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Miliardari: Oxfam pubblica il nuovo rapporto

Nei primi due anni di pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15.000 dollari al secondo, 1,3 miliardi di dollari al giorno.Nello stesso periodo 163 milioni di persone sono cadute in povertà a causa della pandemia.La pandemia ha aggravato le condizioni economiche delle famiglie italiane e rischia di ampliare a breve e medio termine i divari economici e sociali preesistenti. 

Nel primo anno di convivenza con il coronavirus in Italia è cresciuta la concentrazione della ricchezza. La quota, in lieve crescita su base annua, di ricchezza detenuta dal top-1% supera oggi di oltre 50 volte quella detenuta dal 20% più povero dei nostri connazionali. Il 5% più ricco degli italiani deteneva a fine 2020 una ricchezza superiore a quella dell’80% più povero. È quanto emerge da “La pandemia della disuguaglianza”, il nuovo rapporto pubblicato da Oxfam, organizzazione impegnata nella lotta alle disuguaglianze, in occasione dell'apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos, che quest'anno si terranno in forma virtuale. 

Alla riduzione delle spese per consumi è corrisposto nel 2020 un significativo aumento dell'incidenza della povertà assoluta. Oltre un milione di individui e 400.000 famiglie sono sprofondati nella povertà, sebbene su questo disastro sociale possa aver inciso maggiormente - a differenza della precedente recessione – il cambiamento pandemico delle abitudini di consumo rispetto alla perdita di potere d'acquisto, pur significativa, delle famiglie.

Rileva Oxfam: nei 21 mesi intercorsi tra marzo 2020 e novembre 2021 il numero dei miliardari italiani della Lista Forbes è aumentato di 13 unità e il valore aggregato dei patrimoni dei super-ricchi è cresciuto del 56%, toccando quota 185 miliardi di euro alla fine dello scorso novembre.  I 40 miliardari italiani più ricchi posseggono oggi l'equivalente della ricchezza netta del 30% degli italiani più poveri (18 milioni di persone adulte).

"Dall'inizio dell'emergenza Covid-19, ogni 26 ore un nuovo miliardario si è unito ad una élite composta da oltre 2.600 super-ricchi le cui fortune sono aumentate di ben 5 mila miliardi di dollari, in termini reali, tra marzo 2020 e novembre 2021", denuncia l'organizzazione non governativa. Solo per Jeff Bezos, il numero uno di Amazon, una delle aziende il cui fatturato è decollato con il COvid-19, Oxfam calcola un "surplus patrimoniale" nei primi 21 mesi di pandemia di 81,5 miliardi di dollari, l'equivalente del costo stimato della vaccinazione (due dosi e booster) per l'intera popolazione mondiale. La pandemia, poi, ha colpito più duramente le donne, che hanno perso 800 miliardi di dollari di redditi nel 2020. Tuttora, mentre l'occupazione maschile dà segnali di ripresa, si stimano per il 2021 13 milioni di donne occupate in meno rispetto al 2019.

Una pandemia delle diseguaglianze in cui le banche centrali sono intervenute pompando migliaia di miliardi per sostenere l'economia. "Ma gran parte di queste risorse - dice Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam International - sono finite nelle tasche dei miliardari che cavalcano il boom del mercato azionario". Poi c'è il boom degli utili nel settore farmaceutico, "fondamentale nella lotta alla pandemia, ma succube alla logica del profitto e restio alla sospensione temporanea dei brevetti" per aumentare la produzione di vaccini e salvare vite nei paesi più poveri. Secondo Oxfam, i monopoli detenuti da Pfizer, BioNTech e Moderna hanno permesso di realizzare utili "per 1.000 dollari al secondo e creare cinque nuovi miliardari". Al contempo "meno dell'1% dei loro vaccini ha raggiunto le persone nei Paesi a basso reddito". La percentuale di persone con COVID-19 che muore a causa del virus nei Paesi in via di sviluppo - denuncia la Ong - è circa il doppio di quella dei Paesi ricchi, mentre ad oggi nei Paesi a basso reddito è stata vaccinata appena il 4,81% della popolazione.

L'inversione delle fortune, iniziata dalla metà degli anni ‘90, con una marcata divergenza tra le quote di ricchezza del 10% più ricco e della metà più povera della popolazione italiana, non sembra allentarsi nel biennio 2020-2021, scrivono gli analisti di Oxfam, con le famiglie più povere incapaci di intercettare la significativa crescita del risparmio registrata durante la pandemia.

