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Giovedì, 21 Maggio 2026

Un’escursione, una degustazione e un concerto. È un trittico di emozioni quello proposto dal progetto ARIA- merAviglia tra maRe, collIne e musicA promosso dal Comune di Sestri Levante in collaborazione con l'Associazione musicale Felice Romani di Moneglia

 Tre appuntamenti tra luglio e settembre a Sestri Levante, che iniziano nel pomeriggio con un trekking per raggiungere la location del concerto e un assaggio di prodotti tipici locali (riservato ai partecipanti del trekking) tutto a partecipazione libera e gratuita. 

 Si comincia il 9 luglio con il concerto del Quartetto d’Archi dell’orchestra da camera Luigi Boccherini di Lucca nella chiesa di Santo Stefano del Ponte;  il 23 luglio nella chiesa di Santa Margherita di Fossa Lupara sono in programma Le Sonate di Benedetto Marcello Opera 2 a cura di Thomas Luti saxofono, Endrio Luti fisarmonica; mentre il 10 settembre nella chiesa di Santa Vittoria si esibirà il complesso vocale e strumentale medievale Esa Ensemble e Baschenis Ensemble diretto da Sergio Chierici nel dramma liturgico Ludus Danielis. L’inizio dei concerti è alle 21.15. La musica non aspetta su un palco qualsiasi: “chiama” da luoghi meno noti e invita a mettersi in cammino, a respirare, a sentire e ad ammirare la meraviglia che ci circonda.  

 I trekking, accompagnati dalle guide abilitate del Labter Tigullio, il centro di educazione ambientale e sviluppo sostenibile del Comune di Sestri Levante, sono un modo per raggiungere il luogo del concerto in maniera “lenta” ed ecosostenibile, imparando a cogliere dettagli che forse normalmente non si notano e ad apprezzare natura, storia e paesaggio. Sono inoltre pensati in un orario particolarmente affascinate come quello che va verso la fine della giornata, verso il tramonto.  

Per il 9 luglio il titolo pensato per l’escursione è proprio "Tra natura, storia e panorami", appuntamento ore 17.30 davanti alla stazione di Sestri Levante (possibilità di parcheggio nei pressi): il primo tratto sarà su asfalto lungo Via Lombardia/località Le Mimose, godendo di una vista unica sull’istmo che separa le due Baie di Sestri Levante, per poi intraprendere la salita verso Costa Rossa, caratteristico nucleo rurale, e nuovamente scendere attraverso oliveti a Santo Stefano del Ponte lungo l’antica mulattiera, un percorso lungo in totale meno di 5 chilometri e mezzo, con circa 250 metri di dislivello in salita e poi discesa, comunque molto panoramico che permette di vedere Sestri da punti di vista insoliti. 

Il 23 luglio con l’escursione "Pietre e paesaggi" l’appuntamento sarà direttamente davanti alla Chiesa di Santa Margherita di Fossalupara, così prima di partire si avrà già modo di ammirare lo splendido sagrato, e poi si partirà per un percorso ad anello, ricco di spunti che ci permetteranno di approfondire l’arte e la lunga storia geologica e mineraria di Sestri Levante. Il 10 settembre sarà un “itinerario” alla scoperta dei borghi più antichi della Val Gromolo, che nascondono un fascino quasi indescrivibile, per cui con appuntamento presso la chiesa di Santa Vittoria si partirà per un percorso ad anello.

 Per partecipare ai trekking è obbligatoria la prenotazione (ufficio IAT 0185 478530 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e le dotazioni adatte per un’escursione: scarponcini da trekking o scarpe con suola scolpita, bastoncini se in possesso, scorta d'acqua e berretto/cappello per il sole.

 L’organizzazione prevede un servizio di navetta gratuita per chi non vuole o non può partecipare al trekking con partenza da piazza Sant’Antonio alle 20.30.

 Ai tre eventi se ne aggiunge un quarto, un concerto all’alba in programma il 13 agosto alle 5.45 ai ruderi di Santa Caterina dove il quartetto di sax Sus4Tet offrirà brani di D. Malanska, J. S. Bach, G. Lago, G.Gershwin, L.Bernstein.

