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Per il mondo che naviga in Rete, una cyber-sicurezza

In primis, prendiamo il fenomeno dei dati, i “big date”, ovvero, la nuova risorsa naturale, in un mondo sempre più digitale; stiamo parlando di un mercato da quasi 200miliardi di euro a livello mondiale-3miliardi in Italia - con crescite che superano il 20 per cento. Insomma, si registrano più dati nella Rete, che stelle in cielo. In sostanza, stiamo parlando di una leva tecnologica che può spingere alla crescita dei Paesi. Un bel mondo, Internet, semplice, complicato, divertente, pericoloso; tiene attaccati 110milioni di utenti, oltre due milioni, in Italia. A questo punto, però, dobbiamo dire, senza mezzi termini, che c’è il problema della sicurezza digitale. Solo nel 2013, il cyber-crimine, negli Stati Uniti, ha causato danni per 1.000 miliardi di dollari; e dopo, i recenti scandali sullo spionaggio informatico e i casi di furti di dati digitali. Ebbene, l’Unione europea ha messo a disposizione 85milioni di euro, per il 2014, per progetti di cyber-sicurezza, nell’ambito del programma di ricerca Horizon 2020. Obiettivo è sviluppare soluzioni di “information tecnology” che possano garantire un ambiente digitale sicuro ed affidabile in Europa. Ma c’è di più. Nel nostro Paese, in attuazione dell’art.3 del DPCM del 24 gennaio 2013, vengono adottati il “Quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico” ed il “Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica(Cfr.www,pubblica amministrazione24.ilsole24ore,com./), Poi, un nuovo software -che permetterà di individuare, in tempo reale e in modo automatico, i tentativi di furti di identità(ovvero, dati personali sensibili) e sventarli sul nascere-, è stato messo a punto, grazie al progetto “Web Pro ID”, coordinato dal gruppo di ricerca eCrime dell’Università di Trento. Il progetto, durato tre anni e finanziato dalla Commissione europea con 200.000 euro, è nato allo scopo di prevenire e contrastare la sottrazione di dati personali. Ancora, su Twitter, spesso viene riversata una mole incredibile di informazioni che, a volte non sono vere; ora, alcuni ricercatori europei stanno lavorando per un software, scova bugie, che si chiama Pheme.

 

 

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