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A Ragusa, sabato 25 luglio 2026, la storica Piazza Libertà tornerà a farsi scenario e fulcro della XXXI edizione del Premio Ragusani nel Mondo, consueta kermesse ad accesso libero promossa dall’omonimo sodalizio.
Il prestigioso evento si configura, oggi più che mai, come un laboratorio di profonda riflessione e di prospettico rilancio strutturale. L’associazione, infatti, è tesa a esplorare inediti orizzonti strategici, disamine logistiche e sinergie istituzionali volte a sublimare la vocazione del Premio quale fulgido strumento di valorizzazione esogena del territorio.

Inalterata permane l'intrinseca missione della manifestazione: una rigorosa ricognizione del genio ibleo che si dipana tra storie di eccellenza, rettitudine professionale, capacità creativa e lungimiranza intellettuale.
Un mosaico umano in perenne rinnovamento, alimentato da un costante afflusso di segnalazioni da ogni latitudine del mondo.
Per l'edizione corrente, il direttivo ha selezionato cinque specchiate personalità dell’emigrazione intellettuale, cui si unisce un Premio Speciale.
Di seguito una breve presentazione dei premiati.

Francesco Arezzo: insigne medico odontoiatra, assurto alla massima dignità internazionale del Rotary, terzo italiano nella storia a reggere tale altissimo magistero.

Giuseppe Maltese: diabetologo ed endocrinologo di chiara fama, sviluppata in Inghilterra. Egli coniuga con rigore l'attività clinica, la docenza accademica e la ricerca scientifica nella lotta alla patologia diabetica.

Vito Zagarrio: autorevole regista, sceneggiatore e cattedratico, la cui opera cinematografica e l'infaticabile animazione culturale hanno conferito lustro e internazionalità alle terre iblee.

Ignazio Giardina: comandante di lungo corso e custode di una solida perizia nautica, figura di vertice nella conduzione transoceanica di maestose unità passeggeri.

Gianluca Caputo: architetto di respiro europeo operante in un primario studio associato parigino, la cui matita firma complessi e innovativi spazi di espressione museale e performativa.

Silvia Di Falco (Premio Speciale): soprano di acclarato talento lirico, le cui doti vocali hanno calcato i più severi palcoscenici globali, affiancando all’arte la direzione di storici festival musicali e rassegne, segnatamente nell'anfiteatro di Taormina.

«Il legame simbiotico con la terra natia permarrà indissolubile finché vi saranno uomini capaci di tradurre i valori nativi in eccellenza universale» - ha dichiarato il Presidente Salvatore Brinch - indicando nel rinnovamento formale la via per custodire intatta l’identità dell’evento. A fargli eco è il Direttore Sebastiano D’Angelo, il quale rivendica con legittimo orgoglio un trentennale cammino teso a edificare un ideale ponte transatlantico, trasformando le singole biografie in una corale e monumentale narrazione dell’identità collettiva.

L’alto profilo della cerimonia si avvarrà, come sempre, di una collaudata macchina editoriale e artistica: l’estro grafico del curatore dell'impaginazione del catalogo Emanuele Cavarra, le partiture orchestrali del M° Peppe Arezzo, la conduzione affidata alla professionalità di Salvo Falcone e Caterina Gurrieri, la collaborazione della società Ideology per la produzione dei video e delle schede, la comunicazione media a cura di MediaLive e la regia video di Video Tech.
Si rinnova così un rito che rende omaggio all'eccellenza operosa della comunità iblea, capace di proiettare la propria identità e cultura nel consesso delle nazioni.

L'attrice e scrittrice sarà ospite d'onore il 16 luglio a Cetara per presentare il bestseller "La vicina di Zeffirelli" all'interno della 20ª edizione della Festa del Libro in Mediterraneo.

