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Riesplode il conflitto tra Armenia e Azerbaijan

Riesplode il conflitto del Nagorno Karabakh in un crescendo di violenza e tensione che rischia di allargarsi ben oltre le montagne della regione autonoma contesa e i confini dei due Stati nemici, Armenia e Azerbaigian, come ha già minacciato il premier di Erevan. La guerra congelata dal 1994 si è riaccesa improvvisamente la notte scorsa quando l'esercito azero ha bombardato le postazioni delle forze indipendentiste armene che avevano attaccato e poi ha lanciato una controffensiva. Immediatamente i separatisti armeni hanno proclamato la legge marziale e la "mobilitazione generale". A distanza di qualche ora Armenia e Azerbaigian hanno fatto lo stesso. 

Al di là degli opposti nazionalismi secondo Pn,e delle rivendicazioni localistiche, questo conflitto desta interesse dal punto di vista geopolitico per gli stretti legami dell'Azerbaijan con la Turchia e dell'Armenia con la Russia. La Turchia ha forti legami culturali con l'Azerbaijan, nazione anch’essa a maggioranza islamica, oltre a condividere l’ostilità nei confronti degli armeni. Ankara infatti non ha mai voluto riconoscere il genocidio armeno perpetrate dall’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1916. 

L'Armenia invece fa parte del l'alleanza militare tra paesi ex-sovietici guidata dalla Federazione Russa, che ha due basi militari nelle città armene di Gyumri e Erebuni. La Russia ha sempre cercato di porsi come paciere tra i due contendenti per garantire stabilità nell’area.

Così, mentre il presidente turco Erdogan si scaglia contro l’Armenia accusandola di “essere la più grande minaccia alla pace e alla tranquillità nella regione” e sottolineando che “la nazione turca sostiene i suoi fratelli azeri con tutti i suoi mezzi, come sempre”, al contrario il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov preferisce la via del dialogo, invitando ad un immediato cessate il fuoco e telefonando al suo omologo turco Mevlüt Çavuşoğlu. A complicare la situazione c’è anche l'afflusso in Azerbaijan, cominciato già da alcuni giorni, di miliziani jihadisti al servizio della Turchia in Siria e Libia. 

il mondo sta a guardare. Lo scacchiere geopolitico potrebbe subire scossoni improvvisi e pericolosi, perché qualsiasi escalation della violenza potrebbe turbare fortemente i mercati: il Caucaso meridionale, infatti, è un corridoio prelibatissimo per gli oleodotti che trasportano petrolio e gas naturale dal Mar Caspio ai mercati mondiali.

il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è detto “estremamente preoccupato” e ha invitato entrambe le parti a smettere di combattere, mentre la Francia, sul cui territorio vive una vasta comunità armena, ha chiesto un cessate il fuoco e un dialogo immediati. Il presidente Usa Donald Trump ha invece annunciato che gli Stati Uniti stanno cercando di fermare la violenza.

La Russia ha fatto appello ad Armenia e Azerbaigian per un "cessate-il-fuoco immediato".
"Facciamo appello alle parti perché facciano cessare immediatamente il fuoco e intavolare negoziati per stabilizzare la situazione", si legge in una nota del ministero degli Esteri di Mosca.

Nel comunicato si legge che "bombardamenti intensi sono in corso lungo la linea di contatto" fra le due ex repubbliche sovietiche nella regione autonoma del Nagorno Karabakh.
Da parte sua la Turchia "condanna con forza l'attacco armeno contro l'Azerbaigian, che ha provocato vittime civili", definendolo una "chiara violazione delle leggi internazionali", e "ribadisce il suo pieno appoggio" a Baku: lo scrive l'agenzia turca Anadolu su Twitter, citando il ministero degli Esteri di Ankara.

L'Anadolu cita anche il presidente azero, Ilham Aliyev, secondo cui "l'Azerbaigian difende la sua terra" perché "il Karabakh gli appartiene", promette di "vendicare il sangue dei martiri" e afferma di aver distrutto "mezzi militari" armeni, senza però nominare i due elicotteri che gli armeni affermano di aver abbattuto.

