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Sicurezza all’interno delle guardie mediche e dei pronto soccorsi etnei

La violenza sulle donne in tutte le sue forme e prevaricazioni va combattuta con azioni, determinate, reali ed incisive e non con le solite belle parole o con il costituirsi parte civile da parte di associazioni e comitati di turno. La sottoscritta Ersilia Saverino, consigliere comunale di Catania, l’ha ribadito nel 2015 e lo ribadisce ancora oggi: lo stupro e la violenza maschile nei confronti delle donne, in generale, non è un fenomeno circoscritto in singoli casi isolati ma, piuttosto, una vera e propria emergenza di carattere strutturale. Donne e professioniste che sistematicamente finiscono nel mirino dell’orco di turno è una cosa che va scongiurata in tutti i modi.  Per farlo, però, servono maggiori controlli e un inasprimento delle pene. Quello che è successo la notte scorsa alla Guardia Medica di Trecastagni è stato assolutamente spregevole ma è l’ultimo episodio di una lunga, lunghissima lista. Rischiare  di essere aggrediti, derubati, minacciati oppure picchiati durante lo svolgimento del proprio dovere è ormai la norma. Ed è proprio questo quello che succede a tanti dottori che operano all’interno delle Guardie Mediche e dei Pronto Soccorsi di Catania e della provincia etnea. Strutture che accolgono necessità di ogni tipo e che finiscono spesso nel mirino di ladri, delinquenti oppure maleducati. Già in passato, dopo l'aggressione subita al presidio della guardia medica di Nicolosi a febbraio dell’anno scorso, ho chiesto alle istituzioni maggiore sicurezza e migliore condizioni di serenità  per chi svolge un lavoro così importante sul territorio. Proprio in quella occasione due donne furono aggredite alle 4 di notte da due delinquenti che le minacciarono con un’ascia. Momenti di estrema tensione che fortunatamente terminò con l’arresto dei due. Ieri come oggi, quindi, è fondamentale garantire il miglioramento degli standard di controllo  all’interno di un servizio pubblico strategico ed indispensabile per l'intera collettività qual'e il pronto soccorso, così per la guardia medica e per il 118: una precisa interrogazione, fatta dalla sottoscritta, che ancora oggi non ha avuto risposta. Ci vuole un tavolo tecnico a cui devono partecipare Questura, Prefettura, istituzioni politiche e tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine. Lo scopo è quello di assicurare ai presidi citati tutte le misure rivolte a garantire la sicurezza al personale medico in servizio, come previsto dalle normative vigenti; anche con l’impiego dell’esercito. Personale che spesso si ritrova a lavorare da solo, e talora in luoghi isolati soprattutto nei paesi dell’hinterland etneo, per periodi prolungati. Nel ruolo che ricopre è ovviamente obbligato a dare accoglienza a qualunque richiesta di soccorso. Questa condizione espone inevitabilmente la categoria, soprattutto le donne, ad altissimi rischi.

Ersilia Saverino

 

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