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Giovedì, 25 Aprile 2019

Marocchino accoltella un ragazzo senza motivo "era troppo felice"

L'ha ucciso perché era troppo felice. Per questo ha scelto Stefano Leo, il ragazzo di 34 anni sgozzato sulle rive del Po lo scorso 23 febbraio.«Volevo ammazzare un ragazzo come me, toglierli tutte le promesse che aveva, dei figli, toglierlo ai suoi amici e parenti». È la terribile confessione di Said Machaouat, il 27enne che ieri si è consegnato ai carabinieri. Il giovane ha origini marocchine e cittadinanza italiana.

Originario di Biella, una laurea in Giurisprudenza, Leo viveva dallo scorso novembre a Torino. Dopo un lungo periodo trascorso all'estero, tra Cina, Giappone e Australia, era commesso in un negozio d'abbigliamento del centro. Sempre puntuale, sempre preciso, tutte le mattine per recarsi al lavoro faceva una passeggiata in lungo Po Macchiavelli. L'ha fatta anche quella mattina del 23 febbraio, un sabato, ignaro che stava andando incontro al suo assassino. Un uomo, rimasto sconosciuto fino ad oggi, che lo ha ucciso senza un apparente motivo con una coltellata alla gola.

«Siamo ancora increduli. Quello che è accaduto a Stefano non deve più succedere a nessuno», dicevano ancora ieri i suoi amici, un centinaio di palloncini rossi liberati in cielo, dal luogo del delitto, per chiedere «verità e giustizia». Era presente anche la sindaca, Chiara Appendino, per manifestare la vicinanza della Città alla famiglia Leo. Che ora attende di conoscere gli ultimi sviluppi dell'inchiesta, nella speranza che sapere chi ha ucciso Stefano porti loro un po' di pace.

Ha spiegato che da tempo, a causa delle sue vicissitudini, non riusciva a uscire dalla depressione e dalla sofferenza. «La cosa peggiore - avrebbe detto a proposito del suo passato - è sapere che il mio bimbo di quattro anni chiama papà l'amico della mia ex compagna». Per diversi giorni gli inquirenti hanno temuto che dietro quel profondo taglio alla gola potesse esserci un serial killer. Poi l'esito delle indagini ha dato un esito ancora più sorprendente: Stefano è morto perché si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato finendo preda della follia di un marocchino di 27 anni. Proprio il killer del ragazzo si è presentato in Questura. Said Mechaout, 27 anni, marocchino con cittadinanza italiana, ha spiegato i motivi del suo gesto: "Sono io l’assassino di Stefano Leo. Sono venuto qui per costituirmi. Mi sentivo braccato dai carabinieri. Non volevo commettere altri guai. Ho scelto, tra tutte le persone che passavano, di uccidere questo giovane perché si presentava con un’aria felice. E io ho scelto di uccidere la sua felicità".

Una frase questa che lascia nel totale sconforto i familiari del ragazzo che ha visto finire la sua vita mentre passeggiava nella zona dei Murazzi, nel capoluogo piemontese. L'assassino, subito dopo la sua confessione, è stato trasferito alla Squadra Mobilie. Qui ha confermato la sua confessione aggiungendo particolari terribili al suo racconto: "L’ho visto, mi ha guardato e ho pensato che dovesse soffrire come sto facendo io. L’ho sgozzato con il mio coltello, venite e ve lo faccio trovare". Dopo queste parole ha accompagnato gli inquirenti. La lama si trovava dentro una cabina elettrica in Piazza d'Armi. Poi Said ha aggiunto: "Ero sposato ma mia moglie mi ha lasciato — ha detto agli inquirenti —. La mia vita fa schifo, va tutto male, ho anche litigato con gli assistenti sociali". Alla famiglia di Stefano non resta che il dolore. Il padre si abbandona allo strazio di chi non trova risposte per la morte del figlio: "Se è lui, adesso voglio sapere perché lo ha fatto. Non capire mi uccide. Ciò che ci logora è non avere ancora risposte chiare su Stefano". «Il movente che ci viene raccontato fa venire freddo alla schiena», dice il procuratore vicario di Torino Paolo Borgna dopo il fermo di Said Machaouat. I carabinieri del Comando provinciale di Torino, coordinati dai sostituti procuratori Ciro Santoriello e Enzo Bucarelli, hanno già trovato i primi riscontri alla confessione.

