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Martedì, 29 Novembre 2022

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Governo in bilico?

Se Matteo Renzi stacca la spina al governo di Giuseppe Conte una coalizione "larga" per gestire la Fase 2. L'ipotesi circola tra i partiti di maggioranza e opposizione
Perché a tutti appare chiaro che far gestire la «Fase 2» della ripresa all' attuale premier sarebbe un azzardo ad alto rischio. Non per niente il presidente della Repubblica sarebbe intervenuto in prima persona per imporre alla guida della task force che dovrà dare i consigli per l' avvio della graduale riapertura dell'Italia a Vittorio Colao. Un' autentica spina nel fianco per Giuseppe Conte, che infatti ha preso malissimo l' imposizione del Quirinale anche se ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco. E proprio lui potrebbe essere il prossimo premier incaricato, visto che ormai Mario Draghi non è più una ipotesi in campo...  

Intanto l'accesso al Mes (Meccanismo europeo di stabilità) senza condizionalità per finanziare le spese sanitarie dirette e indirette per un ammontare di 37 miliardi di euro va valutato, rimuovendo il tabù che finora ha reso l'argomento radioattivo. Secondo il quotidiano Romano il Tempo,chiunque si accosti al canale di finanziamento che evoca la macelleria sociale greca viene effigiato come il compare della Troika (Bce, Commissione europea e Fmi) e lo strozzino dei popoli. La verifica dei fatti (fact checking) ha smentito le accuse proditorie formulate ai leader del centrodestra a cui Conte ha imputato l'approvazione del Trattato sul Mes che è stato, invece, ratificato dal governo di Mario Monti (2012) in una versione capestro e dissimile dai contenuti su cui lavorava Giulio Tremonti in qualità di ministro dell'Economia del governo Berlusconi.

Quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una intemerata televisiva ha additato il centrodestra di essere stato il fautore del Mes secondo il Tempo,si è reso autore di una dichiarazione mendace, che è documentabile dagli atti parlamentari di quel tempo. Peraltro, nella conferenza stampa la gestualità del corpo del premier era più loquace del linguaggio verbale. Il suo tremebondo indice ammonitorio puntato contro l'opposizione comunicava insicurezza, palesando il velleitario e vanitoso tentativo di affiliarsi alla figura titanica di Winston Churchill.  

Pero se l'Ue non sarà in grado di "rispondere ai problemi" dei cittadini, se altri Paesi si rifiuteranno di aiutarlo, allora il Belpaese potrebbe "emettere una propria moneta parallela".

A ipotizzarlo secondo il Giornale è James Kenneth Galbraith, uno dei 101 importanti economisti che nei giorni scorsi hanno firmato un appello affinché l'Italia non sottoscriva l'accordo "insufficiente" raggiunto dall'Eurogruppo sui fondi per rispondere all'emergenza Covid-19. Il noto studioso americano ne ha parlato nel corso della conferenza online organizzata da Eureca (Europa etica dei cittadini e delle autornomie), guidata da Angelo Polimeno Bottai (presidente di Eureca e vicedirettore del Tg1) e che ha visto la partecipazione del giornalista Andrew Spannaus e del sottoscritto. 

 
"L'emissione di una moneta parallela ha il precedente della California nel 2009 e di altri Stati americani che la adottarono durante gli anni '30", ha spiegato Galbraith. "L'Italia lo può fare sia se gli altri Paesi lo approvano o sia se non lo approvano". Nella pratica si tratterebbe di "note fiscali utilizzabili per pagare le tasse" che di fatto fornirebbero una massa di "liquidità all’economia". Ci sarebbe ovviamente il problema dei trattati europei, che non prevedono l'esistenza di un conio parallelo all'Euro; senza contare le scontate resistenze degli Stati membri. Ma per l'economista "ora bisogna trovare le risorse per la sopravvivenza, non mi preoccuperei di questo tema e lo lascerei al futuro". In fondo, ha detto, "la Germania e la Francia hanno violato i regolamenti di Maastricht e questo non ha portato alla loro espulsione" o a misure punitive da parte dell'Unione europea. Tradotto: l'Italia faccia ciò che serve, tanto è troppo importante per immaginarla fuori dall'Ue ...Non c'è bisogno che l’Italia esca dall'Unione europea, né che abbandoni la moneta unica. Per superare la crisi provocata dal coronavirus potrebbe esserci un'inesplorata "terza via".

