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Mercoledì, 29 Maggio 2024

Presentata a Roma l'ultima raccolta di pensieri di Plinio Corrêa de Oliveira

Copertina libro Correa de Oliveira

 

E' stata presentata a Roma, presso l'associazione Luci sull'Est, l'ultima raccolta di pensieri di Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), l'indimenticato autore dell'opera in assoluto più importante prodotta dalla cosiddetta scuola controrivoluzionaria nel XX secolo: Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (di cui peraltro proprio quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario della traduzione italiana, la prima edizione - curata da Giovanni Cantoni - uscì infatti per le edizioni Dell'Albero di Torino nel 1963). Il nuovo volume, edito dalla Cantagalli di Siena (cfr. P. Corrêa de Oliveira, Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell'universo, Cantagalli, Siena 2013, Pp. 366, Euro 19,00) e comprendente una serie di trascrizioni da nastri registrati di conversazioni, conferenze e discorsi sul tema della contemplazione e della bellezza, è una sorta di 'appendice contemplativa' ideale al grande affresco pubblicato in vita e dunque da non perdere. La serata, introdotta dal dottor Juan Miguel Montes Cousiño, direttore dell’Ufficio Tradizione Famiglia Proprietà di Roma, è stata condotta da Julio Loredo – già allievo del professor Corrêa de Oliveira - che oggi dirige la versione italiana della rivista ufficiale della TFP. Loredo ha presentato subito la figura dell'intellettuale brasiliano sotto tre profili: egli è stato infatti contemporaneamente “un pensatore, un uomo d'azione e un contemplativo”. Se la prima definizione appare pacifica (essendo stato egli per lunghi anni docente di storia moderna e contemporanea presso la Pontificia Università Cattolica di San Paolo, oltre che autore di libri e una mole pressoché innumerevole di articoli per riviste e giornali quale vivace forma di apostolato), meno immediate sembrerebbero le altre due, almeno per chi si accosta superficialmente alla sua figura. Eppure il brasiliano fu anche un cristiano militante, attivo nella vita pubblica (e politica, essendo stato – a soli 24 anni – il deputato eletto più giovane e più votato del Paese) richiamando decisamente il primato di Dio sulla pubblica piazza e anche e soprattutto un uomo di contemplazione, un uomo di preghiera, come ha sottolineato Loredo che ha ricordato anche la sua esperienza come priore del terz'ordine carmelitano e leader delle congregazioni mariane. Preghiera, formazione e azione - esattamente in quest'ordine poiché “non c'è contro-rivoluzione senza contemplazione” - diventano così i tre cardini fondamentali di una vita spesa nella Chiesa e per la Chiesa dalla primissima giovinezza fino alla morte, avvenuta ad 87 anni di età a San Paolo.

Se il processo rivoluzionario di allontanamento dalle radici cristiane che l'Occidente nel suo insieme (tanto in Europa, quanto nelle Americhe) da ormai quasi cinque secoli ormai attraversa, è ad uno stadio così avanzato, l'unica soluzione non può che essere nel ritorno convinto all'ordine naturale e divino che è stato violato, come pure recita un recente saggio di John Horvat pubblicato negli Stati Uniti (Return to Order. Only solution to the crisis. From a Frenzied Economy to an Organic Christian Society, York Press, 2013). Oggi, dopo le quattro grandi tappe della scristianizzazione (la Rivoluzione protestante di Lutero nel '500, quella illuministica e giacobina esplosa in Francia alla fine del '700, quella socialcomunista a livello mondiale per gran parte del '900 e quella dei costumi e della morale successiva all'onda lunga del 1968, ancora in pieno corso) la situazione di endemica crisi sociale diffusa può risolversi solamente tornando a quel primato originario di Dio che l'Autore brasiliano coglieva ad esempio nella “contemplazione sacrale” del creato. La contemplazione, infatti, permette di cogliere in misura immediata ed intuitiva tutta la piccolezza e la fragilità della nostra umanità e – per converso – la grandezza irriproducibile del Creatore che ci precede: con il che, verrebbe da dire, siamo già alla vigilia della conversione e, quindi, almeno in tesi, in fase di prima contro-rivoluzione. Se infatti riconosciamo di essere delle creature finite e mortali, dipendenti dal Cielo (“l’uomo è creato per conoscere, servire ed amare Dio su questa terra e goder di Lui eternamente in paradiso”, ricordando un celebre articolo del Catechismo di San Pio X) e che dunque non si danno delle norme morali di azione da sole, allo stesso tempo riconosciamo anche che c'è una Creazione prima di noi e quindi un Creatore a cui siamo necessariamente debitori per la vita e per tutti i doni che abbiamo ricevuto. Il passaggio successivo è che l'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, quale essere eminentemente razionale, può dominare liberamente le passioni e gli istinti orientandoli alla legge naturale ricalcata nel Decalogo e quindi a Dio stesso. Se è vero infatti che siamo fatti di ragione, volontà e sensibilità non è meno vero che tra le tre c'è una chiarissima scala gerarchica discendente per cui la sensibilità nulla fa senza la volontà e quest'ultima nulla può se la ragione non vuole. Esattamente opposto è invece il meccanismo rivoluzionario: distruggere l'ordine interiore dell'uomo dando sfogo selvaggio alle passioni e quindi sottomettersi al giogo incontrollato dell'orgoglio e della sensualità che restano - oggi come ieri - le due grandi leve motrici di ogni 'rivoluzione tendenziale' in senso proprio (a partire dalla prima di Lucifero e degli angeli ribelli, descritta in modo immortale dal libro della Genesi, avvenuta appunto per orgoglio). Il risultato pratico è il disordine familiare e sociale che quotidianamente vediamo crescere sotto i nostri occhi e che alimenta senza soluzione di continuità la 'dittatura del relativismo' etico.