Intanto Ieri, durante la visita in Marocco, Bergoglio ha ribadito che "il fenomeno migratorio non si risolve con i muri" e ha puntato il dito contro la Spagna che proprio in Marocco "ha costruito due barriere con lame per ferire chi le vuole superare". Quindi, se l'è immancabilmente presa con Donald Trump rinfacciandogli di voler "chiudere completamente le frontiere". "Ho visto - racconta il Pontefice al Corriere della Sera - un pezzo di quella barriera, il filo spinato con i coltelli. Sono rimasto commosso e poi ho pianto, perché non entra nella mia testa e nel mio cuore tanta crudeltà. Non entra nella mia testa e nel mio cuore vedere affogare persone nel Mediterraneo, mettiamo un ponte ai porti. Questo non è il modo di risolvere il grave problema dell'immigrazione". Il Papa ammette che l'emergenza degli sbarchi e dell'immigrazione clandestina è una "patata bollente" per ogni governo che si ritrova a doverla risolverla. Ma comunque non perde l'occasione per attaccare e condannare chi "non lascia entrare" gli stranieri o "li lascia affogare" in mare o "li manda via sapendo che tanti di loro cadranno nelle mani di questi trafficanti che venderanno le donne e i bambini, uccideranno o tortureranno per fare schiavi gli uomini".

Per papa Francesco l'Europa sta diventando come "un bastone contro i migranti". E se la prende con gli elettori, per la maggior parte cristiani cattolici, mentre loda la "gente di buona volontà" che a suo dire è "un po' presa dalla paura" a causa della "predica usuale dei populismi". 

"Si semina paura e poi si prendono delle decisioni - continua Bergoglio nell'intervista al Corriere della Sera - la paura è l'inizio delle dittature. Dopo la caduta della Repubblica di Weimar, con promesse e paure è andato avanti Adolf Hitler e conosciamo il risultato. Impariamo dalla storia, questo non è nuovo". Quindi, sostenendo che "l'Europa è stata fatta da migrazioni" e che questa "è la sua ricchezza", invita i fedeli ad aprirsi a quelle "persone che migrano per la guerra o per la fame". "Ma se l'Europa, così generosa, vende le armi allo Yemen per ammazzare dei bambini, come fa l'Europa a essere coerente?"

Io di politica italiana non capisco - frena subito il Pontefice - non so cosa sia, davvero. Ho letto la lettera del cardinale Pietro Parolin (nella quale ha spiegato agli organizzatori perchè non sarebbe andato) e sono d'accordo, una lettera pastorale, di buona educazione". 

Ma poi, come riporta il Corriere della Sera, eccolo tornare a picchiar duro sull'immigrazione. E, invitando i Paesi europei a non "laciare affogare i migranti in mare", attacca quei governi, come l'Italia, che hanno chiuso le frontiere ai barconi: "Abbiamo visto che è più bello seminare la speranza, che ci vogliono dei ponti, e sentiamo dolore quando vediamo le persone che preferiscono costruire dei muri, perchè coloro che costruiscono i muri finiranno prigionieri dei muri che hanno costruito".

Proprio questa mattina, il vicepremier Salvini aveva ricordato le campagne a favore di migranti e accoglienza perpetrate negli anni scorsi dalla stessa Boldrini. 

E lo ha fatto ripubblicando un video della scorsa settimana quando, ospite di Giovanni Floris a Di Martedì, aveva ribadito che "l'immig sta diventando un problema perché svia dai veri problemi". "A lei andava bene l'invasione clandestina incontrollata...Non è un pesce d'aprile!", ha chiosato Salvini.  

"Vi insegna lei la libertà", aveva scritto il ministro dell'Interno, "Queste presunte 'femministe' parlano tanto di diritti, guarda caso dimenticando sempre il vero pericolo, l’estremismo islamico, quello per il quale la donna vale meno di zero. Secondo voi perché  ?".

Ma l'ex presidente della Camera non ci sta e rivendica la sua presenza in quella piazza. "Eravamo lì a difendere dei diritti", ha detto a Radio Cusano Campus, "Allo stesso tempo dall'altra parte c'era questo congresso dove invece si cercava di sottrarre a qualcuno diritti sanciti dopo decenni di battaglie, come la legge sulle unioni civili. Il fatto che dei ministri siano andati lì penso che sia inopportuno e anche preoccupante. 

Se il ministro Salvini dice che questi diritti non si toccano allora forse ha sbagliato manifestazione. Che si riuniscano queste persone va bene, però sia chiaro che nel nostro Paese non c'è alcun attacco alla famiglia tradizionale. Non ho mai sentito che nel nostro Paese una famiglia in giro per strada sia stata oggetto di violenza, cosa che invece purtroppo accade con gli omosessuali. 

Ieri i fan di Verona gridavano per strada: Salvini uno di noi...

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