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Giovedì, 12 Dicembre 2019

L’ecologismo vuole trasformare il mondo in una immensa Corea del Nord

medio-ambiente

 

Ne “Le bugie degli ambientalisti”, il testo di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, quello che forse, ha avuto più successo, gli studiosi della realtà ambientale sostengono diverse tesi interessanti, quella che mi ha colpito maggiormente è affrontata nella seconda parte, “sviluppo è ambiente”. Cascioli e Gaspari affrontano il tema dell’“impronta ecologica”, un concetto importante dell’ideologia ambientalista. Qui si svelano i veri obiettivi futuri dell’ecologismo.

Intanto che cos’è l’impronta ecologica, sarebbe“la superficie di terra e acqua che una popolazione richiede per produrre risorse che esse consuma e per smaltire i suoi rifiuti tenendo conto della tecnologia prevalente”, una unità di misura arbitraria che ha poco di scientificità, secondo i due studiosi. Il concetto è nato negli ambienti accademici della University of British Columbia a Vancouver (Canada), sono stati i professori Mathis Wackernagel e William Rees, che lo hanno sintetizzato in un volume, “Our Ecological Footprint”, (La versione italiana: “L’impronta ecologica. Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla terra”, Edizione Ambiente 1996) subito adottato dal WWF, diventando il fondamento teorico a sostegno delle tesi ecologiste.

Questi accademici hanno introdotto l’impronta ecologica, come una unità di misura, tipo il metro, per farla apparire come qualcosa di oggettivo, indiscutibile, sul quale calibrare la propria esistenza. “Ma non ha nulla a che vedere con il sistema metrico decimale e la sua oggettività è soltanto presunta”, scrivono Cascioli e Gaspari. Anche qui si tenta di applicare alla realtà una ideologia particolare.

In pratica gli ecologisti avvertono l’attuale impronta dell’umanità è maggiore del 23%, rispetto a ciò che il pianeta può rigenerare. Per capire la nostra personale impronta ecologica, bisogna rispondere a un semplice test, di 15 domande sul proprio stile di vita: tipo, com’è il nucleo familiare, le dimensioni della casa, l’uso più o meno dell’energia elettrica, dell’acqua, l’uso dei mezzi pubblici o dell’auto privata, etc.

Cascioli e Gaspari portano come esempio una persona che vive nell’hinterland di Milano, in una famiglia di 4 persone e in un appartamento di 85 mq. e che fa la vita normale, risulta consumare 5,4 ettari annui di terreno, secondo le stime del Global Footprint Network, diretto da Wackernagel, la persona che vive così avrebbe bisogno di tre pianeti. In pratica “ogni italiano in media, ecologicamente parlando, vive due volte e mezzo sopra la sua capacità, o meglio sopra la capacità del pianeta” (Cfr. Luca Sciortino, “Dimmi come vivi e ti dirò quanto inquini”, Panorama, 5.6.2006)

Interessante quale dovrebbe essere lo stile di vita ideale cui gli ecologisti vogliono portare l’umanità. “il cittadino di cui sopra dovrebbe abitare da solo in una casa al massimo di 30 mq., casa singola possibilmente senza acqua corrente e senza elettricità; dovrebbe diventare vegetariano e raccogliere il proprio cibo direttamente dalla terra (il cibo processato industrialmente fa impennare l’impronta ecologica); ovviamente dovrebbe rinunciare all’auto ma, possibilmente, anche ai mezzi pubblici (in pratica muoversi il meno possibile e, al massimo, a piedi e in bicicletta)”. Si dovrebbe scendere così a un’impronta ecologica di 1,3 ettari. Chiunque usi il buon senso può comprendere che l’obiettivo degli ecologisti è di portarci dritti alla miseria più assoluta e nel lungo termine all’autoestinzione del genere umano.

Cascioli e Gaspari sono convinti che i militanti ecologisti vogliono farci raggiungere il “mitico sviluppo” della Corea del Nord. Infatti, guardando le statistiche del Global Footprint Network, si scopre “che è la Corea del Nord a trovarsi nella condizione migliore, ovvero con un più basso deficit ecologico”. Infatti attualmente l’impronta ecologica del coreano del nord è di 1,5 ettari annui pro capite, mentre quello del sud è di 4,4 ettari.

Come tutti sanno il problema della Corea del Nord è l’ideologia folle dell’”autosufficienza” instaurato dal regime comunista, che ha ridotto alla fame un paese che era partito invece con delle buone basi economiche, che forse era partito con un pil superiore alla Corea del Sud, che invece per gli ecologisti, si è sviluppata notevolmente peggiorando il suo deficit ecologico. Quindi secondo i verdi“bisogna progredire verso una povertà generalizzata per poter rientrare all’interno delle risorse che il pianeta ci mette a disposizione. Traducendo: l’ideale che Wackernagel e soci hanno in mente è un mondo trasformato in una immensa Corea del Nord, povera e arretrata, solo gestita un po’ meglio per evitare almeno le crisi peggiori.

Il confronto parallelo tra le due Coree è unico e sconvolgente, Cascioli e Gaspari lo affrontano meglio nel testo “I Padroni del pianeta”. I due Paesi entrambi nel 1953 partirono da zero, anzi quello del Nord aveva più vantaggi, avendo ereditato il 65% delle industrie eppure dopo cinquant’anni ora si trova nel baratro della più totale miseria e arretratezza rispetto al Sud, non solo, ma anche più inquinato, in cui l’ambiente si sta gravemente deteriorando e con uno sfruttamento selvaggio delle risorse. Ricordo ai distratti che la Corea del Nord si trova in queste condizioni perché per cinquant’anni il regime comunista ha pensato solo ad armarsi e a prepararsi in vista di una guerra atomica contro la Corea del Sud, investendo somme enormi in spese militari, ingrossando uno dei più grandi eserciti del mondo.

Oltre alla Corea gli ecologisti considerano come ideale di vita le condizioni dell’Africa Sub-sahariana mentre sarebbero devastanti quelle dei paesi occidentali. Basterebbe un po’ di buon senso per capire che l’ideologia ecologista è completamente avulsa dalla realtà. “Infatti ogni persona di buon senso capisce che è meglio vivere in un paese dove ci sono scuole e insegnanti; dove ci sono medici e buone strutture ospedaliere e anche disponibilità di medicine; dove c’è possibilità di lavorare e anche a condizioni dignitose; dove c’è una rete di servizi sociali; dove c’è accesso all’acqua potabile e dove è possibile avere alimenti in abbondanza; rispetto a un paese dove tutto questo manca, dove la mortalità infantile e quella materna sono una tragica quotidianità; dove lo sfruttamento di donne e bambini è consuetudine, dove la vita media raggiunge appena i 40 anni e dove si muore ancora di morbillo e di dissenteria”.

Ironicamente Cascioli e Gaspari sottolineano che tutto questo è talmente vero che gli stessi guru dell’ecologismo mondiale come Wackernagel, Rees, Brown, Latouche e tutti loro discepoli, “preferiscono vivere negli Stati Uniti o in Francia piuttosto che trasferirsi in Congo o in Ruanda o in Corea del Nord”

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