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Domenica, 20 Ottobre 2019

Stephen Smith: «nel giro di due generazioni 100 milioni di giovani africani verranno in Europa»

Non è ancora la soluzione definitiva ma sicuramente è una svolta, un significativo passo avanti": lo ha detto alle agenzie il premier Giuseppe Conte, a margine dell'assemblea generale dell'Onu, commentando l'accordo raggiunto a Malta da alcuni Paesi europei. "Sono stati affermati sicuramente dei principi che sono positivi per noi, perché sino ad oggi si stentava a tradurre il principio che chi arriva in Italia arrivava in Europa", ha spiegato il capo del governo, ricordando il nuovo "meccanismo automatico di redistribuzione che abbraccia i richiedenti asilo, quindi tutti". "In più si comincia ad affermare il principio che non può essere solo l'Italia il primo approdo, ma che ci deve essere una rotazione", ha proseguito. "Ora - ha aggiunto - bisogna vedere quanti Paesi parteciperanno a questo meccanismo e dovremo lavorare sui rimpatri".

Scrive sul suo blog Giampaolo Rossi : I media occidentali “trasmettono cliché miserevoli” di “disperati in fuga dall’inferno – che sarebbe l’Africa – ma la maggior parte dei migranti oggi proviene da paesi in crescita come Senegal, Ghana, Costa D’Avorio o Nigeria”.

Il processo è imminente perché “milioni di africani stanno per compiere questo passaggio” legato al processo di trasformazione demografica e economica della società africana: “quando famiglie numerose con alta mortalità” (tipiche delle società più povere) “si trasformano in famiglie più piccole con aspettative di vita più lunga la migrazione tende ad avvenire in maniera massiccia e l’Africa non farà eccezione”.

Quindi non profughi che fuggono da guerre o persecuzioni (fattori circoscritti) ma migranti economici che appartengono alle classi più agiate (non i poveri) che si sposteranno a fronte di una pressione demografica senza precedenti e di un miglioramento delle proprie condizioni di vita che li spingerà a salire la scala sociale dell’Occidente.

Ovviamente Smith esclude la possibilità che l’Europa possa chiudersi come una fortezza a questo processo ma avverte del rischio di non affrontarlo e non governarlo: “l’Europa deve essere parte della soluzione (…)ma non può essere la “soluzione”.

Nel 2050 l’Africa avrà 2,5 miliardi di abitanti, oltre 1 miliardo in più di oggi. L’Europa 450 milioni, 50 milioni in meno di oggi. E già ora, mentre parliamo, oltre il 40% degli africani ha meno di 15 anni. Siamo di fronte alla “più impressionante crescita demografica della storia umana”.

Lo spiega Stephen Smith conoscitore profondo dell’Africa in una recente intervista: “nel giro di due generazioni saranno almeno 100 milioni i giovani africani pronti a venire in Europa”.

Smith spiega che è essenziale capire che non sono i poveri a migrare, ma le classi più benestanti che possono permetterselo, coloro che ormai sono “emersi dalla sussistenza” e possono pagare per intraprendere un viaggio oltre il continente; coloro che godono di “reti di supporto”, cioè comunità di africani già residenti in Europa che facilitano la migrazione.

Quindi avete capito bene? 100 milioni di essere umani, per lo più maschi di età compresa tra i 18 e i 35 anni, arriveranno in Europa entro il 2050; come si possa non aver paura di questo scenario è cosa incomprensibile che sfiora la follia. E non per un retroterra razzista o per odio nei confronti di questi uomini e di queste donne che cercano il loro futuro; ma perché questo esodo destabilizzerà le nostre società non solo da un punto di vista economico e sociale ma anche culturale, perché “l’integrazione è un processo lungo e il suo successo spesso è visibile solo dopo la seconda o terza generazione”; e a volte neppure dopo quelle se le culture di provenienza sono inconciliabili con quella d’arrivo.

Intanto sono cominciate sulla banchina Norimberga del porto di Messina le operazioni di sbarco dei 182 migranti a bordo dalla Ocean Viking, la nave di Sos Mediterranée e Medici senza frontiere.

I profughi, tra cui numerose donne e 14 bambini uno dei quali di soli otto giorni, erano stati soccorsi la settimana scorsa al largo delle coste libiche.  

La decisione di indicare Messina come porto sicuro è stata presa dal Viminale dopo che la Commissione europea ha raggiunto un accordo sulla redistribuzione dei migranti in cinque paesi dell' Ue.

Si fionda a occupare la gran parte dei giornali (dal Corriere della Sera a Repubblica, passando pure per il Fatto Quotidiano) per rileggere la realtà sul patto tra "responsabili" per far fronte all'emergenza immigrazione. "Provocare e basta era inutile", dice tuonando contro l'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini senza, però, nominarlo. E intima alle Ong di rispettare le leggi italiane. Peccato che l'accordo raggiunto ieri a Malta non solo riapre tutti i porti del nostro Paese a clandestini, organizzazioni non governative e scafisti, ma di fatto assolve tutti gli altri Paesi europei dal farsi carico del peso degli sbarchi.

