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La paura dei professori salla Grecia

"Il negoziato continua. È in evoluzione ora per ora. La posizione del governo greco, per quanto disordinata, sta cambiando: Atene è disposta ad accettare più cose di prima.

Prodi ritiene possibile un "compromesso: Voglio vedere come Merkel, Juncker o Lagarde possono prendersi la responsabilità di lasciare la Grecia fuori dall’euro. Certo, l’irrazionalità
della Storia è sempre in agguato. Anche la Prima guerra mondiale scoppiò per un piccolo incidente. Ma voglio sperare che Atene non sia la nostra Sarajevo".

In una intervista alla Stampa Elsa Fornero fa sapere che al popolo greco risparmierebbe il calvario a cui ha sottoposto gli italiani. L'allora ministro del Lavoro del governo Monti è, infatti, la responsabile dell'ultima, dannosissima riforma delle pensioni che ha sancito il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Riforma che in Italia, anziché risolvere i problemi, ne ha creati di nuovi. Tanto che ancora oggi il governo sta provando a fare le magie per risolvere i suoi pasticci.


Romano Prodi teme e non poco l'ipotesi Grexit e avverte: "Comunque vada a finire il referendum, il danno di una uscita della Grecia dall’euro sarebbe troppo grande. Si troverà un compromesso. Se tutto il mondo, da Obama ai cinesi, continua a ripeterci che bisogna trovare un accordo, vuol dire che c’è il diffuso sentimento di una catastrofe imminente che occorre evitare ad ogni costo".
A giudizio dell’ex premier, in un'intervista a Repubblica, "Atene non affonderà l’euro, perchè si farà un accordo. Ma il pericolo è reale. Proprio perchè la crisi è così piccola, un fallimento sarebbe clamoroso. Una istituzione che non riesce a governare un problema minuscolo come la Grecia che fiducia può dare sulla sua capacità di gestire un problema più grosso?". L’uscita della Grecia dall’euro "non sarebbe tanto un danno economico, quanto un vulnus alla credibilità politica dell’Europa", aggiunge, e purtroppo le istituzioni europee sono un pane cotto a metà".

E nell’Eurogruppo c’è una vasta disponibilità a riprendere in esame il dossier", afferma Monti in un'interveista al Corriere. "Tutti i sondaggi - afferma - indicano che il sì è in rimonta. E che la grande maggioranza dei greci, tra il 70 e l’80%, non vuole il ritorno alla dracma. Se la situazione è così complessa la responsabilità è di Atene molto più che di Bruxelles: dei governi degli ultimi decenni, e anche di Tsipras e Varoufakis, ma - a giudizio di Monti - la troika non è esente da colpe e, afferma, non sono mai stato tanto convinto come ora di aver fatto bene a imporre all’Italia uno sforzo che ci ha evitato la troika che significa umiliazione e politica neocoloniale. Noi l’abbiamo evitata". "La Merkel - secondo Monti - vince solo se tiene la Grecia dentro l’euro e favorisce l’accordo finale. Se invece si avesse la sensazione che la Merkel e Schaeuble non hanno voluto l’accordo, in Europa ci sarebbe una rivolta degli spiriti, un tumulto delle anime: uno scenario drammatico, per l’Europa e per la Germania".

Nell'intervista alla Stampa la Fornero torna a difendere l'indifendibile le decreto "Salva Italia" le cui norme hanno bloccato la rivalutazione delle pensioni sopra i 1400 euro. E nel farlo attacca duramente la Consulta che ha dichiarato incostituzionali quelle norme. "Spero solo che in Grecia non ci sia una Corte Costituzionale che interpreti in modo sorprendente i diritti acquisiti, come è accaduto in Italia - tuona - si possa essere severi con chi ha una pensione alta senza neppure averla pagata con i suoi contributi". Peccato che anche in Grecia il Consiglio di Stato ha sentenziato che i tagli alle pensioni decisi nel 2012 sono incostituzionali. "Anche là - chioda l'ex ministro del Lavoro - i giudici interpretano i diritti in maniera statica e non si rendono conto di quanto difendere oggi i diritti acquisiti di alcuni significhi andare a scapito di altre generazioni più giovani, che non hanno partecipato a quel gioco. Del resto - conclude - la Grecia ha in Costituzione anche l'esenzione fiscale per gli armatori. Forse si può dire che quella Costituzione può essere rivista".

Niente più sacrifici, niente più lacrime. In Grecia il sistema previdenziale pesa per oltre il 17% del pil dal momento che l'età media di chi va in pensione è di gran lunga inferiore rispetto alla media europea. Eppure la Fornero non sottoporrebbe i greci allo stesso trattamento tributato agli italiani. "Visto anche l'altissimo tasso di disoccupazione - spiega - per molte famiglie le pensioni sono probabilmente l'unica fonte di reddito". E rilancia: "Alcune riforme sono già state fatte. Dunque non penso che serva riformare ancora tagliando le pensioni, ma per l'appunto si devono ridurre quelle scappatoie che aumentano la spesa, come le pensioni anticipate concesse con generosità o le pensioni di invalidità date in modo relativamente facile".

Secondo la Fornero, la crisi greco è "il classico esempio in cui l'insostenibilità dei conti deriva da una parte da promesse che non sono parametrate ai fondamentali dell'economia - ossia in sostanza alla crescita del Pil - e dall'altra da un sistema disegnato in modo da privilegiare chi oggi va in pensione e a penalizzare chi conta di andarci in futuro, ossia i giovani". Quello che bisogna fare, a suo dire, "oltre a evitare i prepensionamenti", è "ridurre i privilegi, perché in Grecia li hanno ridotti davvero poco. Sono ancora molto orientati sulle pensioni legate al sistema retributivo, che finiscono per essere più generose con i redditi più alti".

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