Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Sabato, 13 Dicembre 2025

E’ il Portogallo, rappresentato dallo chef Tiago Ferreira Silva, il paese vincitore del Bia cous cous World Championship, il Campionato del mondo di cous cous, evento centrale del Cous Cous Fest che ha messo a confronto, a San Vito Lo Capo, chef di 8 Paesi (Filippine, Italia, Marocco, Perù, Portogallo, Spagna, Tunisia e Medici Senza Frontiere), all'insegna dello scambio tra culture nell’ambito del festival prodotto dall’agenzia Feedback e dal Comune di San Vito Lo Capo e con il sostegno della Regione Siciliana (Assessorati del Turismo, dell’Agricoltura e Presidenza della Regione), dei main sponsor Bia CousCousConad, e degli official Amadori, Corona, Acqua Maniva, Premiati Oleifici Barbera, Kia, Le Stagioni d’Italia, Electrolux, Oro Sicilia, Tenute Orestiadi e UniCredit. 

Tiago Ferreira Silva, executive chef di Immerso Hotel e Emme Restaurante, ad Ericeira, un piccolo villaggio di pescatori vicino Lisbona affacciato sull’Atlantico dove supervisiona l’intera offerta gastronomica dell’hotel, si è imposto sugli altri due finalisti, l’Italia e la Tunisia.

La ricetta portoghese, un cous cous con pollo, vino di Porto e salsa "Cabidela", ha conquistato la giuria tecnica, presieduta da Angelo Mellone, direttore Intrattenimento Day Time Rai, “per essere riusciti a fondere – come si legge nella motivazione -  in un dialogo di gusto e sapienza gastronomica la tradizione culinaria portoghese con uno degli alimenti iconici del Mediterraneo, con grande capacità di sperimentazione, ricerca di armonia del gusto e identica armonia cromatica nella presentazione del piatto”.

“E’ una ricetta – ha detto lo chef – che valorizza la sostenibilità attraverso l’uso integrale del pollo e riflette i principi del festival che celebra l’incontro e la contaminazione positiva delle tradizioni mediterranee”.

Lo chef è stato premiato sul palco dal sindaco, Francesco La Sala, e da Francesco Formisano, amministratore delegato di Bia Cous Cous e Bieffe Agroindustriale nell’ambito di un grande show sul palco in spiaggia che si è aperto con una sfilata di moda organizzata da Luca Lo Bosco di LLB Team. In passerella otto abiti, ispirati alle squadre in gara, disegnati dagli studenti del corso di fashion design dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, guidati da Sergio Daricello, docente del corso di design dell’Accademia, hanno sfilato con la colonna sonora del dj set di Miriam Casa.

“E’ un rammarico non avere qui con noi quest’anno– ha detto il sindaco La Sala – i nostri fratelli di Israele e Palestina a causa delle note vicende internazionali ma da San Vito, vogliamo lanciare un appello affinché presto si possa trovare un accordo di pace”.

La serata è proseguita con gli interventi di Angelo Bulgarello, assessore al turismo del Comune di San Vito Lo Capo e di Marcello Orlando, ceo di Feedback, società organizzatrice della rassegna. 

E’ andato al Marocco, rappresentato dagli chef Zahira Fenouri e Mustapha Hajbi, il premio speciale Amadori per l’utilizzo del pollo, consegnato da Flavio Amadori, presidente dell’azienda.

La migliore presentazione del piatto Food Network, secondo la giuria tecnica, è stata quella degli chef spagnoli, Maria Busta Rosales e Abel Criado Peliz, premiati da Giusi Battaglia e Fabrizio Nonis, volti di Food Network.

Alle Filippine il premio per l’originalità della ricetta promosso da Conad. Gli chef Ann Christine Taglinao e Nicola Mincione sono stati premiati da Giovanni Anania, Direttore Marketing Pac2000A-CONAD e da Riccardo Catania, Direttore area Sicilia pac 2000a Conad. Il riconoscimento per la ricetta più sostenibile è stato assegnato al Perù, rappresentato da Raul Nativitad, da Gianfranco Di Girolamo, Responsabile corporate business management Sicilia di UniCredit.