 Dichiara l’Assessore alla Cultura del Comune di Sestri Levante Maura Caleffi: «Con il progetto ARIA inauguriamo, per la prima volta, una collaborazione culturale strutturata con l’Associazione Felice Romani di Moneglia che ringraziamo: un primo passo importante verso una progettazione condivisa che guarda al territorio nel suo insieme, con attenzione alle frazioni e agli itinerari meno conosciuti, spesso esclusi dai circuiti turistici tradizionali. Il format che abbina trekking, musica e degustazioni valorizza le eccellenze locali, riduce l’impatto ambientale – grazie anche al servizio navetta gratuito – e promuove un turismo lento e consapevole».

Gorizia è Capitale Europea della Cultura 2025, un titolo che celebra la sua identità transfrontaliera insieme a Nova Gorica. Il progetto GO!2025 ha infatti portato un forte incremento turistico, con un +64% di visitatori stranieri nei primi mesi del 2025. La città offre un ricco programma di eventi, mostre e spettacoli che valorizzano la storia comune, la cultura di confine e le bellezze paesaggistiche: tra le esposizioni più visitate, la mostra su Andy Warhol, che ha registrato 80.000 presenze, mentre il Castello ha accolto oltre 14.528 visitatori. Ma esistono luoghi preziosi e angoli nascosti ancora poco conosciuti e lontani dalla logica dell’overtourism, dove poter visitare la città in totale tranquillità. Se infatti la maggior parte dei turisti che arrivano a Gorizia si concentra attorno al Castello o al Duomo, sono ancora pochi i temerari che si avventurano sul ponte ciclabile di Solkan, sospeso tra le rive dell’Isonzo o tra le dolci colline del Collio, dove la storica Strada del Vino e delle Ciliegie invita a perdersi tra vigneti, cantine e sapori autentici, lontani dai percorsi più battuti.

A raccontare queste perle, spesso trascurate dai flussi turistici più intensi, è Boris Visintin, esperto di turismo locale, nonché Direttore del Best Western Gorizia Palace: “Negli ultimi anni Gorizia ha vissuto una vera rinascita culturale e turistica. Con GO! 2025 stiamo assistendo a un afflusso crescente di visitatori, affascinati da questa terra di confine ricca di storia, bellezza e visioni condivise. Gorizia non è più una semplice tappa, ma una destinazione da vivere appieno, anche grazie a iniziative come il nostro pacchetto «Discover Gorizia», che arricchisce il soggiorno con esperienze autentiche, sapori locali e percorsi tra Collio e cultura. Il Best Western Gorizia Palace è il punto di partenza ideale per scoprirla: nel cuore della città e a due passi da Nova Gorica, offre 64 camere moderne, servizi per cicloturisti e una rete di collaborazioni con realtà del territorio, dal Piccolo Opera Festival a Visavì. Il nostro team, profondo conoscitore della città, accompagna ogni ospite con passione e attenzione, trasformando ogni soggiorno in un ricordo da portare con sé”.

Ecco quindi svelate, dagli esperti turistici locali del Best Western Gorizia Palace, le 7 curiosità che raccontano l’anima più autentica di Gorizia, fatta di memoria, visioni, natura e passaggi di frontiera: “Un patrimonio che continuerà a sorprendere anche oltre il 2025, con nuovi percorsi, eventi e prospettive da scoprire nel 2026, per chi vorrà vivere la città con occhi nuovi e passo lento”, conclude Visintin.

