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Domenica, 24 Gennaio 2021

L'Italia è di fatto a rischio apertura di tre procedure da parte di Bruxelles

Cosi avevano cominciato con la Grecia e abbiamo visto come e andato a finire : L'Italia è di fatto a rischio apertura di tre procedure da parte di Bruxelles: non solo per il debito sui conti del 2017, ma anche su quelli del 2016 e, guardando alle riforme, per gli squilibri macroeconomici eccessivi. E' quanto emerge dai rapporti della Commissione Ue e dalle dichiarazioni dei commissari. Il primo e più evidente rischio è quello di una procedura per debito, che potrebbe scattare a maggio, in base ai conti del 2017. Unico modo per evitarla, misure per lo 0,2% del Pil entro aprile.

Il secondo, come si evince dal rapporto sul debito, è sui conti del 2016, su cui potrebbe essere aperta una procedura ex post se per esempio le cifre provenienti dagli investimenti pubblici si rivelassero inferiori al previsto. Terza possibile procedura, quella per squilibri macroeconomici eccessivi, come ha avvertito il vicepresidente Valdis Dombrovskis, se il Piano nazionale di riforme, che sarà valutato a maggio, non sarà convincente.

Tutte le opzioni sono aperte" riguardo al caso dell'Italia, "inclusa l'apertura nel braccio preventivo di una procedura per squilibri macroeconomici eccessivi", ha affermato il vicepresidente della Commissione sottolineando che l'Italia ha fatto solo "alcuni progressi" rispetto alle raccomandazioni Paese per Paese fattele l'anno scorso

Se il governo non attuerà "in modo credibile" le misure per la correzione dei conti pubblici "di almeno lo 0,2% del pil" entro il mese di aprile, la Commissione considererà non rispettata la regola del debito, ma la decisione di aprire una "procedura per disavanzi eccessivi" sarà presa "in base alle previsioni di primavera 2017" che di solito vengono pubblicate a maggio. E' scritto in una nota della Commissione sull'adozione del 'Rapporto sul debito' adottato dall'esecutivo in base all'art.126.3 del Trattato. E il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan commenta: ' Il rapporto debito/Pil si è "finalmente stabilizzato ma è interesse nazionale ridurlo con un aggiustamento contenuto del percorso di consolidamento".

La Commissione Ue ha preso "nota positiva" delle lettere inviate dal "governo italiano l'1 ed il 7 febbraio" che contengono "una serie di impegni da adottare al più tardi nell'aprile 2017 allo scopo di raggiungere uno sforzo strutturale aggiuntivo di almeno lo 0,2% del Pil nel 2017".Nel rapporto si osserva che al momento l'Italia "è a rischio di non conformità con gli aggiustamenti richiesti dal braccio preventivo" delle regole europee sulla sorveglianza dei bilanci "sia per il 2016 che per il 2017". La Commissione sottolinea poi che "la prima lettera" inviata da Padoan "non forniva i sufficienti dettagli sulle misure effettive che il governo intende adottare da permettere la loro incorporazione nelle previsioni economiche 2017 della Commissione" e che quindi saranno "tenuti in conto non appena gli impegni presi nelle summenzionate lettere saranno messi in atto".

Dalla situazione economica dell'Italia, inoltre, possono crearsi "rischi" anche per gli altri Paesi. "L'alto livello di debito del governo e una dinamica protratta di debole produttività implicano rischi con rilevanza transfrontaliera in prospettiva, in un contesto di alti non-perfomrng loans e disoccupazione".

"L'Italia presenta eccessivi squilibri", si legge a pagina 25 della Comunicazione della Commissione sul progresso delle riforme strutturali nell'Eurozona approvata oggi. Per il nostro Paese sono indicati l'alto debito, la "protratta debolezza nella dinamica della produttività" in un "contesto di alti Npl e disoccupazione". Nel testo sono riconosciute una serie di "riforme positive" ma si osserva che "l'impulso delle riforme è rallentato dalla metà del 2016".

"L'alto debito del governo e la protratta debolezza nelle dinamiche della produttività implicano in prospettiva rischi di rilevanza transfrontaliera, in un contesto di alti non-performing loans e disoccupazione - è scritto nella relazione - Il tasso di debito pubblico è pronto a stabilizzarsi ma non ha ancora un percorso di discesa a causa del peggioramento del deficit primario strutturale ed una sommessa crescita nominale. La competitività resta debole mentre le dinamiche della produttività cono rimaste sommesse, anche a causa della lenta ripresa degli investimenti".

"Lo stock degli Npl ha solo cominciato a stabilizzarsi ed ancora pesa sui profitti delle banche e sulla politiche di prestito, con conseguenze negative sulla crescita futura". "Dopo positive riforme nei processi di bilancio, nel mercato del lavoro, nel settore bancario, nelle procedure per insolvenza, nel sistema giudiziario e nella pubblica amministrazione, lo slancio delle riforme si è indebolito da metà del 2016 e restano lacune in politiche importanti, in particolare per quanto riguarda la concorrenza, la tassazione, la lotta alla corruzione ed il quadro della contrattazione collettiva".

