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Nuova operazione militare della Turchia contro i miliziani separatisti curdi

La Turchia intensifica le operazioni contro i miliziani separatisti curdi del Pkk e stavolta lo fa d'intesa con il governo di Baghdad. Sono 19 i membri del Pkk uccisi dai militari turchi sulle montagne del nord dell'Iraq, una notizia che arriva a poche ore da un'importante visita a Baghdad del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che dopo un incontro con il premier Mohammed Shia Al Sudani ha annunciato che i due Paesi agiranno di concerto nella lotta al separatismo curdo. 

"Abbiamo parlato della lotta al Pkk e abbiamo sottolineato che eliminare questa minaccia portera' benefici a tutta la regione. Siamo soddisfatti che l'Iraq abbia inserito il Pkk nella lista delle organizzazioni terroristiche. Noi continuiamo la nostra lotta, anche oltre confine, ma nel rispetto della sovranita' dell'Iraq. 

Con il premier iracheno siamo d'accordo, nessuno vuole che Iraq e Siria diventino una palude per terroristi e il Pkk minaccia la stabilita' dell'Iraq. Concordiamo sul fatto che eliminare il Pkk portera' benefici all'Iraq", ha detto Erdogan. Un cambio di rotta rispetto agli ultimi anni, durante i quali le ripetute operazioni e raid aerei turchi oltre confine hanno rafforzato i rapporti con il Kurdistan iracheno, dominato dal clan Barzani. La Turchia e' decisa a creare un'area cuscinetto profonda 30 km oltre confine.

Intanto il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, è rientrato dal Qatar dove ha incontrato la propria controparte locale, ma soprattutto il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh. Il dialogo tra il capo della diplomazia di Ankara e il numero uno dell'organizzazione palestinese è stato rivelato dai media turchi ma non era stato annunciato in un primo momento. La notizia arriva mentre il Qatar, secondo quanto riferiscono i media israeliani, starebbe valutando di ritirarsi dal ruolo di mediatore tra Israele e Hamas.

La diplomazia di Doha è finora stata in prima linea nella ricerca di un'intesa che consenta la liberazione dei 133 ostaggi israeliani, dal 7 ottobre scorso prigionieri nella Striscia di Gaza. In questo contesto, la Turchia torna a rivendicare con i fatti un ruolo nel faticoso negoziato in corso. È di mercoledì la notizia di una prossima visita in Turchia del leader di Hamas Haniyeh, che sabato prossimo sarà ricevuto dal presidente Recep Tayyip Erdogan. 

Al centro dell'incontro ci sarà l'accesso agli aiuti umanitari per la popolazione civile di Gaza, ma anche i tentativi di arrivare al cessate il fuoco e di evitare una escalation tra Israele e Iran. Appena ieri Erdogan aveva ribadito il sostegno ad Hamas, definito "un movimento di liberazione" e paragonato alla lotta per l'indipendenza che la Turchia ha portato avanti tra il 1915 e il 1920 contro Gran Bretagna e Grecia.

Il governo turco continua a mantenere contatti con Hamas, ospitando leader del movimento e rifiutandosi di classificare l'organizzazione palestinese come gruppo terroristico, contrariamente agli Stati Uniti e ai paesi europei. Il presidente Erdogan, insieme a Fidan e al capo dei servizi segreti, ha telefonato al leader di Hamas la scorsa settimana per esprimere condoglianze per la morte dei suoi tre figli in un bombardamento israeliano a Gaza. Recentemente, Erdogan ha nuovamente accusato Israele di genocidio e ha criticato "il sostegno incondizionato dell'occidente a un massacro che resterà una macchia indelebile nella storia".

Erdogan ha dichiarato: "Combatterò per la causa palestinese e sarò la voce della popolazione oppressa anche se dovessi rimanere l'unico". Gli Stati Uniti, tramite il Segretario di Stato Antony Blinken e successivamente il capo della CIA William Burns dopo l'attacco iraniano a Israele, hanno richiesto ad Ankara di mediare per prevenire un'escalation. Questo è stato seguito da una telefonata tra il capo dell'intelligence turca e rappresentanti non specificati di Hamas. Erdogan è atteso alla Casa Bianca il 9 maggio, dove incontrerà il presidente americano Joe Biden e sottolineerà la sua capacità di agire su più fronti. Il conflitto tra Israele e Hamas ha anche favorito un riavvicinamento tra Turchia e Iran. La Casa Bianca conta sull'influenza di Erdogan su Hamas e Teheran, e sulla volontà del leader turco di esplorare ogni opzione per prevenire conseguenze regionali di un'espansione del conflitto.

 

Fonte Agi e varie agenzie

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