Un traguardo storico che unisce il grande cinema alla letteratura nazionale. L'attrice e scrittrice Gaia Zucchi sarà una dei protagonisti della serata del prossimo 16 luglio 2026, durante la quale riceverà il prestigioso Premio Mare di Costa speciale del ventennale. Il riconoscimento le verrà conferito nell'ambito della ventesima edizione di ..incostieraamalfitana.it - Festa del Libro in Mediterraneo, la kermesse che da due decenni illumina il panorama culturale della costiera e del Paese.

Il suggestivo scenario di Piazza San Francesco a Cetara, a partire dalle ore 20:00, farà da cornice a un appuntamento che si preannuncia di grande richiamo. Oltre a ritirare il premio, l'autrice dialogherà con il direttore organizzativo della rassegna, Alfonso Bottone, svelando i retroscena e le ispirazioni del suo volume di successo, "La vicina di Zeffirelli", stabilmente posizionato tra i bestseller più apprezzati dal pubblico.
L'assegnazione di questo premio straordinario rientra nelle celebrazioni per la ventesima candelina della manifestazione. Un anniversario che il direttore Alfonso Bottone ha commentato con profonda soddisfazione, ricordando come la Festa del Libro sia nata per costruire ponti culturali, promuovere il dialogo e diffondere l'amore per la lettura in tutto il bacino del Mediterraneo. Per sancire la rilevanza di questa ricorrenza, l'organizzazione ha istituito i Premi Mare di Costa speciali, destinati a figure di spicco che hanno offerto un contributo d'eccellenza alla divulgazione culturale.

L'incontro con Gaia Zucchi si attesta sin d'ora come uno dei momenti di punta del cartellone 2026 della kermesse, una realtà che ribadisce il proprio ruolo di centralità sia come presidio culturale per il territorio campano, sia come evento di rilievo nel calendario editoriale italiano.

 


