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Domenica, 09 Agosto 2020

Gentiloni riceve da Mattarella l'incarico di formare il Governo

Una crisi-lampo, che già questa sera potrebbe vedere la sua conclusione. Il Presidente del Consiglio incaricato Paolo Gentiloni vedrà oggi le ultime delegazioni delle forze politiche e già questa sera potrebbe sciogliere la riserva, presentando la lista dei ministri al Presidente Mattarella. In questo modo il nuovo esecutivo potrebbe giurare già domani ed essere pronto per affrontare con pienezza di poteri il primo appuntamento del Consiglio europeo di giovedì. Ma vediamo le varie tappe che hanno portato alla definizione di questa road map.

Paolo Gentiloni, come da prassi, accetta con riserva l'incarico  ricevuto da Sergio Mattarella di formare un nuovo Governo. Dopo un colloquio di circa mezzora nella sala delle del Quirinale, il premier incaricato si dice "consapevole dell'urgenza" di dare all'Italia un governo "nella pienezza dei poteri". Già oggi potrebbe tornare quindi al Colle e presentare al presidente della Repubblica la lista dei ministri.

Dopo i passaggi obbligati dai presidenti di Camera e Senato, infatti, Gentiloni dà il via a un rapido giro di colloqui, nella sala del cavaliere di Montecitorio. Gli incontri con i partiti minori non cambiano nella sostanza il perimetro della futura maggioranza, ma compongono l'agenda del nuovo presidente del Consiglio. Lui assicura "massimo impegno e determinazione" nell'affrontare le priorità "internazionali, economiche, sociali", a iniziare, è la sottolineatura, "dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto". Sul tavolo, quindi, anche il dossier banche, con la crisi di Mps, certo, ma anche la 'questione sociale'. Non solo legge elettorale, insomma, anche se il premier incaricato sottolinea di volerne "accompagnare e se possibile facilitare il percorso delle forze parlamentari".

Il premier incaricato Paolo Gentiloni concluderà oggi le consultazioni, dopo aver ottenuto ieri un secco no da Lega e M5S. Il primo gruppo parlamentare che incontrerà sarà quello di Fratelli d'Italia, l'ultimo quello del Pd.

Il nostro Paese - ha evidenziato ieri il presidente Mattarella al termine delle consultazioni  - ha bisogno in tempi brevi di un governo nella pienezza delle sue funzioni.Vi sono di fronte a noi adempimenti, impegni, scadenze che vanno affrontati e rispettati. Si tratta di adempimenti e scadenze interne, europee e internazionali

"Ringrazio il presidente della Repubblica per l'incarico conferito, lo considero un alto onore e cercherò di svolgere il compito con dignità e responsabilità", afferma nel suo primo discorso il premier incaricato Paolo Gentiloni. "Il quadro ampio e articolato delle consultazioni svolte dal presidente della Repubblica sarà la base del lavoro per definire composizione e programma del nuovo governo". "Dalle consultazioni è emersa la conferma della decisione di Renzi di non accettare un reincarico in coerenza con l'impegno che aveva manifestato e questa coerenza merita rispetto e da parte di tutti". Il presidente del Consiglio incaricato intende "accompagnare e se possibile facilitare il percorso delle forze parlamentari" per definire le nuove regole elettorali. Gentiloni si dice "consapevole dell'urgenza di dare all'Italia un governo nella pienezza dei poteri, per rassicurare i cittadini e affrontare con massimo impegno e determinazione le priorità internazionali, economiche, sociali, a iniziare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto". Nelle consultazioni, prosegue il premier incaricato, è stata registrata "l'indisponibilità delle maggiori forze di opposizioni a condividere un governo di responsabilità. Quindi non per scelta, ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente".

Le parole scelte per parlare agli italiani dal Quirinale non appaiono casuali, quasi a voler chiarire sin da subito che il dibattito sulla legge elettorale sarà in qualche modo lasciato al Parlamento, evitando - come accaduto per l'Italicum, approvato con la fiducia - che il Governo si inserisca in prima persona in una materia che la Costituzione inserisce tra le competenza di Camera e Senato. Questo, viene spiegato, potrebbe aiutare a "svelenire il clima" che si è creato intorno alle regole del gioco. Nessuna melina, però: da una posizione "di maggiore neutralità" rispetto al passato, il nuovo inquilino di palazzo Chigi, viene spiegato, non eviterà di usare tutti gli strumenti utili per raggiungere il risultato. La strada maestra, comunque, sembra essere quella di aspettare la pronuncia della Consulta, attesa il 24 gennaio prossimo, e coinvolgere le forze possibili attraverso una 'virata' proporzionale.

"Siamo di fronte a un intollerabile gioco delle tre carte: Renzi irresponsabile, dopo aver ricattato il Paese ha messo al governo un suo prestanome. E' un governo che nasce senza fiducia degli italiani". Lo afferma Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia dopo le consultazioni con il Presidente del Consiglio incaricato, Paolo Gentiloni.La prossima legge elettorale fatta da un Parlamento la dovrà fare un parlamento eletto dal popolo. L'idea di un tavolo sulla legge elettorale è finita. L'idea di aprire nuovamente il vaso di Pandora è solo una scusa per prender tempo, per arrivare fino al 2018". Lo afferma a In Mezz'ora su Raitre il vice presidente della Camera Luigi Di Maio (M5s) che ribadisce: "proponiamo che la legge della Camera come esce dal vaglio della Consulta, si applichi anche al Senato su base regionale".

