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Mercoledì, 05 Ottobre 2022

Sondaggio Ixè secondo gli Italiani : "La colpa della crisi greca è dell'Ue"

Il 44%, infatti, si dice convinto che le colpe siano da attribuirsi a Bruxelles.

Giudica fallimentare l'operato di Atene, invece, il 38%. Alta la percentuale dei senza opinione, pari al 18%. Superano di poco la metà (53%) gli italiani intervistati dall'Istituto demoscopico Ixè che invece temono conseguenze economiche per il nostro Paese dalla profonda crisi che attanaglia la Grecia. Il 44% si dice tranquillo mentre solo il 3% non ha opinione.
Gli italiani intervistati dall'Istituto demoscopico Ixè, in esclusiva per Agorà Estate, non hanno dubbi sulle responsabilità della crisi greca


L'unico modo per rendere sostenibile il debito greco è un taglio del 30% e un periodo di grazia di vent'anni. Lo dice il premier Alexis Tsipras in un intervento televisivo, aggiungendo che "il rapporto del Fmi giustifica la nostra scelta di non accettare un accordo che ignora il tema fondamentale del debito". "Il voto al referendum di domenica non decide la permanenza o meno della Grecia nell'euro", ha aggiunto, sostenendo che "la vittoria del No significherà più forza al tavolo dei negoziati".

"Nelle ultime settimane la situazione in Grecia è drammaticamente peggiorata". Lo ha detto il ministro elle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble alla Bild
secondo un'anticipazione. Il ministro, considerato un 'falco', ha anche smorzato le aspettative di Atene sulle possibilità di ottenere rapidamente delle risorse di sostegno: "Potrebbe volerci del tempo", ha detto alla Bild, spiegando che il quadro della situazione è cambiato.

"Se i greci voteranno 'no' al referendum di domenica, la posizione della Grecia sarà drammaticamente indebolita" nei negoziati di un eventuale nuovo programma. Così il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. "Anche nel caso" in cui il risultato del referendum greco "sarà sì, il negoziato sarà difficile, sottolinea Juncker.

E' guerra di nervi in attesa del referendum di domenica che, a prescindere dall'esito, segnerà il destino della Grecia. Alexis Tsipras e il suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, continuano ad assicurare che, anche in caso di vittoria dei 'no', un accordo con i creditori sarà possibile. E anche in tempi relativamente brevi. Il premier greco ha lanciato il suo appello per il 'no', garantendo che una bocciatura darebbe ad Atene quella "forza" negoziale che le consentirebbe di strappare un taglio del debito del 30%. Di parere contrario sia il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker - secondo il quale in caso di bocciatura la posizione del Paese sarebbe "drammaticamente indebolita" -, che il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, per il quale la situazione è "notevolmente peggiorata" e, anche in caso di intesa, per gli aiuti "ci vorrà tempo". Nel frattempo, il Fondo Salva stati europeo (Efsf) ha formalizzato il default di Atene anche se il board dell'Istituto ha deciso di aspettare e "non richiedere" ad Atene il "pagamento immediato dei prestiti concessi né di usare il suo diritto ad agire". Oggi, l'Alta corte greca si esprimerà sulla costituzionalità del referendum. E sempre oggi sono previste manifestazioni del fronte del 'sì' allo stadio Kallimarmaro e del 'no' a piazza Syntagma. Intanto, un nuovo sondaggio indica un testa a testa fra favorevoli e contrari.

Cè da sperare che abbia ragione il ministro Pier Carlo Padoan, che da giorni ripete come un mantra che l'Italia non si farà male in caso di Grexit. E con lui, anche il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco: «In questi cinque anni abbiamo messo in atto importanti difese contro le turbolenze: siamo in grado di far fronte ad esse». Standard&Poor's non la pensa così. Al contrario, il contraccolpo di un'uscita di Atene dall'euro sarebbe particolarmente doloroso, perché patiremmo più di tutti il danno sotto forma di una lievitazione dei costi del debito. A conti fatti, uno “scherzetto“ da 11 miliardi. Così tanti soldi da mettere a repentaglio l'aggiustamento dei conti pubblici.

L'assunto da cui parte l'agenzia di rating è semplice: «Il principale effetto di una Grexit sul resto dell'Eurozona, in particolare la periferia, avverrebbe attraverso i mercati dei capitali», con un aumento degli oneri di finanziamento pari a 30 miliardi. Il motivo è presto detto. Finora, la moneta unica è sempre stata vista come un punto di attrazione per altri Paesi del Vecchio continente. Il club, infatti, ha finora fatto la tessera ad altri soci senza mai accompagnarne nessuno alla porta. Dal momento in cui tutto ciò non è più vero, ecco scattare le contromisure dei mercati sotto forma di un premio sul rischio di valuta. Che per i Paesi come l'Italia, più fragili sotto il profilo finanziario, diventa particolarmente oneroso. Anche in presenza, precisa S&P, dello scudo offerto dalla Bce attraverso l'acquisto di bond sovrani.

I centristi del Potami chiamano a raccolta le forze europeiste di conservatori e socialisti e, con la benedizione del capo dello stato Pavlopoulos, propongono un governo di larghe intese già da domenica notte per far cadere l'attuale. Un caos niente affatto calmo a cui fanno da sfondo le parole al vetriolo del ministro della difesa Panos Kammenos, dopo aver ricevuto Tsipras: «Le Forze Armate del Paese garantiscono la stabilità interna,difendono la sovranità nazionale, e l'integrità territoriale».

Intanto la Turchia da un lato offre aiuto finanziario alla Grecia, dall'altro fa sconfinare i suoi caccia F16, ancora una volta come da anni ormai, nello spazio aereo ellenico.

Non è solo alla pancia del Paese che tremano le gambe in questi giorni....

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