L'immancabile presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dal canto suo, si è impegnato a sostenere l’Azerbaijan, esortando il mondo a schierarsi con il Paese nella sua “battaglia contro l'invasione e la crudeltà”. Gli azeri sono un popolo prevalentemente turco con il quale la Turchia ha stretti legami

Sul Nagorno-Karabakh "è urgente che si cessino tutte le ostilità. C'è un rischio di gravi conseguenze e di destabilizzazione di tutta la regione". Così il portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna, Peter Stano, che sollecita "tutti gli attori della regione a contribuire a fermare il confronto armato. Nessuno può avere interesse" che si alimenti. E invitiamo "ad evitare interferenze dall'esterno.

"Il governo ha deciso di dichiarare la legge marziale e la mobilitazione generale", ha scritto su Facebook il premier armeno Nikol Pashinyan. La presidenza azera, a sua volta, ha comunicato la proclamazione della legge marziale e il coprifuoco nella capitale Baku e in altre città. Assieme a quella delle armi, è iniziata subito anche la guerra della propaganda e delle accuse reciproche a colpi di comunicati e post sui social.

"Siamo tutti uniti dietro al nostro Stato e al nostro esercito, e vinceremo. Lunga vita al glorioso esercito armeno", ha scritto su Facebook il premier armeno dopo la notizia dell'abbattimento da parte dei ribelli filo-armeni di due elicotteri azeri. Il governo di Erevan non ha neanche tentato di nascondere i suoi fini, ha rilanciato il governo di Baku, spiegando che all'alba le forze azere hanno iniziato un'offensiva per "neutralizzare le forze belliche dell'Armenia e salvaguardare la sicurezza della popolazione civile".

Incerto il numero delle vittime. Almeno 32 separatisti armeni secondo l agenzia Ansa, sono stati uccisi, secondo una nota ufficiale. Almeno 15 soldati separatisti della regione del Nagorno-Karabakh sono stati uccisi oggi nei combattimenti con l'Azerbaigian, ha riferito il ministero della Difesa della provincia secessionista sostenuta dall'Armenia. Questo porta a 32 il totale dei soldati uccisi dall'inizio dei combattimenti, ieri mattina. Secondo quanto comunicato, sono morti anche cinque civili azerbaigiani e due civili armeni del Karabakh, portando il bilancio ufficiale delle vittime a 39. L'Azerbaigian non ha dato notizie sulle sue perdite militari.

Quella attuale è la peggior crisi armeno-azera degli ultimi anni, comunque segnati da incidenti continui anche dopo l'accordo di cessate il fuoco del 1994 mediato dalla Russia. Sono stati almeno 30 mila i morti lasciati sul campo dalla guerra combattuta dalle due ex repubbliche sovietiche caucasiche negli anni Novanta dopo che i separatisti armeni hanno preso il controllo della regione azera del Nagorno Karabakh nel 1991. E che è restata di fatto in mano armena. Stati Uniti, Francia e Russia - che guidano la mediazione del gruppo di Minsk - non sono mai riusciti a far firmare un pace vera a Baku e Erevan e a porre fine definitivamente a un conflitto esploso in maniera plateale dopo il crollo dell'Unione Sovietica, ma che affonda le radici molto più lontano, nel confronto tra cristiani armeni e musulmani azeri segnati da influenze turche e persiane. Non a caso le prime reazioni sono arrivate dai rispettivi sponsor, oltre che dall'Unione europea e dall'Italia.