Continuano poi i contatti tra i partiti per la squadra di Governo. La casella più "pesante"  da riempire è quella che Gentiloni lascia vuota, alla Farnesina. Ancora in pista sarebbe il nome di Piero Fassino. Secondo alcune voci che arrivano da fonti parlamentari, però, potrebbe essere Angelino Alfano a traslocare dal Viminale. Luca Lotti, attualmente sottosegretario alla presidenza del Consiglio, potrebbe ottenere le deleghe ai Servizi segreti, oggi nelle mani di Marco Minniti, che potrebbe sostituire Alfano come titolare degli Interni. Ancora da risolvere la partita che riguarda le Riforme. Maria Elena Boschi, infatti, potrebbe lasciare il dicastero e conservare soltanto la delega ai Rapporti con il Parlamento e alle Pari opportunità, o traslocare a palazzo Chigi da sottosegretario. In questo caso, a sostituirla, potrebbe essere il dem Emanuele Fiano. Dovrebbe rimanere al Tesoro Pier Carlo Padoan, ritenuto fondamentale conoscitore dei dossier economici anche alla luce della crisi Mps. Confermati Andrea Orlando alla Giustizia, Roberta Pinotti alla Difesa e Maurizio Martina all'Agricoltura, oltre ai rappresentanti della minoranza di Governo Beatrice Lorenzin ed Enrico Costa. In trattativa una poltrona da riservare al nuovo alleato Denis Verdini. Possibile una promozione per Enrico Zanetti, attuale viceministro dell'Economia, o l'ingresso nella squadra di Governo - in quota Ala - di Giuliano Urbani.

Paolo Gentiloni e un politico di lungo corso, che ha fatto i primi passi nella sinistra extraparlamentare e nel movimento ecologista, per poi passare ad incarichi di prima linea a livello locale e nazionale, culminati con il biennio alla guida del Ministero degli Esteri. E' proprio la sua esperienza a tutto tondo, oltre alle doti di mediazione che in molti gli riconoscono, che pone Paolo Gentiloni tra i principali candidati a guidare il prossimo governo italiano, per traghettarlo nelle acque agitate del post 'terremoto' referendario, costato la poltrona a Matteo Renzi.

Nato 62 anni fa a Roma, sposato con l'architetto Emanuela Mauro, discendente di una famiglia nobiliare (un suo antenato siglò l'omonimo patto che agli inizi del '900 segnò l'ingresso dei cattolici nella politica italiana), Paolo Gentiloni Silveri nei primi anni '70 milita nella sinistra extraparlamentare e si avvicina poi al movimento ecologista di Legambiente, dove si lega a Francesco Rutelli, di cui diventa portavoce quando Rutelli viene eletto sindaco di Roma nel '93. E gestisce la difficile sfida del Giubileo, come anello di collegamento tra Vaticano e Comune. Entra in Parlamento nel 2001 con la Margherita, di cui è tra i fondatori, e nel 2006 lui che è anche giornalista, diventa ministro delle comunicazioni nel secondo governo Prodi, lavorando alla difficile partita di una riforma che riequilibri un sistema mediatico segnato dallo strapotere di Silvio Berlusconi.

Quando il Partito Democratico muove i primi passi, Gentiloni è tra i soci fondatori. Nell'ultima legislatura, entra in commissione Affari Esteri. Questa esperienza lo favorisce per la nomina a ministro degli Esteri, il 31 ottobre 2014, al posto di Federica Mogherini, chiamata a guidare la diplomazia Ue. Per la Farnesina il premier Renzi sceglie una persona di fiducia. Gentiloni, del resto, è tra i primi esponenti 'senior' del Pd a partecipare alla Leopolda, la convention da cui parte la scalata dell'allora sindaco di Firenze. Alla Farnesina Gentiloni affronta i numerosi - e spinosi - dossier di politica internazionale, tessendo una tela di dialogo che trova l'apprezzamento nei partner stranieri, anche da sponde opposte. Costruisce un rapporto stretto, e di amicizia, con il capo della diplomazia americana John Kerry, rivendicando l'indissolubile legame tra Italia e Stati Uniti, ma allo stesso tempo tiene aperto il canale con il collega russo Serghiei Lavrov. E anche nel momento di tensione massima tra Usa ed Europa e la Russia, culminata con le sanzioni contro Mosca dopo la crisi ucraina, Gentiloni insiste sulla necessità di non rompere con la Russia, pur mantenendo la fermezza.

Per esempio, avvertendo il Cremlino che "sulle macerie di Aleppo non si costruisce la pace in Siria". La moderazione che lo contraddistingue, però, non gli impedisce di assumere anche toni duri, ad esempio contro l'Egitto, per i ritardi nella soluzione del caso Regeni, o per la vicenda dei marò (il suo primo atto da ministro sarà proprio la telefonata ai due fucilieri), per la quale non ha risparmiato attacchi alla controparte indiana. A Bruxelles, si batte soprattutto per difendere la posizione italiana sulla crisi migratoria, rivendicando la necessità che l'Europa non lasci sola i partner della sponda sud nel gestire l'accoglienza dei profughi. E poi la crisi libica, con il sostegno attivo dell'Italia agli sforzi che portano all'accordo sul governo di unità nazionale, e la guerra al terrorismo e all'Isis, che lo prende di mira bollandolo come "ministro dell'Italia crociata".

Nei suoi numerosi viaggi all'estero, Gentiloni, tra le altre cose, è stato il primo ministro europeo a volare a Cuba dopo il disgelo con gli Usa ed è stato in Iran poco prima dello storico accordo sul nucleare, ritornando a Teheran anche dopo la firma.

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