«Dove tu ancora vedi confini, io disegno orizzonti» -Frida Kahlo-   

L’incantevole cornice collinare del Ristorante Degli Angeli a Magliano Sabina (RI) si prepara ad aprire le porte all’undicesima edizione di Con il Cuore nel Piatto nella serata di giovedì 25 giugno 2026, dalle ore 20:00. L’associazione, guidata oggi dalla presidentessa Laura Marciani e dal vicepresidente Davide Del Duca, ha un unico grande obiettivo: aiutare in modo concreto i bambini meno fortunati, trasformando la cultura gastronomica in un circolo virtuoso di solidarietà. Si tratta di un aiuto concreto e totalmente trasparente a partire dagli stessi chef: tutti i maestri della cucina, infatti, partecipano a proprie spese, portando materie prime e attrezzature da ogni regione d’Italia, senza ricevere alcuna retribuzione. Un ingranaggio perfetto questo, che si muove grazie alla volontà di tutti i partecipanti di fare del bene e ad un importante lavoro dietro le quinte di oltre due mesi di preparazione che culmina nella magica atmosfera di questa serata e a un'offerta culinaria ricca e variegata, pronta a deliziare il pubblico dagli antipasti fino al dessert. Con il Cuore nel Piatto, infatti, è un appuntamento atteso a ogni edizione con crescente entusiasmo, vissuto con la consapevolezza di prendere parte ad un’esperienza preziosa. Attraverso un biglietto-donazione di 80 euro a persona, gli ospiti avranno libero accesso a tutti i piatti proposti dai circa settanta chef presenti - tra cui una trentina di eccellenze stellate - e ai banchi d'assaggio dei migliori produttori del territorio in una ricca offerta che spazia tra eccellenze casearie, frazioni d’olio EVO, cantine e vini, distillati, oltre a tante altre perle dell’artigianato enogastronomico. A fare da palcoscenico a questa kermesse benefica è il Ristorante degli Angeli, una vera oasi immersa nel verde delle colline di Magliano Sabina che, come ogni anno, apre le sue porte per accogliere il pubblico al tramonto, regalando la meraviglia di uno scenario naturale che lascia estasiati. L’appuntamento è reso indimenticabile non solo dalla ricchezza e dalla qualità dell'offerta enogastronomica, ma soprattutto per l’atmosfera solidale che si respira, festeggiando la vita: un grande abbraccio collettivo fatto di amicizia e gioia per la condivisione, in cui il piacere del palato si unisce alla consapevolezza di aver compiuto un gesto di solidarietà concreto. L’intera cifra del biglietto sarà infatti interamente devoluta al Centro Clinico NeMO, per sostenere la ricerca medica e il futuro dei pazienti, piccoli e grandi.   Diverse sono state le ONLUS, selezionate tra gli enti più trasparenti e strutturati del territorio nazionale, che in questi anni hanno beneficiato della raccolta fondi di questa iniziativa mossa dalla ferrea volontà di garantire che ogni singolo centesimo arrivi a destinazione. Dopo gli straordinari frutti della scorsa edizione che ha permesso di devolvere oltre 31.000,00 euro al centro NeMO (NeuroMuscolarOmnicentre), Con il Cuore nel Piatto ha deciso di destinare anche quest’anno la raccolta fondi a questa stessa associazione, dati i diversi campi in cui la sua attività si svolge. La continuità tra ricerca e cura, infatti, è alla base del modello NeMO che dal 2008 è vicino ad adulti e bambini affetti da malattie neuromuscolari e neurodegenerative come la SLA, la SMA, e le distrofie muscolari, ponendosi come network di riferimento per la diagnosi, la cura e la ricerca e accompagnando i pazienti e le loro famiglie in tutto il percorso di vita in ogni fase della malattia.   Chef partecipanti Anche quest’anno la partecipazione degli Chef sarà prestigiosa, con una squadra di circa settanta maestri della cucina, arricchita dalla presenza di circa trenta stellati. Alcuni dei tantissimi nomi di questa edizione: Anthony Genovese, Lele Usai, Vitoantonio Lombardo, Andrea Pasqualucci, Gianfranco Pascucci, Fabio Verdelli D’Amico, Salvatore Bianco, Francesco Apreda, Davide Del Duca, Marco Claroni, Roberto Campitelli, Pier Luigi Gallo, Iside De Cesare, Giuseppe Di Iorio.   La storia e i valori Nata nel 2014, l'iniziativa affonda le sue radici in una dolorosa esperienza personale vissuta dai coniugi Laura e Sergio, titolari del ristorante Degli Angeli a Magliano Sabina, che da sempre ospita l'evento. Questo trauma profondo, nel tempo, ha generato in loro l'intima e forte necessità di trasformare la sofferenza in un'energia positiva capace di restituire speranza e aiuti concreti ai bambini meno fortunati. Così, grazie all’impegno, alla generosità di tutti i partecipanti, questa iniziativa solidale è diventata uno degli appuntamenti più importanti del panorama enogastronomico italiano.  Partita come una piccola iniziativa tra sette-otto cuochi amici, oggi è diventato un traguardo unico in Italia. L'edizione 2025 ha registrato numeri straordinari, specchio della generosità di questa rete:  62 chef coinvolti  155 volontari  130 aziende partner e 50 espositori  Oltre 31.000 euro raccolti e interamente devoluti (con picchi che in passato hanno toccato i 38.000 euro).   Nonostante il successo e la crescita esponenziale dell’evento, Laura e Davide mantengono criteri di selezione degli chef molto rigidi: “Chi partecipa deve sposare fino in fondo la filosofia dell'associazione, perché Con il Cuore nel Piatto non è un palcoscenico per chi cerca visibilità, ma un punto d'incontro per professionisti autentici, animati dal reale desiderio di fare del bene” - racconta Laura. Una giornata, questa, che ha la straordinaria capacità di azzerare le distanze tra tutti gli chef partecipanti - dai grandi nomi stellati alle realtà più tradizionali - uniti dal profondo desiderio di generare un reale impatto positivo nella vita delle persone.    Anno dopo anno, edizione dopo edizione, Con il Cuore nel Piatto traccia sempre più nettamente il proprio significato ponendosi come un evento in cui la vera ricchezza del dono sta nella consapevolezza della potenza che il gesto porta con sé, quando con esso si può contribuire ad alleviare il peso che ogni giorno porta  chi combatte contro la malattia, sia essa la propria o quella di un affetto. Nelle parole di Frida Kahlo, che Laura e l’associazione hanno fatto proprie, risiede il senso profondo di questa esperienza: «Dove tu ancora vedi confini, io disegno orizzonti». E grazie all’amore e all’impegno autentico che tutti i partecipanti dedicano a questo progetto, i confini di questi bambini possono trasformarsi in orizzonti un po’ più luminosi.  Il 25 giugno 2026 presso il Ristorante degli Angeli a Magliano Sabina, Vocabolo Madonna degli Angeli 1, l’XI edizione di Con il Cuore nel Piatto rinnova il suo impegno a sostegno del Centro Clinico NeMO, realtà d’eccellenza che si occupa della diagnosi, della cura e della ricerca per adulti e bambini affetti da malattie neuromuscolari e neurodegenerative. 

