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Giovedì, 15 Novembre 2018

Genova, la commissione: «Autostrade non fece valutazione di sicurezza»

La valutazione di sicurezza del viadotto Polcevera richiesta ad Autostrade per l'Italia «non esiste, non essendo stata eseguita la valutazione di sicurezza del viadotto Polcevera». È quanto scrive la Commissione ispettiva del ministero dei Trasporti nella relazione sul crollo del ponte di Genova. La commissione «ha ribadito la propria richiesta» il 31 agosto e «ha appreso che, contrariamente a quanto affermato nella comunicazione del 23 giugno 2017 della Società alla struttura di vigilanza, tale documento non esiste».  

Il rischio di crollo del Ponte Morandi a Genova era evidente già negli anni scorsi, e ancor più lo era nel progetto di retrofitting di Autostrade del 2017. Eppure il concessionario ha sottovalutato l’«inequivocabile segnale di allarme», ha «minimizzato o celato» la gravità della situazione al Ministero delle Infrastrutture (Mit), e «non ha adottato alcuna misura precauzionale a tutela dell’utenza». È quanto si legge nelle durissime conclusioni della relazione della Commissione ispettiva del Mit, presieduta dall’ingegner Alfredo Principio Mortellaro, nominata dal ministro Danilo Toninelli subito dopo il crollo del 14 agosto. La relazione è stata pubblicata pochi minuti fa sul sito del Mit.

Nella relazione si evidenzia inoltre che la valutazione di sicurezza del viadotto Polcevera richiesta ad Autostrade per l’Italia «non esiste, non essendo stata eseguita la valutazione di sicurezza del viadotto Polcevera». La commissione «ha ribadito la propria richiesta» il 31 agosto e «ha appreso che, contrariamente a quanto affermato nella comunicazione del 23 giugno 2017 della Società alla struttura di vigilanza, tale documento non esiste». Per quanto riguarda infine le funzioni consultive svolte dal Comitato tecnico del provveditorato - si legge -«emerge, nel caso concreto, che esse non si sono potute espletare in modo compiuto a causa della omissione della segnalazione delle criticità non riportate con la dovuta evidenza negli elaborati progettuali presentati da Aspi».

La commissione istituita dal ministero evidenzia anche che «la procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere d’arte documentata da Aspi, basata sulle ispezioni, è stata in passato, ed è tuttora inadatta al fine di prevenire crolli e del tutto insufficiente per la stima della sicurezza nei confronti del collasso».«Sino al 1994 sono state sostenuti prevalentemente costi strutturali. Dopo di ché pare che non siano state effettuate spese strutturali sino al 2005». Dal 2005 ad oggi la spesa per gli interventi strutturali è di 440mila euro. «Nonostante la vetustà dell’opera e l’accertato stato di degrado, i costi degli interventi strutturali fatti negli ultimi 24 anni, concentrati negli ultimi 12, sono trascurabili», continua la lunga relazione.

Intanto sono già trascorsi 40 giorni dal crollo del Ponte Morandi e nonostante l'urgenza assicurata da subito dal governo, ancora non si vede il famoso decreto Genova che dovrebbe portare alla nomina del Commissario straordinario ed all'assegnazione dei lavori per la ricostruzione. Un problema che, secondo il vice premier Luigi di Maio, ha a che vedere con cavilli normativi e questioni di opportunità politica.

«Con il Decreto Genova individuiamo il super commissario alla ricostruzione, che avrà tutti i poteri per iniziare a fare subito il nuovo ponte», ha assicurato Di Maio, ricordando che «i tempi della concessione avrebbero ritardato la ricostruzione all'infinito» e che «Autostrade metterà i soldi, ma la ricostruzione dovrà farla un'azienda di Stato».

Tuttavia il provvedimento ancora non c'è. Una limatura ai poteri del commissario straordinario, che restano comunque molto ampi, e uno stop ad Autostrade per la ricostruzione del viadotto dopo il crollo di ponte Morandi. Sono alcune delle principali novità contenuta in una nuova bozza del decreto Genova, che l'agenzia Ansa ha potuto visionare, mentre l'iter di lavorazione del testo, non ancora concluso, sarebbe alle battute finali. All'articolo 1 comma 5 si legge che «il Commissario straordinario opera in deroga ad ogni disposizione di legge extrapenale, fatto salvo il rispetto dei vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Unione europea».

Il termine «extrapenale» non era presente in precedenti bozze circolate e delimita meglio il perimetro delle deroghe del commissario, che ovviamente non possono superare le norme penali: un aspetto che però andava esplicitato. Allo stesso articolo è stato poi introdotto un nuovo comma, il numero 7, che di fatto taglia fuori Autostrade per l'Italia e, stando a questa formulazione, anche altri concessionari autostradali dalla ricostruzione del ponte, che dovrà essere affidata, si legge nel testo, «ad una società che non abbia alcuna partecipazione, diretta o indiretta, in società concessionarie di strade a pedaggio, ovvero sia da queste ultime controllata o, comunque, ad esse collegata».

«Non so a che punto sia il Decreto. Un giorno più o in meno non importa, conta quello che c'è dentro», ha detto il commissario per l'emergenza e presidente della Regione Liguria Giovanni Toti oggi a Genova. «Stiamo aspettando il decreto da un tempo ormai imbarazzante. Prima o poi ci auguriamo che arrivi al Quirinale perché prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è scontato e non è banale il passaggio dal Colle, che dovrà verificarne i contenuti ed esprimere il proprio parere. Ieri Mattarella ha detto che non si perderà neppure un minuto al Colle.Non posso che ribadire quello che ho detto al governo fin dalle prime ore: siamo laici, qualsiasi strada ci va bene purché non si ritardi un'ora», ha aggiunto Toti.

Sulle tempistiche prolungate per l'arrivo del decreto Toti ha aggiunto: «Già mi sembra che non siamo sulla strada buona. Magari mi ricrederò appena vedo il decreto in Gazzetta Ufficiale. Genova è una città che ha molta pazienza - ha concluso il governatore - ha molta consapevolezza del ruolo che l'ha toccato in questa tragedia. Ha voglia di ripartire, è una città abituata a lavorare e collaborare ma non è una città abituata a subire per conto di altri ritardi, insensatezze, strani e tortuosi percorsi che non la riguardano».

«Salvo eventuali proroghe la demolizione potrà partire solo dopo che le prove saranno assicurate, quindi non prima di dicembre». Lo ha detto l'avvocato Andrea Martini, legale della famiglia Robbiano, il piccolo Samuele e i genitori morti nel crollo del ponte Morandi, alla fine dell'incidente probatorio. L'udienza è andata avanti tutta la mattina. Il giudice ha impiegato oltre un'ora e mezza solo per fare l'elenco delle persone offese e per controllare la correttezza delle notifiche. 

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