  1. Piazza della Transalpina è per metà italiana e per metà slovena: un tempo separata dal Muro di Gorizia, oggi è un simbolo di unità e cooperazione tra i due Paesi, i cui confini attuali sono segnati da una linea di mattonelle di pietra, trovandosi la parte italiana a Gorizia e la metà slovena a Nova Gorica. Un tempo il "Muro della Vergogna", costruito nel 1947, divideva la città italiana da quella jugoslava; è stato poi rimosso con l’entrata della Slovenia nell’UE nel 2004.
  2. Un ponte ciclabile tra due città: una nuova pista ciclabile unisce Gorizia (Italia) e Nova Gorica (Slovenia), tracciando un itinerario suggestivo lungo il fiume Isonzo. Cuore del percorso è il ponte ciclabile di Solkan, sospeso tra natura e storia, a pochi passi dalla storica stazione Transalpina. Immerso nel verde e affacciato su panorami mozzafiato, è il punto perfetto per vivere un’esperienza che intreccia sport, paesaggio e memoria di frontiera. Ideale per appassionati di cicloturismo di ogni livello.
  3. La Strada del Vino e delle Ciliegie: istituita nel 1963, è stata uno dei primi itinerari enogastronomici d’Italia, si trova nell’area del Collio, tra Gorizia e i comuni circostanti, la prima in Italia ad ottenere la DOC. È possibile organizzare degustazioni in cantina, scoprendo le eccellenze enologiche del territorio e i sapori autentici della cucina locale.
  4. Una delle collezioni più grandi al mondo di rose Bourbon: nel monastero di Kostanjevica si trovano oltre 75 varietà rare, profumate e dal grande valore storico. Originarie dell’isola di Réunion, queste rose conquistarono l’aristocrazia europea dell’Ottocento. Ogni primavera, durante il Festival delle Rose, il giardino si trasforma in un tripudio di colori e profumi, circondando la cripta dove riposa anche Carlo X, ultimo re di Francia. Un angolo di Gorizia dove natura e storia sbocciano insieme.
  5. Tour del Contrabbando: nell’ex valico doganale di Pristava sorge un museo immersivo dedicato al contrabbando di frontiera (šverc), praticato tra il dopoguerra e gli anni ’60. L’allestimento, ricco di oggetti d’epoca e testimonianze, racconta come zucchero, caffè e sigarette attraversassero clandestinamente il confine. Una escape room interattiva permette di rivivere l’adrenalina di quel mondo sommerso.
  6. Via Rastello e la galleria sotto il Muro di Berlino: in via Rastello si trova la casa natale di Luigi Spina, il goriziano che nel 1962 scavò, insieme con Domenico Sesta, il “Tunnel della Libertà” sotto il Muro di Berlino, permettendo la fuga di 29 persone dalla Berlino Est. Una targa lo ricorda come simbolo di coraggio e resistenza civile, celebrato anche nei Giardini dei Giusti e in vari documentari.
  7. Il Parco del Tricorno spartiacque naturale tra due mari: i torrenti e i fiumi che nascono tra le Alpi Giulie prendono direzioni opposte: alcuni sfociano nell’Adriatico (come l’Isonzo), altri nel Danubio e poi nel Mar Nero. Un piccolo miracolo geologico che rende il parco un crocevia invisibile tra due mari. Il Parco offre percorsi di trekking spettacolari, immersi nella natura incontaminata, ideali per gli amanti dell’escursionismo e delle esperienze outdoor.

