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"Il virus circola da ottobre e si sta adattando all'uomo"

L’ultimo bollettino conferma che i dati stanno calando e “la ritirata continua: scende il numero totale dei ricoverati in terapia intensiva per Covid-19 in Italia, che sono ormai al 7,0% del valore di picco. Scende anche il numero dei ricoveri ospedalieri totali (da 5.002 a 4.864, quindi di altre 138 unità), mentre i casi attivi totali scendono da 35.877 a 35.262, quindi di altre 615 unità

Oggi è il fatidico 8 giugno. Quello che, se non stavamo attenti, avremmo avuto 151mila malati in terapia intensiva. Invece sono 286. E dopo 34 e 20 giorni dalle ‘aperture’ di maggio, non c’è alcun segno di quel ritorno della pandemia che certi esperti davano per scontato. Quest’ultimo punto è importante e deve essere ricordato con chiarezza”, ha dichiarato il virologo Guido Silvestri.

I modelli matematici hanno quindi fallito: i dati mostrano che sono stati “inadeguati a prevedere l’andamento reale dell’epidemia”, dice Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta (Usa). “Senza fare polemiche, perché ognuno fa del suo meglio, credo sia giusto verso i cittadini italiani che per mesi hanno compiuto sacrifici durissimi ammettere questo fatto e promettere che tali modelli non saranno più usati per prendere decisioni politiche, ad esempio per le scuole”.

Cosi altro che gennaio: il virus esiste da molto tempo prima, come ormai tutti sospettavamo. "L'origine temporale del virus Sars-Cov-2 può essere stimata tra il 6 ottobre e l'11 dicembre 2019, quindi ben prima dei cosiddetti 'primi casi' del mercato di Wuhan di fine dicembre".  

Secondo quanto riporta il virologo Guido Silvestri su Facebook i ricoveri in terapia intensiva sono calati al 7% del valore di picco. È proprio questa la priorità che alcune frange negazioniste non colgono dell’emergenza Covid-19: «appiattire la curva» dei contagi serve a scongiurare una saturazione dei reparti di terapia intensiva, una preoccupazione che non è paragonabile all’influenza stagionale.

La notizia è stata riportata dal virologo Guido Silvestri, docente negli Stati Uniti all'Università di Atlanta, sul proprio profilo Facebook mentre mentre riprende uno studio inglese pubblicato sulla rivista scientifica Infection, Genetics and Evolution, basato su una "complessa analisi di 7.666 sequenze" del nuovo Coronavirus. Per lo scienziato italiano, "le implicazioni di questa nuova datazione sarebbero enormi" afferma, perché "si dimostrerebbe quello che molti sospettano da tempo". L'allusione, poi specificata, riguarda i numeri e le curve epidemiologiche sbagliate o "bugiarde" della Cina, "fornite lo scorso 10 marzo da Zunyou Wu" che "sono sbagliati e probabilmente di molto".

Silvestri spiega il contenuto dell'articolo inglese che definisce "molto tecnico, magari è per questo che è stato discusso poco". Ma il succo non cambia. Il Covid-19 si sta adattando all'ospite, quindi al nostro organismo, per "gli alti livelli di omoplasia", il fenomeno per cui un virus muta in modo "indipendentemente simile in diverse aree geografiche e senza avere un progenitore comune". Il virologo fa l'esempio dell'Islanda, un Paese con pochissimi casi (1.800 in tutto e 10 morti) ma anche lì è stato osservato questo fenomeno. Anche se è passato poco tempo dall'origine della pandemia, l'omoplasia "è appunto la prova di un adattamento del virus all'uomo", sottolinea.

È per questo motivo che si può sperare ed ipotizzare, d'ora in avanti, una diversa letalità del virus in picchiata verso il basso. "I dati globali sulla letalità cruda di Covid-19 indicano che questa diminuisce col tempo in ogni sito epidemico, e siccome la maggior parte degli adattamenti virus-host vanno nella direzione di una ridotta patogenicità - conclude l'esperto - solo degli analfabeti della virologia possono tacciare di 'pseudo-scienza' l'ipotesi secondo cui tale robusto pattern di mutazioni omoplasiche possa risultare in un fenotipo virale a virulenza attenuata".

