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Napolitano rivendica la scelta per Giustizia, Esteri ed Economia

Questa volta il Quirinale non si accontenta di valutare caso per caso. Vuole un pacchetto di ministeri. Non ministeri qualsiasi, ma quelli pesanti, quelli che contano, quelli che hanno le chiavi del destino di un Paese. Eccoli. Giustizia, Esteri e soprattutto Economia. Non è un caso che per quest'ultimo spunta la candidatura di Enrico Letta. L'ex premier, il defenestrato, l'uomo che ha ricevuto i complimenti di Obama, ma che rassicura la signora Merkel. Quello che serve è lui o uno come lui. Meglio naturalmente che sia lui. Ancora Breda. Ancora il Corsera. «Chi ricoprirà tale incarico dovrà essere riconosciuto competente, autorevole e credibile a Bruxelles e presso la Bce guidata da Mario Draghi. Un doppio fronte che continua a tenerci sotto osservazione».
Commissariati. Forse è arrivato il momento di cominciare a guardare in faccia la realtà. Questa è la parola. L'Italia è la provincia di un impero tecnocratico, quello che ha per capitale Bruxelles e quartier generale Berlino
Ora capite perché le elezioni sono un tabù? Non per un'improvvisa stravaganza senile di Napolitano. Neppure tanto per la crisi. Non si vota perché non si fidano di voi. Non vi possono lasciare giocare con questioni così delicate. Ci sono promesse. Ci sono patti. Ci sono rassicurazioni. I burocrati, si sa, sono sempre un po' sospettosi di fronte all'imprevedibilità del popolo italiano. E se votano ancora Berlusconi ? E se votano Grillo ? E se votano un Renzi non depotenziato? L'ultima volta, per esempio, erano lassù al centro dell'impero tutti convinti che gli italiani avrebbero votato in massa il professor Monti. Lo hanno perfino convinto, quasi costretto, a candidarsi con un partito con un nome inventato su misura da un burocrate creativo. Scelta civica, un brand che scalda i cuori. Sentite come si canta bene: scelta civica la trionfeeeerà. Poi è andata come è andata. Errare è umano, perseverare è diabolico. Niente elezioni, quindi. Già Renzi è un problema così. Quello che può fare Napolitano è garantire i sussurratori ....se vi viene in mente la saga di Guerre Stellari non state sbagliando.... e diventare un punto di riferimento per l'opposizione. No, non quella che sta in Parlamento. Chi se ne frega. Quella vera, quella nascosta nella parte oscura della maggioranza. La quinta colonna nella roccaforte renziana che già si sta preparando al sabotaggio. I malpancisti del Pd e il partito eterno delle poltrone. E se il presidente della Repubblica si blinda con tre ministeri chiave Renzi è circondato.
La stima e a tratti l'ammirazione per il decisionismo del sindaco di Firenze non va confuso con un'infatuazione totale, però. Berlusconi è infatti convinto che «Renzi non avrà vita facile. E non è detto che riesca nei suoi propositi». La situazione è particolarmente ingarbugliata e nel Pd le acque sono agitatissime. Ecco perché il Cavaliere, che pure spera che le riforme vadano in porto, continua a predicare: «Noi, in ogni caso, dobbiamo lavorare ai club. E dobbiamo essere pronti a ogni evenienza». Nei propositi renziani le urne sono rimandate al 2018. Nei fatti no.
Tra le riforme che il premier incaricato Matteo Renzi intende mettere subito sul tavolo c'è anche un taglio consistente della pressione fiscale
Le aziende con meno di dieci addetti sono il cuore produttivo del Belpaese dal momento che costituiscono il 95% delle imprese italiane. Ad esclusione dei lavoratori del pubblico impiego, queste realtà danno infatti lavoro al 47,2% degli addetti, producono il 31,4% del Pil e il 7% dell’export nazionale. Tra il 2001 e il 2011 hanno creato il 56,7% dei nuovi posti di lavoro. "Gli aumenti di tassazione registrati negli ultimi anni sono da attribuire, in particolar modo, all’aumento dei contributi previdenziali in capo ai lavoratori autonomi, all’introduzione dell’Imu e della Tares - sottolinea il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi - questi aggravi sono stati attenutati dal 'Salva Italia', che ha previsto la deducibilità dal reddito di impresa dell’Irap relativa al costo del lavoro, e dalla legge di Stabilità del 2013, che ha ulteriormente elevato le deduzioni Irap legate al numero di dipendenti". Gli analisti della Cgia di Mestre hanno riscontrato che all’aumentare del numero dei dipendenti diminuisce lo svantaggio fiscale. Oltre la soglia dei dieci dipendenti la situazione si inverte: nel rapporto tra dare e avere col Fisco, le aziende cominciano a guadagnare. "Peccato che al di sotto di questa soglia troviamo il 95% delle imprese italiane", hanno chiosato gli artigiani di Mestre...
Con una pressione fiscale che nel 2013 si è attestata al 53%, ha pagato 319 euro in più rispetto al 2012. Un artigiano, che lavora da solo e ha un reddito annuo di 35mila euro, ha versato allo Stato e agli Enti locali 18.564 euro. Anche per l’anno in corso le tasse sono destinate ad aumentare: nel 2014 pagherà 154 euro in più e, rispetto al 2011 (ultimo anno di applicazione dell’Ici), l’aggravio sarà di ben 1.216 euro

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