Conosciamo meglio Lorenzo Conti, poliedrico artista ricercatore di sempre nuovi spazi dimensionali e professore: “Mi sono laureato a Palermo in Progettazione dei sistemi espositivi e museali e poi ho conseguito la laurea specialistica a Bologna in Scenografia e Allestimenti. Questa formazione specialistica in ambito accademico mi ha permesso di valorizzare le competenze nel settore artistico che riguarda, ad esempio, l'allestimento e la scenografia per eventi pubblici e privati con  installazioni artistiche che modificano e cambiano la percezione sensoriale del luogo e dello spazio creando varie dimensioni alternative nella realtà di chi le vive e le osserva. La mia ricerca artistica si rivolge in particolare allo studio di forme geometriche attraverso il disegno e la pittura per poi realizzare installazioni di luce. Ho partecipato a un evento che valorizzava il Giardino della Kolymbethra nella valle dei Templi con un percorso serale che accompagna i visitatori con luci e musica di sottofondo.. Il mio obiettivo è quello di modificare lo spazio per farlo vedere alle persone con occhi differenti in maniera artistica e stimolare l’animo umano provocando sempre nuove percezioni e sensazioni che accrescono il sapere e la modalità di rapportarsi al mondo. Ho partecipato alla realizzazione di progetti del centro culturale “Farm Cultural Park” (https://www.farmculturalpark.com/) che riqualifica spazi aperti, tra cui recentemente quello di Favara dove ha sede, città che dista circa 10 minuti da Agrigento di cui, prima di questa valorizzazione urbana e recupero del centro storico, era sconosciuta ai più. Grazie all’intervento di recupero realizzato da questa realtà artistico-sociale, sono stati aperti siti di attrazione turistica, tra cui B&B e hotel, che rappresentano il motore rigenerante della città che ora è diventata la seconda meta artistica e di attrazione turistica dopo la Valle dei Templi e modello di tesi di laurea. Da oltre 15 anni di attività “Farm Cultural Park” riqualifica e ripopola i luoghi abbandonati in Sicilia e non solo: oltre che come museo si propone anche come centro culturale e artistico dove vengono allestite mostre temporanee e installazioni permanenti di arte contemporanea; inoltre vi sono residenze per artisti e vengono svolte presentazioni di libri e vari corsi di architettura. Ho anche svolto il ruolo di tutor della SOU - Scuola di architettura per bambini - sempre presso il “Farm Cultural Park” un progetto volto a valorizzare l’insegnamento di buone pratiche attraverso lo sviluppo di diverse tematiche, tra cui quelle tecnologiche e ecosostenibili legate al mondo artistico e architettonico. Questa esperienza mi ha dato la possibilità di sviluppare una forte rete professionale e di conoscere importanti architetti, tra cui Mario Cucinella, e crescere ulteriormente dal punto di vista umano e professionale. Collaboro con “Farm Cultural Park” anche come artista per le diverse mostre allestite ogni anno nei suoi molteplici spazi espositivi. Mi sono trasferito a Milano per lavorare come docente e sempre a Milano ho fatto una mostra personale di fotografie che raccontano la città di Milano dal mio punto di vista: uno sguardo attento ai dettagli degli edifici che caratterizzano la città e che trasposti in fotografia rendono astratte e quasi irriconoscibili queste forme. Come insegnante al liceo prediligo lezioni di tipo informale affinchè gli studenti possano esprimersi in maniera personale e sviluppare le loro competenze tecniche. Insegno discipline geometriche, design e laboratorio artistico, materie che richiedono molta precisione e rigore nell’utilizzo di vari strumenti, tra cui pennini e matite, e non tutti gli studenti possiedono tali abilità, ma combinandole con espressioni artistiche, fra cui la colorazione o la progettazione nell’ambito del design, gli stessi riescono ad esprimersi al meglio. Oltre alle lezioni frontali in aula propongo ai miei studenti delle uscite didattiche dal vivo in modo che possano imparare e apprendere gli insegnamenti anche facendo esperienza sul campo in una dimensione pratica sia reale sia materiale dell’apprendimento scolastico”. 

“L’essenziale è invisibile agli occhi”: questa frase, tra le più celebri della letteratura mondiale, racchiude la profonda saggezza de “Il Piccolo Principe”, uno dei libri più letti e amati di sempre, il secondo più tradotto al mondo dopo la Bibbia. Nel 2025 ricorrono i 125 anni dalla nascita del suo autore, Antoine de Saint-Exupéry, avvenuta il 29 giugno 1900: proprio questa data è stata scelta nel 2020 dalla “Antoine de Saint Exupéry Youth Foundation” per festeggiare il “Piccolo Principe Day”, celebrando così i valori universali racchiusi in quest’opera straordinaria. Mascherato da fiaba per bambini, il racconto esplora con delicatezza temi profondi come il senso della vita, l’amore e l’importanza delle relazioni, lasciando un’eredità capace di parlare al cuore di ogni generazione.