In Italia, la quota di ricchezza detenuta dal top-1% è continuata a crescere, con il 5% più ricco degli italiani che, secondo Oxfam, deteneva a fine 2020 una ricchezza superiore a quella dell'80% più povero. Fra marzo 2020 e novembre 2021 il numero dei miliardari italiani della Lista Forbes è aumentato di 13 unità e il valore aggregato dei patrimoni dei super-ricchi è cresciuto del 56% a 185 miliardi di euro alla fine dello scorso novembre. "Il quadro sociale avrebbe potuto essere ancor più grave, se il Governo non avesse potenziato le misure di tutela esistenti e messo in campo strumenti emergenziali nuovi di supporto al reddito", spiega Elisa Bacciotti, responsabile Campagne di Oxfam Italia. 

Tuttavia, secondo la Ong la ripresa occupazionale del 2021 non è trainata da lavoro stabile e rischia di proiettarci nel mondo pre-pandemico, che ha visto crescere la quota dei working poor di oltre 6 punti percentuali dall'inizio degli anni '90. "Crediamo - dice Bacciotti - che la razionalizzazione delle misure di sostegno alle famiglie con figli intrapresa dall'attuale Governo sia largamente apprezzabile". Invece "le scelte in materia di riforma del sistema fiscale ci appaiono invece discutibili, dimenticando l'obiettivo di garantire maggiore equità orizzontale in favore di una crescita quantitativa".    

Intanto l'obbligo di green pass rafforzato sui trasporti pubblici "lede le prerogative del Parlamento in vista del voto sul Presidente della Repubblica", sostengono 5 parlamentari isolani capeggiati da Pino Cabras, deputato di Alternativa c'è, che hanno presentato ricorso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato alla Corte Costituzionale e chiesto la sospensione cautelare dell'obbligo. La Consulta si pronuncerà sulla richiesta in una camera di consiglio straordinaria convocata per il 19 gennaio. 

I parlamentari chiedono alla Corte di dichiarare che non spettava al Governo adottare il decreto-legge n. 229 del 30 dicembre scorso contenente "Misure urgenti per il contenimento della diffusione dell'epidemia da COVID-19" e di disporre in via d'urgenza la sospensione e poi l'annullamento dell'articolo 1, comma 2, che ha introdotto l'obbligo dal 10 gennaio del green pass rafforzato sui trasporti pubblici e di tutti gli "atti lesivi" conseguenti e connessi all'intero provvedimento. Nel ricorso viene anche richiesto alla Corte di sollevare, dinanzi a se stessa, questione di legittimità costituzionale del decreto-legge nella sua interezza e di disporre l'annullamento, previa sospensione, di tutto il decreto-legge. Il giudice costituzionale relatore è Augusto Barbera, mentre i parlamentari saranno rappresentati dagli avvocati Ugo Mattei e Fabrizia Vaccarella. 

"Abbiamo sollevato il ricorso in questo modo, cioè per conflitto di attribuzione dei poteri potenzialmente lesi dal governo nei confronti della prerogativa parlamentare, perché è l'unico modo concreto per avere una risposta a breve senza dover attendere i tempi dei tribunali ordinari e vista l'urgenza per le elezioni del capo dello Stato - spiega Cabras - ma la questione va allargata perciò chiediamo la sospensione dell'obbligo di super green pass per tutti i 6,5 milioni di italiani che vivono nelle isole e su cui il decreto ha ricadute". Gli altri firmatari del ricorso sono i deputati Emanuela Corda e Andrea Vallascas di Alternativa c'è (eletti in Sardegna), la deputata del gruppo Misto, Simona Suriano e il senatore Pietro Lorefice del M5s (eletti in Sicilia). "Contestiamo il fatto che il governo ponga determinati condizioni che però incidono sui poteri riconosciuti ai parlamentari ma allo stesso tempo la nostra battaglia è più ampia perché lede ad esempio il diritto allo studio, situazioni particolari di lavoro o di malattia", continua Cabras. "In questi giorni ho ricevuto la lettera di una madre di Villa San Giovanni che ha un bimbo di 10 anni con un tumore e una visita prenotata a Messina, ma non può andarci perché il bimbo non ha il vaccino per altri motivi. Quindi non può spostarsi".

Fonti Ansa / Agi

 

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