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Il Precursore, di Omar Pesenti, docufilm con musiche di Francesco Perri

Fra la riproposizione deja vu di Il re dei Re e La Passione di Cristo secondo Mel Gibson, 
i palinsesti televisivi pasquali hanno offerto anche prodotti cinematografici di maggiore novità. È il caso di Il Precursore, del 2019, andato in onda sabato santo su RaiUno, docufilm diretto da Omar Pesenti sulla storia di Giovanni il Battista, uno dei santi più venerati, colui che prepara la strada all'Avvento. Una vocazione, la sua, che pare manifestarsi ancor prima di nascere facendo sentire i calci nel grembo di Elisabetta, sua madre, nel momento della visita della cugina, la Vergine Maria, giunta a verificare di persona quanto le ė stato annunciato dall'angelo Gabriele. Un miracolo perché il neonato è concepito da una donna avanti negli anni come l'anziano padre Zaccaria, interpretato da Edoardo Siravo. Giovanni Battista, il cui ruolo è affidato a Francesco Castiglione, l'ultimo Profeta dell'Antico Testamento, il primo degli apostoli, colui che battezza Gesù, è raffigurato in dipinti di Bellini, Veneziano, Solari, il Perugino, Leonardo, Caravaggio.
Per la sua comunità vige l'obbligo dell'immersione nelle acque del Giordano, per pentirsi e convertirsi. Del resto il battesimo, come i riti di purificazione nell'acqua per il perdono dei peccati, fanno parte della tradizione biblica.
Questa pratica rituale diventa il vessillo da "impugnare" come segno di identità per Giovanni il Battista ovvero il Battezzatore, commenta in pellicola il cardinale Gianfranco Ravasi, uno degli esperti, fra gli altri il vescovo Nazzareno Marconi, i docenti Emanuela Prinzivali e Pierluigi Guiducci.
La trama offre ampio spazio all'attacco pubblico nei confronti di Erode Antipa, il Tetrarca di Giudea, reo di condotta impura per aver sposato Erodiade, moglie di suo fratello. Il re pensa infatti di essere al di sopra delle leggi, anche del divieto di scoprire le nudità di una cognata. Ecco quindi profilarsi la figura di Gesù, preconizzato dalla scena in cui è descritto il legame parentale dei due cugini. Da quel momento la missione di Giovanni è utilizzare la propria popolarità per diffondere la notizia e preparare il popolo al Messia, abbracciando così in pieno il proprio ruolo di suo precursore. Intanto il peso delle accuse verso Erode fanno si che venga richiuso nella fortezza di Macheronte, in Giordania. In attesa di processo, preda di stenti e angherie, Giovanni vede affiorare il dubbio della fede. Torna allora in mente la scena iniziale del film, il grido straziante di Giovanni : "Perché hai chiamato me? (...) Dove sei Signore? (...) Non sento la tua voce". Ancora una volta Giovanni, come avvenuto nel deserto, invoca l'avvento del Cristo. Ed è Gesù a fargli riferire che i morti sono risuscitati e " chi dubita non può essere felice". Il film, in dosato equilibrio fra recitazione, interventi esplicativi ed animazione, sale di livello drammatico nella parte finale.
Salomè, il brano del compositore calabrese Francesco Perri, va a collocarsi allora negli interstizi fra dialoghi e scena. È musica ammaliante, stratiforme come i veli della danzatrice, non si sovrappone all'immagine anzi la completa. 
La sequenza si ha dopo che Giovanni, chiamato al cospetto di Erode e non demordendo dall'accusa verso il despota, viene condannato a morte su spinta di Erodiade. La danza, sostenuta da percussioni, scale arabe, flauto in sottofondo, diventa il viatico al martirio. La testa di Giovanni è il titolo della composizione finale, sfondo sonoro agli ultimi momenti di vita, cornice della scena pulp della decollazione tramite spada. La regia coglie il profilo etico di questo radicale profeta rivoluzionario che il potere teme per la capacità di trascinare le folle anche se la sua soppressione viene determinata più da equilibri politici interni alla corte reale che ideologico-religiosi.
Significativo che, dopo i titoli di coda, appaia un Erode tormentato dall'averne decretato la condanna a morte che ne confonde e fonde la figura col Salvatore.
La trama termina dunque facendo essa stessa da antefatto all'altra narrazione, quella messianica. Il lavoro, girato nelle Marche, realizzato dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede in collaborazione con Marche Cultura Film Commission, si avvale anche dell'interpretazione di Antonella Fattori, Valeria Zazzaretta e Luca Capuano. Il soggetto è firmato da Franco Perazzolo e Renato Poletti per la sceneggiatura dello stesso Poletti con Elisabetta Sola e Massimo Vavassori.

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