"Già a partire da oggi ci sarebbe da aprire una procedura per debito eccessivo, ma torneremo sulla questione ad aprile, dopo aver verificato il rispetto degli impegni presi" ovvero "misure per lo 0,2", e sulla base delle previsioni economiche di primavera". Così il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, che ha precisato che dai conti dell'Italia la Commissione ha già "pienamente scontato la crisi dei rifugiati e il terremoto". "C'è un dialogo costruttivo con le autorità italiane", ha aggiunto.

Se si bloccano le riforme in Italia, il Pil dell' eurozona rischia una contrazione. Nel capitolo dedicato alla 'Ricadute sulla zona euro' del "Rapporto paese" della Commissione è indicato che "l'elevato debito pubblico" italiano "rimane una fonte di possibili ricadute negative sul resto della zona euro". Ed è specificato che "le simulazioni di modello" le mostrano come "potenzialmente ampie". Nel testo è specificato che "in una simulazione è stato ipotizzato che un temporaneo shock di fiducia colpisca gli investimenti produttivi in Italia riducendo il Pil reale dell'1% nel primo anno e di un ulteriore 0,6% nel secondo anno".

"La causa di questo ipotetico shock della fiducia potrebbe essere un improvviso arresto nell'attuale processo di riforme strutturali, che potrebbe determinare un aumento del premio di rischio pagato dalle imprese italiane sul loro fabbisogno di finanziamento" è scritto, specificando che in quello scenario le ripercussioni negativa sull'insieme dell'Eurozona "dovrebbero essere di circa lo 0,4% nel primo anno e di un ulteriore 0,2% nel secondo anno".

"Serve più lavoro in quest'area" del settore bancario da parte dell'Italia, perché se alcuni progressi sono stati fatti con il fondo per le securitizzazione e Atlante, "è necessario fare di più", ha spiegato Dombrovskis, aggiungendo che sul fronte dei Npl il cui problema "sta venendo affrontato", questo sarà comunque "parte del semestre europeo non solo per l'Italia ma a livello Ue con un approccio coordinato" che verrà affrontato "dall'Ecofin ad aprile".

 "Ho incontrato Padoan lunedì e credo che l'Italia possa rispettare le regole". Così il commissario europeo agli affari economici Moscovici in conferenza stampa. "Il governo italiano si è impegnato per una correzione dello 0,2% per conformarsi al Patto, questo sarà un elemento chiave nella nostra valutazione complessiva. Il dialogo con le autorità italiane continua, non siamo dei fanatici". "Non amiamo la tempesta - ha chiarito Moscovici - il nostro obiettivo è condurre la nave in porto".

Per Moscovici inoltre dall'Italia arrivano anche "segnali incoraggianti" come "l'occupazione in crescita, la dualità del mercato del lavoro in calo, importanti riforme nel settore pubblico, la crescita che è tornata e speriamo possa incrementare". A suo dire non ci si può aspettare che tutto cambi "da un giorno all'altro" ma "non ci devono essere rallentamenti" nello sforzo delle riforme.

 "Nella sua analisi annuale la Commissione Ue apprezza l'ampiezza delle riforme avviate e realizzate dai governi italiani in questi anni". Lo scrive su Twitter il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, sottolineando che "gli effetti delle riforme si vedono: la crescita è tornata, l'occupazione aumenta, il credito funziona meglio. Ma dobbiamo fare di più".

Secondo quanto viene spiegato da fonti europee ai Giornalisti, nel dibattito interno alla Commissione si è tenuto conto delle "valutazioni politiche" sull'opportunità o meno di insistere affinché l'Italia dia subito seguito alle promesse fatte dal ministro Padoan il 2 febbraio in risposta alla richiesta di correzione dello 0,2% del Pil inviata dal vicepresidente Dombrovskis e dal Commissario Moscovici il 17 gennaio. Nel collegio dei Commissari sarebbero infatti emerse valutazioni anche di segno opposto a quello desiderato dall'Italia, sul fatto che dare ulteriore tempo, quando la violazione è considerata "conclamata", potrebbe essere controproducente in altri paesi. In ogni caso a Bruxelles si fa notare che l'Italia ha preso precisi impegni per aprile e quindi finora prevarrebbe la linea di dare fiducia e attendere i provvedimenti che dovranno essere adottati da Roma.

Il rapporto sul debito del 22 febbraio non rischia di essere un passo ulteriore verso la procedura d'infrazione lo ha detto il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan al termine dell'Ecofin. Non è un nuovo passo verso la procedura perché "come è già stato detto pubblicamente l'Italia si è impegnata a fare la correzione di cui abbiamo parlato anche ieri, confermo che si farà e quindi questa è una cosa che toglierà ogni dubbio sulla coerenza dell'Italia con le regole", ha detto Padoan.

