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Lunedì, 24 Settembre 2018

Riflessioni sui veti del democristiano Mattarella

Parto dalle ultime battute della passata “crisi” ormai tanto famosa che di sicuro bucherà le pagine dei futuri libri di storia: infatti un caso così “strano” e un lasso di tempo tanto lungo tra la data delle elezioni e il giuramento del nuovo governo forse non s’erano mai visti dal 1945!

I due partiti vincitori, Lega e Cinque stelle, dopo tante tergiversazioni, avanzate e rinculate, colpi di teatro comico con presentazioni di mezzi busti e teste di legno, si auto-costringono – sebbene siano l’uno pero e l’altro arancio! – a innestarsi forse per timore di disastrose elezioni “balneari” o del vuoto e, chissà, di un possibile caos politico. Quando – finalmente! – presentano la fatidica lista dei ministri, il Presidente della Repubblica, forse consigliato dalla sua parte politica e pressato dalle massonerie esterne dei “poteri forti” europei, pone il veto sul nome di un ministro perché questi in precedenza aveva osato criticare l’assetto finanziario e la moneta unica dell’Europa. Non sono in grado di dire se il Presidente ne avesse facoltà perché non conosco articoli e pandette del Diritto costituzionale, ma intuisco che un tale “accidente”, calato nella convulsa crisi politica, si presta subito a due affermazioni opposte per diamentrum: sì, ne aveva facoltà, dicono alcuni; no, non aveva facoltà, dicono altri.

Sia come sia la soluzione del quesito, la mia riflessione è però rivolta a un particolare che può riassumersi nelle seguenti due domande:

1) come mai il Presidente ha posto un veto pronto e risoluto alla nomina di un ministro, ritardando il varo del governo che tutti ritenevamo urgente e necessario, mentre di recente aveva approvato e promulgato senza batter ciglio e in tutta fretta leggi controverse come le “unioni civili” (traduci “simil-matrimoni” per gay), 11-V-2016, e i “Dat” (traduci eutanasia vera e propria), 14-XII-2017?

 2) potendo esprimere pareri intorno alle leggi approvate dal Parlamento, perché non ha mostrato almeno qualche perplessità e, meglio ancora, rimandando alle Camere – come è sua facoltà – queste due ultime per un ulteriore approfondimento visto che molti cittadini avevamo dimostrato in più occasioni di essere decisamente contrari ad esse?

Certo, sono consapevole che domande di tal genere possono sembrare speciose e poste da un “tizio-signor nessuno”, come sono io, che, non avendo altro da fare, va cercando lana da pettinare (riporto dal mio siciliano “lana a-ppittinàri”) e rivanga in ritardo cose ormai trascorse mentre urgono problemi più seri  e attuali come – ad esempio – i dieci milioni di poveri e quasi poveri in Italia (“Corriere della Sera”, 29-III-2018). E può anche darsi che queste domande siano speciose e fuori tempo, tuttavia rimangono sicuramente legittime; ecco perché mi permetto di sottoporle alla riflessione e al giudizio dei “cinque” amici lettori.

Dico subito che, comunque, non bisogna meravigliarsi se politici “cattolici” appongono firme e timbri a “leggi” contrarie al Diritto naturale, ai Dieci Comandamenti e alla Dottrina sociale della Chiesa perché non è una novità. Ricordo, infatti, solo per fare un esempio, che la “194”, quella famigerata che nel 1978 legalizzò e, quindi, rese “buono” l’aborto (da allora ad oggi sono sei milioni in Italia gli esseri umani a cui legalmente è stato impedito di nascere!) fu firmata da un governo di soli democristiani cioè di cattolici dichiarati: on Giulio Andreotti, on. Tina Anselmi, on. Tommaso Morlino, on. Filippo Maria Pandolfi…, e promulgata dall’on. Giovanni Leone, anch’egli democristiano.

Allora, a chi gli chiedeva conto, Andreotti rispose: “In effetti ebbi una crisi di coscienza. Ma se mi fossi dimesso, si sarebbe aperta una crisi politica senza sbocco prevedibile, in un momento grave per il Paese. Così firmai”. Insomma per la classica “ragion di stato”. A lui replicò  don Divo Barsotti, grande mistico e studioso: “Sono tra coloro che ancora credono al giudizio di Dio: pochi giorni dopo aver firmato quella legge, Leone dovette scappare dal Quirinale in modo disonorante. Subito dopo anche Andreotti dovette dimettersi. Dicono che, se non firmavano, il governo cadeva? Ma che deve importare a un cristiano di un governo così?” (V. VITTORIO MESSORI, Inchiesta sul Cristianesimo, SEI, Torino, 1987, pp. 210-211).  E ancora, riandando a ritroso e scegliendo fior da fiore dal mio calepino di appunti, trovo altre perle come le seguenti:

a) il 17-XII-1975, alle commissioni della Camera, viene approvata una dichiarazione preliminare a favore dell’aborto; eppure gli antiabortisti sono maggioranza (DC, MSI, Stvp dispongono di 323 deputati, contro 307 abortisti): la proposta passa con l’assenza determinante di 23 democristiani