 

 

Intervista a Goffredo Palmerini

 

di Stefania Del Monte *

L’Aquila è la Capitale Italiana della Cultura per il 2026: un riconoscimento che restituisce pienamente alla città il ruolo che le appartiene per storia, patrimonio artistico, vitalità culturale e capacità di rinascita. Non si tratta soltanto di un titolo prestigioso ma della consacrazione di un percorso che affonda le radici in oltre sette secoli di storia.

 Custode di uno dei più importanti centri storici d’Italia, di straordinari monumenti, di una tradizione culturale viva e della Perdonanza Celestiniana, patrimonio immateriale dell’UNESCO, L’Aquila si presenta oggi come un luogo in cui memoria e innovazione convivono armoniosamente. Una città che continua a produrre cultura, ricerca, arte e conoscenza.

 A raccontare il significato profondo di questo anno speciale è Goffredo Palmerini, giornalista, scrittore ed ex vicesindaco dell’Aquila, da sempre tra i più autorevoli interpreti della storia e dell’identità aquilana. Attraverso il suo racconto emerge il volto autentico di una città che ha saputo trasformare le prove più difficili in occasioni di crescita e che oggi, da Capitale Italiana della Cultura, offre all'Italia e al mondo un messaggio di bellezza, resilienza, dialogo e speranza.

 L'Aquila è stata nominata Capitale Italiana della Cultura 2026. Da aquilano e protagonista della vita amministrativa cittadina per quasi trent'anni, che significato attribuisce a questo riconoscimento?

 L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 non è soltanto un titolo, è uno specchio che finalmente restituisce al Paese l’immagine autentica di una città straordinaria. Da un lato, certifica la ricchezza del suo patrimonio artistico: un centro storico vastissimo, racchiuso da oltre sei chilometri di mura trecentesche, dove quasi duemila emergenze architettoniche e monumentali sono censite e protette dal Ministero. Dall’altro, riconosce la vitalità di una produzione culturale che, per qualità e densità, non ha paragoni in Italia in rapporto al numero degli abitanti.

 C’è però un significato più profondo. Questo riconoscimento premia una comunità che ha saputo resistere e rinascere dopo il terremoto del 6 aprile 2009. L’Aquila non è una città che si reinventa.  È una città che si rivela. La sua storia lo dimostra. Fondata nel 1254 da una settantina di Castelli, ciascuno chiamato a edificare un quartiere “al massimo della bellezza”, nacque come progetto urbano armonico, non per aggregazioni casuali. Come ricorda Pierre Lavedan, nella storia dell’urbanesimo europeo non era mai accaduto nulla di simile. Solo San Pietroburgo nel 1703 e Brasilia nella seconda metà del Novecento avrebbero riproposto un’idea così visionaria. Questa è la prima, irripetibile modernità dell’Aquila.

 Lei ha raccontato L'Aquila in molti suoi libri. Quali caratteristiche rendono questa città unica nel panorama culturale italiano?