Non ci sono, sui mercati, dubbi sulla sostenibilità del debito italiano, ha precisato Padoan rispondendo alle domande dei giornalisti. "Questi dubbi sui mercati non li vedo, sui mercati ci sono dei prezzi, quello dello spread si è alzato da circa un mese anche a seguito dell'effetto Trump che ha numerose implicazioni", ma poi "si è stabilizzato, non sta andando su quindi questo mi dice che sui mercati che funzionano non ci sono dubbi in tal senso", ha concluso il ministro.

Le istituzioni (Bce, Ue, Fmi, Esm) torneranno ad Atene a breve per lavorare ad un pacchetto di riforme addizionale assieme al Governo greco. Lo ha annunciato il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem al termine della riunione dell'Eurogruppo e salutandolo come un "passo positivo". Sebbene non ci sia ancora un "accordo politico" sulla fine del seconda revisione del programma, il ritorno delle istituzioni segnala una "sufficiente fiducia", necessaria "per aiutare l'economia greca", ha detto il presidente. Dijsselbloem ha anche spiegato che i tempi non sono stretti: "Non c'è un problema di liquidità nel breve termine, ma tutti sentiamo l'urgenza (di concludere la seconda revisione, ndr) per una questione di fiducia, se vogliamo che eco torni a svilupparsi serve fiducia, per questo la revisione va conclusa il prima possibile".

Per il capo dell'Esm, Klaus Regling, Atene potrebbe aver bisogno di meno risorse di quante ne preveda il terzo pacchetto di aiuti. "La metà del programma di salvataggio è alle spalle. Abbiamo pagato 32 miliardi. Per la fine del piano nel 2018 pagheremo meno degli 86 miliardi concordati".

Scrive il direttore del Mondo Greco Francesco De Palo sul suo Giornale : Nuove tasse e misure draconiane per il biennio 2018-2019. In sostanza l'Eurogruppo di ieri porta in dote altri interventi difficili per la Grecia zavorrata già da tre memorandum in sei anni. Il governo Syriza avrebbe accettato di legiferare in anticipo le misure supplementari in aggiunta a quelle previste per la seconda valutazione.

Atene e Bruxelles hanno scelto di parlare di "riforme" anziché di "misure di austerità": ma la sostanza non cambia di una virgola.

Il premier Tsipras, trapela, dirà ai suoi elettori che per ogni nuova tassa di 1 euro ci sarà 1 euro sollievo, ma non parla apertamente di pensioni e altri tagli alla voce sanità e welfare, anche se nei fatti è lì che la mannaia si abbatterà. Come confermato dallo stesso Presidente dell'Eurogruppo, Ntaijselmploum, il nuovo accordo relativo alle riforme includerà anche una fetta di esentati da imposte, alcune fasce di pensioni, e il riequilibrio con il partner Fmi.

Non è dato sapere se la soglia esentasse scenderà al di sotto degli attuali 8.636 euro, ma è chiaro che Berlino punta a raschiare ulteriormente il fondo del barile e al momento nessuno da Atene sembra sia in grado di impedirglielo. Sul piatto da offrire ai commensali della troika anche la riduzione della no tax zone, eliminando alcune agevolazioni fiscali come, ad esempio, spese mediche, indennità.

Senza dimenticare l'abolizione delle contestazione personali nelle principali pensioni, su cui si dibatte molto nel paese, con un altro 20% di tagli agli assegni entro il 2019. In cambio il governo porterà avanti la riduzione dell'ENFIA (l'Imu greca) con un mini sollievo fiscale delle imprese e la riduzione dell'Iva.

C'è da restituire la tranche da 7 miliardi il prossimo luglio, per cui le modalità andate in scena negli ultimi anni si ripetono: altre misure per tamponare obiettivi irraggiungibili, instabilità sociale e quindi politica, e promesse elettorali disattese. La riforma sulle frequenze tv è stata bocciata, la questione relativa alla tassazione di armatori e oligarchi è uscita dall'agenda, di lista Lagarde non si parla più.

Gennaio 2017 ha fatto segnare la peggiore performance degli ultimi 16 anni per quanto riguarda il numero di posti di lavoro.

Gennaio, vero e proprio mese nero per l'occupazione ellenica. Quasi 30mila sono i posti di lavoro persi nei settori della vendita al dettaglio, nella ristorazione, nel comparto alberghiero, con aumento di 17.000 disoccupati, di cui il 53.87% sono disoccupati di lunga durata.

In particolare, il saldo assunzioni-licenziamenti è stato negativo per 29.817 posti di lavoro, secondo i dati ufficiali. Il Dipartimento del Lavoro si difende: da sempre il mese di gennaio presenta un saldo negativo a partire dal 2001 fino ad oggi. Ma ciò non aiuta a ingoiare la pillola, anche per il peculiare meccanismo che aggancia i senza lavoro alla sfera dei diritti sociali.

I disoccupati in Grecia sono automaticamente esclusi dalla previdenza sociale, ad oggi se ne contano un quarto della popolazione complessiva, con punta drammatiche fra gli under 30 dove i numeri dei senza lavoro sono strutturalmente preoccupanti.

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