b) il MSI presenta contro l’aborto una eccezione di incostituzionalità (l’aborto, essendo uccisione di una persona, non può essere protetto dalla Costituzione che, invece, per sua ovvia funzione deve proteggere la vita); la DC si rifiuta di votare l’eccezione solo perché è stata presentata dai… “fascisti” (Atti parlamentari, Camera dei Deputati, seduta di giovedì 26-II-1976)

c) elezioni del 20-VI-1976, gli antiabortisti perdono la maggioranza e la DC presenta la...eccezione di incostituzionalità contro l’aborto, la stessa che, mesi prima, era stata presentata dai missini; l’eccezione – ovviamente – viene respinta: se non stessimo parlando di una tragedia epocale, ci sarebbe solo da ridere!

L’elenco delle diserzioni di “cattolici” eletti sarebbe troppo lungo; io, per ragioni di spazio, mi sono limitato a considerarne solo alcune anche se non scelte a caso. Tuttavia non posso non aggiungere questa perla finale: l’on. Zaccagnini, segretario politico della Democrazia Cristiana, nel comizio di Milano del 5-V-1979, ebbe a dire: “Nessuno, tranne noi, è insorto a difendere i diritti di chi ancora deve nascere ma che non ha ancora né voce né avvocati che lo proteggano” (“Il Popolo, giornale ufficiale della Democrazia Cristiana”, 6-V-1979). Si rimane sbalorditi. Ma, on. Zaccagnini, dove e quando ha sentito queste “voci” e visto questi “avvocati” democristiani in difesa vera dei bambini che dovevano nascere?

Nella dissoluzione – anni 1990 – del partito “dei cattolici”, peraltro prevista da Gramsci già nel lontano 1919, diversi democristiani, fra cui il nostro Presidente, sono finiti nel partito degli ex comunisti; questi, costretti ad abbandonare l’armamentario ormai inservibile della “lotta di classe”, si ingegnano ora a inventare nei salotti borghesi e a difenderli nelle piazze i diritti cosiddetti “civili”, quali i “matrimoni” fra gay, l’adozione di poveri bambini da parte di due uomini o di due donne, gli uteri in affitto con compravendita del corpo delle donne, il “gender” nelle scuole e – in una continua corsa verso il futuro – chissà quant’altre belle cose a noi, poveretti e ignoranti, ancora sconosciute… Potevano i “cattolici” ex democristiani, co-fondatori del Partito Democratico, andare contro i “diritti civili”? No, e difatti li hanno voluti, approvati e firmati; vedi, fra tanti, la on. Rosy Bindi che a proposito del disegno di legge “Cirinnà” (è quello dei “matrimoni” fra gay, delle “adozioni” etc.) dichiara: “È un buon disegno di legge, è un passo avanti. Cominciai io dieci anni fa” (“Avvenire”, 28-II-2016).

Poteva, quindi, il Presidente criticare quelle “leggi” o rimandarle alle Camere o non promulgarle? Evidentemente no, visto che si trova in un partito che ormai non ha altra bandiera che quella di creare una famiglia “altra” per distruggere quella vera, la Famiglia naturale, formata da uomo-padre, donna-madre e figli! Tutto ciò con buona pace di chi al tempo della sua elezione, sognando a occhi aperti, aveva pronosticato: “Una scelta giusta, un uomo giusto. Il buon giorno si vede dal mattino. E il giorno che s’è iniziato con la elezione del Presidente della Repubblica di Sergio Mattarella si annuncia buono” (Marco Tarquinio su “Avvenire”, 1-II-2015); anche Mario Adinolfi su “La Croce, quotidiano contro i falsi miti del progresso”, già alla vigilia (31-I-2015), si diceva contento per la quasi certa sua elezione perché “Mattarella è un cattolico[...] praticante da Santa Messa tutte le domeniche”; padre Antonio Spadaro, direttore della secolare rivista dei Gesuiti, “Civiltà Cattolica”, parlava di “politico di elevata statura, la cui formazione cattolica ha dato frutti. È un cattolico non muscolare, non ideologico” che ha avuto “stretti contatti con padre Bartolomeo Sorge e padre Ennio Pintacuda” (in “Corriere della Sera”, 2-II-2015). Tutti, come si ricorderà, erano contenti.

Io, il mio “foglietto” di febbraio 2015, dedicato alla elezione del Presidente Mattarella, dopo avere elencato tutte le “richieste” che la maggioranza che lo aveva eletto gli avrebbe presentato “su un piatto d’argento” (divorzio lampo, aborto “post-natale” = uccisione del bambino dopo la nascita come il piccolo Alfie nella “civile” Inghilterra, eutanasia, “matrimoni” fra gay, utero in affitto, bambini con “tre” genitori…), lo chiudevo con una domanda perentoria: “cosa farà il cattolico Sergio Mattarella?” Ora lo sappiamo!

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