Intanto oggetto dell'indagine 52 genomi virali completi di Sars-Cov-2 depositati in banche dati al 30 gennaio 2020. "La ricerca ha consentito la datazione dell'origine e la ricostruzione della diffusione dell'infezione nei primi mesi dell'epidemia in Cina - evidenziano gli studiosi - attraverso la stima di parametri epidemiologici fondamentali come il numero riproduttivo di base (R0) e il tempo di raddoppiamento delle infezioni".

Ma erano necessarie misure così drastiche? Nuovi dati sulle origini del virus pongono diversi dubbi in merito. Oggi siamo molto meno impreparati rispetto alle prime fasi della pandemia, si sposta per esempio il periodo della comparsa del virus, tra il 6 ottobre e l’11 dicembre 2019.

Già uno studio pubblicato su The Lancet stimava le sue origini almeno a novembre, mentre in Lombardia era probabilmente in circolazione fin dagli inizi di gennaio.Coronavirus, studio italiano all'Oms: epidemia da ottobre, contagi raddoppiati ogni 4 giorni

La circolazione del nuovo coronavirus in Cina è cominciata diverso tempo prima rispetto ai primi casi di "polmonite misteriosa" individuati nel Paese asiatico. A ricostruire i primi mesi di vita della Covid-19 è uno studio italiano firmato da scienziati dell'università Statale di Milano. Un'indagine epidemiologico-molecolare effettuata su 52 genomi virali completi del patogeno, dalla quale emerge una stima chiave: "L'origine dell'epidemia da Sars-CoV-2 può essere collocata tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019, quindi alcune settimane prima rispetto ai primi casi di polmonite identificati".

Un altro aspetto chiave rilevato dai ricercatori, "collegato al precedente, è il tempo di raddoppiamento dell'epidemia", cioé il periodo nell'arco del quale si raddoppia il numero degli infetti. E' stato "stimato a partire da dicembre in circa quattro giorni, quindi inferiore a quello calcolato sulla base del numero dei casi notificati nello stesso periodo, che risultava pari a circa una settimana". La teoria degli scienziati è "che la trasmissione animale serbatoio-uomo e le prime trasmissioni interumane siano state limitatamente efficienti, per poi aumentare in rapidità ed efficienza durante il mese di dicembre".

Il lavoro dei ricercatori italiani è stato appena accettato per la pubblicazione sul Journal of Medical Virology e i risultati sono già stati inviati dalla rivista all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L'équipe è di Gianguglielmo Zehender, Alessia Lai e Massimo Galli del Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche (Dibic) Luigi Sacco dell'Università degli Studi di Milano e Crc Episomi (Epidemiologia e sorveglianza molecolare delle infezioni). La ricerca, condotta nel laboratorio della Clinica delle Malattie infettive del Dibic all'ospedale Sacco di Milano, è stata svolta "sulle variazioni del genoma virale e quindi sulla filogenesi del virus stesso - precisano gli autori - e non sul numero dei casi osservati".

Ma le notizie del giorno, forse ancora più importante dell'esatta origine del virus, sono due e direttamente correlate: la prima si basa su un nuova "evidenza scientifica - indiretta ma solidissima - a favore dell'ipotesi di un rapido, progressivo e convergente adattamento di Sars-CoV-2 all'ospite umano", scrive il virologo su Facebook. In parole povere, un virus che si adatta perde di forza, ed è quello che stiamo già osservando in Italia da alcune settimane.

E poi, si "festeggia" al fallimento dei modelli matematici e degli esperti che li interpretavano. “Sappiate che non appena si riapre i casi sicuramente saliranno – di poco se riapriamo un po’, e tantissimo se riapriamo molto”, scrive il virologo riportando i timori di altri colleghi - In altre parole: ci aspettava un disastro". Fortunatamente, non è andata così per nulla. "Oggi è il fatidico 8 giugno, quello che se non stavamo attenti avremmo avuto 151.000 malati in terapia intensiva (invece sono 286) - incalza Silvestri - e dopo 34 e 20 giorni dalle "aperture" di maggio non c'è alcun segno di quel ritorno della pandemia che certi esperti davano per scontato. Questo ultimo punto è importante e deve essere ricordato con chiarezza".

 

 

 

 

 

 

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