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Xinjiang: Nuove prove contro il PCC

ll popolo uiguro e altre minoranze prevalentemente musulmane nella Regione Autonoma Uiguro dello Xinjiang, in Cina, stanno subendo persecuzioni intollerabili e sponsorizzate dallo Stato.

Esistono ora una serie di prove crescenti, relative all incarcerazione di massa, l'indottrinamento, la detenzione stragiudiziale, la sorveglianza invasiva, il lavoro forzato e la distruzione di siti culturali uiguri, compresi i cimiteri, insieme ad altre forme di abuso. Le stime del numero di persone internate vanno dalle centinaia di migliaia alla sconcertante cifra di tre milioni.

Nonostante le ripetute richieste, Xi Jinping e il governo della Repubblica popolare cinese non hanno permesso un'indagine indipendente su queste presunte atrocità.

Un nuovo rapporto pubblicato oggi presenta prove convincenti e allarmanti circa il drammatico declino dei tassi di natalità tra le comunità di minoranze etniche nella Regione dello Xinjiang e una politica statale invadente di prevenzione delle nascite, compresa la sterilizzazione femminile. Ciò può indicare che il governo cinese sta perseguendo e applicando una politica coordinata per ridurre la popolazione dei gruppi minoritari.

Il mondo non può rimanere in silenzio di fronte allo svolgimento di atrocità. I nostri Paesi sono vincolati da solenni obblighi di prevenire e punire qualsiasi sforzo per distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso "in tutto o in parte".

Pertanto, ci impegniamo in un'azione politica urgente in ciascuno dei nostri Paesi. I nostri governi devono sostenere una risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per stabilire un'indagine internazionale, imparziale e indipendente sulla situazione nella Regione dello Xinjiang; devono agire per garantire che possano essere prese le appropriate determinazioni giuridiche sulla natura delle presunte atrocità; e non devono tralasciare alcuno sforzo nel perseguire un'azione politica rapida e decisa per prevenire l'ulteriore sofferenza del popolo uiguro e di altre minoranze in Cina.


Vi sono gravi indizi che il governo cinese stia agendo per ridurre drasticamente le nascite nelle minoranze musulmane dello Xinjiang. È quanto emerge in un rapporto rilasciato oggi dall'Alleanza interparlamentare sulla Cina (IPAC) e nella sua versione italiana dal Global Committee for the Rule of Law "Marco Pannella” (GCRL).

La ricerca, condotta dal Professor Adrian Zenz - uno dei maggiori esperti mondiali sulla situazione delle minoranze nella regione autonoma uigura dello Xinjiang - rileva che: I tassi di crescita della popolazione sono diminuiti dell'84% nelle due più grandi prefetture uiguri tra il 2015 e il 2018 e sono ulteriormente diminuiti nel 2019.

Documenti governativi del PCC prescrivono senza mezzi termini che chiunque violi i piani di controllo delle nascite per la popolazione uigura può essere punito con l'internamento in campi di "addestramento" e descrivono una campagna di sterilizzazione di massa femminile nelle aree rurali.

Secondo l'autore del Rapporto, i dati forniscono la prova più forte finora che le politiche di Pechino nello Xinjiang potrebbero configurare uno dei criteri di genocidio citati nella Convenzione ONU del 9 dicembre 1948 per la Prevenzione e la Repressione del Delitto di Genocidio, il punto d) dell'Articolo II: "Misure miranti a impedire nascite all'interno del gruppo [mirato]”.

In risposta a queste rivelazioni, i membri dell'IPAC hanno rilasciato una dichiarazione che promette un'azione politica in ciascuno dei 15 parlamenti rappresentati nell'IPAC, tra cui quello italiano con i due Co-Chair Lucio Malan (Forza Italia) e Roberto Rampi (Partito Democratico), e i suoi membri attuali Enrico Borghi (Partito Democratico), Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d'Italia), Paolo Formentini (Lega) e Roberto Giachetti (Italia Viva).

