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Lunedì, 23 Ottobre 2017

Celebrata la memoria liturgica di Sant'Antonio di Padova

Straordinaria e intensa celebrazione all’insegna della solidarietà quella tenutasi ieri, in occasione della ricorrenza liturgica di Sant’Antonio di Padova, nella cappella dell’ospedale Civile. L’iniziativa promossa dall’ufficio diocesano per la Pastorale della salute ha contemplato la presenza degli ospiti e degli operatori del Centro diurno Alzheimer. C’erano anche i giovani studenti che prestano servizio di volontariato al centro, prendendo contatto con i veri valori della vita. Presenti, inoltre, i volontari dell’Avo, i componenti della cappellania ospedaliera, Fabio Ferrito dei clown dottori e, naturalmente, numerosi fedeli che hanno voluto rendere omaggio al santo. A presiedere la santa messa il direttore dell’ufficio diocesano, don Giorgio Occhipinti. A concelebrare don Giuseppe Ramondazzo, cappellano della polizia di Stato. Durante l'omelia, don Occhipinti si è soffermato sulla vita di Sant’Antonio evidenziando la sua scelta di passare dall'ordine agostiniano all'ordine francescano. In molti tra quelli presenti, inoltre, non conoscevano il simbolo della presenza di Gesù bambino in braccio al santo oltre ai numerosi miracoli operati dallo stesso. Poco prima di morire Antonio ottiene di ritirarsi in preghiera a Camposampiero, vicino a Padova, nel luogo che il signore del luogo, il conte Tiso, aveva affidato ai francescani, nei pressi del suo castello. Camminando nel bosco, Antonio nota un maestoso noce e gli viene l’idea di farsi costruire tra i rami dell’albero una specie di celletta. Tiso gliela allestisce. Il santo passa così in quel rifugio le sue giornate di contemplazione, rientrando nell’eremo solo la notte. Una sera, il conte si reca nella stanzetta dell’amico, quando, dall’uscio socchiuso, vede sprigionarsi un intenso splendore. Temendo un incendio, spinge la porta e resta immobile davanti alla scena prodigiosa: Antonio stringe fra le braccia Gesù Bambino. Quando si riscuote dall’estasi e vede Tiso commosso, il santo lo prega di non parlare con nessuno dell’apparizione celeste. Solo dopo la morte del santo il conte racconterà quello che aveva visto. Sant’Antonio di Padova è stato canonizzato un anno dopo la sua scomparsa. Don Ramondazzo, alla fine della messa, ha spiegato, quindi, l'episodio e la simbologia del pane, offerto per l’occasione dal Centro diurno Alzheimer, e poi lo ha benedetto. La presenza di don Ramondazzo in cappella è servita a mettere in evidenza l'importanza della fraternità sacerdotale. I due sacerdoti, insieme, hanno recitato una preghiera finale a Sant'Antonio mentre al termine della celebrazione c’è stata la condivisione del pane tra tutti i fedeli presenti.

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