 Per tre secoli L’Aquila fu una città di rango europeo, seconda città del Regno dopo Napoli, protagonista dei commerci della lana e dello zafferano, dotata di una governance civile e politica originalissima. La Civitas nova e i Castelli fondatori erano legati da un sistema di diritti e doveri reciproci che anticipava forme di democrazia partecipata. Le cinque Arti, depositarie del potere cittadino, seppero valorizzare il privilegio di essere città di confine, conquistando un’autonomia che oggi definiremmo “avanzata”. La città aveva una sua “costituzione” negli Statuti, batteva moneta, godeva di un regime fiscale favorevole e, dal 1464, del diritto di istituire un’università. Era un luogo aperto all’innovazione: nel 1482 Adam Burkardt di Rottweil, allievo di Gutenberg, vi fondò una delle prime stamperie d’Italia (la terza, dopo quelle di Venezia nel 1469 e Foligno nel 1470). Una borghesia colta e illuminata completava il quadro di una città dinamica, moderna, sorprendentemente europea.

 Poi vennero la rivolta del 1528 contro i dominatori spagnoli, la repressione e la cesura tra città e contado, cui seguì una decadenza lunga oltre un secolo, anche per le conseguenze del devastante terremoto del 2 febbraio 1703. Ma L’Aquila ha una caratteristica che la rende unica, la capacità di risorgere. Dai terremoti, dalle guerre, dalle dittature. Nel secondo dopoguerra, con la libertà riconquistata e con la Repubblica, nascono la Società dei Concerti, l’Istituzione Sinfonica Abruzzese con un’orchestra stabile, il Teatro Stabile dell’Aquila, poi d’Abruzzo, l’Università degli Studi, l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio di Musica, l’Istituto Cinematografico “La Lanterna Magica”, l’Accademia per le Arti e le Scienze dell’Immagine, il Teatro d’innovazione “L’Uovo”, infine il Gran Sasso Science Institute. L’Aquila non distribuisce cultura. La produce. La genera. La rinnova. E custodisce un patrimonio spirituale che non ha eguali: la Perdonanza Celestiniana, primo giubileo della cristianità (1294), oggi Patrimonio UNESCO. Papa Francesco ha definita L’Aquila «Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace». Non è un titolo del passato, è un destino.

 Da anni promuove l'immagine dell'Aquila presso le comunità italiane all'estero. Qual è oggi la percezione della città nel mondo?

 Dopo il sisma del 2009, L’Aquila è diventata una città universale. Il mondo l’ha conosciuta attraverso la sua tragedia, ma anche attraverso la dignità con cui ha saputo affrontarla. Le sue ferite, poi ricucite dalla ricostruzione, hanno fatto il giro del pianeta. E con esse la straordinaria solidarietà ricevuta da ogni parte d’Italia e del mondo. Questo patrimonio morale è oggi una delle sue ricchezze più grandi, un esempio di umanità che contrasta con un mondo segnato da guerre, violenze, tragedie civili. La Perdonanza, con il suo messaggio di pace e riconciliazione, è un ponte ideale tra L’Aquila e il mondo. Il titolo di Capitale della Cultura può amplificare questo messaggio, trasformandolo in un invito universale al dialogo e alla pace.

 Quali luoghi, eventi o simboli consiglierebbe a chi visiterà L’Aquila per la prima volta nel 2026?

 L’Aquila è un giacimento di bellezza diffusa. Nel solo centro storico si contano oltre settanta chiese, un centinaio di palazzi gentilizi, piazze, fontane, porte urbiche, scorci che sembrano usciti da un trattato di urbanistica rinascimentale. Luoghi simbolo imprescindibili della città sono la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, cuore spirituale della città e della Perdonanza, che custodisce le spoglie di Celestino V; la Basilica di San Bernardino, con lo splendido mausoleo rinascimentale, che custodisce il corpo di San Bernardino da Siena, e la Resurrezione, pala d’altare con le ceramiche di Andrea della Robbia; la Fontana delle 99 Cannelle, edificata nel 1274, enigma delle origini e simbolo identitario; il Castello cinquecentesco con il Museo Nazionale d’Abruzzo, scrigno di collezioni e mostre d’arte; poi le piazze, le fontane, le porte della cinta muraria, e in ogni angolo dettagli intriganti e sorprese, una storia tutta da raccontare. L’Aquila è una città che non si visita, si attraversa. E ogni attraversamento è una scoperta.