La serata, presentata dai conduttori Rai, Federico Quaranta, Valentina Caruso e Peppone Calabrese, si è chiusa con il concerto di Anna Castiglia, seguito da un dj-set sulla spiaggia che ha fatto ballare in migliaia. Il festival prosegue oggi, domenica 28 settembre, con cooking show, incontri e si chiuderà stasera alle ore 22 con lo spettacolo di cabaret di Claudio Casisa.

 

 

In questi giorni ho letto diversi interventi sulla strategia comunicativa dell’attivista conservatore americano Charlie Kirk che andava a parlare nei vari campus universitari per dialogare con gli studenti sui più svariati argomenti. Abbiamo appreso, che lo seguivano in molti convinti dalle sue argomentazioni, che non erano di poco conto a cominciare dal rispetto della vita contro l’aborto, del matrimonio tradizionale rispetto a quello tra lo stesso sesso, la sua critica all’ideologia del Gender. Temi che portano a scontrarsi facilmente con tutto quel marasma di associazionismo esplosivo che va dal transgender ai Black Lives Matter, alle femministe pro-aborto, agli anarcocomunisti, ai transantifa e pro-Pal, tutti più o meno giovinastri che usano la violenza più estrema. Ricordo che nel 2020 dopo la morte del nero George Floyd, nelle manifestazioni di protesta di questi signori, ci furono 30 morti e 14mila arresti e danni alle proprietà per 2 miliardi. Con questa situazione non è facile poter esprimere le proprie idee magari opposte a tutto questo culturame ben presente per esempio nelle università americane. Ecco perché non c’è da meravigliarsi della notizia inquietante pubblicata il 19 settembre scorso dal blog Ifamnews. (International Family News) di un Rapporto dove rivela che l’88% degli studenti universitari teme di esprimere le proprie vere convinzioni.

Praticamente questi studenti universitari affermano “di aver finto di sostenere idee più progressiste o liberali di quanto non credano realmente, tutto in nome dell’integrazione sociale o per assicurarsi il successo accademico”. I risultati provengono da interviste confidenziali con oltre 1.400 studenti della Northwestern University e dell’Università del Michigan. L’indagine mostra una forte pressione sugli studenti a conformarsi. Circa il 78% degli intervistati afferma di autocensurarsi sull’identità di genere, il 72% sulla politica e il 68% sui valori familiari. La maggior parte degli studenti non è d’accordo con l’idea che l’identità di genere dovrebbe prevalere sul sesso biologico in ambiti come lo sport, l’assistenza sanitaria o i dati pubblici—ma la maggior parte non è disposta a parlare apertamente. Questa riluttanza riflette la paura di ritorsioni sociali o accademiche per questo nascondono le proprie opinioni. Più di un terzo si descrive come “moralmente confuso”, incerto se parlare onestamente valga la potenziale esclusione. E questo comportamento adattivo non si limita alla classe—si estende ad amici e relazioni, dove molti evitano di discutere convinzioni profondamente radicate, tipo religiose.

Lo studio evidenzia una crisi nell’istruzione superiore: invece di promuovere un dibattito robusto, i campus stanno spingendo un’ortodossia predefinita che impone la conformità al partito del politicamente corretto. Ciò mina la libertà accademica, danneggia lo sviluppo morale degli studenti e indebolisce le libertà fondamentali radicate nella verità e nella libertà di parola. Charlie Kirk ha cercato di contrastare questa dittatura culturale. Naturalmente questa tendenza è presente anche nelle nostre università, non solo, nella società, c’è gente che si autocensura per non apparire in un certo modo. Prendiamo il caso dei social, su facebook, ci sono “amici” che si privano di mettere un “mi piace” su un mio intervento, o perché non vogliono compromettersi, allora fanno finta di niente. È probabile che molti condividono le mie posizioni, ma hanno timore di esporsi per non essere etichettati come di destra.