Per immergersi nell’universo poetico e avventuroso dell’autore e del misterioso bambino biondo in viaggio tra i pianeti, spieghiamo le ali partendo da Tolosa, capitale dell’Occitania e cuore pulsante dell’epopea dell’Aéropostale. Qui, nel quartiere di Montaudran, si trova L’Envol des Pionniers, un museo interattivo che celebra le imprese dei pionieri dell’aviazione e racconta la storia della linea aerea transatlantica che univa la Francia al Sud America. Inizialmente nata per l’impresa senza precedenti del trasporto della posta e successivamente aperta ai passeggeri, l’Aéropostale ha visto proprio Saint-Exupéry tra i suoi protagonisti. Pilota della compagnia, Antoine partiva spesso da Tolosa per missioni che lo portavano verso il Sahara o l’America Latina: qui, soggiornava al terzo piano dell’Hôtel du Grand Balcon, affacciato della centrale Place du Capitole, nella stanza 32 che il Ministero della Cultura francese ha dichiarato sito commemorativo. Le esperienze vissute in volo - il silenzio tra le nuvole, l’incontro con il deserto e la solitudine - hanno profondamente influenzato la sua scrittura, ispirando opere come “Vol de nuit” (Volo di notte) e “Terre des hommes” (Terra degli uomini). Tolosa, impregnata di cultura aeronautica, ha voluto rendere omaggio a Saint-Exupéry e alla sua produzione letteraria dedicandogli Avenue Saint-Exupéry, via che conduce al quartiere delle avventure dell’Aéropostale (Montaudran), ma anche una statua: situata nel Jardin Royal, primo giardino pubblico della città, lo ritrae con un libro in mano intento in un ideale dialogo di sguardi con il suo personaggio più famoso.

In un ideale viaggio cronologico, si arriva al 1933, anno in cui il governo francese decise di unificare cinque compagnie aeree (tra cui proprio l’Aéropostale) in un’unica entità statale: è l’inizio della storia di Air France. La compagnia di bandiera nazionale edita le rotte, l’esperienza e l’anima pionieristica dalle avventure di Saint-Exupéry e dei suoi colleghi, ponendosi al tempo stesso un obiettivo più ambizioso: il trasporto di passeggeri, posta e merci in modo sistematico, affidabile e su scala globale. Per celebrarne la storia, ma anche il presente, proprio l’Envol des Pionniers ospita “Air France, a history of elegance”:  una mostra temporanea grazie alla quale poter ammirare circa 200 oggetti originali che ne costituiscono il patrimonio.  

Da qui, il legame tra la città e il cielo ha preso il volo e non si è mai più interrotto. Oggi, infatti, sono numerose le eccellenze aerenautiche e aerospaziali, che ne fanno il maggior hub europeo del settore. Tra le altre, ospita la sede di Airbus, del sistema satellitare SPOT, il cluster di aziende dell'Aerospace Valley e il Centro Spaziale di Tolosa (CST), il più grande d’Europa. E per chi sogna di toccare le stelle, c’è la Cité de l’Espace, sito unico in Europa in cui ci si avvicina in modo ludico (ma scientifico al tempo stesso) ai misteri dell’universo: si possono scoprire le sfide a cui si preparano le agenzie spaziali, esplorare le riproduzioni del terreno marziano, ammirare le immagini catturate dal telescopio James Webb e vivere l’esperienza immersiva LuneXplorer, per provare in prima persona le sensazioni degli astronauti durante una missione sulla Luna. Per esplorare con meraviglia l’infinito, proprio come faceva Saint‑Exupéry con le ali e con le parole, insieme al suo piccolo amico viaggiatore spaziale.

 

 

A proposito di Tolosa

Capoluogo della regione sudoccidentale francese dell’Occitania, a circa 100 km di distanza dai Pirenei e a metà strada tra l'Oceano Atlantico e il Mar Mediterraneo, Tolosa è la quarta città più popolata del Paese, con circa 500.000 abitanti. Inoltre, la sua atmosfera rilassata e conviviale, tipica del sud della Francia, e la presenza di una tra le più antiche e prestigiose università d’Europa, fondata nel 1229, ne fanno una città abitata da moltissimi giovani studenti (circa 125.000, il 25% della popolazione urbana).

 Soprannominata “Ville rose” (la “Città rosa”) per il colore dominante degli antichi edifici in mattoni, Tolosa possiede tre siti Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO: la basilica romanica di Saint-Sernin, tra gli edifici romanici più grandi d'Europa; il Canal du Midi, canale artificiale che con i suoi 241km unisce l’Atlantico e il Mediterraneo, passando lungo il percorso dalla città occitana e collegandosi al fiume Garonna che la attraversa; e, infine, l’Hôtel-Dieu Saint-Jacques, oggi centro amministrativo ospedaliero e uno degli simboli emblematici del paesaggio urbano.