 Quando e come è nata la sua vocazione alla scrittura?

 La scrittura è nata come un’estensione naturale del mio impegno civile. Dopo quasi trent’anni nelle istituzioni cittadine, nel 2007 ho scelto di dedicarmi al giornalismo internazionale e alla produzione letteraria. Era un modo diverso di servire la mia città, l’Abruzzo, l’Italia. Raccontare l’Italia meno conosciuta – quella dei borghi, delle province, delle eccellenze nascoste – è diventato un modo per colmare un vuoto comunicativo evidente. All’estero i pacchetti turistici si concentrano sulle solite mete. Ma l’Italia profonda custodisce meraviglie che meritano di essere scoperte. La scrittura odeporica è per me un atto di restituzione: informare, incuriosire, far nascere il desiderio di conoscenza.

 Da cosa nasce il suo interesse per l’emigrazione italiana?

 Nasce dall’incontro diretto con le nostre comunità all’estero, durante gli otto anni nel Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo. Da lì si è aperto un mondo: quello degli 80 milioni di oriundi italiani, una “seconda Italia” che vive fuori dai confini ma custodisce la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra memoria. Le visite sono diventate racconti, articoli, libri. Una circolarità di informazioni che ha arricchito la mia comprensione del fenomeno migratorio italiano, una delle più grandi diaspore dell’umanità. Una conoscenza che non tengo gelosa, ma che volentieri metto a disposizione di tutti attraverso la mia attività perché diventi consapevolezza comune.

 Quale immagine dell’Italia ha trovato più viva tra gli emigrati e i loro discendenti?

 Gli italiani all’estero amano l’Italia più di noi che viviamo entro i confini. Ne offrono un’immagine seria, affidabile, laboriosa. Sono i migliori ambasciatori del Paese. Hanno conquistato rispetto e stima con il lavoro, l’ingegno, la creatività. Eppure in Italia persistono stereotipi che impediscono di valorizzare questa risorsa straordinaria. Le generazioni successive alla prima emigrazione hanno raggiunto risultati eccellenti in ogni campo: economia, ricerca, cultura, università, politica. Hanno saputo affermarsi e aggiungere quel quid tutto italiano: la capacità di creare relazioni, di costruire legami, di portare creatività, stile e modo di vivere ovunque.

 Come interpreta i cambiamenti che stanno interessando l’Italia e le nuove forme di mobilità giovanile?

 L’Italia vive un momento difficile, soprattutto per i giovani. La mancanza di riforme strutturali nell’economia e nell’organizzazione statuale, l’innovazione industriale e nei servizi in ritardo, stanno generando da quasi 20 anni a questa parte una nuova emigrazione: fino a 150mila espatri l’anno. È un’emigrazione diversa da quella storica. È un’emigrazione di competenze, di intelligenze, di capitale umano qualificato. Molti giovani, pur diplomati o laureati, non trovano lavoro adeguato o retribuzioni dignitose. All’estero le opportunità sono migliori e più meritocratiche. Servono politiche strutturali, non episodiche, per invertire la tendenza. Concludendo, abbiamo il dovere morale di conoscere e far conoscere la storia della nostra emigrazione. Un rapporto nuovo e maturo tra le due Italie – dentro e fuori i confini – potrebbe generare opportunità straordinarie. Se l’Italia sapesse valorizzare gli 80 milioni di oriundi, potrebbe contare su una comunità di 140 milioni di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dall’identità. Sarebbe una forza culturale, economica e perfino politica di portata globale.