Plinio Corrêa de Oliveira aveva considerato tutto questo e aveva visto una via d'uscita appunto nella contemplazione della bellezza specchio della nostra innocenza primordiale che – come insegna una vecchia leggenda bretone su una cattedrale sommersa nel mare ma di cui i pescatori odono di tanto in tanto il suono delle campane che gli angeli fanno risuonare – se può essere ferita nel nostro cuore, tuttavia non viene mai meno. Scrive a tal proposito il pensatore sudamericano: “L'innocenza primordiale non è qualcosa che il diavolo riesca a sradicare interamente dalla nostra anima. Vi resta una cattedrale sommersa dalle acque del peccato ma che ancora esiste in noi. Di tanto in tanto le campane di questa innocenza rintoccano, e ci fanno sentire come una melodia interiore, una nostalgia, una speranza...”. Né si tratta di arbitrarie osservazioni personali e soggettive se è vero che addirittura un dicastero della Santa Sede – il Pontificio Consiglio della Cultura – nel 2006 ha pubblicato ufficialmente, sulla scorta del Magistero di Papa Benedetto XVI, un apposito documento intitolato proprio alla Via Pulchritudiniscome cammino privilegiato di evangelizzazione e dialogo”: qui vengono proposte alla riflessione varie figure di artisti e opere d'arte particolarmente significative della storia bimillenaria dell'Occidente che potrebbero parlare agli uomini smarriti di oggi conducendoli a ri-scoprire la via della verità più e meglio di quanto forse un confronto o una disputa meramente intellettuale potrebbe fare. Corrêa de Oliveira da parte sua propone tre esempi, tra gli altri: la cattedrale di Notre-Dame a Parigi, del XII secolo, uno dei capolavori dell'arte gotica più celebri al mondo, l'abbazia di Mont-Saint-Michel, dedicata al principe delle schiere celesti, che si erge sull'isola omonima, risalente al X secolo, e il monte Fuji, la montagna più alta del Giappone con la sua caratteristica cima universalmente nota, dalla punta conica spezzata, innevata dieci mesi l'anno. La semplice visione di questi luoghi, debitamente contemplati, nel silenzio della meditazione o sul sottofondo del cantico di preghiera più melodico, è un invito deciso ad alzare gli occhi al Cielo sopra le miserie della società dell'immagine per riscoprire il vero, e autentico, senso primordiale di ogni cosa. Se il peccato, il brutto e l'osceno che dilagano oggi sui grandi mezzi di comunicazione e sui cosiddetti 'social network' allontanano sempre più l'uomo dalla sua nobile origine e dal suo fine ultimo, le meraviglie immortali dell'arte e del creato presenti tutt'intorno a noi restano comunque lì ad indicare – a chiunque sia disposto ad ascoltare – che la vita è un avventura bella, degna di essere pienamente vissuta, e che il bello infine altro non è che il secondo nome del vero e del buono.

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