 Contraddistinta da un patrimonio culturale e una storia di oltre due mila anni, che si possono ammirare nei numerosi monumenti che ne popolano il centro (come Place du Capitole, il Convento dei Giacobini e molti altri), Tolosa oggi è anche estremamente proiettata verso il futuro, grazie alle diverse eccellenze aerospaziali che la rendono il maggior hub europeo del settore: ospita, infatti, la sede di Airbus, del sistema satellitare SPOT, il cluster di aziende dell'Aerospace Valley, il Centro Spaziale di Tolosa (CNES, Centro Nazionale di Studi Spaziali), la Cité de l’Espace, parco tematico sui misteri dello spazio e centro di divulgazione scientifica unico in Europa, e, come recente aggiunta, il nuovo centro di Eccellenza della NATO.

 

Il Professor Giovanni Liccardo, che ha curato un importante lavoro di approfondimento e ricerca sulla caccia alle streghe, ci accompagna in un’immersione storica. Riportiamo un estratto del suo lavoro: “La caccia alle streghe fu un fenomeno repressivo indirizzato contro persone, in gran parte donne, accusate di pratica con il diavolo; le streghe appaiono un po’ ovunque in Europa e nel Nuovo Mondo nei secoli XVI-XVII. L’acme della persecuzione è tra 1560 e 1630, quando di fronte alla crescita del disagio economico-sociale, politico e religioso questa sembra la soluzione più facile per eliminare gli avversari, imporre l’uniformità, sedare le tensioni, in un’alleanza efficace tra Stato e Chiesa. A livello istituzionale, ogni forma di fede o di comportamento, non ammessi dall’istituzione ecclesiastica, deve essere tenuta sotto controllo. Chi non aderisce al cristianesimo o lo fa in modo imperfetto è ritenuto un “diverso” nella società. A livello più basso, sorgono movimenti spontanei che devono trovare un capro espiatorio alle carestie e alle epidemie. I nemici interni vengono considerati gli eretici, i superstiziosi e i sodomiti, mentre i nemici esterni sono i popoli che praticano religioni diverse da quella cristiana che devono essere esclusi e allontanati, come gli ebrei e i musulmani dalla cattolicissima Spagna. Ma altri popoli premono alle frontiere, come i rom, che cominciano ad arrivare in Europa, e i temibilissimi turchi. Nel Cinquecento: decine di migliaia di persone, soprattutto donne, sono messe a morte, generalmente bruciate vive, sulla base di confessioni generalmente estorte sotto tortura. I canoni della demonologia sono già fissati dalla fine del Quattrocento: i poteri delle streghe derivano dal patto con il diavolo. Le streghe volano di notte e raggiungono la zona del "sabba" in cui adorano il demonio, si congiungono carnalmente con esso, calpestano la croce e procurano la morte ad adulti, bambini e animali. Nella cultura greca e latina la figura della Strega aveva una propria collocazione, anche se caratterizzata con toni diversi da quelli delle donne malefiche datesi a Satana e al centro della demonizzazione del XV-XVII secolo. A determinare un profondo cambiamento della valenza culturale della Strega di certo ebbe un ruolo fondamentale il contatto con il mondo cristiano, che considerava ogni espressione della cultura pagana una chiara testimonianza del culto di Satana. Lamiae, maleficae e striges erano termini utilizzati per indicare delle donne dedicate al maleficum. La Lamia, di cui abbiamo anche testimonianza nell'Antico Testamento (Is 34, 14), può essere ritenuta l'archetipo della strega, con tutte quelle temibili caratteristiche che accompagnarono l'operato delle streghe. Le striges erano ritenute capaci di mutarsi in uccello per commettere le loro nefandezze: infatti la strix era un uccello notturno avvolto da un simbolismo oscuro e inquietante. La strega è per antica tradizione una manipolatrice di erbe, una esperta conoscitrice delle virtù e dei poteri dei principi naturali. La mammana - strega - fattucchiera svolgeva per la comunità funzioni paramediche, somministrava medicamenti e suggeriva rituali terapeutici e all’occasione poteva procurare aborti. La stessa medicina ufficiale si è in parte riferita alla farmacopea popolare: la farmacopea di stato del Granducato di Toscana (1789), elenca principi attivi animali e vegetali