A tal proposito i due Co-Chair, in cooperazione con il GCRL, annunciano una conferenza stampa che si terrà mercoledì 1 luglio alle ore 12 presso la Sala Nassirya del Senato della Repubblica, alla quale parteciperanno - oltre ai membri IPAC - l’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, Presidente del GCRL e già Ministro degli Esteri, Dolkun Isa, Presidente del Congresso Mondiale Uiguro, Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno Tocchi Caino, e Laura Harth, Rappresentante del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito e Coordinatrice del Consiglio scientifico del GCRL.

L’IPAC promuoverà una azione coordinata per avviare un'indagine urgente delle Nazioni Unite sul trattamento dei musulmani uiguri e di altre minoranze in Cina, e per istruire i tribunali competenti a stabilire se si sono verificati o meno crimini contro l'umanità o il genocidio.

La dichiarazione dei 30 Co-Chair dell'IPAC (di cui segue una versione completa) afferma: Il mondo non può rimanere in silenzio di fronte alle atrocità. I nostri Paesi sono vincolati da solenni obblighi di prevenire e punire qualsiasi sforzo per distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso "in tutto o in parte".

Pertanto, ci impegniamo in un'azione politica urgente in ciascuno dei nostri Paesi. I nostri governi devono sostenere una risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per stabilire un'indagine internazionale, imparziale e indipendente sulla situazione nella Regione dello Xinjiang; devono agire per garantire che possano essere prese le appropriate determinazioni giuridiche sulla natura delle presunte atrocità; e non devono tralasciare alcuno sforzo nel perseguire un'azione politica rapida e decisa per prevenire l'ulteriore sofferenza del popolo uiguro e di altre minoranze in Cina.  

Dichiariazione di Giulio Terzi e Laura Harth, GCRL:   E’ di fondamentale importanza l’esistenza di un gruppo di legislatori anche in Italia impegnato sulla miriade di questioni che oggi riguardano i nostri rapporti con la Repubblica popolare cinese, e invitiamo tutti i Senatori e Deputati di coscienza a partecipare alla conferenza stampa che si terrà questo mercoledì. Le atrocità descritte anche in questo rapporto contro la popolazione uigura non possono lasciare indifferente nessuno e spingono ad un’azione forte e decisiva.

La campagna di sterilizzazione di massa delle donne rivelata dal Professor Zenz attraverso documenti ufficiali della autorità cinesi si aggiunge a precedenti rapporti circa la separazione forzata dai bambini dei loro genitori rinchiusi nei campi e ai matrimoni inter-etnici forzati; indicazioni forti della presenza di elementi costitutivi del crimine di genocidio secondo la Convenzione ONU del 1948. La Repubblica italiana, che per tanto tempo è stata promotrice nell’acquisizione e l’affermazione di diritti al livello internazionale - a partire della Corte penale internazionale - non si può e non si deve tirare indietro dinanzi a queste nuove prove aggiuntive sulle atrocità commesse dal Partito comunista cinese. Sono passati quasi tre anni da quando a Dolkun Isa fu impedito da agenti della Digos di entrare al Senato della Repubblica a denunciare l’apertura dei campi d’internamento nello Xinjiang. Contiamo che questa volta abbia la possibilità di denunciare le violazioni dei diritti fondamentali nella sua patria, senza che nessuno glielo impedisca.

La reciprocità e il rispetto delle convenzioni sui diritti umani sottoscritti da entrambi i Paesi va rivendicato in modo assoluto anche nei rapporti bilaterali, soprattutto a seguito della sottoscrizione dell’Accordo sulla Via della Seta. Speriamo pertanto che questo appello per un’azione decisiva al livello internazionale per accertare quanto stia realmente accadendo nello Xinjiang - così come in Tibet, a Hong Kong, e nella Cina intera - possa essere accolto anche dalle forze di maggioranza governativa, soprattutto di fronte al rifiuto continuo cinese - come rilevato ancora la settimana scorsa da oltre 50 esperti indipendenti ONU - di aprire a indagini indipendenti sul suo territorio, questione tornata con prepotenza anche per quanto riguarda la pandemia del COVID19.

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