Nel prestigioso scenario del Comune di Formello (Roma), dove le menti più illustri si sono date appuntamento per l'VIII edizione di ITACA20.25 - un'officina di idee e visioni che da sette anni forgia il dibattito pubblico - si è compiuto un rito annuale di grande significato.
L'evento, promosso dall'Associazione ITACA2.0, ha culminato nella cerimonia di conferimento del "PREMIO ITACA", un'onorificenza riservata a quelle figure la cui eccellenza professionale si è fatta veicolo di un impegno sociale profondo e tangibile.
Nel corso degli anni, tanti sono stati i premiati, per citarne solo alcuni:
nell'anno 2021 il Capo di Stato Maggiore della Difesa, nel 2023 il Questore di Roma, nel 2024 il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito italiano ed, ancora, primari della Sanità nazionale, accademici, giornalisti, scrittori, personalità del mondo dello spettacolo, dell'imprenditoria e della diplomazia.
Sotto il patrocinio del Comune di Formello, la manifestazione - la cui conduzione è stata affidata alla giornalista Sabrina Cavezza - ha accolto un parterre d'eccezione.
Dal 19 al 21 settembre 2025, il "viaggio tra le idee" ha visto sul palco protagonisti illustri, che hanno saputo imbastire un fitto intreccio di confronti dialettici sui temi cruciali che animano la vita dei cittadini e dei territori.
In questa VIII edizione, i muri di Palazzo Chigi  hanno risuonato delle voci di figure di spicco, come il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo, e il Comandante Generale della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro, che hanno ricevuto l'ambito riconoscimento. La platea ha applaudito anche l'illustre presenza di Sua Eminenza il Cardinale Baldo Reina, Vicario di Roma, a testimonianza di una trasversalità che rappresenta la cifra distintiva di ITACA.
Tra i quindici nomi illustri, è stata rivolta una doverosa attenzione a una figura che incarna in modo esemplare l'essenza stessa del "PREMIO ITACA". Al Dr. Domenico Gattuso, Primario presso l'Oncologia dell'Ospedale San Filippo Neri di Roma, è stato conferito il prestigioso riconoscimento per il suo elevato contributo in ambito medico.
Il comitato tecnico-scientifico di ITACA20.25 ha voluto porre in risalto non solo la sua indiscussa competenza professionale, ma anche e soprattutto l'empatia dimostrata nel suo ruolo, una qualità che eleva la scienza a servizio dell'umanità.
In un'epoca in cui il progresso tecnologico rischia di distoglierci dal cuore della relazione umana, il premio al Dr. Gattuso celebra il valore inestimabile del rapporto medico-paziente. La sua dedizione e il suo impegno nel campo della Sanità pubblica rappresentano segnatamente un faro di speranza ed un monito per le nuove generazioni.
La serata di premiazione si è conclusa in un'atmosfera di raffinata convivialità, con una cena nel suggestivo giardino di Palazzo Chigi. La cornice storica ha fatto da sfondo a un momento di relax ed ulteriore condivisione, sancendo idealmente il successo di un evento che, edizione dopo edizione, si afferma come un appuntamento rilevante nel panorama culturale e sociale italiano.

