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Domenica, 16 Dicembre 2018

L'inverno demografico del popolo italiano

Sabato scorso, 22 settembre, presso il Cine Teatro S. Giuseppe in via Redi a Milano si è svolto un interessante convegno organizzato dal Forum delle Associazioni Familiari dal tema: «Inverno demografico. L'allarme per una nazione a rischio di estinzione».

Ha introdotto e moderato il Convegno Marco Dipilato, vice presidente provinciale del Forum di Milano. In questo intervento dò spazio alle relazioni del professore Gian Carlo Blangiardo (la verità sui numeri), ordinario di demografia presso l'Università Bicocca di Milano. E del professore Massimo Gandolfini, (La famiglia sotto attacco). Le conclusioni del Convegno sono state tenute dal presidente provinciale del Forum, Enrico Chiesura, esponendo quali sono le richieste dell'associazione familiare alla politica.

Aiutandosi con le sue tabelle di numeri, il prof Blangiardo, ha descritto la drammatica situazione delle nascite in Italia e soprattutto quali sono gli scenari futuri, della mancanza di figli in Italia. «Un numero così basso di nascite, come quello registrato nel 2017, pur con l'apporto di bambini stranieri venuti al mondo in Italia, non si era mai visto. Un fatto straordinario, mai accaduto prima, e che dovrebbe far riflettere la classe di governo, che naturalmente se ne disinteressa, temendo - a torto – il ritorno delle politiche demografiche e di potenza del passato regime fascista». Inoltre il professore Blangiardo, ha denunciato quella «favoletta» che circola da tempo nelle cancellerie occidentali, nei vari laboratori degli intellettuali, dove si deforma l'opinione pubblica, e cioè la crisi demografica dell'Europa, il crollo verticale delle nascite, saranno ampiamente compensati dall'arrivo di forze fresche, dagli immigrati. E' una tesi molto diffusa negli ambienti di sinistra, in particolare, l'ex presidente alla Camera Laura Boldrini è convinta che con l'arrivo di 300-400 mila immigrati l'anno, per lei, una «risorsa» che impedirà all'Italia di scendere al di sotto dei 45 milioni di unità. Quelli della denatalità sono dati impietosi, per questo occorre una concreta azione politica. A questo proposito ne ha parlato il professore Massimo Gandolfini, organizzatore dei Family Day e presidente CDNF (Comitato Difendiamo I Nostri Figli), che nella settimana è stato promotore dell'intergruppo Parlamentare di circa 120 tra deputati e senatori, sensibili ai valori della famiglia naturale e dei diritti dei bambini.

Gandolfini nel suo intervento ha trattato il tema della famiglia sotto attacco negli ultimi 50 anni. A partire dal 1968, c'è stato un cambiamento davvero epocale che si è realizzato in pochi anni. «La prima grande ferita inferta alla famiglia, come l’avevano descritta in maniera ispirata i padri costituenti, ossia una società naturale fondata sul matrimonio - perché io sottolineo sempre che non si tratta di dare una descrizione della famiglia secondo un credo religioso, che nel mio caso sarebbe quello cristiano cattolico, ma in maniera assolutamente laica - ha iniziato a conoscere le prime derive con la legge sul divorzio prima, nel ‘74, poi la legge sull’aborto nel 1978, con i due relativi referendum, fino ad arrivare al 2016, alla legge sulle unioni civili, passando anche attraverso altri stadi intermedi».

Per il professore Gandolfini nella nostra società in questi anni si instaurata la dittatura dell’individualismo e del relativismo. Infatti per il prof «Non è con l’allargamento dei diritti che si forma una società più civile e più democratica ma è con la costruzione di diritti che sono poggiati su dei valori costruttivi per il soggetto e per la società intera. Il nostro mondo è caduto in questo inganno, abbiamo cominciato ad aprire uno spiraglio con la legge sul divorzio, allorché si diceva ‘è soltanto questo passaggio, ma dopo, i grandi valori non vengono assolutamente messi in discussione’; e poi siamo invece andati avanti con la deriva del ‘78 e il referendum del 1981, in cui si decretava quello che secondo me è il trionfo dell’individualismo e del relativismo: di fronte al diritto di nascere di una nuova vita, di un bambino, si è fatto prevalere il diritto di scelta di un’altra persona sulla vita del proprio figlio. Questo secondo me è stato gravissimo”.

Il mondo cristiano cattolico è caduto nell'inganno in quegli anni, ma ancora oggi, di fronte al famoso slogan: «perché mi vieti di fare ciò che tu non faresti mai», non sa rispondere. Gandolfini fa riferimento esplicito alla campagna prima sul divorzio e poi sull’aborto, anche qui «lo slogan mediatico era ‘non si può negare a un altro di fare quello che io reputo non essere giusto’. Ma è un errore, - afferma il professore - perché la democrazia, secondo questo punto di vista, sarebbe la somma di tutte le libertà degli individui, e più si allargano le libertà tanto più una società sarebbe democratica, cosa che invece è falsa».