https://www.ciaomag.com/home/laquila-cultura-2026

 Stefania Del Monte

Giornalista e scrittrice, è esperta di comunicazione e autrice di pubblicazioni in italiano, inglese e spagnolo. Da molti anni promuove attivamente l’Italia nel mondo attraverso una fitta rete di relazioni internazionali. È stata consigliere dell’Associazione Donne Italiane di Hong Kong, co-fondatrice e responsabile della comunicazione per l’Italian British Association, co-fondatrice e direttore di Ciao Praga e responsabile globale delle Pubbliche Relazioni per l’A.I.M. - Associazione per l’Italia nel Mondo. Ha, inoltre, ricoperto incarichi per l’Università di Cambridge, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la Banca Mondiale, l’Iniziativa Centro Europea, BP, ENI, AGIP e Alitalia. Attualmente è Direttore di Ciao Magazine e della casa editrice Ciao Publishing (CP Cambridge).

 

Un viaggio multisensoriale nel cuore dell’Ottocento, dove la grande musica si fonde con la storia, la danza e l'alta enogastronomia, prenderà vita giovedì 18 giugno 2026 alle ore 18:45 presso la prestigiosa Sala Italia dell’UNAR, sita in Via Ulisse Aldrovandi 16 nel quartiere Parioli a Roma.
L’esclusivo evento, per il quale gli organizzatori raccomandano la massima puntualità, è curato dall’Associazione A.GI.MUS. – Sezione Luigi e Gioachino Rossini e si aprirà con l’atteso concerto straordinario del Prof. Mario Pio Amico, che eseguirà al pianoforte una raffinata selezione di musiche dedicate al genio del compositore Gioachino Rossini.
Questa importante occasione farà anche da palcoscenico per la presentazione ufficiale delle linee guida della II Edizione 2026 del Premio “ROSSINI INTERNATIONAL EXCELLENCE AWARD”, una manifestazione di ampio respiro volta a promuovere i talenti straordinari che si sono contraddistinti sul territorio italiano nei campi delle arti, delle scienze, della cultura, dell'imprenditoria, della solidarietà, dell'enogastronomia e della valorizzazione del territorio.
Il premio nasce dal profondo desiderio di celebrare l’illustre famiglia Rossini e, in particolar modo, i suoi due membri più celebri: i cugini Gioachino, compositore leggendario che non ha bisogno di presentazioni, e Luigi, importante incisore storicamente indicato come l’erede di G.B. Piranesi.
L'obiettivo centrale dell'evento risiede proprio nella promozione della bellezza e della cultura in tutte le sue forme espressive, non limitandosi solo a quelle in cui eccellevano i due cugini Rossini e nella valorizzazione della storia e del patrimonio artistico, culturale e naturalistico del Bel Paese, le cui tradizioni e il cui profilo enogastronomico – una delle più celebri passioni di Gioachino – sono stati una fonte inesauribile di ispirazione per la loro straordinaria produzione artistica.
Al termine del momento musicale, la magia della serata si sposterà sulla panoramica terrazza dell’UNAR, dove l'atmosfera d'epoca verrà ricreata dalle danze di tradizione ottocentesca eseguite sulle note di Gioachino Rossini a cura della Società di Danza Roma Centro; a seguire, gli ospiti potranno vivere l'esperienza del "Percorso Rossini Gourmet", un ricercato itinerario sensoriale ideato e organizzato dalla nota project manager Maria Rosa Borsetti.
Durante l'incontro verranno, pertanto, svelati i dettagli della II Edizione del Premio che a novembre conferirà i riconoscimenti a produttori, chef e testimonial che si sono distinti nella valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano, oltre a premiare varie e illustri personalità nel variegato scenario nazionale.
La serata sarà presentato dalla Dr.ssa Noemi Scopelliti, che interverrà nella sua veste di Presidente di A.GI.MUS. Sezione “Luigi e Gioachino Rossini” ETS, nonché di Consigliere UNAR e Segretario Generale dell’Associazione della Tuscia.

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