Un eurobidone, appunto, sottolinea il Giornale : Il solito pacco rifilato dall'Unione europea al governo italiano di turno che non è capace di far sentire le proprie ragioni ai tavoli in cui si tratta. A sentir parlare Conte, invece, quello raggiunto dal neo ministro dell'Interno Luciana Lamorgese a Malta è "una svolta storica". "Una svolta significativa ma non definitiva", puntualizza Conte rivendicando di aver ottenuto dalla Germania, dalla Francia e da altri Stati europei "aperture che in passato erano impensabili". Tra queste, sottolinea, la "disponibilità" sui porti alternativi che "non saranno necessariamente i più vicini". Un'apertura, niente più. 

Perché i porti italiani restano il primo approdo per scafisti e Ong che, dopo i quattordici mesi di stop imposti da Salvini, riprenderanno a far rotta verso il Belpase per scricare i clandestini sulle nostre coste. La prospettiva che possano essere individuati porti alternativi sarà, infatti, "sempre su base volontaria". Niente più. Non solo. Il meccanismo, che i ministri dell'Interno degli Stati membri stanno cercando di avviare, inquadra tutti i migranti come richiedenti asilo, senza distinzione in base ai Paesi di provenienza. Il che, di fatto, garantisce a tutti quanti il diritto di lasciare le coste del Nord Africa e tentare la fortuna nel Vecchio Continente. Verrebbe, infatti, a sgretolarsi la differenza tra i (pochissimi) profughi, che hanno effettivamente il diritto d'asilo, e i migranti economici che, ad oggi, rappresentano l'86% di quelli che sbarcano nei nostri porti.

Secondo il quotidiano il giornale, l'asse franco-tedesco e, in particolare, la Francia. Perché queste "entità umanitarie", in questi anni, sono diventate più di semplici organizzazioni: sono armi. Armi in grado non solo di modificare la politica migratoria di un continente, come dimostrato dagli accordi di Malta e dall'impatto sulle elezioni nazionali ed europee, ma anche in grado di avvantaggiare un Paese rispetto a un altro. E a Parigi, inutile negarlo, le connessioni tra Ong e Stato sono parecchie così come è impossibile negare il loro peso nella nostra pollitica.

Come racconta La Verità, Ocean Viking, gestita da Sos Mediterraneée e Medici e senza frontiere, è un caso a dir poco emblematico. Perché queste due organizzazioni hanno degli indiscutibili legami con la politica francese a tal punto sa non poter considerare enti estranei alla strategia d'Oltralpe. Sos Mediterranée ha ricevuto fondi dal comune di Parigi: ben centomila euro per salvare migranti nel Mediterraneo. E la stessa capitale francese aveva elargito fondi pubblici già nel 2016 (25mila euro) e nel 2018 (30mila euro). Soldi dello Stato quindi, pubblici, e che sono entrati a far parte del "tesoro" con cui l'organizzazione recupera migranti tra Libia, Malta e Italia e impone sbarchi nonostante le leggi più severe di un governo.

E visto che la stessa gestiva quella nave Aquarius che, nel 2018, mise alla prova l'allora governo gialloverde e il ministro dell'Interno Matteo Salvini, tutto fa pensare che queste entità abbiano un ruolo nella politica europea. E soprattutto nel fare gli interessi del centrosinistra francese (che le finanzia, pubblicamente, e le incoraggia politicamente a proseguire nel loro lavoro nel mare antistante la Libia).

Del resto i legami politici sono ben noti. Sos Mediterranée prende soldi pubblici, mentre Medici senza frontiere è stata fondata, tra gli altri, da una vecchia conoscenza di Emmnauel Macron: Bernard Kouchner. Un uomo per tutte le stagioni che ha avuto anche un passato come ministro di François Mitterrand per poi passare brevemente anche con François Fillon.

Amicizie che contano, quindi. E se a questo legame con Parigi si sommano le strane connessioni della Sea Watch con gli interessi tedeschi, qualcosa non torna. O meglio, qualcosa torna, ma non piacerà alle anime belle che credono nell'assoluta innocenza delle organizzazioni che recuperano migranti. Quando la nave Sea Watch 3 sfondava il blocco a Lampedusa mettendo in pericolo i nostri militari, la "Capitana" Carola Rackete, osannata da gran parte della sinistra, rivelò a distanza di qualche giorno che fu lo stesso ministro dell'Interno Horst Seehofer a chiederle di "far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa". Lo ammise candidamente in un'intervista alla ti tedesca Zdf. E, come spiegato da il Giornale.it, "la presenza dei due giornalisti della Ard aveva spinto Maaßen a ipotizzare un diretto coinvolgimento del governo tedesco nelle operazioni di 'salvataggio' della Sea Watch". 

Una verità confermata dallo stesso ex capo dei servizi tedeschi a InsideOver, in un'intervista in cui confermò che "alcuni Paesi europei sono segretamente soddisfatti della destabilizzazione". E queste organizzazioni destabilizzano: questo ormai è chiaro.

 

 

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