In pratica, siamo al diritto di un forte che prevarica quello di un debole per definizione, il nascituro. “Debole e praticamente senza voce, senza nessuno che lo tuteli. Dall’altra parte abbiamo il diritto di un più forte che ha tutta la voce per far valere le proprie ragioni, e ancora una volta, con la legge 194, si è dato un colpo al concetto di famiglia, perché la libertà di scelta riguarda la donna, e il padre del bambino è totalmente esautorato da qualsiasi tentativo anche lontano
di poter dire una parola, di poter far sentire il peso della propria coscienza.

Oggi tutti i desideri si stanno trasformando in diritti e questo è un passaggio dal punti di vista culturale antropologico gravissimo. Il professore fa l'esempio dell'assurdo del diritto al suicidio di una persona. Qui tocchiamo veramente il fondo. « Un evento drammatico come il suicidio viene trasformato in un diritto, e quindi come tale in un bene che la legge deve garantire e tutelare».

A questo punto Gandolfini, si interessa del degrado della famiglia dal punto di vista legislativo e culturale. Non esiste più la famiglia, ma che esistono «‘le famiglie’ perché – e cito testuale - la famiglia è un soggetto giuridico polimorfo variabile nel tempo, è evidente che il buco dentro il tessuto sociale diventa immenso, perché allora tutto diventa famiglia, qualsiasi relazione affettiva, tra 2, 3, 4 persone; addirittura si parla di famiglie monoparentali, il singolo stesso è diventato una famiglia, e questo dal punto di vista antropologico - e antropologico vuol dire ricaduta sulle generazioni - sarà veramente devastante».

Dunque la battaglia non sarà nel breve periodo, ossia sul piano meramente legislativo, ma di lungo periodo, ovvero sul piano del recupero culturale. Infatti Gandolfini è convinto che la famiglia possa avere ancora un grande ruolo soprattutto per quanto riguarda il welfare. « Se l’Italia ha in qualche misura tenuto sulla crisi economica, non sono stati gli 80 euro, né certamente gli aiuti spot del governo di turno, ma il fatto che esiste un tessuto familiare ancora sufficientemente solido, che mantenendo l’aiuto tra generazioni, sta tenendo in piedi la società». Oggi sembra che per aiutare la famiglia basta che il governo decida di dare qualche sostegno
economico, ma non è quello il punto nodale.

E facendo riferimento alla denatalità, all'inverno demografico, Gandolfini, afferma: «gli aiuti economici servono e il sostegno alle famiglie numerose in termini di soldi è una buona cosa, ma sia ben chiaro che questo non è sufficiente. Oserei dire che rappresenta il secondo passo, perché il primo passo è quello di rimettere al centro il fatto che la famiglia è una società naturale fondata su un patto il possibile stabile, e che garantisce la continuazione delle generazioni, o se vogliamo dirla più laicamente, la sopravvivenza della specie.
Nel momento in cui noi apriamo a delle unioni che sono formazioni sociali basate esclusiva,ente di un rapporto affettivo temporaneo non naturali - nel senso che l’unione maschio-maschio femmina-femmina non garantisce il mantenimento della specie, e quindi in questo senso non è secondo natura, andiamo incontro ad una società il cui livello demografico diventerà uno zero
assoluto».

Pertanto in conclusione il presidente del CDNF afferma che «Una società che nega la famiglia, assimilandola ad altre forme di convivenza affettiva, culturale, sociale, aggregativa, d’interesse condiviso, è destinata all’estinzione, ancor prima ed anche al di là di politiche – pur assolutamente necessarie – che cerchino di vincere l’inverno demografico».

Del resto, «quando una strada porta verso un burrone, non serve a nulla stanziare fondi per asfaltare la strada: bisogna cambiare strada. Il legittimo riconoscimento di diritti legati alla persona, anche all’interno di una relazione affettiva, non ha e non deve avere nulla a che fare con l’istituto giuridico familiare, in quanto “strutturalmente” diversi. E proprio in nome del contrasto ad ogni forma di discriminazione, considerato che non vi è nulla di discriminatorio se si tutelano in modo diverso condizioni che sono strutturalmente diverse».

Al contrario, proprio come sta accadendo oggi, «il vero oggetto di discriminazione è la famiglia, società naturale. Dobbiamo partire, o ripartire da qui, come fondamento su cui costruire politiche di welfare coerenti: apertura alla vita, famiglie numerose, compatibilità lavoro/maternità, sostegno all’infanzia, a disabili o anziani accuditi in casa». Queste parole sono state ascoltate con attenzione dal ministro per la Famiglia e le disabilità, Lorenzo Fontana, che ha partecipato al Convegno con un suo caloroso intervento e certamente farà di tutto per concretizzare tutte le necessità esposte dal professore Gandolfini. Il lavoro è enorme, ma il primo passo è certamente recuperare la bellezza della famiglia, la bellezza di quella comunione di anima e corpo che genera nuove vite.

 

 

 

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