spesso ricavati dai verbali dei processi per stregoneria. La strega, spesso davanti al giudice, enfatizzava le facoltà magiche ed i reati che le venivano attribuiti e questo è spiegabile solo in parte secondo la logica della tortura o della disperazione e della rivalsa. Probabilmente, la convinzione derivava da vissuti psichici personali sperimentati come reali ed oggettivi, non interpretabili secondo gli strumenti culturali disponibili all’epoca. È verosimile ipotizzare che effetti farmacologici fossero alla base delle esperienze psichiche e mistiche delle streghe e che tali effetti derivassero dall’assunzione di filtri e pozioni da loro stesse preparate. Anche se nei momenti più aspri nessun settore della popolazione può dirsi al sicuro dai sospetti e tutti quindi possono essere accusati - tuttavia la persecuzione antistregonesca colpisce soprattutto un tipo preciso di persona. La strega è un personaggio liminare, spesso una donna in età infeconda giovanissima o, nella maggioranza dei casi, vecchia; vive ai limiti della comunità sia fisicamente. Nell’alto medioevo esistono superstizioni contadine sul potere delle streghe; la Chiesa e le autorità civili fanno però di tutto per scoraggiare queste credenze che socialmente. Dopo il XII secolo si assiste a un’inversione di tendenza. L’ossessione esplode con scadenze ben precise e acquista una forma definitiva alla fine del XV secolo. Nel 1484 Innocenzo VIII promulga la bolla Summis desiderantes affectibus nella quale, deplorando la diffusione della stregoneria, autorizza gli inquisitori domenicani Heinrich Institor e Jakob Sprenger a sradicarla. Gli stessi inquisitori che avevano sollecitato la bolla pubblicano nel 1487 il Malleus maleficarum, il più grande e completo testo di demonologia antistregonesca, una raccolta delle credenze sulla moltiplicazione delle streghe nel quale si chiede alle autorità civili ed ecclesiastiche di aiutare concretamente gli inquisitori nel loro compito di persecuzione della stregoneria. Con il Malleus la persecuzione - già esistente e praticata a livello locale - fa un salto di qualità divenendo ufficialmente autorizzata dalla Chiesa e organizzandosi e coordinandosi a livello europeo. Il Malleus è pervaso da una fortissima carica antifemminile, che trae le sue radici da quell’ampia corrente misogina del cristianesimo medioevale che si rifaceva a sant’Agostino, ed è punteggiato da una serie di ossessioni sessuali e da fantasie di castrazione. Il Cinquecento e il Seicento sono i secoli di maggior virulenza della persecuzione antistregonesca, che si può dividere in due fasi. La prima che va più o meno dalla fine del Quattrocento al 1530 è concentrata soprattutto nelle zone di montagna, prevalentemente alpine e pirenaiche, in cui esistono ancora sacche di sopravvivenza di antiche credenze pagane. Questi residui di paganesimo, diffusi tra i settori più umili della società e nelle zone più isolate, comportano animismo, superstizioni e credenze nella magia popolare che vengono ora interpretate come patto con il diavolo ed equiparate all’eresia. La persecuzione sembra affievolirsi, ma riprende con forza a metà del Cinquecento e dura fino a metà del Seicento. L’ossessione stregonesca acquista vita autonoma, si sviluppa e si salda al clima di sospetto delle guerre di religione, diviene parte della psicologia dell’epoca e si allarga geograficamente. Questa seconda fase, più violenta della prima, legata alle guerre di religione e culminata con la guerra dei Trent’anni, coinvolge tutta l’Europa e acquista una virulenza tutta particolare in Germania. Pur coinvolgendo alcune città, la persecuzione colpisce prevalentemente il mondo contadino; è meno forte in Italia e Spagna, anche se qui è compensata dalla repressione contro ebrei e moriscos. A partire dalla seconda metà del Seicento, con la fine delle guerre di religione, il fenomeno comincia lentamente a declinare fino alla scomparsa all’inizio del Settecento nel nuovo clima tollerante del secolo dei Lumi sotto i colpi del pensiero razionalistico che nega i poteri della magia e si oppone alla sua persecuzione”.

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