A conti fatti abbiamo bisogno sempre e solo di Dante, il padre della patria. L’identità italiana si fonda su quella cultura che ha generato una lingua mirabile e un’arte celebre nel mondo. Inutile cercarla nella tanta vituperata e divisiva storia postunitaria. Eppure, la necessità di una memoria condivisa è una priorità in tutta Europa. E’ un tema che veniva dibattuto spesso sulle pagine del settimanale culturale Il Domenicale. Ho trovato una bella e ampia scheda sempre sul magazine di area conservatrice, del 17 novembre 2007, autori Augusto Zuliani e Aldo A. Mola, ma ha contribuito anche il direttore Angelo Crespi (Perché bisogna ripensare i miti fondanti della Nazione) L’Italia è un non Paese, tristemente ancora succube di una perversa cultura, frutto di un cinquantennio di egemonia cattocomunista, che impedisce di progettare un futuro migliore. Per fare un passo in avanti, intanto, occorre una necessaria pacificazione della memoria. La Sinistra deve smetterla di utilizzare pseudo miti fondanti dell’Italia repubblicana. Deve abbandonare l’ideologia del Sessantotto. Certo non è facile, siamo consapevoli delle difficoltà. Riflettiamo in po', ogni data simbolo della nostra storia è fonte di divisione e qualora non lo sia di principio l’ideologia non ha usurato il senso. Il Risorgimento riletto dal Fascismo e poi dalla Resistenza è inutilizzabile, tra l’altro esclude la parte cattolica del Paese. La mitologia nazionalistica s’inventò il Fascismo, ovviamente è inservibile. La “Resistenza comunista”, alla luce dei massacri a guerra finita, divide gli stessi resistenti, oltre ad escludere l’altra metà della nazione. Non abbiamo grandi prove militari. La grande guerra si concluse con una “vittoria mutilata”. La seconda con la sconfitta. In chiave civile rimane poco, eccetto qualche azienda, tipo Ferrari, qualche imprenditore. Ciononostante, una memoria condivisa serve per fondare l’identità che manca e che invece altre nazioni stanno riscoprendo. Forse non esiste neppure una immagine della storia postunitaria che possa rappresentare tutte le componenti politiche e culturali del Paese, che sia al di sopra della discussione faziosa. Eppure l’Italia esiste e gli italiani bene o male hanno chiaro cosa significa essere italiani. Comunque sia a conti fatti secondo il Dom dobbiamo tornare a dante come simbolo eccelso del nostro essere italiani. E da qui che occorre ripartire per individuare il senso del nostro stare insieme. Un nuovo Patto? Fondato sui valori della nostra Tradizione millenaria, fatta di arte e di grandi ingegni. Altrimenti resta rappresentare la Cristianità e non è poco.

