità a dar vita ad un governo che non è detto abbia come premier Salvini.

Stesso ragionamento di Meloni che però pone come condizione il fatto che sia il leader del Carroccio ad indicare un altro esponente del suo partito che possa tentare di trovare un'intesa. Ed è in nome proprio della volontà di dar vita ad un esecutivo che dentro Forza Italia non si chiude la porta nemmeno ad un'intesa con i pentastellati. Un percorso difficile di cui gi big azzurri sono perfettamente consapevoli.

"E' finita l'era dell'opposizione, ora comincia l'era del governo M5s: saremo all'altezza di questa sfida" esulta Di Maio mostrando quindi di aver l'accordo in tasca che sarebbe stato stretto questa mattina con il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti. Il quale cerca di mantenere il low profile: "stiamo lavorando tutti assieme, non solo Lega e Cinque Stelle. Domani tireremo le somme con Berlusconi e Meloni e decideremo tutti assieme, come centrodestra, come ci presenteremo al M5s e al Pd". Insomma, "non c'è alcun accordo segreto tra Salvini e Di Maio".

Ma il leader pentastellato sembra già cantare vittoria e già guarda al governo dove non abbandona ancora la strada di un'intesa che, con pazienza, guardi anche a sinistra. Per il momento, in ogni caso, le indiscrezioni sulla 'pazienza' e sulla neutralità del Quirinale di fronte al colore che dovrebbe avere un governo stabile e con i numeri lo rassicurano. "Sono sicuro che il capo dello stato gestirà nel migliore dei modi questa fase. Apprezziamo molto che il Quirinale non stia mettendo fretta alle forze politiche" ha commentato il candidato premier M5s. Ed esulta, con il Washington Post, anche Davide Casaleggio che raccoglie i frutti della scommessa fatta da suo padre Gianroberto: "Il M5s è inarrestabile, è il primo partito digitale al mondo" mentre i vecchi partiti sono "moribondi" e con l'avvento della Rete anche "obsoleti e diseconomici".

Meglio, di Palazzo Madama, perché Montecitorio si lascerebbe al M5s. Lo schema prevede un passo indietro e uno avanti per Fi e Lega. Il Carroccio rinuncerebbe ad imporre la Bongiorno o la Borgonzoni a favore di un azzurro. Potrebbe arrivare una rosa di nomi: Paolo Romani, che però ha l'handicap del no dei grillini a chi è sotto processo, Anna Maria Bernini, e un'altra senatrice azzurra, magari Elisabetta Alberti Casellati. Il vicesegretario leghista, Giancarlo Giorgetti, conferma: «Importante è che una presidenza vada al centrodestra, se ne servirà uno non della Lega, non faremo i capricci». E aggiunge: «Non vogliamo fare un'Opa su Fi, vogliamo fare un governo».

Le due telefonate ad Arcore di Salvini, lunedì e ieri mattina, sono servite a tranquillizzare il Cavaliere sulla volontà del candidato premier di non giocare da solo ma a nome di tutto il centrodestra. Sul piatto c'è anche la trattativa per il futuro governatore del Friuli: invece di Tondo, già annunciato da Fi, sarebbe Fedriga.

Le carte in mano in questo momento ce le ha Salvini, leader della prima forza, con il mandato degli alleati di trattare. E lui guarda a Luigi Di Maio per un governo, non di scopo, ma di lunga durata, su 5-6 punti di programma (legge elettorale, Fornero, Def, Jobs act,immigrazione,sicurezza). Eventualmente, si valuterebbe step by step se accordarsi su altri punti. A Palazzo Chigi potrebbe non arrivare né il candidato premier grillino né il leader leghista.

Berlusconi, da parte sua, deve prendere atto che la strada dell'accordo con il Pd sembra chiusa, non c'è interlocutore, né linea. E l'ex premier due cose ha chiare: non vuole tornare al voto, né finire all'opposizione. Inoltre, l'arma di pressione sulla Lega di far saltare le amministrazioni locali nelle quali si governa insieme (come ipotizzato da Maroni), appare spuntata perché dal territorio arrivano segnali diversi: il governatore ligure Giovanni Toti, ma anche assessori e consiglieri veneti e lombardi fanno sapere che non si dimetterebbero in ogni caso. Obtorto collo, insomma, Berlusconi deve ragionare su un esecutivo con i 5 Stelle, per non rimanere tagliato fuori e rispettare il risultato elettorale. Anche se, dentro di sé, spera che il percorso accidentato che Salvini ha davanti lo porti in un vicolo cieco. E che si apra una prospettiva diversa. Lo stesso leader leghista non ha certezze, mette un passo dopo l'altro.

Con un governo M5s-Lega, probabilmente Fdi andrebbe all'opposizione, Fi rischierebbe di annegare nel partito unico del centrodestra, se si facesse una legge elettorale con premio alla lista, come vuole il M5s, ma anche la Lega potrebbe finire penalizzata.

Il partito azzurro è in subbuglio. Ma il Cav chiede di aver fiducia. Ora bisogna pensare al 23 marzo, al voto sui presidenti del Parlamento. I capigruppo M5s hanno incontrato i capigruppo di Fi, Romani e Brunetta, ribadendo che non voteranno chi ha guai giudiziari.«Non accettiamo veti», dice Renato Schifani. Ma Romani potrebbe rinunciare. In Senato il centrodestra non ha bisogno al ballottaggio dei voti M5s, e prevede l'astensione del Pd, ma alla Camera i grillini non possono farcela da soli. «Il centrodestra unito - dice Toti- sceglierà i rappresentati alle Camere e mi auguro un larghissimo consenso. Il M5s è un interlocutore, non vuole dire essere d'accordo». Oggi, per Brunetta, si troverà «una soluzione o una rosa di soluzioni».E «verosimilmente, Salvini andrà poi a dialogare con il M5s per chiudere un accordo».

 

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