Il presidente russo Vladimir Putin, che ha parlato al telefono con l'amico premier armeno, ha detto che "è importante fare tutti gli sforzi necessari per evitare un'escalation del conflitto". La Turchia, con un comunicato del ministero degli Esteri, ha condannato "con forza l'attacco armeno contro l'Azerbaigian che ha provocato vittime civili", ribadendo "il suo pieno appoggio" a Baku. Mentre dall'Iran è arrivata la disponibilità a mediare per un negoziato mirato al cessate il fuoco. L'Unione europea, attraverso il presidente del Consiglio Charles Michel, ha invocato lo stop "con urgenza" dell'azione militare e il Comitato internazionale della Croce Rossa è pronto a fare da intermediario.

E mentre il Patriarca Karekin II, il Catholicos di tutti gli armeni, ha interrotto la visita ufficiale in Italia "per stare vicino al suo popolo", la Farnesina ha chiesto alle parti "l'immediata cessazione delle violenze e l'avvio di ogni sforzo, in particolare sotto gli auspici dell'Osce, per prevenire i rischi di ulteriore escalation". Proprio quella evocata dal premier di Erevan, che ha ammonito sulle "conseguenze imprevedibili" della guerra "dichiarata dal regime autoritario dell'Azerbaigian" che si potrebbe allargare oltre il Caucaso e ha messo in guardia contro l'ingerenza "aggressiva" della Turchia.

Una disputa territoriale scrive Quifinanza,in cui l'oggetto del contendere è la regione del Nagorno-Karabakh, internazionalmente riconosciuto come parte dell'Azerbaigian ma controllato da armeni, che ha portato in pochi giorni alla morte di almeno 23 persone nelle due ex repubbliche sovietiche, tra cui una donna e un bambino, e almeno 100 feriti.

Il Nagorno-Karabakh è una regione montuosa di circa 4.400 km quadrati abitata tradizionalmente da armeni cristiani e turchi musulmani. In epoca sovietica divenne una regione autonoma all’interno della repubblica dell’Azerbaijan. Oggi si stima che circa un milione di persone siano sfollate nella guerra degli anni ’90 e circa 30mila siano rimaste uccise. Le forze separatiste conquistarono allora alcuni territori attorno all’enclave in Azerbaijan, poi nel 1994 ci fu un cessate il fuoco che fece deporre le armi. Per un po’.

Il governo armeno oggi ha dichiarato la legge marziale e la mobilitazione militare totale. “Preparatevi a difendere la nostra patria sacra”, ha detto il primo ministro armeno Nikol Pashinyan dopo aver accusato l'Azerbaigian di “aggressione pianificata”. Avvertendo che la regione era sull'orlo di una “guerra su vasta scala”, ha esortato la comunità internazionale a unirsi per prevenire ogni ulteriore destabilizzazione.

Il presidente dell'Azerbaijan Ilham Aliyev ha detto di essere fiducioso di riprendere il controllo della regione dopo i tentativi di conquista da parte armena e ha spiegato di aver ordinato un’operazione controffensiva su larga scala in risposta agli attacchi dell’esercito armeno: “Sono fiducioso che la nostra operazione controffensiva di successo metterà fine all’occupazione, all'ingiustizia, all’occupazione che dura da 30 anni”.

Fonti dell'opposizione armata siriana contattate da AsiaNews, affermano che la Turchia ha inviato 4mila mercenari siriani dell’Isis da Afrin per combattere contro gli armeni del Nagorno Karabakh. Alcuni giorni fa convogli via terra hanno raggiunto la Turchia e poi via aerea l’Azerbaijan. L'ingaggio è per 1800 dollari Usa al mese, per la durata di tre mesi. Un dirigente del gruppo terrorista siriano ha affermato: “Grazie ad Allah, dal 27 settembre fino alla fine del mese saranno trasferiti altri 1000 mercenari siriani in Azerbaijan”.  

Le fonti di AsiaNews hanno fornito anche una registrazione audio del nucleo operativo della Brigata del Sultano Murat (fazione armata dell'opposizione siriana, che arruola mercenari da inviare anche in Libia) nella quale si sente dire: “Volontari siriani sono destinati ad essere inviati in prima linea al confine armeno-azero…e combatteranno con gli azeri cioè con gli sciiti”.

   

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