Pero secondo il Tempo,In linea di principio, qualora venisse confermata la modalità di erogazione del prestito per spese sanitarie in deroga al Mes, rinunciare ad una linea di credito con un tasso di interesse benevolo dello 0,5% per attingere risorse dal mercato con una più alta remunerazione del prestito (i Btp hanno un rendimento del 2% circa) significa consumare un danno erariale perché se fra due opzioni scelgo quella più costosa si configura un danno emergente, per la perdita non ragionevole derivante da un esborso aggiuntivo evitabile, che potrebbe far sussistere una responsabilità contabile. In punta di diritto chi agisce per conto dello Stato indebitandolo a condizioni di mercato meno vantaggiose rispetto a quelle accessibili dal Fondo salva-Stati potrebbe ricadere nella fattispecie del danno erariale.

Se dal deludente vertice europeo dei ministri economici dell'eurozona è emersa una opportunità, seppur non risolutiva, occorre vagliarla. Finora ha prevalso la linea dei falchi del nord che si sono opposti all'emissione di eurobond e all'utilizzo del Mes senza condizionalità per gli interventi di sostegno all'economia. Le opzioni Sure, programma anti-disoccupazione, e Bei, per garantire le banche nelle erogazioni di liquidità alle attività produttive, sono vincolate a processi di istruttoria lunghi che risultano non tarati alla rapidità di azione che impone l'emergenza. L'European recovery fund, ossia l'emissione di debito garantito da tutti i paesi per finanziare la ripresa economica, è un'ipotesi recondita considerando l'ostilità tedesca e dei suoi gregari che sono allergici ai fattori di condivisione del rischio finanziario. Ciò conferma che il processo di integrazione europea si è arenato, vigendo soltanto una sua celebrazione esteriore che non riesce più ad edulcorare la sostanza di un ripiegamento egoistico delle sue componenti.  

Il Mes è una formula evocatrice di patimento sociale e di svuotamento delle sovranità nazionali, perché dal suo azionamento con i vincoli annessi consegue un commissariamento delle politiche di indirizzo economico. Dunque, attivare il Fondo salva-Stati nella sua originaria versione provoca un dissenso motivato perché richiama un simbolo di castrazione nazionale. 
 
Tuttavia, nell'Eurogruppo si è trovato un compromesso modificando una clausola del suo utilizzo, escludendo le condizionalità per spese attinenti alla sanità con la possibilità di ottenere finanziamenti pari al 2% del Pil. L'obiezione che alcuni sollevano è che il Trattato sul Mes prevede condizionalità non derogabili senza una sua riforma e consegnarsi al suo alveo, preventivamente mitigato, equivale comunque a soccombere alla trappola delle vessazioni di rientro dal debito. Anche il Trattato di Maastricht stabilisce il rispetto del rapporto deficit/pil del 3%, ma in sua vigenza la Commissione europea ha sospeso il parametro consentendo il suo sforamento. Pertanto, le deroghe sono possibili e l'importante è sancirle su atti ufficiali. Il 23 aprile il Consiglio europeo dovrà convalidare quanto maturato nell'Eurogruppo e avremo elementi per pronunciarci in maniera definitiva.

Intanto Matteo Salvini interviene direttamente dall'Aula del Senato contro la ministra dell'Agricoltura Teresa Bellanova che insiste nel suo piano di regolarizzare migliaia di immigrati irregolari per farli lavorare nei campi. Il leader della Lega è stupefatto, e scrive su Twitter: "Incredibile... Sono in Senato ad ascoltare il ministro dell’Agricoltura che ha appena chiesto la SANATORIA per centinaia di migliaia di clandestini da far lavorare nei campi". 
 
Salvini, che in Senato si fotografa con la mascherina come tutti gli altri senatori, fa capire quanto sia insensata questa proposta: "Ma non avrebbe più senso aiutare tutti gli italiani che hanno perso e perderanno il lavoro per il virus, dando a loro precedenza e contratti, invece di pensare a "regolarizzare" un esercito di clandestini???".

La Bellanova pochi giorni fa aveva spiegato anche a quanto dovrebbe ammontare questa sanatoria di massa: 600mila clandestini da regolarizzare per poterli impiegare nell'agricoltura in questa fase di emergenza causata dal coronavirus.
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