Per fermare il prossimo sparatore – scrive Liebowitz direttore di Tablet americano– dobbiamo prima capire da dove è venuto questo. E per circa 24 ore ci sono state offerte soltanto montagne di sciocchezze su questa domanda singolarmente cruciale”. Era una tragedia annunciata. Non è accaduta per caso. Se è vero il sondaggio de la Foundation for Individual Rights and Expression sugli studenti universitari: su 68.000 studenti in 257 università del paese; uno su tre ha detto che era accettabile usare la violenza in risposta a discorsi offensivi. Dunque, siamo davanti a una deriva criminale alquanto preoccupante. Certo è una storia complessa, intricata e contiene molteplici aspetti. Tuttavia, i problemi bisogna guardarli alla radice. E Liebowitz, parte da lontano, addirittura inizia dal forte calo di nascite negli ultimi decenni negli Usa. Ma cosa c’entra con l’uccisione di Kirk? Seguiamo il ragionamento del giornalista americano. Come siamo diventati una società senza sesso che non si riproduce? La risposta è semplice: per progetto. “Da almeno trent’anni, siamo stati sottoposti a una campagna accuratamente orchestrata contro l’incarnazione, cioè l’idea che le realtà biologiche contino e che abbiano qualcosa di profondo da dire su chi siamo. Ci è stato detto che, sebbene ogni cellula del corpo umano abbia cromosomi sessualmente specifici, il genere è una costruzione sociale che si può cambiare a piacimento”, e che i maschi biologici dovrebbero ora poter competere negli sport femminili o scegliere di essere incarcerati nelle prigioni femminili. Coloro che obiettavano contro questa follia sono stati silenziati, o, se sfortunati abbastanza da essere britannici, arrestati. Intere generazioni di bambini sono cresciute imparando che era giusto e buono negare ovvie realtà biologiche”. Tutto questo non è accaduto per caso, ma è stata una psicosi collettiva orchestrata dalla sinistra a cominciare dall’ex vicepresidente Kamala Harris, che plaudeva alle operazioni di cambio di sesso finanziate dal governo per i detenuti – oltre a media che hanno inquadrato la questione come una crociata per i diritti civili, fondazioni che hanno versato milioni in ong attiviste e società che si sono affrettate a far rispettare il nuovo anormale. E questa psicosi collettiva ci ha lasciato non pochi individui come, per esempio, Robin Westman, un giovane transgender che alla fine ha impugnato un fucile e ha massacrato due bambini in una scuola cattolica a Minneapolis, o Audrey Hale, una femmina biologica in transizione verso il maschile che ha massacrato tre bambini in una scuola cristiana a Nashville. E la lista delle iniquità, purtroppo, continua. E quando selvaggi come Decarlos Brown Jr., con 14 condanne precedenti per reati violenti, sono stati rilasciati, era solo questione di tempo prima che tirassero fuori un coltello e massacrassero Iryna Zarutska, una giovane rifugiata ucraina, su un treno a Charlotte, North Carolina. Chiaramente il direttore di Tablet non colpevolizza nessun membro progressista del Congresso, né capo sindacale, né docente assistente di Antropologia ha mai detto a qualcuno di andare a sparare a Charlie Kirk o Donald Trump o chiunque altro. “Ma il punto è che non dovevano dire la parte segreta ad alta voce. Tutto quel che dovevano fare era costruire una società fitta di giovani uomini e donne che aveva subito il lavaggio del cervello e che odiano sé stessi, odiano i corpi in cui sono nati, odiano la propria nazione e la propria fede e le proprie famiglie, e che prendono ordini da un’infrastruttura politica dall’alto che dice loro cosa pensare e quando”. E’ esattamente il tipo di ambiente di cultura che genera facilmente gente pronta a sparare. Questa è la cattiva notizia. Ma ecco quella buona: c’è molto che possiamo e dobbiamo fare per assicurarci che non ci sarà un altro sparatore. “La ‘libertà accademica’, per scegliere un ovvio angolo del nostro degrado collettivo, non significa che si possano indottrinare i bambini e insegnare ogni sorta di insania vile mentre si insiste per il finanziamento pubblico”. Ogni stato dell’Unione, a ogni livello scolastico, ha governi locali che approvano i curricula proprio per assicurarsi che qualche fanatico non sequestri i cuori e le menti dei giovani. Lasciamo parlare Leibowitz: “Possiamo e dobbiamo negare a qualsiasi istituzione accademica impegnata in follie bigotte anche un solo centesimo di fondi pubblici, e punire vigorosamente ogni fallimento nel proteggere gli studenti dalle conseguenze del rifiuto di sottomettersi al pensiero di gruppo. Gli americani che apertamente chiamano alla sovversione del governo legittimamente costituito degli Stati Uniti si stanno rendendo colpevoli di sedizione. Il loro posto è in prigione. Le persone che hanno legami aperti con gruppi terroristi designati rappresentano una grave minaccia per la nostra sicurezza nazionale e possono e devono essere rimosse dall’America senza indugio. I medici che eseguono esperimenti medici raccapriccianti su bambini sotto il pretesto di “cura di affermazione del genere” o “credere alle fate” o qualsiasi altra ideologia febbrile dovrebbero essere incarcerati e perseguiti per abuso di minori. Gli amministratori dei loro sistemi sanitari che permettono che queste atrocità avvengano dovrebbero essere arrestati e perseguiti anch’essi. Gli attivisti cosiddetti progressisti che prendono soldi da Neville Roy Singham, un autoproclamato comunista con legami al Partito comunista cinese che gestisce la sua operazione da Pechino, dovrebbero essere perseguiti per essere parte di una cospirazione sediziosa per disturbare la pace interna degli Stati Uniti negli interessi di una nazione straniera ostile

 Nessuna di queste misure è estrema e sono tutte perfettamente legali. Tenere fiaccole commemorative o town hall su Zoom non fermerà il prossimo sparatore. Per farlo, dobbiamo liberare la nostra repubblica dai disastrosi propositi. E questo non è un progetto per un solo candidato, o per un solo partito politico: è un progetto di riconquista della civiltà, e richiama tutti noi a capire prima cosa è successo all’America e poi a lavorare insieme per cambiarla. Allora, e solo allora, daremo a Charlie Kirk giustizia e all’America un vero punto di svolta”. (Kirk e l’illusione del folle, 15.9.25, Il Foglio Internazionale)

Pubblicità laterale

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI